High Life di Milk Morizono


A cura di Livio (review) e Martina (grafica)

Titolo: High Life
Autrice: MORIZONO Milk
Categoria: Josei

:: Il manga in Giappone ::
Numero di volumi: 2, concluso
Anno di pubblicazione: 1992
Casa editrice: Shodensha
Rivista di pubblicazione: Feel Young

:: Il manga in Italia ::
Titolo: HIGH LIFE
Pubblicato da: PLAY PRESS
Anno di pubblicazione: 1995
Prezzo: 5.000 £

:: L’autrice ::
Milk Morizono nasce il 25 dicembre del 1957 nella prefettura di Yamaguchi. Il suo esordio risale al 1981, con il racconto breve “Crazy Love hisshouhou” pubblicato su Shoujo comic. Le sue prime opere sono classificabili come shoujo manga “di rodaggio”, i classici titoli che vengono proposti per il debutto di un nuovo autore, finché la casa editrice Shougakukan, nel 1986, le propone di creare un nuovo modo di scrivere fumetti. Nasce così una nuova branca nel filone dei “Ladies comics”, quella dal carattere più fortemente erotico e spregiudicato, branca di cui lei stessa è l’indiscussa precorritrice. Risale al 1988 il suo passaggio alla Shodensha, importante e coraggiosa realtà editoriale nel campo delle produzioni riservate a una utenza femminile, in particolare donne mature e adulte. Nascono proprio in casa Shodensha alcune delle sue produzioni più sperimentali e interessanti, come per esempio l’affascinante Monroe densetsu, curiosa lettura in chiave manga della vita della diva Marilyn. Tuttora in attività per la Shodensha, nel suo catalogo non troviamo serial lunghi, quanto piuttosto raccolte di storie brevi o volumi autoconclusivi.

Storia

“La donna che balla nella tempesta”

Ikuryo è una nuova interessante promessa nel mondo della Video Art. Durante una cena, il suo compagno Wolf resta fulminato dalla visione di una bellissima ragazza, presa da una sensuale danza sotto la pioggia. Un altro incontro avviene con Yoshimaro, nell’albergo in cui lui alloggia con il suo compagno. Ikuryo non resiste alle avance di Yoshimaro e, dopo una notte passata con lui, scopre che si tratta del fratello di Sayako, la bellissima ragazza che l’ha sconvolto la sera precedente. Sayako diventa quindi la sua musa ispiratrice, sensuale e diabolica protagonista del video che consacrerà il successo di Ikuryo. La sua discesa artistica, però, sarà inevitabile: non produrrà mai più videoclip dal medesimo fascino. La crisi coinciderà con la consapevolezza della perdita dei due fratelli, che dopo averlo sedotto e traviato nella loro perfida danza, volgeranno presto altrove il loro sguardo. Sayako e Yoshimaro restano nella mente dell’uomo come un sogno, breve e intenso, del quale non farà più a meno. Una amara storia di consapevolezza di sé stessi, di perdita, di vuoto.

“La corda che lega l’ambizione”

L’incontro tra Sayako e Tomomi Matsui, importante figura emergente nel campo architettonico, avviene in piscina. Il loro incontro sarà dettato dal pulsante richiamo fisico, assecondato da entrambi. Matsui è però un ambizioso arrampicatore sociale: vuole infatti utilizzare i due fratelli per ottenere una raccomandazione, forte della parentela illustre dei due, tessendo così un gioco di seduzione del quale egli stesso resterà vittima, a sua insaputa. Il gioco è doppio, una sfida tra lui e i due diabolici fratelli, sfida che ovviamente vedrà perdere Matsui , il quale vedrà crollare il piano diabolicamente ordito, ma che non gli insegnerà a perdere la sua ambizione a vivere da parassita. Una torbida indagine sui limiti umani e sull’ambizione sfrenata.

“Voglio il tuo cuore”

È questo il primo episodio in cui sono Yoshimaro e Sayako a diventare l’anello debole. La storia si svolge nel mondo del J-rock, dove Jin Sawatari (nuovo idolo delle masse) annuncia il ritiro dalle scene per abbracciare la causa ambientalista. Egli si ritirerà a vita privata, prendendosi cura dei fiori e del suo piccolo mondo, nella sua casa in riva al mare. I tentativi di seduzione di Sayako e Yoshimaro non avranno purtroppo un esito felice. Sawatari è ossessionato dalla purezza, e vedrà nella ricchezza e nella ricerca di fama dei due fratelli un ostacolo al suo percorso di ascesi. L’irraggiungibilità di Sawatari lo renderà una preda sempre più ambita agli occhi di Sayako e di Yoshimaro, e sarà dura per loro scoprire che l’unico amore di Jin, la “donna” che li ossessiona e che non possono superare, è in realtà una rara orchidea. Una storia intrisa di amarezza e solitudine.

Considerazioni 

“I suoi capelli rosso sangue si erano impigliati in me […] i loro lacci più sottili si erano avvolti intorno al mio cuore” (Klimt)

La forte componente erotica, la ricerca della sensualità sia formale sia istintiva, il gusto per la dimensione onirico-liberatrice sono tra le prime componenti a balzare all’occhio del lettore. Milk Morizono compie in High Life un importante passaggio di affinamento di stile e di linguaggio, inizia a sperimentare nuove tecniche di descrizione dell’amore e del desiderio.
Questa volta si affida ai processi disinibitori del sogno erotico: i personaggi si muovono in una dimensione che ricorda un iter onirico finalizzato alla scoperta del piacere, alla rinuncia del peso formale della morale, una sorta di antologia freudiana , che gioca sulla dicotomia tra l’estasi e la sofferenza, tra il piacere e il dolore, imprescindibilmente legati tra loro in una alchimia decadente e affascinante.

High life non è certo l’opera migliore della Morizono, né tantomeno l’opera più popolare in madrepatria, eppure è una interessante opera di formazione, in cui il lettore potrà trovare i primi esercizi di stile che apprezzerà in seguito in opere più celebri e più riuscite.

La Morizono, a differenza di molte altre colleghe, descrive una sensualità volutamente non realistica. Ciò che a lei interessa non è la verosimiglianza degli eventi, quanto piuttosto il compiacimento estetico e psicologico della lettrice.
I suoi personaggi sono istintivi e passionali, la comunicazione avviene per fasi istintive e prelogiche. Gli approcci sono prettamente fisici, subordinati a lunghi giochi di sguardi, di complicità, di seduzione, aggiunti a un tocco (molto nipponico, peraltro) di morbosa e decadente psicologia.
Sayako e Yoshimaro sono due fratelli, rappresentano l’ambivalenza sessuale, e sono tratteggiati secondo i canoni formali della bellezza fatale. Sayako è la donna ritratta sulla figura delle dee klimtiane, “l’essere elementare, magicamente legato ai segreti della natura”: ha lunghi capelli biondi, un corpo leggiadro e sfuggente, occhi spioventi e dal taglio lungo. Una sorta di effimera divinità, che potrebbe sparire da un momento all’altro, che sembra donare l’estasi per il suo compiacimento.
I due fratelli sono ritratti come una trappola carnale e psicologica, alla quale non è possibile sottrarsi. Due figure permeate di torbido fascino e di mistero.

Il viaggio che Milk Morizono disegna non va interpretato in chiave razionale, bisogna essere pronti ad accettare il suo patto narrativo, per godere di un racconto a tratti persino divertente nei suoi cliché ma estremamente nuovo nel campo dei ladies comics anni 80 (ed è innegabile l’influenza che le sue opere avranno in seguito persino negli shoujo manga scolastici, che negli anni 90 inizieranno a esplorare in modo esplicito – e a volte, purtroppo, in modo grottesco e caricaturale – le fantasie delle lettrici, nel filone dello ‘smut’).

Graficamente, High life presenta una formazione grafica in gran parte debitrice della scuola Shougakukan degli anni 80, quella scuola che formerà stilisticamente autrici come Fuyumi Souryo o Keiko Ichiguchi (per citare due esempi noti al pubblico italiano), che condividono con la Morizono le medesime figure slanciate e filiformi, i visi allungati dai tratti angelici e quasi eterei. Ciascuna autrice nel tempo maturerà uno stile personale, svincolato dalle loro opere di formazione, ma per la Morizono il debito con la Shougakukan resterà spesso tangibile persino nelle opere più recenti, nelle quali comunque è riscontrabile la medesima cura e l’attenzione per i dettagli presenti nelle prime pubblicazioni, e quel tratto realistico e marcato molto raro nel campo di queste produzioni. Tratto che dà il meglio di sé nelle affascinanti pin up di apertura ai capitoli, che raffigurano modelli dai tratti tipicamente occidentali, ai quali probabilmente ha “rubato” i tratti nella costruzione dei vari personaggi che dominano la scena.

La lettura di questa opera potrebbe deludere il lettore moderno; svezzato dai ladies comics più graffianti e incisivi degli ultimi anni, o al contrario abituato allo smut più divertente e dissacratorio, High Life potrebbe presentarsi come un’opera insulsa o peggio ancora, ridicola. Non bisogna però dimenticare la funzione trainante che ha avuto questo manga per la formazione di nuove concezioni narrative, e neanche l’innovativa personalità di Milk Morizono nel mondo dei manga: una figura femminile disinibita e liberale, che ha reso pubbliche le sue immagini, protagonista di rubriche su vari magazine e spettacoli televisivi; un interessante esempio di emancipazione e di femminismo divertito, che si è resa nota in patria per titoli come Bondage fantasy o Hong Kong Yuugi, con copertine inusuali e provocanti, con un tratto realistico e attento, e con una visione della sessualità aperta alle sperimentazioni e alle nuove tendenze, vero marchio di fabbrica di questa curiosa personalità.

L’EDIZIONE ITALIANA

L’edizione nostrana di High life suscita qualche curiosità… partendo con ordine, potrebbe sembrare strano ai più la scelta editoriale della Play Press (specializzata, almeno agli esordi, in pubblicazioni di carattere erotico – non solo in campo manga) di pubblicare in Italia, nel lontano 1995, uno shoujo manga/ ladies comic, genere allora non troppo fortunato, evitato come la peste dalla maggioranza delle case editrici.

High life presenta un ulteriore elemento di svantaggio: non parla agli abituali lettori di manga, si classifica da subito come lettura riservata ai maggiorenni (tagliando via un’ulteriore fetta di utenza) e, cosa ancora più paradossale, ha vari elementi che – almeno a un primo impatto – possono allontanare lo stesso pubblico a cui è originariamente rivolto, quello delle ladies, appunto.
Questo per via dell’impatto grafico dell’edizione. Il formato è decisamente grande, molto più persino delle originali edizioni Shodensha. La rilegatura opta per lo spillato, preferendolo alla brossura (formato preferenziale per i manga). Inoltre, la foliazione: l’edizione nostrana pubblica in monografico i singoli capitoli, 64 pagine per volume, per di più a un prezzo piuttosto proibitivo, 5.000 £. Vero colpo di grazia però sono le copertine (rispettose però della originale edizione nipponica, talmente fedeli da riproporsi ciclicamente per ciascun volume, modificando soltanto il colore della cornice alla fotografia).

Le scelte della casa editrice esaltano quindi proprio gli elementi di svantaggio di quella che potrebbe rivelarsi una scelta editoriale rischiosa, trasformando inoltre High life in un fumetto erotico, diretto a un pubblico maschile e non necessariamente abituato ai manga. In appendice ai vari volumi della nostra edizione, chiudono la terza di copertina pubblicità di manga porno-erotici della medesima casa editrice, e persino numeri hot per call center piuttosto ambigui… se si tratti di una scelta compromissoria per la diffusione di un genere ingiustamente ignorato, o se sia l’ennesimo tentativo di “far soldi” degli editori affacciatisi sul fenomeno Giappone, purtroppo non ci è dato saperlo…ciò che possiamo dire è che l’edizione è, complessivamente, di buona qualità.

La carta patinata, la stampa sempre piuttosto buona, l’adattamento grafico potrebbe far sorridere gli attuali manga fan abituati ai miracoli del digitale, ma denuncia un impegno e un lodevole interesse al rispetto dell’edizione originale, con dettagli -come le retinature corrispondenti alle onomatopee – ridisegnati per l’occasione (con risultati spesso posticci e goffi, ahimè, ma sempre privi delle contestate “pecette”) e con una buona trascrizione dei nomi e dei numeri presenti sulle tavole (ricordiamo che High life è pubblicato in edizione “ribaltata” rispetto all’originale).

Senza dimenticare una succosa intervista, completa di fotografie, che adorna in apertura il primo numero della serie. Insomma, nel complesso, un’edizione interessante, con i suoi alti e bassi, ma che non deve far dimenticare al lettore che la quantità di shoujo manga che affolla le nostre librerie è una diretta conseguenza di piccoli, incerti passi mossi più di dieci anni fa dalla nostra editoria verso un genere nuovo e potenzialmente rischioso, decidendo a volte di non puntare su titoli di sicuro richiamo o di blasonate case editrici, ma esplorando anche un interessante sottobosco di autori e di situazioni. Una scelta che ha gradualmente portato in Italia importanti personalità, come la Okano, o la Anno, appoggiandosi non più alle sole major editoriali, ma aprendosi anche a tante interessanti sperimentazioni.

 

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