Kanata kara di Kyoko Hikawa

A cura di Deda (review) e Martina (immagini)

Titolo: Kanata Kara
Tradotto: Da molto lontano
Autrice: Hikawa Kyoko
Categoria: Shoujo

:: Il manga in Giappone ::
Numero di volumi: 14 -concluso
Casa editrice: Hakusensha
Rivista di serializzazione: LaLa
Collana: Hana to yume C
Anni di pubblicazione: 1992-2003

:: L’autrice ::
Nata il 15 febbrario a Osaka, gruppo sanguigno A, altezza 160 cm. Kyouko Hikawa è una delle più popolari shoujo mangaka, nome di punta delle riviste “Lala” e “Hana to Yume”, per cui ha pubblicato quelle che sono considerate le sue opere più importanti: il ciclo di Chizumi e Fujiomi (3 volumi), quello di Miriam (7 volumi) e Kanata Kara, reputato il suo capolavoro ed edito in America col titolo From Far Away. Suoi anche volumi monografici, quali Chotto Friday e Hoshi no Harmony.
Ha debuttato nel 1979 con Akikaze Yurete e dal 2006 il manga a cui stava lavorando, Otogi Moyou Ayanishiki, è stato trasferito da “Lala” a “Melody”, una rivista dal target più adulto, per concludersi in cinque volumi, seguito da una seconda serie in 6 volumi.

Storia
Noriko Takichi è una normale studentessa delle superiori… ogni giorno si alza, si veste, va a scuola, parla con le amiche… una ragazza come tante con una vita tranquilla e senza grandi emozioni. Un giorno, però, rientrando da scuola, resta vittima di un’esplosione, che la catapulta in un’altra dimensione. Sulle prime, Noriko si sente stordita, persa, non si rende conto se questo strano bosco in cui si trova sia reale o se lo sia stata l’esplosione… forse è morta e ora sta sognando. Quando sta per essere attaccata dalle larve di strani mostri, giunge in suo aiuto un misterioso ragazzo: Izark.
Sembra l’inizio della classica avventura fantasy che vede come protagonista una ragazza dei giorni nostri catapultata nel passato o in mondi misteriosi…. lo è… e non lo è.
Noriko prova a parlare con Izark, anche solo per ringraziarlo, o perché la paura è davvero tanta… con sgomento scopre che non parla la sua lingua. I due non si capiscono.
Izark, dal canto suo, sembra essere alla ricerca del misterioso “risveglio” (che forse è proprio Noriko) per ucciderlo/a… ed è sul punto di lasciare la ragazza da sola al suo destino, ma ben presto si dice che Noriko non ha nessuna colpa se è quello che è: sicuramente viene da un altro paese, o addirittura da un altro mondo, visto che parla una strana lingua, ha degli strani abiti e decisamente non è di quelle parti… Forse può semplicemente lasciarla in qualche villaggio e sperare che non diventi mai il “risveglio” di cui si parla tanto.
Dal canto suo, Noriko sviluppa una forma di “imprinting” nei confronti di Izark (come il pulcino che chiama “mamma” la prima cosa che vede) e gli resta vicino con la forza della disperazione.
I due intraprendono quindi un lungo viaggio insieme, inseguiti da loschi figuri intenzionati a recuperare il “risveglio” perché si dice che possa controllare “il demone del cielo”… tuttavia, nemmeno loro sanno bene cosa siano il demone del cielo e il risveglio, sanno solo che devono trovarsi in quel bosco, il bosco in cui Izark e Noriko si sono incontrati.
Nel loro viaggio insieme, Noriko prova ad apprendere la lingua locale, per non dare nell’occhio e soprattutto per essere utile al suo protettore e accompagnatore. Izark, invece, ben presto dimostra di possedere dei poteri e delle doti fuori dal comune… e se fosse lui, il demone del cielo? Se Noriko quindi rappresentasse un pericolo per lui?
Inizia così la bellissima storia di Kanata Kara (Da molto lontano) che in un mirabolante crescendo di avventure e incontri più disparati porteranno Izark e Noriko a scoprire molto più di quanto non vorrebbero di loro stessi, del loro destino insieme, e sul loro legame che pare essere più forte di qualunque profezia e di qualunque guerra.

Considerazioni
Kanata Kara è un manga semplice e delicato che sembra partire come una comune avventura in stile “ragazza dei giorni nostri finisce nel passato o in un mondo parallelo per un qualche misterioso motivo”. Nonostante queste premesse così comuni a tanti altri manga del genere (vedi Anatolia Story o Fushigi Yuugi), è lo svolgimento del tema stesso a essere trattato con estremo tatto e originalità. L’incontro di Izark e Noriko, che pare voluto dal destino, è in realtà spiegato ben presto dal fatto che tra i due esiste un legame ben preciso. Quindi nulla è lasciato al caso. Noriko sviluppa un imprinting per il suo salvatore fin da subito ma non ne resta affascinata, né se ne innamora seduta stante… anzi, impara a conoscerlo bene prima di amarlo. Così come impara la lingua, commettendo anche errori divertenti (che in alcuni casi mettono anche in imbarazzo Izark davanti ad altri personaggi), studia gli usi e costumi e cerca di adeguarsi al mondo che la circonda… allo stesso modo osserva il suo accompagnatore, impara a conoscerne il cuore, il dolore, il pensiero e a capirlo anche quando non dice nulla. Prima ancora di scoprirsi indispensabili l’uno per l’altra, Izark e Noriko sono assuefatti l’uno all’altra e ciò forse a causa del legame quasi simbiotico che si sviluppa fin da subito tra i due: essendo Noriko “il risveglio” e Izark “il demone del cielo”… i due sono telepatici, comunicano e si vedono anche se a grande distanza, e trovano tutto ciò perfettamente normale.
L’introduzione di altri personaggi, che portano avanti o spiegano la situazione politica dei paesi che la coppia si trova a visitare, sono spesso non solo il contorno ma anche il sostegno dei due protagonisti. Noriko non è molto intelligente ma è pratica, non è mai lagnosa ma si commuove, è taciturna ma quando parla dice sempre la parola giusta… sa come prendere Izark e guidarlo… e Izark da guida diventa, invece, quello che segue.
I ruoli si scambiano, quando alla forza fisica di Izark si contrappone quella morale di Noriko. Ed è quindi Izark a sviluppare alla fine dipendenza da Noriko (così come Noriko era stata totalmente dipendente da Izark all’inizio della storia). Da lei trae coraggio, la forza di andare avanti, la voglia di sorridere anche quando forse non si potrebbe farlo, la speranza di riuscire a comprendere e sconfiggere una profezia che li vedrebbe distrutti se continuano a restare insieme.
Nonostante la storia si allunghi un pochino nel finale, non scade mai nel noioso né nel deludente. Questo è dovuto soprattutto al fatto che la Hikawa è una narratrice soave e ti fa sentire parte della ‘famiglia’ del gruppo dei personaggi. Ovviamente il focus principale restano sempre Noriko e Izark… ma spesso è “Izark e Noriko: come li vedono gli altri”… il che offre un punto di vista davvero interessante, nonché spunti narrativi davvero originali.
Kanata kara non è una storia di avventura, non si può dire abbia grandi crescendo, sebbene alcuni volumi abbiano dei cliffhanger che danno palpitazioni (e non si vede l’ora di prendere in mano il successivo per accertarsi che i nostri beniamini Izark e Noriko stiano bene)…
I due protagonisti sono personaggi estremamente umani, positivi, anche nei loro difetti.
Noriko è debole e fa della sua debolezza la fonte del suo coraggio… Izark invece è un temerario che può essere sconfitto da una sola paura: perdere Noriko.
Nonostante sia, fondamentalmente, una storia d’amore il centro del fumetto… non è mai melenso, esagerato, sdolcinato. I due protagonisti non sono persone di grandi parole o di gesti esagerati… sono dei timidi, sono poco loquaci, sono profondamente legati da una grande affinità… non hanno bisogno di grandi effusioni o frasi mozzafiato. La parola giusta viene sempre detta al momento giusto e, come e’ giusto che sia, i momenti giusti sono rari.
Questo rende Kanata kara un manga molto elegante, sobrio e al contempo intenso e incredibilmente delizioso.
Ad accentuare questa sensazione di sogno fantastico sono i delicatissimi disegni della Hikawa. Il tratto leggero, dinamico quando serve, ma espressivo e luminoso nei momenti di pace, è adatto allo stile della storia e la abbellisce.
Le tavole sono ariose, semplici, chiare… di grande respiro. Il mondo fantastico creato dalla Hikawa è credibile, ben costruito, semplice… così vicino eppure… così lontano.

Ma così lontani non vogliamo restare noi lettori, da questa opera tanto deliziosa… e non riusciamo ad arrestarci… perché sono Noriko e Izark stessi, con le loro personalità ad attrarci ed è Kyoko Hikawa stessa a tirarci nella storia, col suo stile narrativo semplice e amichevole che sembra quasi dare il benvenuto a ogni pagina… e a parlarci da molto vicino!

 

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