Ayashi no Ceres di Yuu Watase

A cura di Emy

Titolo: Ayashi no Ceres
Tradotto: Misteriosa Ceres
Autrice: WATASE Yuu
Categoria: Shoujo

:: Il manga in Giappone ::
Numero di volumi: 14, concluso
Casa editrice: Shougakukan (Flower Comics)
Prima pubblicazione: 1996-2000
Rivista in cui era serializzato: Sho-comi.

:: Il manga in Italia ::

PRIMA EDIZIONE
Numero di volumi: 14, concluso
Casa editrice: Play Press (Fun Fun Comix)
Pubblicato in Italia a partire da: Luglio 2003
Cadenza: mensile
Prezzo: 3.90 E
Lettura all’orientale
Distribuito in edicola e fumetteria

SECONDA EDIZIONE
Titolo: Ayashi no Ceres, la fiaba del cielo
Numero di volumi: 14, concluso
Casa editrice: Panini Comics
Pubblicato in Italia a partire da: Settembre 2009
Cadenza: mensile
Prezzo: 5.50 E

:: Anime ::
Ayashi no Ceres è l’opera seconda di Yuu Watase, autrice che grazie al suo precedente manga, Fushigi Yuugi, ha conquistato la notorietà in patria e all’estero. A differenza della sua opera prima, Ayashi è un manga cupo, dove le gag comiche lasciano spazio alla drammaticità degli eventi. Come per Fushigi, anche da Ayashi, però, è stata tratta una serie animata, serie di 24 episodi edita in Italia da Dynit nel 2005 in 6 DVD.

Storia

Volume Primo

Tutto comincia quando una chiromante predice il futuro della quindicenne Aya Mikage, una studentessa moderna e sicura di sé: la predizione è sconcertante e prodiga di sventure, ma l’energica ragazza non si lascia intimorire e scaccia i cattivi presagi con un po’ di karaoke!

Arriva però la vigilia del sedicesimo compleanno per Aya e per il suo gemello, Aki Mikage, quest’ultimo un ragazzo dolce e premuroso, legatissimo alla gemella. Quel giorno, nel tentativo di recuperare una borsa rubata da uno scippatore, Aya finisce col cadere da una balaustra: con sua somma meraviglia, si ritrova a levitare dolcemente e a posare i suoi piedi a terra, completamente illesa! Ma sfortuna vuole che sia atterrata proprio in mezzo alla strada: a salvarla da una macchina in corsa è un misterioso quanto affascinante ragazzo, che scompare nel nulla.

L’indomani ricorre il sedicesimo compleanno per i gemelli; i due, contrariamente ai loro programmi, che prevedevano gran festeggiamenti con gli amici, vengono portati dai genitori nella sontuosa dimora del nonno, il capofamiglia dei Mikage. Qui Aya fa presto ad accorgersi della strana atmosfera che aleggia per la casa: più che una festa di compleanno sembra una cerimonia luttuosa, con tutti i familiari vestiti a nero e con espressioni spente.

Il nonno mostra il suo regalo ai due gemelli, è un grosso pacco e la persona incaricata di portarlo altri non è che il salvatore di Aya del giorno prima! Ma la ragazza non ha tempo di porsi domande: aperto il pacco, lei e Aki hanno la sorpresa di trovarci una mano mummificata! A quella vista, un misterioso potere si sprigiona con potenza da Aya, lacerandole in parte i vestiti, mentre il corpo di Aki si ricopre di numerose e dolorose ferite… che cosa sta succedendo? Aya non capisce nulla e stenta a credere alle parole del nonno, il quale ora le sta dicendo che lei è un pericolo per la famiglia Mikage e che quindi deve morire. Aki e i suoi genitori vengono portati via mentre delle mani si stringono senza pietà attorno al collo della ragazza… ma i suoi assalitori non hanno fatto i conti con l’inaudita potenza dei suoi poteri: Aya scompare e le persone attorno a lei si ritrovano a terra, sanguinanti e in fin di vita.

Nel frattempo, Suzumi, giovane vedova e autorevole membro della famiglia Aogiri, ha avvertito, in virtù delle sue speciali facoltà, il risveglio di Aya e invia, per soccorrerla, il giovanissimo cognato: Yuuhi. Aya è stata teletrasportata dal suo stesso potere, però si trova ancora nei pressi di casa Mikage e per la precisione nel giardino della casa, su di un pino. Mentre le attraversano la mente dei ricordi d’infanzia legati a quel giardino, viene raggiunta da quello che lei chiama il suo “salvatore”, ossia il ragazzo che il giorno prima l’aveva salvata dall’auto in corsa: Aya è sconvolta e si chiede come sia possibile che una cosa del genere stia accadendo, pensa ancora a un colossale scherzo o a una punizione divina; in piena crisi isterica viene riportata alla realtà dal ragazzo, che a tal fine pensa bene di… baciarla (…).

Aya dà un grido per la sorpresa e così facendo viene facilmente localizzata dai Mikage: stanno per spararle addosso quando interviene, provvidenziale, Yuuhi. Quest’ultimo riesce, in un modo o nell’altro, a portarla in casa Aogiri. Qui Suzumi spiega alla giovane, finalmente, che cosa stia accadendo: tutto nasce da un’antica leggenda, che è ovunque presente, seppur in forme diverse, sulla Terra.

Secondo la versione giapponese, accadde in tempi passati che un uomo sottrasse a una tennyo (un’abitante celeste) l’hagoromo (ossia la veste che le permetteva di volare), mentre questa faceva il bagno. Non potendo più tornare in cielo, la tennyo fu costretta a rimanere sulla terra e a sposare l’uomo, avendo da lui un figlio. Passarono gli anni e, quando un giorno la tennyo sentì il figlio che cantava una canzone dove si svelava il luogo in cui l’hagoromo era nascosto, ella riuscì a recuperare ciò che le era stato sottratto e se ne tornò perciò in cielo, abbandonando marito e figlio.

Ma cosa ha a che vedere tutto questo con Aya? Semplice, dice Suzumi: sia lei che Aya sono delle discendenti di quella tennyo, e hanno perciò delle facoltà speciali dovute all’ereditarietà che portano nel sangue. Suzumi ha forti capacità psichiche ed è anche dotata di un po’ di telecinesi, ma è nulla in confronto al potere devastante di Aya. Questa non può credere a una storia tanto assurda, così rifiuta la proposta di ospitalità di Suzumi e, preoccupata per Aki, decide di tornare dai Mikage, a casa del nonno. Qui incontra nuovamente il suo affascinante salvatore; il ragazzo alfine si presenta: il suo nome è Tooya (significa “decima notte”) e si rivela -purtroppo- assoldato dai Mikage per eliminare Aya e proteggere Aki. Sopraggiungono i Mikage: tra questi, il nonno conferma ciò che Suzumi aveva detto alla ragazza circa la discendenza della tennyo. Aya deve perciò essere giustiziata dalla sua stessa famiglia, perché la tennyo ha come scopo l’eliminazione di tutti i Mikage; per questo motivo la famiglia sottopone al test i suoi membri più giovani, nel giorno del loro sedicesimo compleanno, per individuare chi abbia ereditato i poteri dell’essere celeste.

Per Aya, sotto il mirino dei fucili, non c’è scampo… ma ecco che qualcuno, all’improvviso, si para di fronte a lei e riceve i colpi a lei destinati: suo padre. L’uomo fa appena in tempo a dire qualche parola di conforto alla figlia prima di spirare; la rabbia fa perdere alla ragazza qualsiasi controllo, e in breve tutti sono colpiti dalla devastazione del suo potere, tutti tranne uno: Tooya, stranamente immune ai poteri della tennyo! Sopraggiungono sulla scena Suzumi e Yuuhi: Yuuhi riesce a far tornare Aya in sé e la riporta, assieme a Suzumi, dagli Aogiri. Qui Aya, dopo lo sconforto iniziale, decide di combattere il suo destino di tennyo.

Così diventa una studentessa della scuola Aisei di Saitama: in questo istituto potrà cercare informazioni sulla tennyo. Yuuhi, incaricato di proteggerla, è costretto a iscriversi nella medesima scuola e a indossare una fascia e dei polsini con il simbolo della tennyo ricamati sopra appositamente da Suzumi. Nel frattempo, Aki viene informato che d’ora in poi non potrà più vedere Aya. Ma un altro personaggio esce allo scoperto: Kagami, membro del clan Mikage e cugino di Aya: questi sembra stia portando avanti degli studi sul gene derivato dalla tennyo e in tal senso chiede a Tooya di non uccidere Aya, bensì di sorvegliarla. Inoltre sempre Kagami informa la madre di Aki che Aya in persona ha ucciso il suo stesso padre. Aya intravede Tooya nel cortile della sua scuola: lo raggiunge in un attimo e lo attacca con delle precise domande. Apprende così da Tooya che lui non ha idea di chi sia veramente, avendo perso la memoria: Kagami gli ha offerto la protezione della famiglia Mikage e la promessa di fargli riacquistare il suo passato, in cambio della sua obbedienza alla famiglia.

Nonostante Tooya sia a tutti gli effetti un suo nemico, Aya deve ammettere di essere fortemente attratta da lui, ma -con sua sorpresa- scopre che l’attrazione è reciproca, tanto che il ragazzo si lascia scappare la frase “se soltanto tu non fossi una tennyo…” . Separatasi da Tooya, Aya cede alla nostalgia e si fa portare dall’autista degli Aogiri a casa propria. Qui, inaspettatamente, rincontra la propria madre: la donna l’abbraccia e l’accoglie in casa. Mentre aiuta la madre a preparare la cena, Aya vive per un attimo l’illusione che tutto sia tornato come prima… ma non è così. La madre, all’improvviso, la colpisce con un coltello chiedendole perché abbia ucciso suo padre! Aya fugge al piano di sopra, mentre Yuuhi e Tooya sopraggiungono per recarle soccorso… Yuuhi riesce a bloccare la madre di Aya e con incredulità fissa la ragazza che si trova ora davanti a lui: il colore degli occhi e dei capelli è cambiato, non è più Aya? La ragazza, levitando, dice che Aya sta dormendo, e che il suo vero nome è Ceres.

Considerazioni
Il manga di Ayashi presenta numerose differenze rispetto a Fushigi Yuugi, prima e più famosa opera di Yuu Watase. La grafica infatti è più matura ed equilibrata, rendendo la tavola nel complesso più leggibile. Ma le differenze più rilevanti sono quelle che riguardano la narrazione e i personaggi; in primo luogo, Aya è per certi versi l’opposto di Miaka, l’eroina di Fushigi Yuugi, e la stessa autrice nei numerosi free-talk sottolinea la sua intenzione di dare vita sulla carta a un personaggio femminile diverso da quelli affrontati fino a quel momento: “la nuova eroina di Yuu Watase”.
Aya è energica, determinata e con una forte autostima. Nonostante possa attraversare difficili momenti, trova la forza per andare avanti grazie ai suoi amici ma soprattutto grazie alla fiducia in se stessa. Altro personaggio assai riuscito è la misteriosa Ceres, alter ego di Aya, un essere celestiale la cui natura ultima sfugge sempre, ma nello stesso tempo una donna matura, che ha molto sofferto e per questo dotata di umano spessore. Il restante cast forse non offre molto rispetto ai personaggi-tipo della Watase, ma tutti risultano coerenti e in linea con la narrazione: l’enigmatico Tooya, il fedele Yuuhi, la tenera Chidori, e Aki, il “gemello” di Aya, una figura complessa a causa del suo destino di “discendente del capostipite”.
La narrazione si snoda precisa e sicura, la Watase dimostra mano ferma nel gestire gli eventi, e non ha paura di abbandonare le gag che in Fushigi accorrevano a stemperare ed equilibrare la drammaticità degli eventi, per puntare invece tutte le sue carte sul pathos, sul mistero e sul misticismo.
Un’opera cupa, pertanto, dove pure la luce, presente, fatica a ritagliarsi un posto significativo. Non a caso i fan di Fushigi potranno esserne sorpresi, trovandola morbosa (a causa delle scene di approccio di Aki nei confronti della gemella) o triste (il finale non accontenta pienamente chi è in cerca di uno scioglimento felice e totalizzante). Eppure è l’opera che testimonia più delle altre la bravura della Watase, la quale ha profuso tutte le sue energie in “Ayashi”, donandoci un manga che grazie all’azione incalzante è in grado di affascinare lettori di ambo i sessi.
Purché non si aspettino un altro Fushigi

 

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