Honey Bitter di Miho Obana

A cura di Nimue80 (review) e Martina (info e grafica)

Titolo: Honey Bitter
Storia e disegni: OBANA Miho
Categoria: Shoujo

:: Il manga in Giappone ::
Numero di tankoubon: 14, completo
Pubblicato a partire da: 2004
Casa editrice: Shueisha
Collana: RMC Cookie
Rivista di serializzazione: Cookie

:: Il manga in Italia ::
Casa editrice: Dynit
Prezzo: 6,50 euro
Inizio pubblicazione: Aprile 2007
Senso di lettura: orientale
Distribuzione: fumetteria e online
NOTA: i primi quattro numeri dell’edizione italiana risalgono al 2007, in seguito ai quali la pubblicazione è stata sospesa. Detta pubblicazione è ripresa nel 2019, a partire dal numero cinque.

Storia
Shuri Otokawa, una ragazza di 19 anni, sembra apparentemente come tutte le coetanee, ma cela un segreto: le sue capacità di esper, che in precedenza le hanno causato non pochi problemi, facendola sempre sentire diversa dagli altri e desiderosa di nascondersi.
Il suo carattere chiuso e sostanzialmente diffidente è dovuto anche a un doloroso evento del suo passato: una relazione, ad appena 16 anni, col ragazzo sbagliato che l’ha sempre trattata con freddezza e prepotenza. È per questo motivo che la giovane è molto cauta e rifiuta praticamente ogni contatto se non superficiale col sesso opposto.

Di questo si rende immediatamente conto il giovane Yota Kubo, che la incontra per caso in un poligono di tiro a New York: i suoi tentativi di approccio sono letteralmente congelati da Shuri, che però, prima di andarsene, gli consiglia di non percorrere una certa strada. Ha avuto infatti una premonizione che si rivela esatta in quanto nella strada che ha raccomandato di evitare avviene una rapina: Yota però, grazie all’avviso di Shuri non viene coinvolto.

E non finisce qui, perché, grazie alla lettura di un quotidiano, scopre che la ragazza è una consulente esper dell’FBI che, grazie al suo aiuto ha arrestato numerosi criminali.
Finito l’addestramento in America, nonostante la proposta dei federali di lavorare a tempo pieno per loro, Shuri decide di tornare in Giappone per lavorare nell’agenzia di detective della zia, Saho Kouno, a sua volta ex agente di polizia.
Purtroppo una brutta sorpresa l’attende: la zia ha infatti assunto come collaboratore dalla “Office S” Riki Nijihara, l’ex fidanzato che col suo comportamento violento ha traumatizzato Shuri.
La ragazza è sconvolta e chiede alla zia di licenziarlo; la donna è titubante, perché Riki come investigatore è veramente valido. La nipote cerca di convincerla riferendo del suo brutto carattere e dei probabili rapporti che ha avuto in passato con la malavita. Saho tentenna, ma alla fine non congeda il giovane: promette però a Shuri che, per quanto le sarà possibile, cercherà di evitare di farli lavorare insieme.

Per fortuna il ritorno a Tokyo segna anche il riavvicinamento fra Shuri e la sua amica Minori, l’unica che non ha mai temuto i suoi poteri e che non nasconde malvagità neanche nel profondo del cuore (e della quale la ragazza è un po’ invidiosa, nel senso che le piacerebbe essere come lei e avere una vita normale).

Mentre torna a casa dall’appuntamento con Minori, Shuri incontra Yota, il giovane conosciuto a New York: Subito non lo riconosce e teme si tratti di un molestatore, poi viene addirittura a sapere che il ragazzo ha preso in affitto un appartamento da sua zia.

Il giorno seguente Shuri ha una sgradita sorpresa: vista la carenza di personale disponibile, lei, Saho e Riki dovranno occuparsi della protezione di una giovane cantante minacciata di morte da un maniaco. Al terzetto si aggiunge Yota, arruolato “coattamente” da Saho in cambio di una decurtazione dell’affitto.

La cantante da proteggere, Yuria, è una giovane idol: il maniaco che la perseguita minaccia di ucciderla se non sospenderà il concerto di quel giorno. Alla domanda di Shuri se sia sicura di non voler cancellare l’evento, la ragazza risponde coraggiosamente di no, perché la gente paga per vederla e lei non ha intenzione di deludere i suoi fans.

Il concerto ha inizio mentre Shuri e Yota si mescolano alla folla: la ragazza cerca di usare i suoi poteri di lettura della mente per capire chi è che vuole far del male a Yuria. Dopo un po’ individua il tizio in questione e lo comunica via auricolare a Saho e Riki.

Il molestatore riesce a defilarsi in mezzo alla ressa e sta per saltare sul palco e colpire la cantante quand’ecco che Yota riesce a bloccarlo e consegnarlo alla polizia.
Tuttavia il criminale sfugge agli agenti minacciando di suicidarsi se non può uccidere Yuria. Yota però, pensando alla promessa di dimezzare l’affitto, gli corre dietro…

Nel frattempo Shuri sta parlando nel camerino con la giovane cantante e scopre che il molestatore altri non è che il suo ex fidanzato, ossessionato dal fatto che la ragazza lo abbia lasciato a causa della carriera da idol, mentre la realtà è che i suoi sentimenti per lui si erano affievoliti.
Shuri è commossa dal coraggio di Yuria, che, nonostante lo shock, decide di concedere ugualmente il bis al suo pubblico.

Nello stesso momento sul tetto Yota cerca di disarmare l’ex di Yuria: sta per avere la peggio, ma viene salvato da Riki, che riesce a disarmarlo grazie a un colpo di pistola ben assestato. Arrivano anche Saho e Shuri: quest’ultima, vedendo la pistola di Nijihara, la prende all’improvviso e la punta contro lo squilibrato, dicendogli che è solo feccia e non deve far soffrire le donne. Riki però riesce a calmarla e a toglierle l’arma, dicendole che lei non deve sporcarsi le mani.

Risolto il caso, quest’ultimo se ne va da solo per occuparsi di un altro caso, mentre Saho, Shuri e Yota tornano in sede. È il ragazzo a guidare e Shuri, sul sedile posteriore si appisola, pensando dapprima ai problemi che le porterà lavorare a stretto contatto con Riki, poi rilassandosi grazie a una canzone di Yuria trasmessa via radio e alla guida gradevole di Yota.

Shuri sta cercando di prendere la patente, ma evidentemente è negata: pensare che le farebbe così comodo, visto che le è piuttosto gravoso viaggiare in treno, con i pensieri di tutte le persone che la opprimono. Avvilita da questi pensieri, si imbatte in Riki che si trova sul suo stesso vagone; alla discesa, nonostante cerchi di distaccarsi per non dover fare la strada insieme, Riki la aspetta e parlando le confessa di non aver nessun tipo di problema a lavorare con lei. Shuri è sconvolta dalla rivelazione.

Shuri incontra poi Minori che le chiede di potersi fermare da lei anche quella notte. Mentre chiacchierano insieme, ricordano i tempi passati, quando erano in prima liceo e Shuri sperava di innamorarsi di un ragazzo ed essere felice come l’amica.
Le sembrò di aver ottenuto il risultato sperato incrociando Riki in una sala da karaoke, dopo un deludente incontro combinato. Il ragazzo, che da principio l’affascinava, anche per il fatto di non riuscire a leggergli la mente, le era parso il tipo ideale. Aveva quindi iniziato a frequentarlo, concedendosi a lui praticamente subito.
Più lo conosceva, più si rendeva conto delle sue amicizie poco raccomandabili e della vita sregolata che conduceva.
Inoltre il ragazzo era sempre più aggressivo e scostante con lei. Il culmine dell’insensibilità lo raggiunse il giorno in cui un gruppo di suoi “amici” tentò di abusare della sua fidanzata, salvata dal padrone del locale in cui lavorava Riki.
Il ragazzo, invece di accertarsi del suo stato di salute o di rincuorarla, la schiaffeggiò chiedendole se si fosse divertita a sedurre quei ragazzi.
Dopo quest’episodio Shuri decise di troncare nettamente, e ora dover stare a stretto contatto con Riki le riporta alla memoria tristi ricordi e dolorose ferite.

La mattina seguente, dopo aver salutato Minori, Shuri si reca al convenience store, dove incontra Yota, il quale sta cercando un impiego fisso part-time.

Una volta al lavoro, Saho le chiede si collaborare con il detective Kataishi in un caso di taccheggio in una libreria. Ovviamente non si stupisce più di tanto nel trovare coinvolto anche Riki…

I tre insieme riescono a pizzicare ben dieci ladruncoli. A fine giornata Riki chiede a Shuri di consegnare al capo la sua lettera di dimissioni dall’agenzia: se fosse per lui non lascerebbe il lavoro, però visto che la sua presenza le è così fastidiosa non può fare altrimenti. Le chiede anche perdono per gli errori del passato. La ragazza si infuria, gli urla di consegnarla lui di persona la lettera, visto che non c’è niente che possa fare per guarire il suo cuore così ferito.

Detto questo scappa via verso l’ufficio, dove è intenzionata a parlare con la zia della situazione. Nell’ufficio trova Saho assieme a Yota, che da quel momento è assunto ufficialmente come autista della Office S.

Delusa dalla situazione, Shuri esce mesta dalla stanza. Yota, preoccupato per lei, la segue e si accorge che sta piangendo: cerca di consolarla ma lei gli fa presente tutta la sua stizza nei confronti degli uomini, che sono tutti uguali e desiderano le donne solo per portarsele a letto. Lei odia tutti gli uomini!

Yota, colpito dalle sue parole e dai suoi sentimenti, la abbraccia improvvisamente: vuole dimostrarle che non tutti gli uomini sono uguali. Shuri tenta di divincolarsi e Yota cerca di farle scaricare i nervi incitandola a colpirgli il palmo della mano, come fosse uno “sparring partner”.

Quando la ragazza si è un po’ calmata, Yota esce dalla stanza, attirato da un cenno di Saho: il ragazzo si chiede chi abbia potuto far soffrire e rovinare in tal modo quell’adorabile signorina.
Saho cerca di cambiare discorso e si offre di illustrargli le sue mansioni all’interno dell’agenzia.

Più tardi Saho, non trovando Riki, lo cerca al telefono e, quando questi le chiede se non ha ricevuto la sua lettera di dimissioni, si reca da Shuri per avere spiegazione. La zia è in difficoltà, perché non vuole rinunciare a un collaboratore così in gamba; vorrebbe almeno che la nipote le raccontasse nei minimi particolari il motivo di tanto astio nei confronti di Nijihara.
Dopo il racconto la donna capisce meglio i sentimenti della ragazza, però si chiede se non sia un po’ troppo fragile, specialmente per un lavoro come il loro, dove si ha costantemente a che fare con situazioni terribili. No, non licenzierà Riki, che in quel momento è molto più abile di lei e consiglia alla nipote di non adagiarsi, ma di cercare di superare la situazione.

Dopo questa penosa conversazione Shuri riceve una telefonata da Yota, che sta provando il cellulare aziendale: le parole e l’aura solare del giovane le risollevano il morale.

Nel frattempo Saho comunica a Riki che potrà continuare tranquillamente il suo lavoro, però, in quanto zia della ragazza che ha fatto tanto soffrire, lo schiaffeggia con piacere.

Il giorno dopo, mentre Riki sta mostrando a Yota il garage con i veicoli a loro disposizione, giunge un nuovo, importante incarico: l’Office S dovrà proteggere il piccolo Hirofumi Kazusano, erede del gruppo Shu, dopo che l’avvocato dell’azienda è stato già sequestrato.
Riki, Yota e Shuri si occuperanno proprio della protezione del bambino.

Mentre si stanno incamminando verso l’auto la ragazza ha una visione e rischia di cadere dalle scale. Riki la salva trattenendola per un braccio. Una volta in viaggio è pensierosa, ma decide di non sprecare la sua dote: affinerà i nervi e cercherà di evitare i pericoli. Il caso probabilmente non è semplice come sembra.

[Fine primo volume]

Considerazioni
Miho Obana è un’autrice che abbiamo imparato tutti ad apprezzare grazie al delizioso Kodomo no Omocha (“Il giocattolo dei bambini” o “Rossana” che dir si voglia), manga permeato da una freschezza mai provata, da una spiccata ironia, ma anche da una notevole profondità di concetti, specialmente considerando il pubblico di ragazzine cui era rivolto (era pubblicato infatti su Ribon, rivista della Shueisha con un target poco più che infantile).

Con le opere successive, Partner e Andante, sembra che la mangaka abbia decisamente voluto staccarsi dai temi che le hanno portato successo e fortuna per addentrarsi in argomenti più dark e seri (o quanto meno “seriosi”): esperimenti al limite della fantascienza per il primo, incesto, amori non ricambiati e genitori irresponsabili nel secondo (contenuti questi in parte analizzati già in “Kodocha”).
Tuttavia, per queste due opere la rivista di serializzazione è rimasta sempre Ribon, dal target di età piuttosto basso, come già detto.

Con Honey Bitter la nostra sembra aver voluto proprio voltare pagina: innanzitutto la pubblicazione è passata da Ribon a Cookie, rivista per “palati più raffinati” e comunque più maturi, in secondo luogo anche i personaggi sono “cresciuti” (rispetto anche a quelli di Partner e Andante hanno un paio d’anni in più).

Le premesse su cui si fonda la trama, un thriller – poliziesco – soprannaturale sembrerebbero ugualmente interessanti, peccato che a mio parere la Obana non riesca a svilupparle nel modo giusto.

I personaggi in sé, considerando il punto di vista psico-caratteriale, non sono credibilissimi: la protagonista, Shuri, una esper traumatizzata da un passato infelice, darebbe piuttosto l’impressione (almeno da come è presentata col suo bagaglio di ansie, inquietudini e turbamenti) di una donna più matura dei suoi 19 anni, peccato che venga smentita dal suo aspetto grafico, in quanto sembra una versione appena un po’ cresciuta di Sana (Kodocha).
L’ex fidanzato “traumatizzatore”, Riki, anche se dovrebbe avere l’aspetto di un tipo poco raccomandabile, sembra solo un ragazzo rigido e riservato, e anche lui, graficamente, dà poco l’idea di un ventenne.
Stesso discorso vale per il terzo protagonista, il giovane Yota, anche lui 18-19enne mancato, il classico bravo ragazzo attratto dall’eroina di turno refrattaria all’amore.
La conclusione a questo punto è: saprà conquistare lei e il suo cuore? Oppure Shuri scoprirà che il suo ex è diventato un bravo ragazzo e lo perdonerà/tornerà con lui? O ancora, Shuri rimarrà sulle sue posizioni?

Anche la questione delle doti extrasensoriali della ragazza fa parte di una strada già ampiamente battuta in campo mangaceo e non, e, se non sfruttata in maniera consona, potrebbe logorare piuttosto che sostenere l’architettura della trama.
Personalmente ho trovato poco credibile che una diciottenne (almeno all’inizio della storia), giapponese per di più, sia già stata reclutata ed addestrata dall’FBI, anche se dotata di misteriosi poteri…

In effetti, come ho già scritto poco più in su, lo stile di questa mangaka non aiuta a rendere verosimili i personaggi nei frangenti “adulti”: basta anche osservare i personaggi più maturi di questa o altre sue opere per capire cosa intendo.
Miho Obana non riesce a disegnare dei veri adulti, quanto dei ragazzini con le rughe o dei baffi posticci. Non riesce molto bene a raffigurare nemmeno personaggi grassi o almeno più robusti dei suoi scheletrici protagonisti, che ricordano più che altro quei piccoli manichini di legno snodabili usati dai pittori per riprodurre elementi umani nelle loro opere.

La sua tecnica in effetti non è molto cambiata dai tempi di Kodomo no Omocha, i personaggi sono sempre magrissimi, longilinei, gli uomini hanno spalle molto ampie dalle quali i vestiti cadono quasi come dei sacchi piuttosto informi. I fisici non hanno praticamente l’ombra di una curva, sono spigolosi e il movimento non è fluido, anzi gli arti paiono sempre sul punto di spezzarsi.
Il punto di forza è costituito dai visi, dagli occhi minuziosamente definiti e dai capelli e le acconciature ben rappresentate e, indiscutibilmente, dalle illustrazioni a colori, fiore all’occhiello della Obana.

In definitiva l’ultima fatica di Miho Obana non è, considerati i primi numeri, un capolavoro, ma resta pur sempre la curiosità di vedere dove andrà a parare l’autrice e se riuscirà a sviluppare un intreccio degno di questo nome.

La serie resta consigliata ai fan dell’autrice, per i neofiti suggerisco piuttosto il recupero del già citato Kodomo no omocha, vera pietra miliare di questa mangaka.

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