Hagio Moto

HAGIO Moto 萩尾望都

A cura di Emy

IL FAVOLOSO GRUPPO 24
(HANA NO 24 NEN-GUMI)

Siamo intorno alla metà degli anni ’70. Un gruppo di artiste sta per conquistare il cuore e stregare le menti degli shoujo-manga fan dell’arcipelago. Inizia un movimento rivoluzionario: uno stile nuovo e altamente sofisticato di fare manga. Tra i loro nomi emergono le quasi sconosciute (in Occidente) Keiko Takemiya, Moto Hagio, Yumiko Ooshima, Ryouko Yamagishi: ognuna di loro reca un proprio stile, porta avanti proprie idee, eppure c’è qualcosa che le accomuna tutte.
Erano nate tutte quante intorno all’anno 24 dell’Era Showa: il 1949.

Moto Hagio

Moto Hagio, nata il 12 Maggio 1949 nella Prefettura di Fukuoka, debutta nel 1969 con “Lulu to Mimi” (Lulu e Mimi) su Nakayoshi: dichiara di aver deciso di diventare una mangaka dopo aver letto “Shinsengumi” di Osamu Tezuka. Ben presto crea un capolavoro dopo l’altro: nel 1974 con “Thoma no Shinzou” sulla rivista “Weekly Shoujo Comic” getta i semi dello shounen ai. È infatti la Hagio tra le primissime autrici a scegliere come protagonisti per le sue storie ragazzi adolescenti, nonché a esaminare l’ambiguità, la fragilità, l’insicurezza della cosiddetta “età di transizione”. È necessario però sottolineare che le sue opere, pur trattando a volte relazioni tra adolescenti, non sono shounen ai, perciò sarebbe riduttivo assegnarle solo ed esclusivamente il ruolo di una delle fondatrici del genere: i suoi meriti sono più vasti, dal momento che nella sua produzione vi sono capolavori assoluti dei manga (volutamente non scrivo “shoujo manga” -ndr); difatti i suoi lettori in patria appartengono ad ambo i sessi, nonostante la Hagio sia e resti una shoujo mangaka. Le opere di quest’autrice traboccano di riferimenti culturali anche occidentali (come accadeva di consueto negli anni ’70) ma, a differenza di altre sue colleghe, non mostra nessuna predilezione particolare per il romanzo storico. Fan dichiarata della s-f e in particolare di Asimov e di Bradbury, non esita a trasporre in fumetto alcuni racconti del secondo. Nel suo vasto catalogo troviamo più di uno shounen (tra cui “Hyakuoku no Hiru to Senoku no Yoru”/ “Bilioni di giorni e trilioni di notti”, adattamento di un romanzo dello scrittore s-f Ryu Mitsuse), opere gothic-horror, di fantascienza, drammi contemporanei e storici. Pur nella varietà dei generi, la gran parte delle sue storie sono, in varia misura, degli psicodrammi: ciò che interessa alla Hagio è indagare il precario rapporto tra conscio e inconscio, emozioni e razionalità, alla ricerca di ciò che regola equilibrio e armonia interiori, basi delle nostre relazioni col prossimo. Facile perciò che le sue trame nei punti-chiave si affidino totalmente ai dialoghi, piuttosto che all’azione vera e propria -come accade invece con le storie di Keiko Takemiya. In Giappone non si sono lasciati sfuggire l’occasione di premiare il suo elevato, indiscutibile talento: per tre volte le è stato conferito il Seiun Award (per i titoli “Star Red”, “X+Y” e “Gin no Sankaku”), l’equivalente del premio Hugo per la s-f negli Stati Uniti (lo stesso premio che è stato poi assegnato a Masamune Shirow per il suo “Appleseed”), mentre nel 1997 ha meritatamente vinto il primo Osamu Tezuka Manga Award, cui seguono altri premi, più e meno importanti. In patria innumerevoli risultano le ristampe delle sue opere e in America Matt Thorn ha tradotto alcuni suoi lavori per la Viz Communications: “A-A'”, “Juuichinin Iru!”, “Thoma no shinzou”, “Barbara Ikai”, “A drunken dream”, alcuni dei quali editi anche in Italia e in Francia. La grafica ancora incerta ma già esemplare delle sue prime opere evolve velocemente e con continuità, fino a raggiungere la piena maturità negli anni ’80. Non paga della sua instancabile operosità nel campo dei manga, la Hagio si dimostra attivissima anche nel campo delle illustrazioni: oltre a realizzare molte copertine delle riviste “Lala”, “Grape Fruit” e “Petit Flower”, firma tra l’altro le cover dell’edizione giapponese di alcuni romanzi di Tanith Lee (famosa scrittrice inglese) e collabora con la scrittrice giapponese di s-f Noah Azusa, realizzando cover anche per i suoi romanzi (“The Flower Hunter” nel 1984 e “Luciens Wake” nel 1986). Illustrazioni del periodo iniziale della sua carriera sono comprese nel bel libro “Illustrated World Moto Hagio”, uscito negli anni ’70 per la Shougakukan, mentre nel 1998 è uscito per Bandai Visual un CD-rom dal titolo “Sanctus”: una preziosa gallery digitale dei suoi lavori. Per quel che riguarda il mondo dell’animazione, solo una delle sue opere (“Juuichinin Iru!” ossia “Siamo in undici!”) è stata trasposta in OAV nel 1986, ma altri due suoi lavori, “Iguana no Musume” (La figlia di Iguana) e il monumentale “Thoma no Shinzou” (Il cuore di Thoma), hanno generato rispettivamente un drama TV e un film cinematografico. In prima persona ha anche firmato il character design dell’OAV “Toki no Tabibito Time Stranger”. Tra le maggiori esponenti del Gruppo 24, la Hagio è probabilmente la più autorevole e la più stimata dai fan: in Giappone il suo “Poe no Ichizoku” (“La famiglia Poe”) è considerato “la Bibbia” degli shoujo manga, al pari di “Versailles no Bara” (più nota in Italia come “Lady Oscar”) di Riyoko Ikeda. Superfluo aggiungere che, per avere una visione attendibile degli shoujo manga, è indispensabile leggere almeno i suoi lavori più importanti: “Thoma no shinzou” e “Poe no Ichizoku”.

Opere

La Hagio, al pari delle altre esponenti del Gruppo 24, è un’autrice estremamente prolifica. Il seguente elenco non è da considerarsi onnicomprensivo della sua -vastissima- produzione, ma comprende comunque quelli che sono considerati i suoi capolavori.

POE NO ICHIZOKU (La famiglia Poe)
1974-6, Shougakukan, cinque volumi.
Seconda edizione 1988 Shougakukan, 3 voll.
Edito in Italia nel 2011 da Ronin in una serie di tre volumi dal titolo “Edgar e Allan Poe”.
Edito in Italia nel 2019 da J-Pop in una serie di due volumi dal titolo “Il clan dei Poe”.
Raccolto in 5 volumetti per la prima volta nel 1974 nella collana Flower Comics, è considerato non solo uno dei più grandi capolavori di questa autrice, ma anche la “bibbia” degli shoujo manga: è la storia di due bellissimi, androgini vampiri adolescenti, a nome Edgar e Allan Poe (vi ricorda qualcosa?), che si snoda per circa due secoli. I due vampiri viaggiano per l’Europa nel tentativo di nascondere la loro natura: dal contrasto tra tale natura e quella umana nascono pagine di riflessione e di poesia. Un must che è stato pubblicato nel 2011 nel nostro paese da Ronin, con il titolo “Edgar e Allan Poe”…

 

A-A’ (Id.)
1975, Shougakukan, volume unico.
Raccolta di storie brevi, contiene anche “X+Y”, racconto vincitore del Seiun Award. In un’edizione parziale la raccolta è stata pubblicata anche in America, nella collana Viz Graphic Novel. Tra le varie storie c’è una blanda connessione dovuta alla presenza dei membri della razza degli Unicorni (umani mutati, facilmente riconoscibili dalla striscia di capelli rossi che divide la loro capigliatura, esseri -almeno teoricamente- creati in modo da non provare emozioni, al fine di prevenire eventuali errori); i temi principali sono la natura e la difficoltà che ha la gente a comunicare. “A-A'”, la storia che dà il titolo alla raccolta, tratta di una ragazza, Addy, che muore in un isolato centro di ricerca, su un pianeta lontano. Un clone con la sua memoria (memoria che arriva fino a 2 anni prima della sua morte) è mandato a rimpiazzarla: come reagiranno il fidanzato e gli amici della ragazza, con questa nuova “Addy” che non è veramente “se stessa”, e che non ha memoria delle sue relazioni affettive? In “4/4”, altro racconto breve, Mori, un giovane incapace di controllare le sue abilità psichiche, incontra Trill, una ragazza bellissima, ma anche un membro degli Unicorni, cosa che influisce sulle abilità latenti del ragazzo, con risultati inaspettati. In “X+Y”, la Hagio esplora il problema dell’identità sessuale: il giovane Tacto è sconvolto da un esame medico, in base al quale risulta che all’interno del suo corpo sono presenti organi riproduttivi femminili. Come è possibile, visto che i referti medici fin dalla sua infanzia attestano che è un maschio?

THOMA NO SHINZOU (Il cuore di Thomas)
1975, Shougakukan, 3 voll.
Edito in Italia nel 2019 da J-Pop, volume unico.
Anche questo titolo è considerato tra i capolavori più grandi dell’autrice. Ambientato in un ginnasio tedesco, dove un adolescente incontra un giovane studente, uguale nel volto al suo innamorato, morto suicida tempo prima. E’ il manga che ha “dato il la” a Keiko Takemiya, gettando le basi per la nascita del genere shounen ai (=amore tra ragazzi). Da quest’opera è stato anche tratto un film con attori in carne e ossa: “Summer Vacation 1999”.

 

 

ALOIS (Id.)
1976, Hakusensha, volume unico.
Una collezione di storie brevi risalenti ai primi anni della carriera della Hagio: “Alois”, incentrato sul conflitto del giovane Lucas e la memoria (o presenza?) del gemello morto, Alois. “Onshitsu”, un racconto in cui a farla da padrone è il mistero, mistero che avvolgerà la scomparsa del giovane e bellissimo Lange. Brevissimi i quattro racconti seguenti, tra cui spicca “Maudline”, che tratta di una giovane che può costituire la chiave per sciogliere il mistero di un omicidio.

 

JUUICHININ IRU! (Siamo in undici!)
1976, Shougakukan, volume unico.
Edito in Italia nel 2005 da Star Comics.
Unico lavoro della Hagio ad avere goduto di una trasposizione animata: entrambe le versioni sono reperibili in America. Siamo nel futuro, dove vige una pace interstellare, che permette a umani e alieni di coesistere in armonia. La Cosmo Academy si pone come scopo l’istruzione e la formazione dei leaders del futuro. Gli aspiranti allievi devono sottoporsi però a una difficilissima prova: in gruppi di dieci devono sopravvivere per un periodo di tempo prestabilito in una vecchia nave spaziale, perennemente in orbita attorno ad un pianeta. Tra gli aspiranti c’è il giovane telepate Tada, che giunge assieme agli altri 9 candidati sulla nave Esperanza. Tra i membri del gruppo spicca per la sua femminilità il giovane e delicato Frol…. Ma il gruppo viene colto dal panico quando si trova di fronte ad un evento inaspettato: arrivati a bordo, si accorgono che sono in undici. Chi, fra loro, non dovrebbe essere lì? E perché Tada ricorda all’improvviso di essere uno dei superstiti di un disastro accaduto proprio su Esperanza?
Nel 2005 Star Comics pubblica in Italia quest’opera, in un volume unico che comprende, oltre al racconto “Juuichinin iru!”, anche il successivo “Higashi no Chihei Nishi no Towa” (A Est l’orizzonte, a Ovest l’eternità), manga del 1977 che prosegue e conclude la space opera.

HUAKUOKU NO HIRU TO SENOKU NO YORU (Bilioni di giorni e trilioni di notti)
1977, Akita Shoten, 2 voll.
E’ l’adattamento del romanzo S-f di Mitsuse Ryu, incentrato sulla guerra senza fine di Ashra… ed è uno shounen.

 

 

STAR RED (Id.).
1980, Shougakukan, 3 voll.
Ambientato alla fine del 23° secolo, narra le avventure di una ragazza nata su Marte: Marte era un pianeta dove venivano mandati i criminali terrestri, e il segno che Sein (= stella, questo il nome della protagonista) è la discendente degli abitanti di Marte sono i suoi occhi rossi e i suoi poteri ESP. E’ un’opera che fa riflettere su temi quali il razzismo e l’incomunicabilità. Vincitore del Seiun Award.

 

HOUMONSHA (L’ospite)
1981, Shougakukan, volume unico.
Una delle tante raccolte di storie brevi della Hagio.

 

 

 

GIN NO SANKAKU (Triangolo d’argento)
1982, Hayakawa Shobou, volume unico.
Raccolta di complesse short stories s-f, che ruotano attorno alla leggenda del “Triangolo d’argento”, una sorta di leggendario pianeta abitato da altrettanto leggendari esseri viventi, come si narra anche in una canzone che è il leit-motiv dell’opera. Vincitore del Seiun Award.

 

 

HANSHIN (Id.)
1985, Shougakukan, volume unico.
Raccolta di storie brevi: quella che dà il titolo alla raccolta tratta di due gemelle siamesi, Judy e Jucy… appena 16 pagine, pubblicate in America e tradotte da Matt Thorn.

 

 

MARGINAL (Id.)
Raccolto nel 1986 da Shougakukan in 5 volumi.
E’ un superbo psicodramma, ambientato in un mondo senza donne. La vita si perpetua grazie a un’unica “Madre sacra”: questa però è molto vecchia e un giorno, mentre sta per fare un discorso ai suoi concittadini, viene assassinata… come farà adesso a proseguire, la vita?

 

 

UMI NO ARIA (Aria del mare)
1990, Kadokawa Shoten, 3 voll.
Tutto accade quando il giovane Abel muore improvvisamente, sorpreso da una tempesta in mare. Il gemello Colin, che ha assistito all’incidente, è incredulo quando Abel viene ritrovato illeso. Abel sembra aver perso la memoria e inizialmente non è neanche capace di parlare. Quando poi si scopre che Abel ha acquisito facoltà taumaturgiche il sospetto che non sia il vero Abel, ma l’ospite di una forma aliena di vita si fa avanti…

 

IGUANA NO MUSUME (La figlia di Iguana)
1997, Shougakukan, volume unico.
Raccolta di storie brevi, la prima delle quali dà il titolo alla raccolta: Rika è una ragazzina che -a differenza della sorella- non ha mai ricevuto affetto dalla madre perché quest’ultima la ritiene un’iguana; la stessa Rika si è convinta di essere in realtà un’iguana: da qui i suoi problemi a relazionarsi con gli altri.

 

ROMA E NO MICHI (La strada per Roma)
1997, Shougakukan, volume unico.
La storia del ballerino Mario, la cui esistenza è -a sua stessa insaputa- segnata dai tragici avvenimenti vissuti nell’infanzia. Per liberarsi dal peso dei ricordi, dovrà intraprendere un viaggio dalla Francia verso la bella capitale italiana.

 

 

ZANKOKU NA KAMI GA SHIHAISURU (Regna un dio crudele)
1993-2001, Shougakukan, 17 volumi.
E’ la più lunga delle sue opere. L’azione ha inizio con un funerale: quello di Sandra, una vedova che possiede un negozio d’antiquariato a Boston. Sandra sei mesi prima si era sposata con Greg -anche lui ora in condizioni gravissime, in quanto rimasto coinvolto con Sandra in un incidente stradale. Sia Greg che Sandra avevano un figlio: rispettivamente Ian e Jeremy. E’ su quest’ultimo che si focalizza la storia, dal momento che presto si scopre che era vittima di abusi da parte del patrigno. E Ian comincia ad intuire che Jeremy è causa dell’incidente in cui -evidentemente- il ragazzo voleva porre fine alla vita di Greg… e nello stesso tempo si scopre innamorato di Jeremy…

BARBARA IKAI
2003-6, Shougakukan, 4 volumi.
Un interessante racconto dalle atmosfere fantastiche e misteriose. La piccola Aoba è cresciuta su un’isola a nome Barbara da quando i suoi genitori furono ritrovati morti: ella è oggetto di studio in un centro di ricerche in quanto dotata di strani e soprannaturali poteri… vincitore del Japan SF.

 

 

Curiosità

Hagio Live!
Il plot del racconto breve della Hagio “Iguana no Musume” (La figlia di Iguana) è stato utilizzato per un serial TV (drama) di 11 episodi prodotto da TV Asahi e trasmesso in Giappone nel 1996. Il drama è incentrato sui problemi di Rika Aoshima, una ragazzina che -a differenza della sorella- non ha mai ricevuto affetto dalla madre Yuriko perché questa la ritiene un’iguana; la stessa Rika si è convinta di essere in realtà un’iguana: da qui i suoi problemi a relazionarsi con gli altri. Considerato in patria un buon drama, è interpretato da Miho Kanno (nella parte di Rika) e da Naomi Kawashima (Yuriko), sotto la direzione di Imai Kazuhisa e Shinjo Takehiko. Nel 1988, inoltre, era già stato prodotto un film di 90 minuti dichiaratamente ispirato a “Thoma no shinzou” (Il cuore di Thoma), uno dei capolavori della Hagio. Il film porta il titolo di “Summer Vacation 1999” ed è diretto da Shusuke Kaneko, poi regista di “Summer Holiday Everyday”, tratto da un’opera di Yumiko Ooshima, nonché di una recente trilogia su Gamera. La storia nel manga è ambientata in un ginnasio tedesco e racconta di un brillante studente, Juli, e del suo rapporto con Eric, un nuovo compagno uguale nell’aspetto a Thoma, studente amato da Juli e morto suicida tempo prima (attenzione: anche se tratta del rapporto tra due ragazzi, non è uno shounen ai). Nel movie diretto da Kaneko i protagonisti hanno nomi giapponesi: Juli è Kazuhiko, Eric è Kaoru, Thoma è Yu. Inoltre la storia originale è ripresa a grandi linee, più o meno rispettata all’inizio ma stravolta verso il finale: in un collegio maschile, quattro studenti trascorrono un’estate che si rivelerà fondamentale nella loro vita; Kazuhiko (Juli) rifiuta l’amore di Yu (Thoma), causandone il suicidio. Quando però Kaoru, un nuovo studente identico a Yu, arriva tra loro, Kazuhiko se ne scopre attratto e finisce per accettarne l’amore: ma Kaoru confessa che egli non è altri che Yu (cosa che nel manga *non* accadeva), prima di morire nuovamente. Nonostante dagli appassionati la pellicola non sia considerata una degna trasposizione del capolavoro della Hagio, “Summer Vacation 1999” è comunque un prodotto interessante, meritevole di visione. Inoltre è curioso che, nonostante i personaggi siano tutti maschili, il cast sia completamente femminile (ritroviamo anche -nel ruolo del protagonista Kazuhiko- Tomoko Ootakara, presente in “Rapsodia d’Agosto” di Akira Kurosawa), il che colora di una certa ambiguità l’atmosfera del film.

Hagio anime!
Unica opera di Moto Hagio trasposta in animazione è “Juuichinin Iru!” (Siamo in undici!), OAV del 1986 di 90 minuti, inedito in Italia. La trama: in un universo pacificato da un patto d’alleanza interstellare, la Cosmo Academy si pone come scopo l’istruzione e la formazione dei leader del futuro. Gli aspiranti allievi devono sottoporsi però a una difficilissima prova: in gruppi di dieci devono sopravvivere per un periodo di tempo prestabilito in una vecchia nave spaziale, perennemente in orbita attorno a un pianeta. Tra gli aspiranti dieci c’è il giovane telepate Tada e l’androgino Frol (quest’ultimo spicca tra gli altri per la sua bellezza). Ma il gruppo viene colto dal panico quando si trova di fronte a un evento inaspettato… arrivati a bordo, si accorgono che sono in undici: chi, fra loro, non dovrebbe essere lì? L’anime è sostanzialmente fedele alla versione cartacea, il character design regolarizza e abbellisce il tratto della Hagio.  Animazione e ritmo narrativo sono nella media dell’epoca: un’opera gradevole, ma che meglio può essere apprezzata dai conoscitori dell’autrice. Un altro anime porta la sua firma: sempre nel 1986 è lei a curare in prima persona il character design di “Toki no Tabibito Time Stranger” (I viaggiatori del tempo- Time Stranger), OAV di 90 minuti prodotto da Rin Taro, Madhouse, incentrato su una liceale dei nostri giorni catapultata nel Giappone feudale. L’OAV risulta ottimamente realizzato e piacevole da seguire, in più il character design della Hagio, riconoscibilissimo, aggiunge un bel tocco di classe.

Reportage MOTO HAGIO

Alle ore 18.30 dell’8 Ottobre 2009, a Roma, presso l’Istituto Giapponese di Cultura sito in via A. Gramsci 74, in una sala in cui erano presenti un centinaio di persone, entra Moto Hagio con l’interprete: inizia l’incontro.

Dopo una breve presentazione dell’autrice in cui vengono citati i suoi più importanti lavori, la Hagio prende la parola e ci chiede di aprire il fumetto fotocopiato che ci è stato distribuito all’ingresso: si tratta di “Hanshin” (Semidio) e “Yanagi no Ki” (Il salice), due suoi oneshot. La Hagio ci invita a leggere insieme a lei il fumetto: vignetta per vignetta, ci “guida” nella realizzazione del manga. Per la realizzazione di “Hanshin” apprendiamo così che le è occorsa una settimana tra stesura della storia, disegno a matita, inchiostrazione, cancellazione della matita: la media è di 4 tavole al giorno. Importante è l’accento sulla fine della tavola: l’ultima vignetta della tavola deve finire con un punto esclamativo o interrogativo, affinché il lettore sia portato a girare pagina. Per “Yanagi no ki” afferma che, essendole peggiorata la vista, il suo ritmo lavorativo a quel tempo si era ridotto a tre tavole al giorno: per questo titolo ha impiegato 4-5 giorni per la storia e circa 6 per disegnarla.

Terminata la lettura (davvero magnetica, perché l’autrice sottolineava tutti i momenti emotivamente più significativi), entriamo nella seconda parte della conferenza: una breve storia dello shoujo manga. Per mezzo di un proiettore ci vengono mostrate delle immagini: la prima è una libreria di Ikebukuro, dove fanno bella mostra di sé i manga del momento e un poster di “Poe di Ichizoku” della Hagio. Altre immagini della libreria: tra gli scaffali fanno capolino anche i manga della sensei e un magazine dove è serializzato un suo lavoro.

Comincia l’excursus: gli shoujo manga nascono e si diffondono dopo la seconda guerra mondiale, grazie all’essenziale contributo di Tezuka Osamu. Nel 1953 su Ribbon compare “Ribbon no Kishi” (in Italia noto come “La Principessa Zaffiro”): l’idea di fondo era far nascere una domanda nelle bambine -destinatrici del manga- del tipo “se io fossi un maschio, cosa succederebbe?”… quello del travestimento e del camuffamento è diventato a conti fatti un topos degli shoujo manga.

Nel dopoguerra, un altro motivo fondamentale nelle trame è quello della “madre perduta” che poi si ritrova nelle vesti di una ricca signora, oppure presente nelle storie è il sogno di diventare una ballerina. Sono i tempi dell’invasione della cultura americana: Mizuno Hideko disegna commedie ispirate ai film americani, come “Sabrina“.

Mentre vengono inquadrate cover disegnate da Nishitani Yoshiko, la Hagio ricorda che molti manga scelgono un’ambientazione americana ma, per contrasto, sono presenti anche ambientazioni giapponesi, in particolare per gli shoujo manga horror che compaiono già da questo periodo.

La copertina di “Nana to Lili” introduce la figura di Satonaka Machiko, che debutta a sedici anni e -redarguita da un’insegnante perché aveva cominciato a lavorare troppo giovane- a diciassette anni lascia la scuola per abbracciare la carriera di mangaka.

Nel 1974 la squadra di pallavolo giapponese vince le Olimpiadi a Tokyo: ecco la genesi di “Attack n.1” di Chikako Urano (in Italia nota come “Mimì e la nazionale di pallavolo”). In “Glass no shiro” di Masako Watanabe, ambientato a Londra, le due sorelle protagoniste si scoprono non essere tali in quanto una di esse è la figlia di un nobile: l’altra sorella finge di essere quella ricca costruendo un “castello di vetro” destinato a essere infranto; questa serie di otto volumi ha venduto 520.000 copie in Giappone.

Anni Settanta: scorrono di fronte a noi le cover di “Arabesque” di Ryouko Yamagishi, manga sul balletto ambientato in Russia, e il famoso “Versailles no bara” (“Le rose di Versailles”, alias Lady Oscar) di Riyoko Ikeda, la cui prima serie di dieci volumi ha venduto nove milioni di copie.

Finalmente si inquadra un’opera della sensei: “Poe no Ichizoku“, ambientato nel diciottesimo secolo fino ai nostri giorni, è una storia di vampiri la cui idea -svela l’autrice- le è nata mentre studiava la storia dei costumi occidentali. Ecco la cover del primo volume che mostra una ragazza abbigliata secondo lo stile impero: Moto Hagio dice che si è divertita molto a disegnare i vestiti dei personaggi.

Ecco gli hit di sempre: “Ace wo Nerae” (la nostra “Jenny la tennista”) e “Glass no Kamen” (“Il grande sogno di Maya”/Maschera di vetro): quest’ultimo dal 1974 procede oltre il trentaseiesimo anno di pubblicazione; da poco in Giappone è uscito il 44esimo volume (la Hagio ricorda che chi lo leggeva a dieci anni oggi di anni ne ha quarantasei). Garakame ha venduto cinquanta milioni di copie finora.

“Candy Candy” con la sua prima edizione in nove volumi ha raggiunto il milione di copie. Altro longseller è “Ouke no Monshou” (Lo stemma della famiglia reale) di Chieko Hosokawa. “Eroica yori ai o komete” di Yasuko Aoike mette in scena un ladro e un poliziotto, i cui look sono ispirati alla moda rockettara dell’epoca, con lo scopo appunto di attirare le ragazze.

Toshie Kihara è l’autrice di “Mari to Shingo“, ambientato nel Giappone di ottanta anni fa, vede l’amicizia di Mari e Shingo (due ragazzi) piano piano evolversi verso la nascita di un amore. Shiro no Faruuka” di Satoru Makimura tratta del pattinaggio su ghiaccio, mentre “Wata no Kunihoshi” (La stella della terra di cotone) di Yumiko Ooshima vede come protagonista una gattina, raffigurata come un essere umano perché lei si vede come tale e crede che una volta diventata adulta diverrà a tutti gli effetti un essere umano.

Fusako Kuramochi viene ricordata per un’opera la cui traduzione è “Le scale chiacchierine”, di ambientazione scolastica giapponese. “Asaki Yumemishi” di Waki Yamato è la trasposizione del “Genji monogatari”: la Hagio fa notare come nel naso di Genji, piuttosto alto, si noti l’influsso occidentale. Ancora un’opera di Ryouko Yamagishi: “Hi izuru tokoro no tenshi”, che tratta del principe Shotoku, ha venduto sette milioni di copie.

Anni Ottanta: ecco sfilare “Banana Fish” di Akimi Yoshida, “Yellow Book” di Takano Fumiko, nota per i racconti brevi dalla forte introspezione. “Chibi Marukochan” di Momoko Sakura racconta la vita quotidiana di una ragazza delle elementari, attraverso la lente dell’humour… articolata in diciotto volumi, ha venduto trenta milioni di copie. “Moon Child” di Reiko Shimizu chiude la carrellata.

Anni Novanta: ecco le Clamp di cui viene inquadrato “X”, Ima Ichiko è rappresentata da “Hyakki Yakoushou”, Okano Reiko da “Onmyouji” (Il Geomante), Yoko Kamio da “Hana Yori Dango” (Meglio i ragazzi che i fiori), di cui la Hagio ricorda il drama. Di ambientazione giapponese, “Nana” di Ai Yazawa: vero fenomeno sociale in Giappone, ha colpito grazie al glamour delle protagoniste, capaci di uno stile di vita esteticamente affascinante nonostante le iniziali condizioni economiche poco brillanti.

“Nodame Cantabile” di Tomoko Ninomiya segna il passaggio ai manga del Duemila: il manga tratta di studenti giapponesi di musica classica. “Life” di Keiko Suenobu ha venduto nove milioni di copie e da esso è stato tratto un drama. “Ooku” (Il gineceo) di Yoshinaga Fumi chiude questa rassegna: il manga tratta un’interessante inversione di ruoli tra uomo e donna, con risvolti sociali. La Hagio conclude: dalla “Principessa Zaffiro”, da quando una donna si travestiva da uomo, oggi con “Ooku” gli uomini “giocano” il ruolo delle donne… molte cose evidentemente sono cambiate.

Terza parte dell’incontro: dopo l’intervento di una ragazza del pubblico che fa presente l’importanza che gli shoujo manga -seppur nella loro versione animata- hanno avuto per le ragazze italiane, via libera alle domande all’autrice.

Cosa leggeva da bambina, sognava di diventare una mangaka già da allora?
Mi piacevano i manga e disegnare fin da bambina, ma non sognavo di diventare una mangaka. La decisione avvenne in seconda superiore, dopo aver letto “Shinsengumi” di Tezuka Osamu. In questo manga è descritto il Giappone come paese chiuso da moltissimi secoli e l’improvvisa apertura verso l’America: è un periodo di turbolenze in cui persone amiche diventano nemiche, dando luogo a dei tradimenti. Dopo aver letto “Shinsengumi” per tutta la settimana successiva non pensai ad altro, ero stata shockata da quella storia. E -ho pensato- anch’io voglio shockare un lettore in questo modo con una storia altrettanto intensa.

Possiamo dire che c’è riuscita, dal momento che siamo suoi grandi fan. Cosa ne pensa del mercato attuale e della sua qualità (mi riferisco ai manga come junk food)?
I bambini, che nascono sempre di meno, hanno oggi in Giappone una scelta più ampia rispetto al passato. I manga come junk food c’erano anche in passato ma, a differenza di ieri, ci sono tanti generi e questo è positivo: dalla varietà nascerà qualcosa di buono. Tuttora sono in attesa di un manga che mi diverta e mi conquisti.

Quali sono i manga che trova più interessanti?
“Ooku” di Yoshinaga Fumi su Melody, “Ookiku Furikabutte” su Afternoon e “Historie” sempre su Afternoon.

Da dove nasce l’interesse per la fantascienza?
Da bambina leggevo “Tetsuwan Atom” (in Italia noto come Astroboy) di Osamu Tezuka, crescendo poi ho scoperto gli scrittori Asimov, Heinlein, Bradbury. Nella fantascienza si ipotizza il futuro: nel mondo attuale ci sono molte ingiustizie, ma forse nel futuro saremo più felici. Ma è anche vero che l’uomo è sempre lo stesso, perciò forse le cose non cambieranno. Perciò è interessante domandarsi che cosa capiterà in futuro.

La Hagio, stanca perché la conferenza è andata oltre i tempi previsti, chiede di terminare l’incontro. E’ accompagnata perciò in un’altra sala, dietro la porta chiusa della quale attendono una trentina di fan, speranzosi di potersi far autografare una copia dei lavori dell’autrice o la sua tavola fotocopiata che distribuiscono a fine conferenza (tra questi fan, è d’uopo precisare, ci siamo anche noi). Dopo una decina di minuti in effetti la porta si apre e la sensei si rende disponibile per la firma degli autografi, concludendo così degnamente l’appuntamento.

Torni presto a trovarci, sensei: è stato un piacere averla con noi!

Si ringrazia: Deda per le domande alla sensei e per il supporto fotografico.

Gallery  

Juuichi nin iru! (Siamo in undici!)

Poe no Ichizoku (La famiglia Poe/Edgar e Allan Poe) – Scansioni a colori di Marianeve

Poe no Ichizoku: Haru no Yume (Sogno di primavera)

Thoma no shinzou (Scansioni di Marianeve)

Marginal 

Varie

 

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