Emma di Kaoru Mori

A cura di Deda (review), Martina (info e immagini) e Daduska (anime)

Titolo: Emma
Autrice: Kaoru Mori
Categoria: Seinen

:: Il manga in Giappone :: 

-Serie regolare
Numero di tankoubon: 7, concluso
Anni di pubblicazione: 2002-2006
Casa editrice: Enterbrain
Collana: Comic Beam
Rivista di serializzazione: Monthly Comic Beam
Merchandising: Emma Victorian Guide di Kaoru Mori e Rico Murakami (vol 1-4, 2003-06); 2 romanzi di Saori Kumi, Emma Anime Guide (3 vol, 2005-06).
Nota: vincitore nel 2005 dell’Excellence Prize Award del Japan Media Arts Festival.

-Emma Bangaihen – volumi fuoriserie
Contengono episodi incentrati sui personaggi di Emma. I volumi sono numerati come parte integrante della serie regolare di Emma, perciò sono pubblicati rispettivamente come ottavo, nono e decimo volume.
Numero di tankoubon: 3, concluso
Pubblicato a partire da: 2006
Casa editrice: Enterbrain
Collana: Comic Beam
Rivista di serializzazione: Monthly Comic Beam

:: Il manga in Italia ::

Prima Edizione
Casa editrice: Dynit
Inizio pubblicazione: novembre 2006
Numero di volumi: 7 (serie regolare)
Periodicità: bimestrale
Prezzo fino al 5° volume: 4,50 euro
Prezzo dal 6° volume: 6,50 euro
Distribuzione: fumetteria e online
Con sovraccoperta

Emma nuova edizione
Casa editrice: JPOP
Inizio pubblicazione: Marzo 2014
Numero di volumi: 7 (serie regolare) + 3 (Bangaihen)
Periodicità: mensile
Prezzo: 6 euro
Con sovraccoperta

:: L’anime :: (serie TV)
-Episodi prima serie: 12
Regia: Tsuneo Kobayashi
Produzione: Studio Pierrot/Animax
Anno di trasmissione in Giappone: 2005
Anno di trasmissione in Italia: 2010

-Episodi seconda serie: 12
Regia: Tsuneo Kobayashi
Produzione: Ajia-do Animation Works/Animax
Anno di trasmissione in Giappone: 2007
Anno di trasmissione in Italia: 2010

Storia
Eikoku Monogatari Emma, anche conosciuta come Il romanzo vittoriano: Emma, è una serie seinen dalle ricostruzioni storiche quasi impeccabili.

Narra le vicende di una cameriera (maid) di nome Emma, un’orfanella cresciuta dalla sua attuale padrona, che si innamora di un membro della gentry (l’upperclass dei gentiluomini inglesi).

La storia inizia con una visita da parte del giovane William Jounes, di famiglia benestante, alla sua anziana governante Kelly Stowner. È Emma stessa ad andare ad aprire la porta e a fare accomodare il giovane nella casa della severa ex insegnante. William pare essere subito folgorato da questa figura così compita e così pronta al servizio. Una vera cameriera che svolge le sue mansioni con grande precisione e cortesia. Ma questa ragazza dall’apparenza distaccata, nasconde dietro un grosso paio di occhiali un viso d’angelo e un sorriso che nasconde una gentilezza che va al di là della mera cortesia.
Incuriosito, invaghito, attirato dalla giovane, William inizia a visitare la sua insegnante o anche solo a passare nei paraggi della sua abitazione nella speranza di cogliere almeno di sfuggita la figura dell’amata.

Emma nasconde un passato molto triste: originaria dello Yorkshire era stata rapita da un gruppo di zingari per essere venduta a un bordello. Dopo essersi data alla fuga incappa nella signora Stowner, che la accoglie a casa, le regala occhiali (la bambina era miope), le insegna a scrivere e leggere e anche a servire. Quello della cameriera è un lavoro serio e professionale e durante l’epoca vittoriana erano molte le mansioni svolte quotidianamente… anche la minuzia dello stirare il giornale prima di portarlo a leggere, con la colazione, al padrone di casa o ramazzare sul tappeto usando le foglie del te’ usato, erano piccoli dettagli che facevano la grande differenza tra un servo e un servitore professionista.

William Jounes è invece il primogenito di una famiglia di mercanti, medio borghese (anche se il padre di lui si è sposato nella nobiltà) e ha sulle spalle la grossa responsabilità di ereditare l’attività e il buon nome della famiglia Jounes. La famiglia preferirebbe per lui un matrimonio tra i pari d’Inghilterra… William invece trascorre le giornate a intercettare Emma tra Regent Street e il covent garden.
All’arrivo del suo amico, il principe Hakim Atawari, dall’India, si troverà persino ad andarla a trovare… cavalcando un elefante e gettando Londra nel panico.

Frequentando la giovane, William si accorge di voler fare qualcosa per lei, vorrebbe comperarle nuovi occhiali (Emma sembra averne bisogno), ma la ragazza è estremamente affezionata a quelli in suo possesso essendo un regalo della signora Stowner. Riesce infine a regalarle un fazzoletto e a strapparle la promessa di un appuntamento.

Quando I due sembrano finalmente avvicinarsi, il destino subentra a complicare le cose: la famiglia Jounes sceglie una fidanzata per William (Eleanor Campbell) e la signora Stowner muore.
Pare che la società, le regole, gli eventi, il buon senso, tutto sia contro l’amore tra Emma e William. Del resto, pensandoci logicamente, non è assolutamente possibile che qualcuno di un ceto elevato con tali responsabilità verso la propria famiglia possa coronare il suo sogno d’amore con una misera servetta. I due si separano e vengono travolti dalle proprie vite sottomettendosi al volere altrui… ma è troppo presto per dire se l’amore sia più forte o più debole delle regole imposte e William è forse meno sottomesso e obbediente di quando Mr. Jones preferirebbe… e soprattutto meno pigro di quanto lamentasse la sua insegnante Mrs. Stowner.

Considerazioni
Il Romanzo Vittoriano Emma non è stato scritto né disegnato a cuor leggero.
Kaoru Mori ha tentato una ricostruzione della Londra del 1885 con grande scrupolo e grande cura nei dettagli. Per far ciò si è avvalsa dell’aiuto di un consulente storico, Rico Murakami, che l’ha seguita dal terzo volume in poi (e si è occupato anche della versione animata di Emma). L’aiuto di Murakami ha aiutato Mori sensei a non ripetere errori presenti nei primi due volumi (la confusione tra King’s cross station ed Euston Station nel secondo volume e la presenza di un modellino d’aereo del ventesimo secolo nelle mani di William – dettagli poi corretti nell’anime). Il manga viene correlato da una Guida al Vittoriano – Emma e ha vinto nel 2005 il gran premio del Japan Media Art Festival a pari merito con Pluto di Urasawa/Tezuka.

I kanji utilizzati per scrivere il titolo, poi, sono quelli non semplificati utilizzati prima della semplificazione avvenuta dopo la seconda guerra mondiale… forse per un ulteriore tentativo di precisione storica (sebbene nessuna porta in Inghilterra si apra verso l’esterno, ma se così non fosse, nel manga, non potrebbe crearsi il delizioso incidente che porta i due protagonisti a incontrarsi così originalmente).
Il manga ha creato un tale fenomeno da portare all’apertura di un caffè in Shibuya con questo stesso tema (camerierine inglesi).

Il manga si mantiene semplice e scorrevole non trascurando nessuno dei personaggi. Ogni personaggio che entrerà in scena si vedrà attribuita una sua plot line e un suo proprio arco personale che lo porterà alla chiusura totale (e a una risoluzione emozionale) alla fine della serie. I capitoli sono brevi, tematici, dedicati a questo o quell’evento, questo o quel personaggio.
Ci verranno spiegati il passato di Emma, ma anche quello di William e dei suoi genitori. L’origine dei Jounes è anche una delle fonti del male di questo dramma vittoriano.
I personaggi esotici porteranno poi quel sapore speziato alla vicenda… un po’ come fecero il te’ o le altre spezie quando furono introdotte per la prima volta nel Regno Unito. Questi odori d’Oriente così tipici del periodo, l’esposizione universale di Londra (con le prime presentazioni sulle tecnologie del futuro), le macchine a vapore, le partite a tennis e badmington sono tutti mini ritratti di un’epoca lontana, non ancora moderna ma non più antica.

I personaggi attraverseranno momenti difficili, ci saranno scene eclatanti che esploderanno alla fine di un crescendo emozionale magistralmente orchestrato dalla mangaka. Tutti partono qualcosa e finiscono col crescere, maturare, trovando se stessi, per dismettere un’etichetta imposta dalla società e finalmente poter indossare il proprio ruolo di persona senza necessariamente dover essere una maschera, un tipo, uno stereotipo.
Emma si mantiene sempre narrativamente interessante, la narrazione è pacata, semplice, a volte solenne, altre descrittiva.

Il disegno segue molto bene lo stile narrativo… Vi sono interi capitoli senza dialoghi in cui sono i disegni e le emozioni a farla da padrone. È uno stile semplice, pulito, espressivo e bilanciato. Pagine con un layout classico, nessuna immagine che esca dalla vignetta, poche scritte fuoriescono dai ballon.
L’edizione originale del manga, da fuori pare un romanzo. Anche aprendolo si ha l’impressione di avere davanti a sé un pezzo di letteratura.

Un bellissimo romanzo d’appendice, per gli amanti delle piece in costume e delle ricostruzioni storiche ben fatte. Anche a livello di trama, è un classico d’epoca che pare ricostruire i tipici articoli di tabloid di una volta.

Una storia d’amore tra gents e cameriere è motivo di scandalo…. o argomento di romanzi per signore. Emma questo lo mette in chiaro fin dall’inizio e ondeggia tra le due opzioni, senza mai scadere nel banale.

Anime

Se amate la Jane Austen dell’Inghilterra vittoriana l’anime Victorian Romance Emma prodotto dallo Studio Pierrot è quello che fa per voi!
Originariamente doveva contenere oltre 30 episodi, tuttavia sia la ricerca storica sia l’alta qualità dell’animazione hanno indotto la produzione ad andare al di là del budget previsto. Di conseguenza la serie è stata accorciata e si è persa più della metà della produzione programmata all’origine. Anche se la storia finisce bruscamente all’episodio 12, all’incirca l’equivalente della fine del volume 2 del manga, l’anime fa allusione ai capitoli seguenti. Si tratta perciò di un romanzo storico in dodici episodi basato sull’omonimo manga, in cui sin dall’inizio veniamo immersi in uno spaccato dove la vivace Londra commerciale contrasta con le danze dei ceti alti nelle sale da ballo.

La trama di Victorian Romance Emma dovrebbe essere familiare a tutti quelli che hanno letto un romanzo dell’epoca vittoriana o della Restaurazione. William Jounes membro della “gentry” (piccola nobiltà) si è innamorato di Emma che è la cameriera della sua ex istitutrice.
Nei romanzi la possibile evoluzione di una storia simile vorrebbe dire o il miglioramento dello status sociale di Emma tramite una segreta eredità o il ripudio di William da parte della sua ricca famiglia, invece l’anime sceglie di sottolineare la gerarchia sociale e la divisione dell’Inghilterra in due mondi separati.
La situazione è senza tempo e gli innamorati delle classi opposte agiscono con onestà e dignità. Non c’è nessun mistero o schema complicato per un incontro di mezzanotte.
Infatti, la padrona di Emma, nonché la prima istitutrice di William, Kelly Stowner, incoraggia la loro relazione, credendo che l’amore può superare qualsiasi ostacolo sociale. È l’eccezione alla regola. Il padre di William è fortemente contrario, come lo sono alcuni servi di Jounes. I fratellastri di William, Arthur, Grace, Vivi e Colin vedono questa cosa come un suicidio sociale e condannano la famiglia. Emma e William sono entrambi consapevoli del tumulto che loro relazione sta causando per loro stessi e per la gente intorno, e tutto ciò si riscontra sia nell’anime che nel manga.

In questa produzione la voce è un aspetto importante; è strano ascoltare il giapponese dalle bocche di personaggi decisamente inglesi. Però è anche vero che ben presto ci si abitua e le voci si adattano ai personaggi. La voce di Emma è di Yumi Touma, che ha già doppiato Urd di “Ah! My Goddess”, Yui di “Fushigi Yuugi”, e Deedlit di “Record of Lodoss War”. William è doppiato dal quasi sconosciuto Tokuyoshi Kawashima, il cui unico lavoro illustre è Kenji Hatano, in “Monkey Turn”.

L’anime mantiene l’attenzione sulla precisione storica che si ha nel manga, tanto che è stata creata anche una guida di riferimento per meglio spiegare quei dettagli che potrebbero non essere familiari ai più.
Luoghi come la biblioteca di Mudie o il Crystal Palace sono presi dalla realtà così come anche il rifiuto di Emma di accettare come regalo un parasole troppo stravagante ed esagerato per una lavoratrice. Il background povero di Emma, mostrato durante alcuni flashback, inoltre serve a chiarire come era la vita della maggior parte degli inglesi, in special modo per le ragazze. Ci sono tanti spunti non verbali familiari alle usanze vittoriane. Non vi è grande decorazione dell’amore tra Emma e William. In tutta la serie si baciano una sola volta.

Molta importanza viene data al linguaggio del corpo e alla gestualità, inoltre l’animazione rimane fedele alla visione di Kaoru Mori. Ovviamente nel passaggio dalla carta all’animazione qualche dettaglio è andato perso ma lo stile è rimasto integro. I colori pastello danno alla serie un tono morbido che sarà familiare ai lettori del manga e che si presta egregiamente per dividere la classe lavoratrice da quella della piccola nobiltà, aggiungendo peraltro uno strato di realismo al mondo nebbioso caratteristico della Londra Vittoriana.

Qualcuno si sentirà frustrato dal passo lento della rappresentazione. È quando il tempo sembra correre che i nostri amanti iniziano ad agire in base ai loro sentimenti. Anche la fine lascia dei vuoti, per cui si ha un finale aperto. Forse questo è voluto, infatti anche il manga è aperto, o forse si voleva solo rompere la tradizione del lieto fine del romanzo vittoriano.
Tutta la musica di “Victorian Romance Emma” è adatta a rendere ancora più d’epoca l’atmosfera dell’anime. La canzone d’apertura è una composizione sincopata intitolata “Silhouette of a Breeze”, d’altro canto la canzone finale “Menuet for Emma”, della Tokyo Recorder Orchestra, va avanti allegramente, mentre scorrono le immagini dei credits.

 

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