Global Garden di Saki Hiwatari

A cura di Tosca (review), Emy (immagini) e Martina (info)

Titolo: Global Garden
Storia e disegni: HIWATARI Saki
Categoria: Shoujo

:: Il manga in Giappone ::
Numero di volumi: 8, concluso
Anni di pubblicazione: 2002 – 2005
Casa editrice: Hakusensha
Collana: Hana to yume comics
Rivista di serializzazione: Hana to yume

:: Il manga in Italia ::
Casa editrice: Panini Comics
Prezzo: 4 euro
Numero di volumi: 8, concluso
Inizio pubblicazione: Gennaio 2005
Ritmo di serializzazione: mensile
Senso di lettura: orientale
Distribuzione: edicola e fumetteria

:: L’autrice ::
Nata il 5 luglio 1963 nella prefettura di Kanagawa, Saki Hiwatari ha debuttato nel 1982 a 19 anni con Mahou tsukai wa shitteiru. I suoi hobby preferiti sono disegnare e i videogiochi (in particolare Final Fantasy VIII, Parasite Eve e Gensou Suikoden II).
Le sue opere sono tutte edite da Hakusensha. Ha raggiunto il pieno successo col manga bestseller Boku no chikyuu o Mamotte, conosciuto in Occidente come Please, save my Earth / Proteggi la mia Terra / Réincarnations.
Altre sue opere hanno goduto di numerose edizioni estere sia in Italia (Global Garden, Boku wo tsutsumu tsuki no hikari – La luce della luna), che in Francia (Global garden, Mirai no Utena – La mélodie du futur, Cosmo na Bokura – Magie intérieure, Guzen Ga Nokosumono – Le jeu du hasard), e negli USA (Mirai no Utena – Tower of the future).

Storia

Primo Volume

Anno 1954: seduto sulla panchina di un giardino, Albert Einstein, ormai anziano e ossessionato dal rimorso per esser stato l’artefice dell’invenzione della bomba atomica, osserva le due pillole che tiene nel palmo della mano: due pillole speciali che hanno il potere di prolungare la vita di chi le ingerisce.
Tali pillole sono state sintetizzate allo scopo di far vivere ancora a lungo proprio Albert Einstein e dargli così l’opportunità di vedere e vivere il futuro. Ma Einstein è malato, sa che ingerirle significherebbe in realtà sprecarle e le cede quindi ai suoi due pupilli, Hikaru e Haruhi, due bambini che posseggono il portentoso dono, quando sono insieme, della preveggenza attraverso i sogni. Il compito dei due bambini è sopravvivere per cercare, negli anni a venire, una ragazza che avrebbe realizzato il desiderio di salvezza di Einstein: Ruika.

Anno 2005: Ruika sta vivendo da anni una triste realtà d’inganno e solitudine. Molti anni prima, unica superstite di un incidente aereo, Ruika bambina si risveglia nell’ospedale e apprende la terribile notizia della morte del suo fratellino Masato (che viaggiava con lei) e del padre, che saputo della disgrazia aerea si era precipitato incontro ai figli, restando lui stesso vittima di un incidente stradale. Appena Ruika è in grado di alzarsi può incontrare la madre… che impazzita dal dolore la scambia però per Masato.
Inizia così la farsa di Ruika, decisa per il bene della madre, a fingersi il fratello Masato per tutta la vita, arrivando addirittura a causare, negli anni del suo sviluppo psicofisico, una inconsapevole trasformazione nel proprio corpo: pian piano Ruika si sta trasformando realmente in un maschio.

Dopo l’ennesima giornata trascorsa in ospedale dalla madre, Ruika incontra sulla via di casa Robin, un bambino muto che aveva conosciuto quella mattina in biblioteca, e lo invita a trattenersi da lei. Poco dopo il loro arrivo a casa qualcuno suona alla porta e quando Ruika va ad aprire si trova di fronte a Hikaru, il bambino del 1954.
Hikaru è ormai cresciuto ma non è però invecchiato, ha ancora l’aspetto di un giovane uomo, più o meno sui vent’ anni e il ragazzo, senza preamboli, chiede se quella sia la casa di Ruika Atsuki. Spaventata Ruika cerca di convincere lo sconosciuto che Ruika è morta molti anni prima ma, proprio mentre sta per sbarazzarsi di lui, Robin corre incontro a Hikaru e lo abbraccia con entusiasmo: Hikaru è infatti il custode di Robin.

Il giovane e il bambino se ne vanno ma Ruika li incontrerà di nuovo pochi giorni dopo: camminando per strada dopo una lite spiacevole col suo migliore amico, Kodai, Ruika scorge Robin attraversare di corsa la strada per andarle incontro e temendo che il piccolo fosse investito da un’auto si precipita a soccorrerlo. Alla fine è Hikaru a salvare la vita a entrambi e, mentre i tre sono abbracciati distesi bocconi sull’asfalto, Ruika riesce a vedere dentro la mente di Hikaru, riesce a vederne i ricordi ed è così che Hikaru la riconosce come la vera Ruika.

Il giorno successivo Manami, migliore amica di Ruika e sorella di Kodai, si presenta alla biblioteca dove Ruika lavora e comincia a tempestarla di domande sull’uomo sconosciuto del giorno prima. Ruika tenta di evitare l’argomento ma Robin, che quella mattina era andato a trovarla, si offre di accompagnarle da Hikaru. Le due ragazze e il bambino giungono all’albergo dove risiedono Robin, Hikaru e altri due loro compagni. Hikaru coglie l’occasione per poter stare un po’ da solo e parlare con Ruika. Qui Hikaru apprende che Ruika sta tentando di diventare un maschio per il bene di sua madre e cerca di convincerla a desistere. Ruika, più turbata che arrabbiata, fugge via, ma una volta sola comincia a riflettere seriamente, per la prima volta, di quanto sia strana la sua situazione, di quanto sia inquietante quel suo cambiamento corporeo.

Passano i giorni e Ruika comincia a sentire la mancanza di Hikaru. Dopo un’accesa discussione con Kodai (l’amico è innamorato segretamente da anni di lei) Ruika si reca d’impulso da Hikaru e qui i due parlano a lungo rivelando qualcosa in più su se stessi. È in questa occasione che Hikaru le rivela qualcosa dei suoi poteri di preveggenza, le racconta di quando in sogno, da bambino, incontrò la Ruika del futuro che lo chiamava a sé, e le parla delle pillole che gli hanno permesso di arrivare fino al ventunesimo secolo senza invecchiare. Le confessa di aver affrontato tutto questo solo per incontrarla, per chiederle di esaudire i suoi desideri e poter esaudire lui stesso il desiderio di Ruika: il desiderio di averlo accanto a sé e di essere da lui amata.

Considerazioni
È una vera impresa esprimere un giudizio nei confronti di una mangaka per cui nutro profonda ammirazione.

Come in Proteggi la mia terra, il più grande pregio di Global Garden è la delicata descrizione degli stati d’animo dei protagonisti. Nonostante non manchi azione e suspense, sono i sentimenti, i sogni e le speranze delle persone a farla da padrone nel manga. E da buona conoscitrice dell’animo umano quale è la Hiwatari, anche qui il confine tra il bene e il male è sempre labile, confuso e soggetto a interpretazioni impensabili. Nemmeno il personaggio all’apparenza più puro e semplice è privo di zone d’ombra così come un uomo malvagio ha sempre nel cuore il suo sogno di riscatto.
Come in PSME, anche in Global Garden occupa rilevante importanza la tematica etico-ecologica nel rapporto dell’uomo con la natura e dell’uomo coi suoi simili.
Forse 8 volumi saranno pochi per affrontare adeguatamente una così impegnativa riflessione, ma sono fiduciosa che Hiwatari sensei non ci deluderà, sa essere una vera maestra nel ribaltare il significato di un’intera vicenda nell’ultimo capitolo.
I difetti maggiori che ho riscontrato in Global Garden sono sostanzialmente una certa superficialità dei personaggi rispetto a quelli di PSME (ma del resto questo è perfettamente comprensibile, visto il dislivello nella lunghezza delle due opere) e una eccessiva stilizzazione del tratto nel disegno. Ma di questo parlerò più avanti.

I personaggi
Ruika: se devo essere sincera, Ruika non suscita la mia più completa simpatia. Indecisa e a volte quasi apatica, in balia degli eventi e delle circostanze, nei primi 4 volumetti (quindi per metà dell’opera) non sa mai quale decisione prendere, né da che parte stare o come determinare il proprio futuro. Capisco che sostanzialmente Ruika è l’incarnazione di Verdandi, la dea del presente e del cambiamento, di conseguenza una Ruika dalla personalità stabile e determinata impedirebbe l’evolversi della futura Skuld, ma questo non toglie il fatto che a volte sa essere irritante.
Per fortuna che ci sono Robin e Hikaru a darle una spintarella ogni tanto!

Hikaru: lo trovo un ragazzo dalla personalità estremamente sfaccettata nonostante il suo passato e i suoi più autentici sentimenti siano avvolti dal mistero più fitto. Hikaru può passare dall’entusiasmo fanciullesco e ingenuo di un ragazzo che ha saputo mantenere la sua innocenza nei decenni di attesa e solitudine a una tristezza sconfinata per i peccati commessi e ancora da una determinazione incrollabile e spietata, senza farsi scrupolo alcuno di chi incontra, pur di ottenere ciò che vuole, a una dolcezza e comprensione per il prossimo che solo un animo compassionevole e delicato può provare. Ogni nuovo numero rivela un lato nascosto della sua personalità assolutamente inaspettato perciò mi chiedo ancora oggi: chi è veramente Hikaru?

Haruhi: Non mi dà l’idea di essere stato ben caratterizzato quanto Hikaru dalla Hiwatari, ma è anche lui senza ombra di dubbio un personaggio complesso e affascinante. Quando lo si conosce dalle prime tavole viene da pensare: è cattivo e subdolo. Lo incontri una seconda volta e cambi idea: non è cattivo, è pazzo. Lo vedi in un’altra situazione ancora e l’opinione su di lui cambia di nuovo: non è pazzo, ma solo e disperato. In sostanza credo che Haruhi sia tutto questo, in un miscuglio di malvagità inconsapevole (quasi fanatica nella cecità delle proprie convinzioni) e smarrimento disperato e confuso di un uomo che si è perso in qualcosa di più grande di lui, di un uomo che cerca disperatamente l’affetto di qualcuno che lo ha abbandonato, di un uomo condannato alla solitudine sotto il peso di una “maledizione” probabilmente non voluta. Sono curiosa anche qui, come per Hikaru, di scoprire quale sia il “vero” Haruhi che la mente della Hiwatari ha intenzione di farci scoprire poco e poco.

Robin: Robin è, a pensarci bene, il personaggio più misterioso di tutta la vicenda. Si sa poco del suo passato, non si sa perché sia diventato muto, sembra essere la reincarnazione di Albert Einstein ma è anche legato in modo misterioso a Hikaru, al di là del personaggio geniale di cui è la reincarnazione. È un bambino dolce, innocente e intelligente, la purezza fatta persona e incredibilmente saggio per la sua tenera età. Non sa mentire e in lui non vi è malizia; inoltre la sua figura è talmente centrale nel manga che sospetto giocherà un ruolo chiave nell’ingresso al Global Garden, comincio a credere che Robin sia l’elemento determinante nella risoluzione finale del manga.

I disegni
Quasi mi addolora dirlo dato che Saki Hiwatari è una delle mie autrici preferite, ma il tratto di Global Garden è, a mio parere, notevolmente inferiore a quello maturo di Proteggi la mia terra. I tratti degli ultimi numeri di PSME erano semplicemente divini, la cura resa per i particolari e i dettagli, dal ricamo minuto di un abito al ricciolo di una ciocca di capelli, rendevano i disegni del capolavoro della Hiwatari delle piccole opere d’arte. I tratti dei volti erano più morbidi e dolci, le curve delle spalle e dei fianchi più sinuose, gli occhi meno grandi e spigolosi, decisamente più espressivi e che sapevano trasmettere anche la più leggera sfumatura del cambiamento di uno stato d’animo. Non mi azzardo a parlare di una involuzione nel tratto della Hiwatari, esso può sempre cambiare nel tempo, ma temo che l’eterea (e ardente) bellezza e lo splendore di una Mokuren di PSME non torneranno mai più nelle future opere della Hiwatari sensei.

In conclusione
Nonostante ciò consiglio a tutti di non lasciarsi scappare Global Garden, che oltre a essere una lettura piacevole sa essere soprattutto un manga molto intrigante; i misteri, con lo snodarsi della vicenda, si infittiscono sempre più invogliando il lettore ad andare avanti nell’acquisto della serie con la pressante domanda: cosa succederà nel prossimo numero?
Global Garden forse non è l’opera migliore della Hiwatari e chi si accosta a questo titolo deve dimenticarsi di Proteggi la mia terra, deve mettere da parte le alte aspettative che possono nascere ricordando il precedente capolavoro di Hiwatari sensei. Se si riesce a stabilire questa “sospensione di giudizio” allora si potrà apprezzare a pieno Global Garden nel suo grande e innegabile valore.

 

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