Honey & Clover di Chika Umino

A cura di Emy (review) e Martina (info, grafica, autrice)

Titolo: Honey & Clover
Titolo giapponese: Hachimitsu to Clover
Storia e disegni: UMINO Chika
Categoria: Josei

:: Il manga in Giappone ::
Numero di tankoubon: 10, concluso
Anni di pubblicazione: 2000-2006
Casa editrice: Shueisha
Collana: Queen’s Comics
Riviste di serializzazione: Cutie, Young You, Chorus
Curiosità: nel 2003 Honey & Clover ha ottenuto il Kodansha Manga Award.
Nel 2005 è uscito l’Official FanBook “Hachimitsu to Clover 0”.

:: Il manga in Italia ::
Numero di volumi: 10, concluso
Editore: Panini Comics
Prezzo: 4,30 euro i primi 7 poi 5,50 gli ultimi 3
Senso di lettura: orientale
Inizio pubblicazione: 2007
Distribuzione: edicola, poi solo fumetteria e online

:: L’autrice ::
Chika Umino è nata il 30 agosto e ha iniziato la carriera di fumettista durante il liceo nell’ambito delle doujinshi. Honey & Clover del 2001 è la sua prima serie raccolta in volumi (10) e nel corso degli anni è diventato uno dei manga josei più popolari e amati da pubblico e critica, probabilmente superato solo da Nodame Cantabile. In patria fu realizzato su ben tre riviste: “Young You”, “Cutie” e “Chorus”. Nel 2003 ha vinto il Kodansha Manga Award.
Honey & Clover è stato pubblicato in Italia (dalla Panini), in Francia e in Germania. Sempre Panini pubblica in Italia il seinen Sangatsu no Lion con il titolo Un marzo da leoni.

:: Il film ::
Anno di produzione: 2006 (117 min.)
Regista: Masahiro Takada
Principali interpreti: Shou Sakurai, Yuu Aoi, Yuusuke Iseya, Ryo Kase, Seki Megumi, Masato Sakai, Naomi Nishida
Edizione italiana: al momento non prevista
Tra le pubblicazioni legate al film: Photo Making Book, Film Story, Eigaka kinen special,editi nel 2006 da Shueisha.

:: L’anime ::
La prima serie di 24 episodi tratta dal manga Honey and Clover (affettuosamente chiamata dai fan “Hachikuro”) va in onda nel 2005 su Fuji Tv. Nell’anno successivo parte la seconda serie di 12 episodi, e nello stesso anno esce nei cinema, nel mese di Luglio, il film live.
La serie animata, oltre a essere di alto livello per quel che riguarda animazione, regia e character design, si rivela estremamente fedele allo spirito del manga, merito sicuramente anche della colonna sonora, che contempla brani degli SPITZ e di Suga Shikao, le cui canzoni hanno ispirato l’autrice per il titolo: “Hachimitsu” e “Clover” sono infatti i titoli di due album, rispettivamente degli SPITZ e di Suga Shikao. Due speciali (“Speciale L” e “Speciale F”) furono prodotti in seguito alla messa in onda della prima serie.
La serie è, come già detto, un must per l’elevata qualità e segue fedelmente il manga ma nello stesso tempo sa staccarsene al momento opportuno: in pratica, vive di vita propria pur essendo fedele all’opera cartacea sia nelle vicende che nella filosofia. Concludendo: chi ama le serie intelligenti, mai banali e scontate, giocate sul filo della nostalgia e dei ricordi, ricche di personaggi sfaccettati e indimenticabili, non potrà fare a meno di amare le due serie animate di Honey and Clover

Storia

Capitolo primo

Dura la vita degli studenti universitari fuori sede… ne sanno un qualcosa alcuni allievi dell’Università d’Arte di Musashino: Mayama, Takemoto e Morita, costretti a convivere in una pensione modesta, l’unica permessa dalle loro finanze. È già sera quando Takemoto chiede al suo senpai Mayama di condividere le crocchette di patate portategli da un altro senpai, l’enigmatico Morita. Morita è l’uomo del mistero per i suoi coinquilini: spesso si assenta per giorni e a volte settimane senza lasciare tracce, ricomparendo poi all’improvviso, stanchissimo e con le tasche piene di soldi. Che lavoro farà mai Morita?
Qualsiasi congettura di Takemoto e Mayama si rivela vana: l’unica richiesta emessa dalle labbra dallo stravagante studente, prima di crollare dal sonno, è quella di svegliarlo in tempo il giorno seguente, affinché non perda un altro anno di università (a causa delle lezioni con frequenza obbligatoria perse, infatti, Morita non si è potuto laureare né l’anno precedente né quello prima!).

Ma il giorno successivo i tentativi di Takemoto e Mayama di svegliare un Morita in catalessi si rivelano del tutto vani, e Takemoto, pur temendo la vendetta del coinquilino, decide comunque di avviarsi all’università per non fare tardi alle lezioni: urlandogli che non sarà colpa sua se ripeterà l’anno per la terza volta, si allontana. Ecco che Morita, alle parole “ripetere l’anno”, si alza come posseduto e si lancia dalla finestra della pensione, per cadere su Takemoto, rubargli il monopattino e fiondarsi come un bolide verso l’ateneo. Investe con il monopattino alcune ragazze, prontamente dà la colpa a Mayama lì presente e si defila… Mayama, alla presenza di Takemoto, più tardi si lagna del comportamento egoista e prevaricatore di Morita con il paterno professore Shuji Hanamoto.

Una figurina si nasconde dietro Shuji: è Hagumi Hanamoto, una parente (figlia di un cugino del professore) da poco iscrittasi all’Università. Mayama si presenta alla ragazza, subito intercettato dal professore che mostra di aver preso sotto le sue ali protettive l’esile, piccola Hagu. È Takemoto perciò il primo a parlarle, offrendole dei biscotti per poterli mangiare insieme.
Takemoto, Hagu, Mayama e Shuji prendono così il tè: guardando Takemoto, Mayama si rende conto che per la prima volta sta osservando il momento esatto in cui una persona si innamora… per Takemoto, infatti, è subito colpo di fulmine!
Quel che proprio nessuno si sarebbe aspettato, però, è che Morita, entrato in quel momento nella stanza, notata Hagu, manifestasse una subitanea reazione: uscito e tornato a razzo, chiede a Hagu di tenere con la mano una grande foglia che la ricopre a mo’ di ombrello, per poi fotografarla come impazzito urlando a ripetizione “Korobokkuru!” (= sorta di folletti delle leggende ainu). Apparentemente, nessuno ha capito che anche Morita non è rimasto indifferente di fronte alla grazia di Hagu…

Capitolo secondo
L’ossessione di Morita per Hagu è argomento di conversazione per Takemoto, Mayama e Shuji: per liberarsi dallo stress accumulato a causa di Morita (che arriva a prenderle l’impronta del piede nel suo “feticismo da korobokkuro”), Hagu si dedica al lavoro.
Takemoto si chiede quale graziosa opera d’arte possa prender forma dalle mani di Hagu… non poca è la sua meraviglia nello scoprire che le effettive opere della ragazza, già notate da un gallerista, non hanno nulla a che vedere con la sua immagine timida e fragile: una di esse, infatti, consiste in un gigante alquanto virile!

E le sorprese non sono finite… presto infatti i ragazzi vengono a sapere che Morita ha addirittura messo online un sito a pagamento dedicato a Hagu in veste di korobokkuru…! L’odio della ragazza per Morita cresce sempre di più, al punto che gli lancia contro tutti gli oggetti a portata di mano, compreso un block notes dove lei aveva l’abitudine di annotare tutti i costosissimi accessori femminili che desiderava ma non poteva comprare per mancanza di danaro.
Ecco perciò che accade l’imprevedibile: Morita san, per farsi perdonare da Hagu, le regala i mitici sandali Myu Myu, da lei agognati! Hagu è raggiante, ma Takemoto è costretto a portare sulle spalle Morita, che -stanco per il troppo lavoro- è crollato a terra, esausto. Mentre lo porta a casa, Takemoto ancora non si è accorto che Morita è, probabilmente, un suo rivale in amore…

Considerazioni
È arduo cercare di definire il fascino di questo titolo, da cui sono state tratte due serie animate, due special e un film dal vivo. L’iniziale humour aiuta a introdurre i protagonisti (giacché un po’ tutti i personaggi hanno il loro spazio, quasi che si spartiscano a turno il ruolo di protagonista), che presto acquisiscono spessore, “aprendosi” sempre di più al lettore, rendendo manifesto il peso dei loro sentimenti, le loro gioie e le loro sofferenze.
Ma l’apertura non è mai totale, è sempre un socchiudere le porte del cuore che lascia in chi legge il desiderio di saperne di più, di intuirne gli impulsi più segreti, più intimi. C’è pertanto sempre un “rimandare ad altro” che, al di là degli eventi, lascia nell’animo un retrogusto malinconico.
La magia della quotidianità, la familiarità con cui l’autrice sa descrivere lo spirito cameratesco che nasce naturalmente in chi, per scelta o per caso, condivide il luogo in cui vive, senza tacere di uno stile originale, fresco ed espressivo, fanno il resto.
Honey and Clover è perciò molto più che consigliato, sia alle fanciulle che ai maschietti desiderosi di farsi coinvolgere dalle vicende dolciamare dei protagonisti di questo imperdibile manga.

 

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