Bokura ga ita di Yuuki Obata

A cura di Takiko-chan (review + grafica), Shade77 (review), Tsuku-chan (storia) e Martina (info e autrice)

Titolo: Bokura ga ita
Trad.: Noi c’eravamo
Autrice: OBATA Yuuki
Categoria: Shoujo

:: Il manga in Giappone ::
Numero di tankoubon: 16, completo
Pubblicato a partire da: 2002
Casa editrice: Shougakukan
Collana: Flower Comics
Rivista di serializzazione: BetsuComi

:: Il manga in Italia ::
Numero di volumi: 16, completo
Editore: Flashbook
Prezzo: 5,90 euro
Senso di lettura: orientale
Inizio pubblicazione: 2007
Distribuzione: solo fumetteria e online

:: Curiosità ::
La serie ha vinto il 50° premio Shougakukan come migliore shoujo dell’anno alla pari con Sunadokei (La Clessidra) di Hinako Ashihara. Visto il successo della serie è stato edito in Giappone anche il “Bokura ga ita Koushiki FanBook” (2005, Shougakukan).

:: L’anime ::
Anno di produzione: 2006
Numero di episodi: 26
Regista: Akitaro Daichi
Musiche: Jun Abe, Seiji Muto
Character Design: Nobuaki Shirai
Art director: Chikako Shibata
Produzione: Marvelous Entertainment, Pony Canyon, Shogakukan Productions Co., Ltd.

:: Il film ::
Al 2012 risale la proiezione in Giappone del film tratto da questa serie. Diviso in due parti e diretto da Takahiro Miki (già regista del film di Solanin), Bokura ga ita ha debuttato nelle sale giapponesi il 17 marzo. La seconda parte è stata distribuita il 21 aprile. Il cast: Yuriko Yoshitaka (nel ruolo di Nanami Takahashi), Toma Ikuta (Motoharu Yano), Manami Higa (Akiko Sengenji), Sousuke Takaoka (Masafumi Takeuchi) e Yuika Motokariya (Yuri Yamamoto).

:: L’autrice ::
Yuuki Obata è nata il 9 gennaio, ha debuttato nel 1998 vincendo il 42° premio Shougakukan per i mangaka esordienti.
Bokura ga ita è la sua prima opera di grande successo, edita anche in vari paesi occidentali. Tra le serie precedenti: “Sumire wa blue” (2 volumi, 2002, edita in Francia col titolo di “La mélancolie de Sumiré” e in Italia come “Le viole son blu”), “Maru sankaku shikaku” (2 volumi, 2001) e i volumi unici “Kimi no kachi” e “Sukikirai suki” (2000).
Obata sensei ama le cose dolci, il caffè e le storie di paura; odia il sake e lo yakiniku (carne ai ferri). Tra i suoi hobby cita il tachiyomi (sostanzialmente, leggere a scrocco in libreria).

Storia

1° VOLUME

La quindicenne Takahashi Nanami, al secondo giorno di scuola, ha un grande desiderio: fare amicizia. Ma non è così semplice dato che fra i compagni di classe si sono già formati vari gruppetti.
Nanami prova a fare conoscenza con la silenziosa e scontrosa compagna di banco Yamamoto, la quale proviene dalla scuola media Asahi, poi ci riprova entrando in discorso con alcune ragazze durante il cambio di classe: la conversazione finisce sul ragazzo più popolare della scuola: Yano Motoharu, ex studente della Asahi è tuttora apprezzato sia dai ragazzi sia dalle ragazze di tutta la scuola, eccetto da Yamamoto, la quale senza motivazione apparente lo odia.

Una compagna di classe chiede a Nanami di raccomandarla per lo stesso comitato di Yano, Nanami accetta, ma non ricorda il nome della ragazza, così chiede a un compagno (che lei scoprirà poi essere Yano), questo però le suggerisce un nome sbagliato facendole fare una pessima figura in classe; la ragazza finisce così per essere eletta rappresentante.

Al test di matematica Nanami totalizza 0, invano cerca di nascondere il foglio del test a Yano che la ricatta scherzosamente chiedendole un favore; triste per lo scarso voto, Nanami si reca sul terrazzo della scuola, dove trova anche Yano.
I due iniziano a parlare e lei gli chiede se ci sia qualcosa in cui egli non sia molto bravo, raccontandosi un po’ scherzando, Nanami scopre alcuni lati di Yano che non conosce e inizia a interessarsi a lui.
Prima che egli se ne vada Nanami si offre come sua confidente nel caso Yano abbia qualche problema, ma egli, sorridendo, se ne va dicendo che i problemi sono una prerogativa dei vivi.

La scuola ha organizzato un picnic in mezzo alla natura con relativa passeggiata fra le montagne; durante la passeggiata Yamamoto si sente poco bene, Nanami non sa cosa fare, ma Yano, dopo aver parlato con Yamamoto e dopo aver notato che lei ha la febbre decide di andare a chiamare i professori per farla portare a casa in auto. Nanami si chiede come mai Yamamoto odi tanto Yano e cosa è successo alle scuole medie fra di loro; durante il ritorno a casa Nanami riceve le risposte alle sue domande: la sorella di Yamamoto, morta in un incidente d’auto appena un anno prima, era la ragazza di Yano.

Data la popolarità di Yano, a scuola si diffondono velocemente diverse voci relative al suo passato e alla sua ex; quasi per caso Nanami finisce nel discorso con il ragazzo, il quale oltre a mostrarle la foto, le racconta anche di come è nata la loro storia e di quanto egli era veramente innamorato.
Nanami decide di confessargli il suo interesse, Yano le spiega che anche lui ha interesse in lei, ma non è un sentimento così forte, Nanami declina così il suo invito a uscire assieme.

La sera, dopo aver fatto shopping con un’amica, Nanami si ritrova in un locale dove c’è anche Yano con i suoi ex compagni di scuola: l’argomento finisce su Yamamoto e su sua sorella Nana, ex di Yano; Nanami, pur non conoscendola bene, difende Yamamoto dalle accuse di alcune sue ex compagne e poi arrabbiata se ne va.

Yano la segue per restituirle il portafogli che le è caduto nel locale, i due iniziano a parlare e Yano racconta che sua madre è una prostituta e che la sua ex ragazza era in realtà quasi diabolica: nel giorno dell’incidente Nana era con il suo ex ragazzo ed essi non si erano mai lasciati.

Per il festival scolastico la classe di Nanami e Yano deve preparare una recita, Yano però non è intenzionato a collaborare, Nanami ovviamente si arrabbia e inveendogli contro gli dice che forse ha sbagliato a confessarsi.
Infuriata Nanami inizia a chiacchierare con un compagno di classe, prima inveisce su Yano che riesce sempre a irritarla e che le lascia tutto il peso dell’organizzazione della recita, ma dopo spiega anche di essere affascinata da quel lato del carattere del ragazzo capace di attirare la gente… Nanami se ne va senza accorgersi di Yano che, un po’ nascosto, se la ride imbarazzato.

Nanami si fa carico di tutti i doveri: sceglie il copione e il materiale per la recita, ma dimentica di andare alla riunione per l’assegnazione delle aule; triste poiché la sua classe è senza aula, Yano la consola promettendole che risolverà lui la questione.
Così infatti è, la loro classe ha finalmente un’aula per il festival!
Sul terrazzo della scuola Nanami ringrazia Yano con le lacrime agli occhi spiegandogli che essere una ragazza obbediente non è un pregio, perché ci sono molti lati negativi, ma Yano la rassicura dicendole che lei non è poi così male e quando Nanami gli chiede spiegazioni, il ragazzo risponde che non sempre egli sa rispondere. Nanami, ancora un po’ triste, ma confortata, si rende conto di quanto spesso i pensieri e le azioni di Yano siano contraddittori…

[Fine del primo volume]

Considerazioni

A cura di Takiko-chan

Potrei parlare per anni della bellezza di questo manga, della sua spontaneità, ma alla fine non basterebbe. Preferisco lasciare alle considerazioni di Shade (che seguono questa mia “introduzione”), il commento approfondito della storia in sé. Io invece vi voglio dire perché (a mio parere) DOVETE leggere questo manga.

A volte non è importante quello che dici, ma come lo dici.

Questa frase a mio avviso può sintetizzare tutta una serie di manga della nuova generazione che non emerge tanto per merito di una trama originalissima o un tema particolare, quanto per un modo di raccontare che mette i brividi e fa emozionare per quanto è organizzato e gestito bene.

Bokura ga ita fa parte di questa categoria.

A leggere le prime tre righe di trama, una persona può sbuffare impaziente “già letto…”. Però a volte la novità non sta solo in quelle tre righe di trama, ma anche in quello che sta sotto.

Quando prendi in mano il primo volumetto, la prima frase della prima pagina è enigmatica. Già ti fa capire che davanti non hai uno shoujo scolastico come tanti altri…

Laddove i suoi simili cadono, il modo con cui Bokura tratta di tragedie passate, amori adolescenziali e quotidianità ha una ventata di freschezza e malinconia che te lo fanno apprezzare e te lo rendono caro.

Potrei citare valanghe di shoujo manga che trattano (o pretendono di trattare) questo tipo di tema e falliscono (vogliamo dire Kare first love?… sì, diciamolo!). Bokura invece (come anche La clessidra, manga nato nella stessa rivista di Bokura) trae forza dal suo modo di raccontare, fatto anche di flashback, di tende che pian piano crollano mostrando quello che sta loro dietro.

Non c’è il patetismo, non ci sono arrovellamenti vari e artificiali: c’è la quotidianità, c’è il dolore, c’è la gioia…

Alla fine la formula è semplice, ma l’autrice riesce a svilupparla con grande maestria.

Insomma, un manga eccezionale per delicatezza e profondità. Scava a fondo, ma non per cercare il tragico che vende. È delicato, ma non è melenso. In poche parole, nel suo genere è perfetto.

Anche i personaggi riescono a essere sempre coerenti con sé stessi. Questo non vuol dire che sono piatti e senza vita, tutt’altro. Nel loro agire, sono sempre privi di contraddizioni rispetto alla loro personalità. Man mano si scoprono sempre più tasselli, sempre più pezzi dello stesso puzzle che ricreano sempre un po’ di più la vera anima di questi personaggi. E il lettore non può fare altro che rimanere “avvolto” da tutto questo, sentendosi quasi parte della storia.

Io non amo il genere scolastico. Lo trovo limitativo, perché deve rispettare alcune scelte, alcuni cliché che alla fine li porta sempre e comunque a non avere una totale e perfetta originalità (al contrario magari dei manga di avanguardia).

Però ci sono eccezioni. Bokura ga Ita è perfetto nel suo genere. Tanto da poter essere facilmente apprezzabile anche da coloro che non amano il genere scolastico in sé.

Quindi concludo dicendo che non importa quanto amiate il genere scolastico (se lo amate alla follia, prendetelo subito!), questo manga vi piacerà e vi farà emozionare comunque! Fidatevi!

A cura di Shade77

Tra gli avvenimenti che nella vita accadono, possono esservene alcuni che per loro entità lasciano il segno perché rappresentano ferite insanabili. Tra le scelte che nella vita si compiono, possono esservene alcune di per sé sbagliate che col tempo creano sensi di colpa, rimorsi, rimpianti. Il destino delle persone è un percorso irto di difficoltà e ostacoli. L’unica cosa da fare è accettare i propri errori, trarre insegnamento dalle esperienze, anche quelle dolorose, e provare a costruirsi la felicità con sguardo fiducioso nel domani perché, se il passato non può essere cancellato, il futuro deve ancora essere scritto.

È questo il principio attorno a cui ruota Bokura ga ita, opera di Yuuki Obata che in patria ha riscosso uno straordinario successo, aggiudicandosi anche il prestigioso premio Shougakukan come miglior serie shoujo. E difatti Bokura ga ita è un manga che ha del sorprendente: si inizia a leggerlo convinti che esso sia la tipica commedia sentimentale ad ambientazione scolastica propria di tanti shoujo, ma poi, addentrandosi nella trama, ci si accorge che la vicenda ha ben altro spessore perché sa evolversi in un racconto di rara profondità che alterna sentimenti contrastanti, gioia e dolore, dolcezza e tristezza.

La storia d’amore, apparentemente banale, fra i due protagonisti cela infatti risvolti drammatici e così dai toni brillanti della commedia sentimentale si passa man mano ad atmosfere soffuse, velate di struggente malinconia. Del resto già il titolo (tradotto “Noi c’eravamo”) indica il senso di tristezza e di rimpianto che pervade la narrazione, la quale ricopre un arco temporale abbastanza ampio, scandendo con buon ritmo la crescita dei personaggi dall’adolescenza fino all’età matura. L’intreccio è sufficientemente articolato e ha uno svolgimento avvincente e delicato che non scade mai nello stucchevole. L’incipit da cui si snoda la storia è dato dall’incontro fra i banchi di scuola tra i due protagonisti e dallo sbocciare della loro storia d’amore; tuttavia l’uso frequente di flashback , andando a ritroso nel tempo a svelare i fantasmi del passato, lungi dal mero sensazionalismo, arricchisce la trama di drammatiche rivelazioni che gettano luce sulla personalità e sui contraddittori comportamenti di taluni personaggi. Poi col prosieguo della storia, un primo ciclo narrativo si chiude e un altro si apre, con un salto temporale in avanti di alcuni anni, mostrandoci i protagonisti ormai adulti, ma ancora alle prese con i travagli, figli del passato.

La vera forza di questo manga consta nei personaggi, tutti spiccatamente caratterizzati e scavati a fondo nella loro psicologia, tanto da sapersi imporre con forza sulla scena e saper creare empatia con il lettore, trasmettendo sensazioni ed emozioni vibranti. In particolare i due protagonisti, Nanami e Yano, sono figure marcate, molto ben costruite, perché, sebbene a prima vista possano apparire appiattite sui soliti stereotipi shoujo, in realtà presentano molte sfaccettature che li rendono personaggi assai realistici nel loro vivere e sentire, nei loro pregi e difetti.

Nanami, detta Nana, è all’inizio della storia una ragazzina di 15 anni allegra, carina e timida che s’innamora di Yano, il ragazzo più popolare della scuola. Da questo punto di vista ella presenta caratteristiche che non la rendono tanto diversa da altre eroine incontrate nei manga per ragazze. Invece pian piano emerge la sua personalità e si scopre che ella è sì una giovane dolce e sognatrice, ma è anche molto schietta e possiede un temperamento volitivo e determinato. Nana ama con tutta l’anima Yano e desidera renderlo felice, tuttavia non è disposta a scendere a compromessi con i fantasmi che offuscano il passato di lui, pur di rimanergli accanto. Ella vuole dare tutta se stessa a colui che ama, ma in cambio pretende di ricevere altrettanto. Il suo più grande desiderio è quello di amare, ma al tempo stesso un suo punto fermo è quello di non voler soffrire e né consumarsi nel dubbio di non essere sufficientemente riamata.

Anche Yano, il protagonista maschile, è una figura molto complessa. Egli è il ragazzo più popolare della scuola, è perciò estroverso, spavaldo, guascone, sicuro di sé. Però sa essere anche molto dolce e, quando s’innamora di Nana, non esita a esternarle tutto il suo attaccamento, dimostrandosi in alcuni frangenti anche un po’ bambinone e possessivo. In realtà però Yano nasconde una personalità piena di luci e ombre, molto controversa. La sua solarità, il suo sorriso sono solo una maschera dietro cui si celano tanta amarezza e fragilità. Pur amando sul serio Nanami, egli è emotivamente bloccato: il ricordo della sua ex ragazza morta in un incidente stradale non gli dà pace e non gli permette di vivere serenamente una nuova storia d’amore. Nel suo cuore delusione, rabbia, timore, senso di colpa, si rincorrono facendogli avvertire l’urgente bisogno di essere amato e rassicurato, ma al contempo precludendogli la possibilità di aprire davvero il suo cuore a qualcuno. Nel suo essere così imperfetto, così irrisolto, Yano è un personaggio di spiccata umanità, la cui verità emerge in maniera viva e intensa con l’emergere della sua intima disperazione.

Anche i personaggi secondari sono delineati in modo assai incisivo: Takeuchi, il miglior amico di Yano, buono e affidabile, Yamamoto, la compagna di scuola, taciturna e piena di segreti, Nana-san, la defunta ex ragazza di Yano che quasi ossessivamente compare nei suoi ricordi, sono tutte figure di spessore e di grande impatto emotivo che contribuiscono a far sì che il flusso dei sentimenti espressi travalichi i limiti della mera finzione e arrivi al lettore con emozione e perché no, con commozione.

Per quanto concerne i disegni, essi hanno uno stile molto semplice e pulito. Il tratto grafico è morbido, dalle linee piene, piacevole alla vista, pur non essendo eccessivamente ricercato. Una pecca è data dall’espressività talora carente dei visi e dai profili un po’ schiacciati, ma in generale lo stile della Obata sensei ben si adatta alla vicenda e ai personaggi, seguendone l’evoluzione.

In definitiva, Bokura ga ita, all’interno del panorama shoujo, è un manga molto interessante perché presenta una storia a tutto tondo, piacevole, romantica, ma anche densa e profonda, capace cioè di far riflettere su principi e sentimenti universalmente riconosciuti e comunicare forti sensazioni, insieme dolci e amare. E quando un’opera riesce ad arrivare così al cuore vuol dire che è un’opera di gran valore.

 

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