Anatolia Story di Chie Shinohara

A cura di Ladyice (review) e Martina (info e grafica)

Titolo internazionale: Anatolia Story
Titolo giapponese: Sora wa akai kawa no hotori
Trad.: Il cielo vicino al fiume rosso
Autrice: SHINOHARA Chie
Categoria: Shoujo

:: Il manga in Giappone ::
Volumi: 28, concluso
Anni di pubblicazione: 1995-2002
Casa editrice: Shougakukan
Collana: Flower Comics
Rivista di serializzazione: Sho-comi
Merchandising: Artbook (“Fukusei Gengashuu Ishtar”, 1999) Fan Book (2002), diversi CD musicali e recitati, e gadget come cards, shitajiki, carta da lettere, etc.

:: Il manga in Italia ::
Inizio pubblicazione: Marzo 2005
Casa editrice: Star Comics
Volumi: 28, concluso
Ritmo di serializzazione: mensile
Distribuzione: solo fumetteria
Prezzo: 4,20 euro

Storia  

VOLUME 1

“Febbraio 1995, Giappone”.

È nel Giappone dei nostri giorni che prende inizio quest’avvincente avventura, che vedrà come protagonista Yuri, una ragazza di 15 anni che sembra avere tutto nella vita: una famiglia che adora e che la adora, successo negli studi (ha superato l’esame d’ammissione al liceo che vuole frequentare), e un ragazzo che ama e che la corrisponde.
Infatti, Yuri ha appena dato il suo primo bacio proprio all’amato Himuro, suo compagno di classe e fino ad allora semplice amico.

Tuttavia qualcosa di misterioso aleggia nell’aria, un mistero legato all’acqua. La sera stessa, andando a prendere in cucina una brocca d’acqua, Yuri ha l’impressione che questa salti verso di lei. Tuttavia si convince che si tratta di uno scherzo della propria immaginazione e decide di ignorare l’incidente.

Il giorno seguente, a scuola, mentre Yuri e Himuro (che sono i “capoclasse”) cercano i moduli del diploma da distribuire ai compagni, Yuri viene aggredita da un paio mani che all’improvviso spuntano fuori da un acquario.
Spaventata, la giovane si divincola e colpisce col gomito l’acquario facendolo cadere a terra. Himuro domanda cosa sia successo, Yuri gli risponde di guardare verso l’acquario: ha visto delle mani che hanno tentato di afferrarla… ma che ovviamente sono scomparse!

Tornata a casa, Yuri confida l’accaduto a Eimi, la sorella più piccola (la più grande si chiama Marie) la quale conclude che Yuri ha bisogno di riposarsi e che probabilmente è solo stressata a causa della mole di studio che ha dovuto affrontare per l’esame d’ammissione.
Yuri opta per un bagno, ma non riesce a smettere di pensare all’accaduto. Improvvisamente le mani misteriose emergono dalla vasca da bagno e una voce sinistra dice “L’ho presa… ho preso la ragazza!”.
Yuri, cercando di opporre resistenza, si aggrappa al bordo della vasca e fa cadere alcuni oggetti. Il rumore richiama l’attenzione delle sorelle che corrono in suo aiuto e le chiedono come abbia fatto a rischiare di annegare nella vasca.

Dopo questo incidente, Yuri è certa di non essersi immaginata tutto e decide di evitare la fonte di tutti i suoi guai: l’acqua! Inizia così a non andare a scuola se piove e a declinare gli inviti di Himuro che vorrebbe portarla al mare e in piscina.
Himuro la rimprovera di declinare tutti gli inviti e Yuri è seriamente dispiaciuta, decide di accettare un invito del ragazzo ad andare al cinema assieme. Alla fine del film i due passeggiano lungo la strada e Himuro chiede a Yuri di confidargli le sue preoccupazioni. La ragazza gli assicura che non c’è nulla di cui preoccuparsi e dice di avere fame. Himuro propone di andare a mangiare un hamburger, ma quando si volta per chiederle le sue preferenze si accorge che Yuri non c’è più!

La povera Yuri, non si era accorta di trovarsi accanto ad una pozzanghera, perciò è stata rapita dalle mani misteriose e trascinata in acqua.
Yuri riesce a divincolarsi dalla stretta di quelle mani che sembrano trascinarla sempre più in profondità e, risalendo in superficie, si ritrova in un luogo sconosciuto, in mezzo a gente che parla una lingua straniera!

Intanto una sinistra figura di donna (che si rivelerà essere la regina) afferma che se la ragazza non le fosse scappata, ora si troverebbe al suo cospetto. Pertanto ordina ai soldati di cercarla e condurla da lei: ha assolutamente bisogno del sangue della giovane.

2° CAPITOLO

Mentre ancora medita sull’accaduto, Yuri si ritrova inseguita da alcuni soldati e durante la sua fuga incontra un ragazzo che la osserva con aria di superiorità.

I soldati le sono ormai addosso e la ragazza pare non avere via di scampo, quando il misterioso giovane la nasconde avvolgendola nel suo mantello e la bacia.
I soldati si stupiscono nel ritrovarsi di fronte al Principe e gli chiedono se per caso abbia visto una ragazza con addosso strani vestiti.
Kail Mursili, è questo il nome del principe, afferma di non saperne niente e intima ai soldati di andare via, facendo loro capire di essere già impegnato con una donna per conto suo.
Quando questi si sono allontanati, Kail chiede a Yuri da dove venga e che cosa abbia combinato per essere braccata dai soldati della regina. Yuri non risponde, è in preda alla confusione e non capisce come mai a un tratto riesca a capire la lingua del giovane.
Kail le domanda allora se sia ancora arrabbiata per quanto successo prima e suggerisce di continuare quello che stavano facendo…

Yuri scappa pensando che non si può fidare di nessuno e, poco dopo, viene acciuffata dai soldati. Portata dinanzi alla regina, Yuri riceve il benvenuto a Hattusa. La regina afferma che è stato un errore farla vedere a tante persone e che la “cosa” deve essere fatta prima che si diffondano i pettegolezzi su quanto accaduto.
La ragazza domanda perché l’abbia condotta fin lì e la regina spiega che ha bisogno del suo sangue. L’imperatore è molto vecchio e lei vuole che sia suo figlio a succedergli al trono, ma essendo questi l’ultimogenito, tutti i principi più vecchi di lui devono morire affinché lui diventi l’erede.
Il sangue di Yuri le serve per maledirli e ucciderli; sono stati gli dei a indicare la ragazza più adatta come vittima sacrificale!
Yuri si chiede come questo possa essere accaduto alle soglie del ventunesimo secolo, la regina per tutta risposta le domanda se “il ventunesimo secolo” sia il paese da dove viene e le spiega che adesso si trova nell’impero Ittita.

In quel momento giunge un servitore della regina che annuncia l’arrivo del Re. La donna imbavaglia Yuri in modo che non parli; il re, sentendo della confusione avvenuta in città, domanda alla regina come mai la ragazza si trova nel suo palazzo.
La donna risponde che lei è anche una Sacerdotessa e che ha intenzione di sacrificare la giovane a Teshub essendo apparsa dal pozzo a lui sacro, affinché garantisca prosperità al regno.
Il re dà il suo consenso e la regina ordina di avvisare il popolo che la cerimonia sacra avrà luogo il giorno dopo!

Ad assistere alla cerimonia, che verrà celebrata dalla Regina, giungono quindi il Re, il principe Sali Arwanda e il principe Kail Mursili.
Yuri lo riconosce e pensa che anche lui sia in combutta con la regina. Quando la testa della ragazza sta per essere mozzata, Kail scaglia una coppa contro il boia.
La regina gli domanda come si sia permesso di interrompere la cerimonia sacra. Il principe risponde che ha compiuto un simile gesto proprio perché non vuole prendere in giro gli dei e chiede a suo padre se una vittima sacrificale per Teshub debba essere pura. Il Re annuisce. Kail allora dichiara che proprio il giorno prima ha rubato la verginità della ragazza senza sapere che doveva essere sacrificata. La Regina, attonita, esclama che non sia possibile e Kail le chiede perché dubiti di lui mentre si avvicina a Yuri e le dice che sicuramente non si sarà dimenticata di quello che è accaduto sotto il mantello. Intanto le sussurra in un orecchio di stare al gioco se ci tiene ad avere salva la vita.

Il Re domanda a Yuri se è vero e la ragazza annuisce, anche se con molto imbarazzo. Kail promette a suo padre che manderà cento mucche e capre pure come sacrificio. Suo padre lo ammonisce: nonostante la fama di donnaiolo, prima o poi dovrà sposarsi con una donna rispettabile e metter su famiglia.
Kail dice di essere d’accordo, ma purtroppo esistono tante belle donne quante sono le stelle in cielo e non può sceglierne solo una.

Alla regina non importa se Yuri sia o no vergine: avrà il sangue della ragazza a ogni costo e per questo ordina che sia portata “dell’acqua nera” al palazzo del principe Kail.

Intanto Kail monta con Yuri su una biga guidata da Kikkuri, suo fedele compagno, e interroga la ragazza circa le sue origini. Lei risponde che viene dal Giappone e chiede al principe dove si trova Hattusa. Kail le dà della provinciale, visto che non conosce la grande capitale dell’impero Ittita, e le domanda se conosce il regno Mitanni o l’Egitto.
Al suono di questo nome lo sguardo di Yuri si illumina e chiede se l’Egitto sia lì vicino. Kail le risponde che ci vogliono più o meno quindici o sedici giorni di viaggio con il carro per raggiungerlo.

Il principe chiede se in Egitto esiste una città chiamata Giappone e Kikkuri aggiunge che potrebbe essere: da quando l’ultimo faraone è salito al potere sono sorte molte città. Kail annuisce affermando che Tutankhamon ha lavorato duramente…

Mentre Kail la conduce al suo palazzo, Yuri gli spiega le intenzioni della regina. Viene poi affidata alle cure di uno schiavo, Tito, che in un primo momento la poveretta scambia per sua sorella Eimi.
Yuri domanda al ragazzino se si può uccidere qualcuno usando un’altra persona come vittima sacrificale. Tito risponde che si tratta di un crimine che si commette per uccidere persone di una classe sociale elevata (normalmente si usano i serpenti), inoltre solo un sacerdote potente può scagliare una simile maledizione.
Yuri chiede a Tito come si può portare indietro una persona che è stata chiamata da molto lontano da uno di questi sacerdoti. Tito suppone che bisogna chiederlo allo stesso sacerdote che l’ha evocata. A questa risposta Yuri si scoraggia…

Tito se ne va dalla camera di Yuri e si dirige in cucina, dove trova sei giare piene di acqua al posto delle cinque che aveva portato. Un altro schiavo gli risponde di averla appena comprata da un venditore che l’ha assicurato della straordinaria bontà dell’acqua.
Intanto la regina osserva Tito che dorme attraverso un contenitore pieno di acqua e dice di “metterlo subito al lavoro”. Si vede così l’acqua della sesta giara entrare nell’orecchio del ragazzino, possedendolo.

Yuri si avventura di notte per il palazzo pensando di recarsi dalla regina per essere rimandata in Giappone. Mentre cerca l’uscita viene attaccata da Tito che tenta di ucciderla. Yuri nota subito che il colore degli occhi del ragazzo non è normale. Solo l’intervento provvidenziale di Kail la salva dal peggio.

Kail nota l’acqua nera della regina uscita dall’orecchio di Tito, ma purtroppo il liquido scompare subito.

Intanto Yuri, sopraffatta dalle ferite sviene e si risveglia in una camera non sua, avvolta solo da un lenzuolo. Kail, che le ha medicato le ferite, spiega che Tito era sotto il controllo della Regina. Kail comincia a baciarle il petto mentre Yuri cerca di respingerlo e finisce col chiamare il nome di Himuro. Kail si ferma e chiede chi sia: la ragazza replica che Himuro è il nome del ragazzo che ama.

Improvvisamente Yuri sente il suono delle campane. Kail spiega che l’esecuzione di Tito sta per avere inizio poiché chi cerca di uccidere persone che hanno a che fare con la famiglia reale dovrà essere giustiziato.
Infatti Yuri, da quando è stata portata nel palazzo del principe, viene considerata una principessa. Yuri insiste sul fatto che Tito era sotto l’influenza della regina, ma Kail le risponde che non ci sono prove per dimostrarlo e lui non si può opporre alla legge.
Yuri gli dà dell’idiota lanciandogli una coppa in testa e gli domanda dove avverrà l’esecuzione.

Yuri arriva appena in tempo e intima di fermare l’esecuzione. Un uomo le spiega che se un uomo comune tenta di uccidere una persona nobile, deve essere giustiziato… la cosa sarebbe diversa se anche Yuri appartenesse ad una classe sociale inferiore, in tal caso si potrebbe risolvere la cosa condannando Tito a un lavoro forzato.
Yuri allora propone di punirlo facendolo lavorare per lei ma Kail la rimprovera dicendo che non si può usare l’influenza della famiglia reale per scopi personali. Yuri gli grida che le classi sociali più alte esistono per proteggere i più deboli, inoltre si chiede per cosa usi la sua influenza, se non per risolvere situazioni del genere? Kail rimane stupito della reazione della giovane, le bacia la fronte e ordina che Tito venga lasciato libero. Tito la ringrazia e le promette che farà qualsiasi cosa per aiutarla. Tutto ciò che Yuri vuole è tornare in Giappone e si chiede ad alta voce perché solo lo stesso sacerdote che compie un incantesimo possa annullarne gli effetti.
Kikkuri le risponde che anche un altro sacerdote può farlo, se ha lo stesso potere… e quella persona è proprio Kail Mursili!

Il principe le spiega che per riportarla indietro in Giappone tutti i sette pozzi di Hattusa devono essere pieni, e in quella stagione ciò accade quando la stella del mattino brilla a est. Inoltre Yuri dovrà indossare gli stessi vestiti con i quali è arrivata.
I vestiti in questione si trovano nel Grande Tempio, dove erano state sostituite le vesti di Yuri. Kail manda Kikkuri a scoprire che cosa sia accaduto alle vesti della ragazza.

Nel frattempo il principe offre del cibo a Yuri, la quale ringrazia affermando che non può mangiarne troppo altrimenti ingrasserà. Il ragazzo le risponde che è proprio per questo che le offre cibo, infatti la trova troppo magra e spera che svilupperà un seno vero e proprio per quando avrà compiuto 15 anni. Yuri infuriata gli risponde che ne ha già compiuti 15. Kail sorpreso, confessa a Tito che pensava ne avesse 12 o 13!

Più tardi Kikkuri torna riferendo ciò che ha scoperto, ovvero che i vestiti sono stati presi dalla Regina.
Yuri prega Kail di andare al palazzo della donna ma Kail rifiuta, affermando che lui stesso è coinvolto in questa situazione e che bisogna organizzare un piano. Come se non bastasse la “magia nera” ha maggior forza di notte, e ormai su Hattusa è scesa la sera.
Yuri decide di recarsi da sola al palazzo della regina una volta che tutti si saranno addormentati…

Poco dopo Yuri domanda a Kail perché debba dormire con lei quando nel palazzo ci sono tante altre camere libere. Kail replica che non vuole che si sappia in giro che il più grande playboy di Hattusa non l’ha nemmeno sfiorata!
Yuri cerca di protestare ma Kail la mette a tacere dicendo che altrimenti farà di lei ciò che vuole. Quando Kail si addormenta, Yuri esce dalla stanza e incontra Tito, che si offre di aiutarla e la conduce al palazzo della regina.

Intanto Kail, accortosi della fuga della ragazza, ordina a Kikkuri di radunare alcuni soldati per andare al suo inseguimento.

Tito e Yuri si sono introdotti nel palazzo e iniziano a cercare gli abiti. Tito prega Yuri di fare attenzione, perché la regina può controllare l’acqua e può essere pericoloso. Infatti poco dopo la mano di Yuri viene trapassata da parte a parte da un getto d’acqua.

3° CAPITOLO

Tito consiglia a Yuri di andare via da lì e di lasciare che la situazione venga risolta da Kail. La ragazza non vuol saperne ma viene ugualmente catturata da un uomo gigantesco che la porta nella stessa stanza dove sono custoditi i suoi vestiti. Il tipo sembra essere attratto dalla pelle della ragazza e chiede alla regina se dopo il sacrificio può scuoiarla per fare un vestito!

Yuri sta per essere sgozzata ma Tito arriva e ferisce lo scagnozzo della regina. Intanto la ragazza si domanda perché nel momento in cui stava per essere uccisa abbia pensato alla sua famiglia e a… Kail.
Approfittando della colluttazione tra Tito e l’energumeno, Yuri recupera i propri vestiti e fugge via con Tito.
Ben presto viene di nuovo catturata nuovamente dal “maniaco della pelle”, sbucato fuori da un canale di scolo. Tito lo ferisce alle mani con un coltello e grida a Yuri scappare, la ringrazia ancora per avergli salvato la vita, le augura buona fortuna e la spinge fuori dal palazzo chiudendo la porta.

Yuri, in lacrime, cerca di aprire il portone con tutta la sua forza. Quando sopraggiunge Kail, la ragazza lo prega di salvare Tito.

[Fine primo volume]

Considerazioni
Anatolia Story è senza ombra di dubbio la serie più nota di Chie Shinohara sia in Asia che sul mercato occidentale.
Non è certo la serie che l’ha resa famosa, ma è senza ombra di dubbio la serie che ne ha confermato la grandezza.
Ma soprattutto è la saga epica classica che tocca tutti i temi più cari a questa mangaka: intrighi di corte, omicidi efferati, amori passionali, eroine coraggiose e atmosfere misteriose e magiche. E cos’altro si può chiedere di più da un perfetto manga un po’ storico e un po’ fantasy se non la presenza di battaglie imponenti, luoghi esotici e ultimo, ma non ultimo, la presenza di un principe un po’ arrogante e un po’ generoso?
Tutto questo è Anatolia Story che è, a tutt’oggi, ancora una serie molto amata, della quale si parla (e solo bene) e probabilmente una dei top seller sui mercati asiatici (Giapponese, Cinese e Koreano) degli anni novanta.

Chie Shinohara è stata introdotta al pubblico italiano grazie ad “Ao no Fuuin” (Il sigillo azzurro) pubblicato dalla Star Comics sulla collana Amici. Una serie avventurosa, sì, ma comunque una serie minore (enormemente danneggiata dalla rotazione trimestrale) e lanciata sul mercato col minimo indispensabile di presentazione per questa autrice, considerata invece in Giappone una delle regine dell’horror (se non La Regina).

Non mancano mai, difatti, nelle serie della Shinohara sensei, il soprannaturale, temi adulti e qualche scena dal contenuto erotico (mai gratuite e sempre disegnate con grazia e tatto). L’amore passionale tra i due protagonisti è un altro degli elementi che la fa da padrone: quasi sempre un amore assoluto, estremo, fedele e pronto al sacrificio.

Anatolia Story non è da meno, anzi è di gran lunga superiore a qualsiasi altra serie presentata in precedenza da Shinohara sensei, tant’è la sua popolarità ne ha protratto la pubblicazione per ben 28 volumi.

Le tavole, come sempre, alternano fortemente i contrasti tra bianchi e neri, e sfoggiano una ricchezza nei costumi e negli sfondi particolareggiati. Peraltro Shinohara sensei, ritraendo le vicissitudini dell’Anatolia antica, non ha badato a spese, documentandosi egregiamente e rendendo addirittura il principe Kail Mursili simile al vero Kail Mursili riportato nei libri di storia.

I disegni sono di stampo un po’ “vecchia maniera”, ma la dinamicità delle pose, la grande personalità anche a livello gestuale, la composizione grafica delle tavole e lo stacco cinematico tra le vignette fanno da garante per questa mangaka i cui disegni originali (seppure semplici a livello anatomico) sottolineano una storia composta e ben strutturata.

In definitiva, Anatolia Story è un manga per un pubblico maturo, ricco di grandi personaggi, un po’ buoni e un po’ cattivi, di comprimari riconoscibilissimi e molto individuali, ma che posa soprattutto l’accento su una protagonista dibattuta tra il proprio orgoglio, il proprio amore e il desiderio di tornare a casa (nel suo tempo).
Un manga da porre nella libreria di qualunque manga lover che osi definirsi tale.

Curiosità
Anatolia story: un bellissimo manga ambientato nell’impero ittita… ma…. Chi sono gli Ittiti? Sebbene questo popolo abbia giocato un ruolo fondamentale nella politica “internazionale” della storia antica, sembra essere stato quasi rimosso dalla memoria comune… ci si ricorda molto più spesso dei Sumeri (i loro testi scritti sono i più antichi mai ritrovati… i famosi caratteri cuneiformi!), degli Assiri (come dimenticarsi dell’epopea di Gilgamesh?), dei Babilonesi (il cui sovrano Hammurabi ci ha donato il primo codice di leggi scritte della storia) per non parlare degli antichi Egizi… e gli Ittiti? Che cosa hanno fatto? Chi erano? Come vivevano? Se siete curiosi di saperlo… per quanto poco e brevemente… ecco soddisfatta la vostra sete di conoscenza!

LA STORIA
Fino agli inizi del ‘900 questa civiltà era pressoché sconosciuta, eppure nel XVI secolo a.C dominava incontrastata buona parte del Medio Oriente (Siria, Libano, Mesopotamia). Fu solo nel 1906 che gli scavi dell’archeologo tedesco Winkler riportarono alla luce Hattusas, antica capitale ittita. La secolare storia degli Ittiti può essere idealmente suddivisa in tre grandi periodi: il primo segna la loro comparsa sulla scena della storia; il secondo (L’antico impero) va dal regno di Tabarnas fino al 1450 a.C. circa e il terzo (Il nuovo regno) dal 1450 a.C. alla caduta dell’impero.
Nella penisola anatolica vivevano già dal VII-VI millennio a.C delle popolazioni autoctone, i protohatti, che avevano fondato la città di Çatal Hüyük, la più antica che si conosca. A Çatal Hüyük furono rinvenute le più antiche testimonianze di coltivazione della terra. Gli Ittiti, probabilmente seminomadi originari del Caucaso, arrivarono in Anatolia intorno al 1900 a.C quando incominciò la loro espansione. Essi si inserirono molto bene nel tessuto sociale, a tal punto che assunsero la lingua delle popolazioni autoctone e un nome che li ricordava.
Si stabilirono in un primo momento a Nesa, per poi conquistare Hattusa sotto il regno di Pitkhana di Kussara. Nonostante questi primi nuclei, si può affermare che il vero fondatore del regno ittita fu Tabarnas (o Labarna 1680-1650 a.C. circa), il cui nome divenne sinonimo di re e i successivi sovrani assunsero il suo nome accanto al loro. Grazie a grandi sovrani come Hattusil I, Mursil I e Telipinus (che pose fine a un periodo di instabilità politica emanando una legge di successione ereditaria al trono) il regno degli Ittiti si affermò sulla scena della storia, conquistando la Siria e saccheggiando perfino la potente Babilonia (questo sotto il regno di Mursil I, sovrano che conquistò anche Aleppo).
Intorno alla metà del XV secolo a.C. fu fondato il nuovo regno. Nel 1380 a.C circa (prendete data con le pinze, consultando varie cronologie, le date possono variare di 20 anni tra loro), periodo caratterizzato da invasioni straniere, Suppiluliuma usurpò il trono e, liberato il paese dai Kaska attraverso una serie di alleanze rafforzate da matrimoni (aveva moltissimi figli), sconfisse e conquistò il regno di Mitanni e sottomise parte della Siria. Purtroppo scoppiò un’epidemia che uccise lo stesso Suppiluliuma. Gli successe al trono per un brevissimo periodo (un anno) suo figlio Arnuwanada, che morì quasi subito. Salì quindi al potere un Mursil II (Può anche essere scritto Murshilish, Mursilis o Mursili – è il Mursili di Anatolia Story), figlio di Suppiluliuma.
Per alcuni Mursil regnò dal 1345 a.C. al 1315 a.C., per altri dal 1339 a.C. al 1306 a.C. e per altri ancora dal 1321 a.C. al 1295 a.C., ma esiste anche l’ipotesi che il suo regno vada dal 1340 a.C. al 1310 a.C.. C’è un po’ di confusione su questo punto… (penso siano più probabili le date che vanno dal 1345 a.C. al 1306 a.C. perché più vicine tra loro).
A Mursil seguì Muwatalli, suo figlio, che si scontrò in un’epica battaglia con Ramesse II, presso Qadesh (anche qui le date sono contrastanti… potrebbe essere avvenuta o nel 1300 a.C., o nel 1296 a.C., o nel 1285 a.C. oppure ancora più avanti!) poiché l’Egitto e l’impero ittita entrarono in conflitto, volendo entrambi espandersi in Palestina, Libano e Siria (importante nodo per le vie carovaniere). Stabilire chi abbia vinto in questa battaglia è difficile (ognuna delle parti si attribuì la vittoria, anche se sembra che gli Ittiti avessero messo molto a dura prova gli Egiziani), tuttavia, per porre fine alle ostilità, alcuni anni dopo Hattusil III, salito al trono dopo il fratello Muwatalli, e Ramesse II firmarono un trattato di pace ( detto anche trattato della “pace eterna” o “patto antico”) in base al quale venne stabilita una linea di confine lungo il fiume Oronte (in Siria), si sancì un’alleanza difensiva contro nemici esterni, sollevazioni delle popolazioni sottomesse e ribelli. Il testo di questo documento ci è giunto in duplice versione, egizia e ittita, cosa inconsueta per il mondo antico. La versione egizia è scritta in geroglifici su una stele parietale di un tempio di Karnak, quella ittita è redatta in accadico su una tavoletta in argilla ed era custodita nel palazzo reale. Nel trattato Hattusil viene anche citato come “il grande capo di Hatti” e il faraone viene chiamato anche col nome di Usermarê Setepenrê.
Questo accordo venne rafforzato dal matrimonio tra Ramesse II e la figlia di Hattusil III, Naptera. L’impero ittita aveva assunto dimensioni notevoli: Tra il XV a. C. ed il XIV a.C. secolo esso comprendeva l’Armenia, la Mesopotamia superiore, parte della Siria e del Libano. L’impero ittita andava da Smirne a ovest fino ad Aleppo a est, da Beirut a sud fino al mar Nero al nord e poteva competere con il regno egiziano. Nel 1200 a.C. circa i “Popoli del Mare” (così chiamati dagli egizi) invasero il regno ittita arrivando persino a conquistare Hattusas. Molte popolazioni che si trovavano sotto il dominio degli ittiti si ribellarono, approfittando del momento di crisi in cui il regno ittita versava.
L’ultimo sovrano, Suppiluliuma II, non riuscì ad arrestare l’inesorabile e ineluttabile caduta del suo impero, dalle cui rovine sorsero tante piccole città-stato (tra cui la più nota Karkemish).

SOCIETA’ E CULTURA DEGLI ITTITI
Dopo aver riassunto brevemente la storia di questo affascinante popolo, mi sembra opportuno esporre anche brevemente qualcosina per quel che concerne il loro stile di vita.
Come presso tutti i popoli antichi, la religione era un aspetto fondamentale della vita degli Ittiti e gli dei venerati erano innumerevoli (nel trattato di pace tra Hattusil III e Ramesse II si dice che gli dei adorati dagli ittiti erano mille). Gli dei più importanti erano la dea del sole Arinna (più volte invocata da Mursil II nei suoi Annali), il dio della tempesta e del tempo Tarhunnas, Taru o Teshub (piccola curiosità: la regina, nel primo volume del manga, quando sta per sacrificare Yuuri, invoca proprio il dio Teshub!). I miti presenti nella civiltà ittita erano stati elaborati da motivi presenti anche nella cultura hurrita e babilonese. Vi si narra delle varie generazioni di dei che reggevano l’universo e del mostro che si oppose all’ultimo re divino. Sono miti simili a quelli presenti nella Teogonia di Esiodo, di cui forse sono stati il modello.
Hattusas era l’unica città dell’Anatolia a essere ricca di acqua (e questa caratteristica sembra ben nota a Chie Shinohara, infatti nella Hattusas ricreata nel manga l’acqua non manca di certo) ed era una città fiorente e molto sviluppata. Le città dell’impero ittita erano solitamente protette e circondate da muraglie, al cui interno sorgevano il palazzo e i templi. Ad Hattusas è stata rinvenuta la biblioteca più antica del mondo e il tempio dedicato a Taru era grande quanto uno stadio di calcio.
Una delle novità più significative della civiltà ittita è forse lo spirito di tolleranza manifestato dai sovrani nei confronti dei popoli vinti, i quali potevano mantenere i tratti caratteristici della loro cultura. Un atteggiamento diametralmente opposto alle abitudini imperialistiche dell’antichità, secondo cui i conquistatori distruggevano ogni traccia delle precedenti culture.
Lo spirito di relativa tolleranza si rispecchiava anche nella legislazione: gli Ittiti infatti avevano un sistema giuridico alquanto avanzato per l’epoca.
Nel loro insieme, le leggi ittite abbandonarono il principio del taglione per sostituirlo con il concetto di risarcimento. A differenza del codice di Hammurabi, le leggi ittite avevano un maggior rispetto per la vita: la pena di morte era prevista solo in casi particolari, come una grave disubbidienza nei confronti del sovrano o un atteggiamento di disprezzo nei confronti delle divinità. Anche le mutilazioni erano previste in pochi casi.
Il popolo ittita era principalmente dedito all’agricoltura (grano ed orzo) e alla pastorizia (bovini e ovini), tuttavia non mancavano relazioni commerciali: esportavano soprattutto rame, oro, piombo, argento e bestiame e importavano le leghe per la realizzazione dei metalli. Gli Ittiti, nel campo della tecnologia, fornirono notevoli contributi: essi infatti riuscirono a ottenere l’acciaio. Furono in grado di raggiungere nei forni l’elevata temperatura necessaria alla fusione, di battere il ferro in un fuoco di carbonella e di temperarlo nell’acqua fredda, facendolo indurire. La lavorazione dell’acciaio fu mantenuta come un segreto militare e ciò permise all’esercito ittita di prevalere nelle guerre grazie alle nuove armi. Quando l’impero si disgregò, la lavorazione dell’acciaio si diffuse anche presso altri popoli.
Nella società ittita vi era una classe nobiliare e una sacerdotale e il sovrano era considerato il sommo sacerdote, per questo motivo prendeva parte a tutte le cerimonie religiose. Il re, che deteneva quasi tutto il potere, era affiancato da un consiglio di aristocratici (il pankus) che aveva incarichi civili e militari. Tratto distintivo della monarchia ittita è l’essere priva, fatta eccezione degli ultimissimi anni dell’impero, di caratteri teocratici: il re, per assicurarsi l’obbedienza doveva dimostrare di possedere doti militari e per ciò non aveva bisogno di divinizzarsi. Vi era anche una classe militare e ai generali era consentito prendere parte dei bottini (frutto di saccheggi) e di schiavizzare alcuni prigionieri. Gli schiavi infatti erano abbastanza numerosi, tuttavia era permesso loro di possedere beni propri. Gli Ittiti erano grandi guerrieri e la loro arma più temibile era il carro da guerra che, trainato da cavalli, gettava il panico fra le fila dei nemici.
Le donne erano tenute in grande considerazione e chi desiderava sposarsi doveva pagare ai genitori della fanciulla prescelta una somma di denaro. La regina giocava un ruolo importante nella gestione del potere, le era consentito infatti di partecipare alle discussioni concernenti la guerra e la giustizia.

QUALCHE PAROLA SU MURSIL II, LA SUA FAMIGLIA E I SUOI ANNALI
E ora mi sembra doveroso spendere qualche parola in più sul conto del personaggio che ha ispirato Kail Mursili, il carismatico protagonista maschile di Anatolia Story. Innanzi tutto è interessante sapere che Ankhesenamun, sorella e vedova del faraone Tutankhamon (che viene citato nel primo volume del manga), inviò una lettera al re Suppiluliuma (padre di Mursil II) nel quale chiedeva di poter sposare uno dei suoi figli. Il re inviò uno dei suoi figli, che venne poi assassinato. Per quanto riguarda Mursil II, scrisse gli annali del suo regno (documento molto importante per ricostruire la storia del suo impero) e compose anche alcune preghiere. Sostenuto dal fratello Sarri-Kusuh re di Karkemish e protetto a sud dal regno di Mitanni, concentrò le sue energie a nord-ovest. Ristabilì il potere in Siria, sottomise il Millawanda (così è scritto nei suoi annali) e ne affidò il governo a un membro della famiglia reale a lui favorevole. Gli stati di Mira, Hapalla e Seha furono trasformati in protettorati, così da accerchiare l’Arzawa conquistandolo. Costruì una linea difensiva a nord per prevenire le incursioni dei gasgas (o gasgans). Domò numerose rivolte tra cui una scoppiata in Siria. Sotto il suo regno fu migliorata l’amministrazione, inoltre Mursil II volle sempre tenere sotto stretto controllo i protettorati. Negli ultimi anni del suo regno non ci fu un’espansione territoriale.
All’inizio dei suoi Annali spiega come, dopo la morte del padre e del fratello, lui sia salito al trono e come i paesi circostanti gli siano diventati ostili, scrive infatti:

Anche prima che io sedessi sul trono di mio padre, tutti i paesi nemici mi erano ostili. Quando mio padre divenne un dio (cioè quando morì n.d. Ladyice), mio fratello Arnuwanda sedette sul trono di suo padre.
Dopodiché, anche questi si ammalò. Quando i nemici sentirono che Arnuwanda era malato, i paesi nemici cominciarono a essere ostili.

Segue la narrazione in un altro passo:

Quando mio fratello Arnuwanda divenne un dio ( cioè morì n.d. Ladyice), i paesi nemici che non erano stati ostili, anche questi paesi nemici divennero ostili. I paesi nemici circostanti parlavano come segue: “Suo padre che era il Grande Re di Hatti prima di lui: questi era un re eroico, aveva conquistato paesi nemici. È diventato un dio e suo figlio (si parla di Arnuwanda n.d. Ladyice), che si è seduto sul trono di suo padre dopo di lui, prima anche lui era un guerriero. Ora lo ha afflitto (penso che Mursil stia parlando della malattia che ha afflitto suo fratello n.d. Ladyice) ed è diventato un dio. Ma adesso colui che si è seduto sul trono di suo padre (ovvero Mursil n.d Ladyice), costui è un bambino. I confini del paese di Hatti (cioè l’impero ittita n.d. Ladyice) e il paese di Hatti lui non salverà.”

Ci sono alcune formule che definirei “fisse” e che Mursil usa spesso. Per esempio, ogni qualvolta descrive la conquista o il saccheggio di una città scrive:

sconfissi …e venni via con prigionieri, bestiame, pecore e li portai via ad Hattusas. Diedi alle fiamme la città

Alcune volte la narrazione della sconfitta di una città è preceduta da una sorta di elenco di tutti gli dei che lo hanno aiutato a compiere l’impresa:

E io Mio Sole dichiarai guerra a … e la mia signora la dea del sole Arinna, il mio signore il grandioso dio della tempesta, Mezzullas e tutti gli dei mi precedettero, e io sconfissi…e venni via con prigionieri, bestiame, pecore e li portai via ad Hattusas. Diedi fiamme alla città.

Quando si conclude la narrazione delle imprese di un intero anno, Mursil conclude il racconto con questa frase:

Queste cose realizzai io in un anno.

Come si può notare, le parti che ho citato risultano a volte molto ripetitive (non ho sostituito volutamente parole ripetute con sinonimi o cambiato l’ordine dei complementi nella frase). Questa è una caratteristica “tipica” della scrittura antica, basta anche leggere alcuni passi tratti dal trattato di pace tra Ramesse II e Hattusil III per rendersene conto.

RAMESSE E MURSIL IN ANATOLIA STORY: un’imprecisione storica?
Come forse qualcuno di voi già sa, nel manga viene anche presentata la figura di Ramesse (o Ramses, Ramsete, Ramesses), il futuro Ramesse II, epico faraone protagonista della storica battaglia di Qadesh, che lo vedrà affrontare Muwatalli, figlio di Mursil II. Chie Shinohara presenta Ramesse e Mursil come quasi coetanei… tuttavia… lo furono veramente? Ramesse infatti si scontrò con il figlio di Mursil.
Proviamo a fare un po’ di conti: le date in cui viene collocato il regno di Mursil II sono contrastanti (i periodi sono 1345-1315, 1340-1310, 1339-1306, 1321-1295 a.C.), mentre il periodo in cui governò Ramesse II va più o meno dal 1300 o 1298 al 1234 a.C. circa (per alcuni invece regnò dal 1279 al 1213 a.C., però ho trovato molte più fonti in cui lo davano dal 1300 o 1298 al 1234 a.C. o tra il 1304 e il 1237 a.C.). Si narra che Ramesse II abbia vissuto fino all’età di 97 anni quindi, sarebbe nato nel 1331 circa. Secondo quanto ricavato dagli annali di Mursil, questi sarebbe salito al trono in giovane età, ciò vuol dire che, se Mursil ha regnato tra il 1321 e il 1295, i due si avvicinerebbero di più come età, se invece sono vere le altre date (cosa anche più probabile perché si avvicinano di più tra loro) c’è un’imprecisione storica. Che Chie Shinohara si sia sbagliata? Che si sia riferita alle date secondo le quali Mursil avrebbe regnato dal 1321 al 1295? O che abbia leggermente manipolato la cronologia consapevolmente per inserire nel suo manga due figure affascinanti come Mursil II e Ramesse? Poco importa. Anatolia Story rimane comunque un’opera di grande spessore e la compresenza di due personaggi epici e carismatici come Mursil e Ramesse non può che rendere questo manga ancora più affascinante!

FONTI
Ringrazio tantissimo Paolo Pastore, curatore di questo interessantissimo sito che vi invito a visitare e dal quale ho attinto interessanti informazioni per redigere questa pagina!
Enciclopedia Encarta 2000
GOETZE A. (1933), Die Annalen des Mursilis. ( Gli annali di Mursili)
Pirenne, Storia della civiltà dell’antico Egitto, Sansoni, Firenze 1968
Beniamino Stumpo, Antichità e Medioevo, Lemonnier
Carlo Barberis, Storia antica e medievale, Principato

 

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