La spada di Paros (Paros no ken) di Kaoru Kurimoto e Yumiko Igarashi

A cura di Emy (review, immagini) e Demelza (grafica logo)

Titolo originale: Paros no Ken
Autrice: IGARASHI Yumiko
Storia: KURIMOTO Kaoru
Categoria: Shoujo

:: Il manga in Giappone ::
Numero di volumi: 3 -concluso
Rivista di pubblicazione: Asuka
Casa editrice: Kadokawa Shoten
Anno di pubblicazione: 1986
Edizione Chuokoronsha: 1991
Edizione Fairbell: 2007

:: Il manga in Italia ::
Titolo: La spada di Paros
Numero di volumi: 2, concluso
Casa editrice: GP Publishing
Data pubblicazione: Novembre 2009
Distribuzione: fumetteria
Prezzo: 6.90 euro
Formato: 320 pp. B/N, sovraccoperta

Nota: la sceneggiatrice Kaoru Kurimoto, nata nel 1954, è una scrittrice famosa in Giappone per le sue opere fantasy, s-f e horror: la sua saga epica di Guin conta più di 126 volumi e i primi tre sono stati pubblicati anche in Italia (“L’uomo Leopardo”, “Il guerriero”, “La battaglia di Nospherus”, tutti per la casa Editrice Nord). L’autrice è tragicamente venuta a mancare a causa di un cancro nel maggio del 2009, anno in cui dalla saga di Guin sono state tratte una serie animata e un’ennesima versione a fumetti, “Guin Saga”, quest’ultima edita in Italia da Panini Comics.

Storia
Questa è la storia della quarta dinastia di Paros e della principessa di quel regno: la bionda Erminia, legittima erede di Paros.
Poco lontano dal castello, delle povere lavandaie sono intente al lavoro quotidiano, presso il fiume. Il loro divertimento preferito è prendere in giro una loro compagna: la bellissima Fiona. Tutte infatti conoscono il suo sogno: nonostante sia una semplice lavandaia, la ragazza si illude che sposerà un principe (Fiona, che è un orfana, ha un ricordo della sua infanzia che la lega a Erminia: un giorno, mentre stava piangendo in una stalla, Erminia bambina -vestita con abiti maschili- si era avvicinata a lei e l’aveva confortata con parole dolci e un bacio sulla fronte).

Ed ecco che accade l’imprevisto: mentre le donne sono al fiume, si dirige contro di loro un cavallo imbizzarrito! Il cavallo sta per travolgere Fiona, ma un baldo cavaliere, comparso dal nulla, la salva da una fine orribile. La ragazza è svenuta ma il cavaliere, che ovviamente non è altri che Erminia, subito chiede dell’acqua alle sue compagne, e la fa bere a Fiona, baciandola. Enorme è la sorpresa della ragazza, quando scopre che il cavaliere che l’ha salvata… non è altri che il gentile principe della sua infanzia!

Non è un segreto, tra i sudditi del regno, che Erminia sia una principessa: ella però preferirebbe di gran lunga essere un principe. Difatti veste abiti maschili, e sa combattere anche meglio di un uomo: in più a proteggerla c’è il fedele Yurius, abile spadaccino, che l’accompagna sempre come un’ombra. Erminia, anche se ha un corpo di donna, nel suo cuore -e nella sua mente- si sente esattamente come un uomo: è questo che un giorno cerca di far comprendere al fido Yurius, mentre si intrattiene a parlare con lui fuori dalle mura del castello. Anziché prendere marito, come le si chiede da più parti (e uno dei pretendenti è il terzo figlio del sovrano di Kauros, regno confinante di Paros), ella preferirebbe prendere moglie! E la sua compagna ideale è proprio Fiona, la povera orfana in cui si imbatte poco dopo.

Erminia è colpita dalla condizione della ragazza, tanto che poco dopo si offre di lavare gli indumenti nel fiume assieme a lei (…il bello è che costringe anche Yurius a farlo!). Ma ovviamente il rapporto tra le due, ancora agli inizi, è irto di ostacoli: l’enorme differenza sociale che le separa; il parere contrario di Yurius… non ultimo il fatto che Erminia è l’unica erede al trono di Paros, e -come tale- dovrebbe dare alla luce un successore al trono. Il Re cerca infatti di combinarle un matrimonio, ma lei non è disposta a scendere a patti su questo punto, neanche di fronte alle proteste del consigliere di corte Alfonso, suo zio, il quale le rammenta i pericoli offerti dal vicino -e nemico- regno di Kauros (in effetti Erminia già una volta è caduta in un agguato teso dai soldati di Kauros, dal quale la salvò Yurius). Il Re concede dieci giorni alla figlia per pensare e scegliere il proprio futuro consorte, giorni durante i quali non le sarà permesso di uscire dal castello. Unico aiuto, in questa difficile situazione, è il solidale Yurius che, ben conoscendo i sentimenti della principessa, escogita un modo perché questa possa incontrarsi con Fiona nel giorno di Carnevale (praticamente per un breve lasso di tempo Yurius prende il posto di Erminia, permettendole di uscire). Fin qui il primo volume originale.

Considerazioni
Kaoru Kurimoto, nata nel 1954, è una scrittrice famosa in Giappone per le sue opere fantasy, s-f e horror: la sua saga epica di Guin conta più di 126 volumi e i primi tre sono stati pubblicati anche in Italia (“L’uomo Leopardo”, “Il guerriero”, “La battaglia di Nospherus”, tutti per la casa Editrice Nord). L’autrice è tragicamente venuta a mancare a causa di un cancro nel maggio del 2009, anno in cui dalla saga di Guin sono state tratte una serie animata e un’ennesima versione a fumetti, “Guin Saga”, quest’ultima edita in Italia da Panini Comics.

“La spada di Paros” si inserisce come un piccolo tassello nella saga di Guin, narrando appunto della quarta dinastia di Paros: la saga fantasy era iniziata con gli eventi che vedono protagonisti i gemelli di Paros, cui si fa riferimento nel corso del manga, perché la “doppia” natura dei gemelli è appunto riflessa nella duplicità di Erminia. Il riferimento all’uomo leopardo, Guin, entra comunque in modo assolutamente marginale nell’opera firmata Igarashi-Kurimoto, perciò “La spada di Paros” è perfettamente fruibile dal lettore occasionale, privo di qualsiasi informazione sulla saga di Guin.

In effetti il manga fa opera a sé stante, perché il suo focus non è tanto il destino della casata di Paros, bensì i sentimenti di Erminia e Fiona. Il tema fantasy, gli intrighi politici e di corte, lentamente si snodano perdendo peso, lasciando il posto a quello che è il vero tema e cuore pulsante del manga, cioè la felicità individuale inseguita a dispetto di tutto e tutti da parte delle due protagoniste. Kaoru Kurimoto ha sempre sentito molto fortemente la problematica dell’omosessualità, tanto che sotto pseudonimi è stata fonte d’ispirazione per il genere yaoi, da lei tenacemente supportato (con il nome di Azusa Nakajima è presente anche nella prima uscita dello storico “June”).

Perciò “La spada di Paros” è la storia di due donne che rivendicano il diritto di sottrarsi ai lacci del loro epico destino per godere delle loro individualissima felicità. Si comprende quindi come qualsiasi riferimento al famoso “Versailles no bara” (conosciuta come “Lady Oscar” nella versione italiana) di Riyoko Ikeda sia più apparente che sostanziale, riducendosi a una citazione per lo più grafica: Erminia ricorda graficamente Oscar, mentre Yurius ricorda in più di un’occasione André. Oscar, anche se veste abiti maschili, ha un “cuore di donna”, mentre Erminia, che pure fisicamente è una donna, sente di essere un uomo e non ha dubbi o tentennamenti in proposito. Forse più calzante sarebbe il paragone con “Claudine”, altra opera meno conosciuta dell’Ikeda: anche in questo caso, al centro degli eventi c’è un uomo rinchiuso nel corpo di una donna. Ma Claudine vive una vicenda profondamente tragica e solitaria, mentre Erminia vive una vicenda a due con Fiona, perciò non c’è afflato tragico, non c’è nulla che riconduca al mondo di Riyoko Ikeda. Anche dell’ambiguità di Oscar non c’è traccia nella limpida Erminia: la sua coscienza non ha dubbi, la sua personalità è trasparente e cristallina esattamente come quella di Fiona.

La staticità dei due personaggi è un po’ il loro limite (ma anche il loro fascino!): non c’è un vero e proprio arco, nessun cambiamento sostanziale. Esse rimangono fedeli a se stesse, due monoliti cui fanno da contorno altri personaggi che soffrono di ruoli e atteggiamenti che sanno di stereotipo. “Paros no Ken” patisce una certa rigidità narrativa, come se la sceneggiatura di Kurimoto Kaoru non si sposasse con le vere intenzioni della Igarashi, che sembra più convinta nel ritrarre in quattro pagine del manga tutto il suo pantheon (Georgie, Catherine, Joy, Emma, Abel ed Arwin, Candy, Annie, Stear, Archie, Albert, Anthony, Terence, infine i due protagonisti di “Koronde Pokkuru”) che non la triste storia di Erminia.

Eppure… la forza dell’idea di fondo, il desiderio di sottrarsi al proprio destino, attrae il lettore al punto da dimenticare i limiti dell’opera stessa. Fa buon gioco certamente la grafica, qui veramente al meglio della sua elaborazione: la cura usata nei dettagli in numerose tavole lascia senza fiato.

Tirando le somme: questo è un manga dal taglio adulto, indicato per un pubblico che apprezza i romanzi fantasy, ma consigliato *soprattutto* agli amanti dell’insolito, trattando l’opera le tematiche yuri. Poiché qui si tratta dell’Igarashi, se avete in mente “Candy Candy”, è bene precisare che del suo manga più famoso in “Paros no ken” rimangono solo alcuni echi, quali l’ariosità delle tavole e la comparsa di qualche motivo allegorico o floreale (quando i personaggi si abbandonano alla dolcezza dei ricordi). Anche il riferimento a “Georgie” risulta debole, essendo il mondo di Kaoru Kurimoto ben lontano da quello di Man Izawa: poco feuilleton, poca operetta, largo spazio alla cruda realtà che rischia di infrangere un sogno ideale… che vuole, nonostante tutto, vivere.

 

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