1945 di Keiko Ichiguchi

A cura di Francyc (review) ed Emy (grafica)

Titolo: 1945
Autrice: ICHIGUCHI Keiko
Categoria: Shoujo

:: Il manga in Giappone :: 
Numero di volumi: volume unico, completo
Casa editrice: Kodansha
Rivista di serializzazione: Amie
Anno di pubblicazione: 1997

:: Il manga in Italia :: 

Prima Edizione
Numero di volumi: volume unico, completo
Casa editrice: Kappa Edizioni
Collana: Mondo Naif
Prezzo: 10,50 euro
Anno di pubblicazione: 2003

Seconda Edizione
Numero di volumi: volume unico, completo
Casa editrice: Kappa LAB
Prezzo: 13 euro
Anno di pubblicazione: 2014

Terza Edizione
Numero di volumi: volume unico, completo
Casa editrice: Kappa LAB
Prezzo: 13 euro
Anno di pubblicazione: 2018

Storia -Sinossi non comprensiva di finale

“Chi sono quelli? Non sanno che cosa c’è sotto la neve? Quelli che ora giacciono sepolti erano uomini… Ma lo erano davvero? Ormai non alzano nemmeno un grido. Quelli che stanno correndo sopra i cadaveri… Sono loro gli uomini?”
Keiko Ichiguchi, 1945

Capitolo 1: Elen
In un bosco due ragazzine stanno piangendo per un uccellino che sembra morto. Sono arrivate lì da Hoffendorf, con la colonia, per passare le vacanze estive: si tratta di Rosa, che piange disperatamente alla vista del povero uccellino, e di Elen che farebbe di tutto per aiutare l’amica, ma non sa come. Ecco che dal nulla spunta un ragazzino, uno del posto, che le vede e le vuole aiutare: senza dire nulla prende l’uccellino tra le mani, sale su un albero e si scusa con loro dicendo che l’uccellino è volato via! È una bugia, l’uccellino era morto ed Elen lo sa benissimo, ma rimane talmente colpita dalla sensibilità del ragazzo che, ringraziandolo, lo bacia sulla guancia chiamandolo Alec.
Passano due anni da quell’estate e nell’autunno del 1939 Hoffendorf è piena di bandiere naziste. Elen, che ora ha 15 anni, si è rifiutata di iscriversi alla lega delle ragazze tedesche perché la sua amica Rosa, essendo ebrea, non ha potuto farlo. Suo fratello Maximilian, universitario, nel frattempo torna a casa cacciato dal campeggio perché chi come lui legge poesie e non porta né bandiere né uniformi (naziste), non è degno di far parte della gioventù hitleriana. I genitori sono molto preoccupati per l’amicizia che lega Elen a Rosa, poiché comincia a spargersi la voce che gli ebrei – e chi dà loro ospitalità – vengano deportati nei campi di concentramento. “Non si può rinnegare l’affetto e l’amicizia per questo”, risponde loro Max mentre Elen, sognante, pensa ancora al breve incontro avuto con Alec due estati prima.
La guerra è iniziata e con essa le deportazioni degli ebrei della città. Elen si sveglia e vede Rosa che viene portata via dalla Gestapo. Elen urla, piange, si arrabbia, ma non può fare nulla e sotto la minaccia di essere deportata anche lei in un campo di concentramento, viene fatta riaccompagnare a casa da un giovane… Alec! Il ragazzo la riconosce e le racconta della morte dei suoi genitori, del fatto di essere stato aiutato da Henlein (alto esponente della gioventù hitleriana) il quale gli ha dato una casa e lo ha fatto entrare proprio nella gioventù hitleriana, ma soprattutto gli parla dell’importanza del bacio che lei gli diede quel giorno d’estate, nel bosco, e gliene chiede un altro. E così, la loro storia d’amore ha inizio tra incontri, balli, divertimenti e tutto il male della guerra sembra non esistere, per loro.
Una sera, di ritorno a casa, Elen incontra suo fratello Max e accidentalmente fa cadere i fogli che lui dovrà distribuire il giorno dopo in università, sui quali viene raccontato cosa succede agli ebrei dopo essere stati deportati: vengono gasati o lasciati morire di fame. Questa è anche la sorte che spetta a Rosa. Elen è sconvolta e non può credere a quello che sente: il suo mondo con Alec è così perfetto, perché pensare a queste cose e farsi del male? Corre a casa di Alec e chiede spiegazioni, ma il ragazzo dice di non sapere esattamente cosa succede agli ebrei una volta “sistemati” nei campi. Poi, con rabbia, ammette di odiare gli ebrei i quali si meritano quella fine: è stato un ebreo, che ha estorto al padre tutti i soldi, la causa della morte dei suoi genitori: un giorno, tornando da scuola, Alec trovò il padre impiccato a un albero – “ciondolante come un frutto nero e tutto gonfio” – e sua madre, già debole, morì di crepacuore tra le sue braccia. Ciò accadde il giorno dopo l’incontro con Elen nel bosco che Alec, in lacrime, ricorda come il suo ultimo momento di felicità.
Elen allora se ne va, tra i ricordi d’amore e la visione di altri ebrei presi dalle loro case e caricati su camion, come oggetti.
Il mattino seguente, di buon’ora, la Gestapo arresta Elen che viene interrogata riguardo un volantino (uno di quelli di Max) trovato a casa sua e viene rinchiusa in carcere, per tre giorni, come punizione per aver reagito contro l’arresto di Rosa. Mentre entra nella sua cella Elen vede Max, anche lui arrestato insieme al suo amico Yuri e altri colleghi universitari. Tornata a casa, Elen riceve una visita inaspettata: è Alec che la saluta. Si è arruolato nell’esercito e parte per la guerra.

Capitolo 2: Alex
È passato più di un anno dall’ultimo incontro con Elen e ora Alec si trova in un campo di battaglia in Russia, alle porte di Stalingrado. Ripensa alla morte dei suoi genitori e a quando Henlein, salvandogli la vita dopo averlo investito, lo fece entrare nella gioventù hitleriana convinto dalle parole del ragazzo che all’epoca, solo e arrabbiato, non desiderava altro che lo sterminio degli ebrei.
Proprio Heinlein, diventato capitano e con una sempre maggiore sete di potere, raggiunge Alec nel campo di battaglia intimandogli di non morire perché ha in mente per lui un grande futuro nella Gestapo ma, al pensiero di uccidere “un sacco di ebrei”, Alec è disgustato. Nel frattempo, i sovietici passano al contrattacco e Alec si ritrova nel mezzo di una feroce battaglia tra la neve e le bombe. Mentre è in viaggio per Elista insieme al giovane commilitone Schultz, la moto sulla quale è bordo viene colpita da una bomba. Persi in mezzo alla neve, Alec e Shultz inciampano in qualcosa: il cadavere di un bambino. Quella che inizialmente i due ragazzi credevano una trincea nemica, è in realtà un ammasso di cadaveri di donne e bambini ebrei. È stato sicuramente Henlein: è proprio questo, allora, ciò che dovrà fare Alec una volta entrato nella Gestapo? Al pensiero il ragazzo si sente male. Mentre si china a raccogliere la bambola di pezza di una bambina morta, Shultz viene colpito in testa dal fuoco nemico e Alec per salvarsi – tra le lacrime – non può che fare la stessa cosa. E poi lo fa ancora, ancora e ancora, scappando in mezzo ai boschi e alla neve, inseguito da uomini che lo vogliono uccidere perché tedesco e quindi nemico. Erano uomini quelli che ora giacciono sotto la neve? E chi ci corre adesso sopra sono uomini? E lui, lui stesso, è un essere umano?
La campagna di Russia è persa. Ora la guerra si è spostata in Polonia dove ci sono Max e il suo amico Yuri, entrati nella compagnia studentesca.
Alec e Max si incontrano poco prima di partire per il campo di battaglia e Alec (diventato ufficiale poiché uno dei pochi sopravvissuti alla campagna di Russia) chiede a Max di essere chiamato con il suo nome e non con il suo grado di sottotenente. Uccidere, rischiare di essere ucciso, uccidere una persona, due o un’intera famiglia di innocenti: ormai non fa più differenza, ormai ci si è abituato, Alec, che guida la sua squadra ripetendo queste parole dentro di sé, cercando di convincersi che sia la verità. Una sera, quando l’ennesima battaglia è finita, Max e Yuri (di origine russa) bevono la vodka che un russo ha regalato loro come ringraziamento per avergli risparmiato la vita. Pur non potendo entrare nelle stanze di un ufficiale, Max porta un po’ di vodka ad Alec e, seduti uno accanto all’altro, i due ragazzi passano la serata a bere e a parlare: Alec confida a Max di sentirsi sempre più simile a un ebreo – quindi sempre meno umano – e per la prima volta, Max lo chiama Alex.
Pochi giorni dopo, Alec viene ferito alla schiena e salvato da Max e Yuri: nel delirio il ragazzo sogna Elen e poco dopo, al suo risveglio, appaiono davanti ai suoi occhi ammassi di cadaveri che vengono portati via. Piangendo, Alec dice di non voler vedere più nulla e nell’autunno del 1944 l’esercito tedesco si ritira dal fronte orientale.

Capitolo 3: Tracce
Elen vive con Max in un appartamento che dividono con altri studenti, scrivendo e distribuendo volantini contro il regime in giro per le città. All’ennesimo volantino arrivato a casa di Elen, i vicini cominciano a sospettare che lei e Max siano coinvolti nella faccenda e iniziano a sospettare anche i genitori.
Alec, tornato anche lui dal fronte, è entrato nella Gestapo ed è il più stretto collaboratore di Henlein. Durante un arresto, Elen e Alec si rincontrano e se da un lato Henlein nutre dei dubbi sulla ragazza (in quanto vista accanto a un universitario e quindi possibile oppositrice del regime), dall’altro Max chiede a Elen di fare il doppio gioco con Alec. E così, mentre Elen accetta di farlo, Henlein decide di dare informazioni sbagliate ad Alec in modo da catturare i sovversivi.
Elen e Alec finalmente si incontrano, ma l’atmosfera tra i due è completamente diversa rispetto a prima: la malinconia ha preso il posto della spensieratezza. “Elen.. hai paura di me?” le chiede Alec ed Elen, con lo sguardo triste, risponde di no. Mentre si danno un nuovo appuntamento, Elen gli chiede dove si troverà la Gestapo il giorno seguente. Il tradimento è iniziato.
La diffusione dei volantini da parte del gruppo di Elen e suo fratello procede talmente bene, da insospettire Max: che Alec stia appositamente dando informazioni false a Elen con lo scopo di arrestarli? Questo pensiero ferisce Max che pensa che se Alec fosse lo stesso Alex con cui ha combattuto al fronte, allora forse, nonostante tutto, potrebbero anche essere amici. Poco dopo, però, il compagno di Max viene arrestato e fucilato: è la conferma che i sospetto di Max erano fondati. Elen, Max e Alec si sentono terribilmente in colpa per quello che è successo, come se fossero stati loro stessi a uccidere il ragazzo. La notte della vigilia di Natale, Max promette alla sorella che il volantino che distribuiranno il giorno dopo sarà l’ultimo e le chiede di andare con lui. Elen, accettando, esce di casa e nel buio incontra Alex. Lo abbraccia e piangendo gli chiede se lui la ucciderà visto che lei lo ha tradito: lui le dà uno schiaffo e, abbracciandola forte, le dice che non la lascerà morire e che non permetterà a nessuno di ucciderla. Quella stessa sera Elen e Alec fanno l’amore per la prima e unica volta e all’alba, dopo averlo baciato piano per non svegliarlo, Elen se ne va. Giù c’è Max che la sta aspettando…

Considerazioni

“In nome di tutto il popolo tedesco, noi chiediamo ad Adolf Hitler e allo stato di restituirci la libertà personale, sommo ideale di tutti i tedeschi. Questa città soffocata dalle croci uncinate, è veramente nostra?”
Keiko Ichiguchi, 1945

1945 è un’opera bellissima. Non solo per i disegni – nel complesso semplici ma molto ben curati – quanto per la carica emotiva che ogni pagina riesce a trasmettere. La psicologia dei personaggi è curata nel dettaglio: la Elen ragazzina, che rimane talmente affascinata dalla sensibilità di un ragazzino sconosciuto, da innamorarsi del suo ricordo; la Elen adolescente, che realizza il suo sogno d’amore e lo vive con spensieratezza, senza pensare alla guerra e alle conseguenze che le sue scelte possono avere; la Elen adulta, che abbandona l’innocenza e lotta fino in fondo per difendere quello in cui crede, anche a costo di tradire l’uomo che ama e rischiare la sua stessa vita. Alec che da bambino è dolce e sensibile, si trasforma in un giovane quasi schizofrenico, diviso tra il grande amore per Elen e il fortissimo odio per gli ebrei; Alec che si rende conto di essere vittima del suo stesso odio e che da cacciatore diventa preda – come gli ebrei – e ha paura; Alec che non si sente più un essere umano e che, uccidendo Henlein, si sacrifica per amore di Elen. E infine Max, che porta avanti con forza i propri ideali di libertà e che non si ferma davanti a niente, nemmeno dopo aver visto con i suoi stessi occhi quello a cui potrebbe andare incontro; Max che grida anche in punto di morte VIVA LA LIBERTA’.
Un manga che come pochi altri riesce a emozionare, scuotere, commuovere. Un’opera non retorica, per riflettere e per non dimenticare una ferita ancora aperta nella memoria e nella coscienza degli uomini del nostro tempo. Indispensabile l’acquisto.

Curiosità
La vicenda sembra ispirata a “La rosa bianca” (in lingua tedesca: Weiße Rose): è stato un gruppo di studenti cristiani che si oppose in modo non violento al regime della Germania nazista. Il movimento fu attivo dal giugno 1942 al febbraio 1943, quando i principali componenti del gruppo vennero arrestati, processati e condannati a morte mediante decapitazione (fonte: Wikipedia). A questo movimento sono ispirati dei film e tra questi scegliamo una pellicola che si distingue per il rigore nella documentazione storica: La Rosa Bianca – Sophie Scholl (Sophie Scholl – Die letzten Tage), diretto nel 2005 da Marc Rothemund.

 

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