La Sposa di Habaek (Habaek-eui Shinbu) di Yun Mi-kyung

A cura di Demelza (review) e Takiko (grafica)

Titolo: Habaek-eui Shinbu
Autrice: YUN Mi-kyung
Titolo italiano: La Sposa di Habaek
Titolo alternativo (inglese): The Bride of the Water God
Categoria: Sunjeong Manhwa

:: Il manhwa in Corea :: 
Rivista di pubblicazione: Wink
Numero di volumi: 24 -concluso
Editore: Seoul Cultural
Anno di pubblicazione: 2006

:: Il manhwa in Italia ::
Casa editrice per l’edizione italiana: Flashbook
Pubblicato a partire da: 15 aprile 2008
Numero di volumi: 24 -concluso
Cadenza: trimestrale
Costo: 5,90 euro
Distribuzione: fumetterie e librerie specializzate.

:: L’Autrice ::
Yun Mi-kyung è nata il 14 Ottobre del 1980. Dopo essersi laureata all’Università Mokwon, ha esordito come manhwaga nel 2003 e nel 2004 ha ricevuto il premio come “Miglior nuovo artista” della Dokja-manhwa-daesang per la sua prima opera di valore, Rail Road.

Storia

Capitolo 1

Una giovane donna dai lunghi capelli neri si abbiglia per il giorno del suo matrimonio con sete cremisi, ricchi gioielli e fiori. Ad attendere la sua uscita c’è tutto il villaggio ma l’atmosfera non è festosa: paura, rassegnazione e sollievo sembrano serpeggiare tra le persone, perché l’uomo a cui Soa è promessa sposa non è un comune mortale, ma Habaek, il dio dell’acqua. Gli abitanti sperano che il terribile dio accetti la ragazza offerta in sacrificio per placare la sua ira, e conceda così al villaggio la pioggia, dopo il lungo periodo di siccità che lo sta conducendo alla miseria.
Soa sembra affrontare con torpore il terribile destino a cui va incontro e, mentre una barca senza remi la conduce verso il suo sposo misterioso, un’improvvisa tromba d’acqua si abbatte su di essa e la ragazza si ritrova a sprofondare sempre di più finché non perde conoscenza. Al suo risveglio Soa si trova su una spiaggia sconosciuta, rocce giganti galleggiano nella volta celeste sconfiggendo la forza di gravita, da esse cascate cristalline zampillano dal cielo verso la terra, pesci mongolfiera viaggiano dolcemente in aria sospinti dal vento, e palazzi immensi e bellissimi si estendono a vista d’occhio. Soa si trova ormai nel regno del dio dell’acqua.
Ad accoglierla arriva un vetusto servitore in abiti tradizionali, che si presenta come Yugo e si offre di condurla alla presenza del dio. Durante il viaggio, Soa osserva stupita le meraviglie del luogo che la circonda, quando all’improvviso una palla rimbalza verso di lei e viene raccolta dalla piccola mano di un bambino, che la scruta con occhi seri prima di allontanarsi in silenzio.
Soa si accorge all’improvviso di aver perso di vista la sua guida e di essersi smarrita nell’immenso palazzo, ma mentre cerca una via che la riconduca a un luogo familiare, scorge nello stagno che circonda l’edificio una figura maschile solitaria dai lunghi capelli argentati. In preda all’agitazione, Soa si domanda se per caso quell’uomo non possa essere il suo sposo, rimanendo colpita dalla sua bellezza.
Proprio in quel momento viene raggiunta dal vecchio Yugo che la stava cercando e la riconduce nel luogo in cui il dio l’aspetta attraverso un intricato labirinto di corridoi. Ad attenderla c’è l’uomo che ha scorto in precedenza, ma il servitore lo presenta a Soa come il generale Huye, mentre il vero dio dell’acqua non è altri che il bimbo con la palla.
Lo sconcerto di Soa è tangibile: lungi dall’avere per marito un mostro o un bellissimo uomo, si ritrova sposata con un bambino. Mentre i due fanno conoscenza, irrompono nella stanza gli altri membri della corte del dio, di cui abbiamo una veloce carrellata. Ci sono Judong, dio del fuoco dall’aspetto irruente e scapestrato, Yohuie, dea minore della religione buddista collegata alla natura e alle piante, e infine Mura, una dea con un tatuaggio sull’occhio sinistro che sembra essere molto in confidenza con Habaek e cerca di convincerlo ad avere pietà per Soa, che in fondo è stata separata dalla sua famiglia per vivere in un regno sconosciuto e completamente diverso dal mondo degli umani.
Cala la sera, Soa e Habaek si trovano nella camera da letto, e mentre la ragazza si addormenta sfinita e in preda alla nostalgia di casa, non può vedere il marito che, alla luce della luna, si tramuta magicamente da bambino in adulto.

Capitolo 2

Soa si risveglia in un letto sconosciuto e, dopo aver ricordato a se stessa che ormai non si trova più a casa sua, si reca da Habaek, che tratta come un normale bambino e che, proprio in quanto tale, la fa sentire più sicura.
Mentre si avventura nel palazzo per iniziare a familiarizzare con esso, Soa si reca nella parte più vecchia dell’edificio e qui incontra un personaggio bizzarro che risponde al nome di Taeeuljinin, dottore e inventore. Mentre i due hanno un simpatico scambio di battute, il dottore informa Soa che, al contrario di quanto crede, la pioggia promessa non è ancora caduta sul suo villaggio.
Trafelata la ragazza si reca a chiedere spiegazioni a Habaek e qui si accorge che, nonostante l’aspetto infantile, il cuore del dio è duro e implacabile. Soa si allontana in lacrime e si imbatte nel generale Huye, che si offre di aiutarla in qualunque cosa, specialmente se sente il bisogno di parlare con qualcuno. Soa rifiuta decisa a tenere duro e giocare tutte le sue carte, e Huye ricorda una misteriosa donna del suo passato, che lo implora di fuggire insieme.
La luna piena sorge ancora sul regno del dio dell’acqua; Habaek, nella sua forma adulta, si trova su una delle mongolfiere a forma di pesce, a bere e ascoltare musica in compagnia del dottore. Quest’ultimo lo stuzzica sul perché sia così antipatico con Soa e i due parlano dell’umanità, rinchiusa nel proprio egoismo e nella propria stoltezza, costretta sempre a commettere gli stessi errori, che con il suo comportamento sta portando il pianeta alla rovina. Ma quando il dottore gli domanda se sia disposto, nonostante tutto, a far piangere la giovane sposa, il dio rovescia nel cielo il bicchiere di liquore che sta bevendo, e questo si trasforma magicamente in gocce d’acqua che scendono sul mondo degli umani. Il dio ha accettato il sacrificio offerto e ha, infine, concesso la pioggia.
Sul terrazzo del palazzo del dio, Soa sta ammirando il vento che fa danzare petali di fiore delicati quando è raggiunta da Mo-Ra, che sembra stupita dall’improvvisa decisione del dio di lasciar cadere la pioggia. La dea inoltre chiede a Soa se non sia curiosa di conoscere qualcosa di più sulle precedenti mogli di Habaek…

Capitolo 3

Il dio del fuoco e Yohui ammirano la bella giornata di sole e, mentre la dea sembra risentire del caldo soffocante, il dio è, naturalmente, perfettamente a suo agio. Mentre i raggi del sole risplendono luminosi sui palazzi del regno, Habaek ha un malore a causa del calore e viene soccorso da Soa.
Il dottore le spiega che l’improvvisa debolezza del dio dell’acqua dipende dalla forza del suo elemento inverso, il sole appunto. Raccomanda inoltre alla ragazza di fare attenzione a non perdersi e scomparire durante i suoi giri perlustrativi nel palazzo. Soa coglie l’occasione per chiedere al dottore qualche informazione sulle spose di Habaek che l’hanno preceduta. Il dottore dice di non conoscere tutti i dettagli dato che non si trova da molto tempo nel reame del dio dell’acqua, ma la informa che la prima moglie di Habaek si chiamava Nangbin e che è la prima e unica donna che egli abbia mai amato. Taeeuljinin dice di non conoscere né il modo né il perché la donna sia morta, ma noi lettori, in un frammento che ritrae Nangbin, riconosciamo la donna del ricordo di Huye.
Il dottore inoltre rassicura Soa sulla natura di Habaek: nonostante il suo brutto carattere, e nonostante molte persone lo fraintendano, il dio non è una cattiva persona, così non deve preoccuparsi di niente. Scherzosamente il dottore si offre di leggere la mano di Soa ma nel palmo della fanciulla scorge qualcosa che lo turba e lo lascia pensieroso… che sia la stessa cosa vista dal vecchio che, da bambina, le aveva predetto che nella sua vita avrebbe amato due uomini?
Habaek si è ripreso dal suo malore e Yohui trascorre un po’ di tempo con Soa conducendola nella foresta che trae vita dalle acque di cui il regno è formato. Mentre si rinfresca i piedi nel ruscello all’ombra dei maestosi alberi, Soa scorge un cane e allunga la mano per accarezzarlo. Ma l’animale in realtà è un demone dalle lunghe zanne che tenta di attaccare Soa. Habaek vede tutto, ma a causa della sua debilitazione non può accorrere in aiuto della sua sposa, che viene soccorsa da Huye, il quale la conduce poi in braccio verso casa.
Il dio Habaek, dopo aver sgridato Soa per la sua leggerezza, li osserva andare via insieme, irritato dalla propria debolezza.
Un’altra luna piena si alza in cielo. Soa non riesce a dormire e si domanda dove possa essere Habaek. Il dio è ancora una volta in compagnia del dottore, il quale gli dice che, visto i suoi poteri limitati durante il giorno, dovrebbe stare attento alla luce del sole e domanda poi se Soa sia a conoscenza della sua doppia forma (bimbo di giorno e adulto di notte), ma il dio risponde che la informerà quando lo riterrà opportuno. Ritorna quindi verso la sua camera e, mentre con un balzo raggiunge il balcone, si trova faccia a faccia con Soa, che lo vede per la prima volta come un uomo.

Capitolo 4

Soa e Habaek sono faccia a faccia, quando il dio all’improvviso le cade addosso, chiudendole la bocca per impedirle di gridare e chiedendole di calmarsi. Ritrova la propria compostezza, Soa gli domanda chi egli sia e il dio, che già cercava una scappatoia per non dover dare spiegazioni sulla sua forma alla ragazza, capisce che lei non lo ha riconosciuto e si presenta così come Mui, un cugino di Habaek.
Approfittando della strana situazione, Mui domanda a Soa perché non sia scappata prima del sacrificio per sfuggire al terribile sposo. La ragazza racconta che una volta, da bambina, cadde nel fiume, ma non annegò, perché un essere soprannaturale la portò in salvo. In realtà il braccio a cui si aggrappò non era quello di una persona, ma si trattava dello stelo di una ninfea: la nonna le spiegò che essa era il fiore creato dal dio dell’acqua per impedire agli uomini di uccidersi annegandosi intenzionalmente. Fu così che Soa imparò a non aver timore di Habaek ma a rispettarlo.
Mui rimane colpito dal racconto di Soa e allontanandosi le dice che ci sono molte cose di cui sua nonna non era a conoscenza, come dell’esistenza di una ninfea che dorme di giorno e si apre solo di notte (riferendosi evidentemente a se stesso).
Il mattino dopo Soa chiede informazioni su Mui a Mura, la quale intuisce subito la vera identità del “cugino” di Habaek, ma mantiene il segreto del dio con la sua sposa.
Nello stesso momento, in un palazzo con numerose servitrici, il vecchio Yugo sta informando una donna misteriosa del matrimonio del dio dell’acqua, la quale sembra estremamente contrariata dal fatto che, ancora una volta, un’umana sia stata introdotta nel Regno dell’Acqua.
La donna, Regina dell’Ovest, con fare imperioso, decide di andare immediatamente nel regno di Habaek e il dio del fuoco informa Soa che ella altri non è che la madre di Habaek, la terribile dea della punizione e della tortura.

Capitolo 5

Gocce di sangue cadono dal cielo nell’acqua, appare una mano insanguinata; Soa, in lacrime, ha il vestito macchiato di sangue, mentre Mui è ricoperto di sangue nelle mani e nel viso.
“Se avessi saputo tutto fin dall’inizio, le cose non sarebbero andate in questo modo. Pensavo che questa felicità potesse durare per sempre”.
La scena torna a Soa che chiede informazioni a Mura su Judong Regina dell’Ovest, la madre di Habaek, il quale si trova nel suo studio e sta inviando magicamente dei messaggi: la scrittura si trasforma da inchiostro in piccoli draghi che volano lontano.
Il generale si trova presso il dio e lo informa dell’imminente arrivo della madre. Habaek si mostra contrariato, intuisce che la Regina dell’Ovest vuole espressamente vedere Soa e si domanda come la madre sia venuta a conoscenza della presenza della ragazza nel suo regno, sospettando che la notizia sia trapelata da Huye. Mentre il generale affronta serenamente l’imminente punizione, il dio placa la sua ira e lo informa che non perdonerà di nuovo un tradimento da parte sua, facendo riferimento a un fatto avvenuto nel loro passato.
È notte, Soa passeggia pensierosa alla luce della luna, e invita Yohui, che si trova con lei, ad andare a casa a riposare promettendole di raggiungerla poco dopo. Soa sente uno scroscio e nello stagno scorge Mui, nudo, che fa il bagno.

Capitolo 6

Il dio avverte la presenza di qualcuno che lo spia mentre Soa, confusa e in preda all’imbarazzo, si è nascosta per non farsi vedere. Habaek/Mui si prepara ad attaccare e immediatamente un furioso drago d’acqua si solleva dallo stagno e si dirige verso la luna, dove un lupo alato finalmente rivela la sua presenza. Il lupo inizia a parlare rivolgendosi a Mui e i due non sembrano essere in buoni rapporti; ben presto il lupo assume l’originaria forma umana, nascondendo un viso marchiato da una cicatrice dietro una maschera di metallo. Il nuovo arrivato è un emissario dell’imperatore, che desidera vedere Habaek per parlargli di qualcosa collegato a Nangbin.
Soa, sempre nascosta, non riesce a vedere il misterioso interlocutore e così si sporge per avere una visuale migliore, venendo così scoperta da Mui che la afferra per un braccio e poi la abbraccia.
Il mattino dopo Habaek gioca a scacchi con il dottore; scopriamo con un breve flashback che la sera prima egli ha riaccompagnato Soa, svenuta, nel suo letto, non prima però che il messaggero la notasse intuendo la sua identità. Mui lascia Soa riposare placidamente sulle lenzuola, quando la ragazza viene svegliata da una presenza improvvisa e scopre, vicino al suo letto, la divina Regina dell’Ovest, dea della tortura nonché sua suocera.

Capitolo 7

Soa sogna del suo passato, nel sogno vede sua madre e le sue paure, tutti i pensieri che da sveglia non può palesare le passano nella mente. Svegliatasi all’improvviso dall’incubo, Soa si accorge che la luna, stranamente, è molto più luminosa del solito e distingue finalmente la figura della Regina dell’Ovest, terribile nella sua gelida bellezza.
Intimorita dalla donna, ma incapace di muoversi, Soa resta tremante a guardarla, mentre la donna allunga una mano e le accarezza una ciocca di capelli, promettendole che si rivedranno alla luce del giorno.
Il flashback finisce e si ritorna alla partita di scacchi tra Habaek e il dottore, mentre Yohui informa il dio che Judong ha appena scortato Soa a un incontro con la Regina dell’Ovest. La ragazza è intimorita dalla dea, che si rivela essere una donna pungente e di una cordialità glaciale. Habaek arriva a interrompere il colloquio tra le due, e quando la Regina dell’Ovest si avvicina con fare mellifluo e quasi minaccioso a Soa, il marito le ordina di ritornare immediatamente a palazzo con Yohui.
Mentre si allontana, Soa si rende conto che la triste e fredda espressione della madre del dio è simile a quella che aveva sua madre il giorno in cui è stata costretta a diventare la sposa sacrificale del dio.
Arriva la sera e Habaek non ha ancora fatto ritorno a palazzo; Soa, che lo attende in piedi, sente bussare alla porta: si tratta di Mui che l’afferra per un braccio e le sussurra a un orecchio di tornare a casa, nel mondo degli umani.

Considerazioni
Anni fa rimasi colpita da alcune cover di un manhwa intitolato Rail Road; incuriosita dalla bellezza del tratto, e soprattutto dall’uso dei colori, così luminosi e morbidi al tempo stesso, cercai maggiori informazioni e scoprii che l’autrice era una giovane emergente, Yun Mi-Kyung, che stava iniziando proprio in quel periodo la serializzazione su Wink della sua nuova opera, The Bride of the Water God, o meglio, con una traduzione più consona all’originale, “La sposa di Habaek”.
Mi bastò visionare le tavole in anteprima per convincermi che il talento di Yun Mi-Kyung era, se possibile, addirittura maggiore di quanto mi aspettassi e che non si limitava, come spesso accade purtroppo, alle sole copertine e illustrazioni a colori, facendo presagire un’opera di elevato livello.
Quando alla fine riuscii a leggere i primi capitoli di questo manhwa, mi sentii soggiogata da una storia che con eleganza e poesia si muoveva tra fiaba e mito, intessendo atmosfere oniriche con tradizioni antiche.
Yun Mi-Kyung si ispira palesemente ad alcune leggende orientali e usanze arcaiche, che attraverso il Nord Africa sono giunte fino a noi, filtrate dalla mitologia greco-latina. Queste storie hanno in comune tra di loro alcuni punti fondamentali come la presenza di una profezia iniziale; la necessità di un sacrificio per placare l’ira di un essere superiore; la ragazza che, adornata con gioielli e ricchi abiti principeschi, viene offerta in sposa; un marito misterioso dotato di poteri soprannaturali che conduce la fanciulla in un regno celeste in cui ogni suo desiderio viene esaudito ecc.
Tutto ciò fa sì che fin dall’inizio anche il lettore occidentale provi, nell’accostarsi a La Sposa di Habaek, un profondo senso di familiarità che si combina al piacere di scoprire gli elementi tipici della tradizione orientale, come il cerimoniale di palazzo, i personaggi del pantheon coreano, la figura del drago legato all’acqua, alla fertilità e al fulmine.
Addentrandosi nella trama, ci si accorge chiaramente che Yun Mi-Kyung, invece di essere schiava della cornice sopra delineata, riesce a padroneggiarla con leggerezza, travalicandola man mano che la storia prosegue attraverso un suggestivo intreccio tra fiaba e modernità. Dopo solo poche tavole, in cui si intuisce, più che vedere, la situazione iniziale, ci ritroviamo subito catapultati in un’altra dimensione: il background della protagonista, le sue motivazioni, ci vengono tenute nascoste con l’esplicito intento di proseguire pian piano in un percorso di doppio disvelamento del passato e del presente.
Tramite una narrazione appassionante, che scorre lentamente ma senza alcuna pesantezza e tempi morti, la Yun unisce amore, mistero e umorismo in una storia che cattura il lettore portandolo a immergersi con Soa nel mare che la conduce al regno incantato del dio dell’acqua. Osserviamo rapiti, con i suoi occhi, il susseguirsi di meraviglie, i palazzi fluttuanti, la flora lussureggiante, le cascate fragorose, finché, attoniti e storditi da tanta bellezza, non iniziamo a intuire il sapiente gioco di specchi dietro cui si celano i personaggi, presentendo che nessuno è come appare…
Ed è impossibile, mentre si prosegue con la lettura, non ritrovarsi sedotti dal disegno suggestivo dell’autrice, che fa del simbolismo e dell’accuratezza il suo punto forte.
Le tavole a colori presenti all’inizio di ogni volume affascinano non solo per la cura dei particolari, ma soprattutto per le sapienti scelte cromatiche, con una prevalenza quasi ovunque di toni caldi che associano colori pastello al cremisi, al giallo e al pesco. Le illustrazioni catturano anche per il fascino dell’esotico: con un gusto ornamentale che richiama vagamente alla mente l’Art Nouveau (che a sua volta si ispirava al Giapponismo e all’arte orientale in generale), Yun Mi-Kyung crea un connubio tra fiori delicati, farfalle, uccelli, stoffe leggere, abili panneggi, gioielli e accessori.
L’ambientazione ha indubbiamente un ruolo importante nel creare meraviglia e suggestione in chi si accosta alla lettura di questo manhwa: l’autrice poi è in grado di unire precisione e attenzione al dettaglio, nella delineazione dei costumi e dei luoghi, con un tratto pulito che non appesantisce la composizione, mentre il suo disegno morbido dona eleganza senza apparire freddo e distaccato. Le tavole, per quanto ricce di particolari, non danno mai l’impressione di una pienezza soffocante, ma risultano sempre ariose ed equilibrate.
I paesaggi, la flora e la fauna all’interno del manhwa stupiscono per la loro maestosità, e sembrano creare un tutto unico in cui il mondo della natura integra e completa le strutture architettoniche, mentre ancora, nel primo volume, appare a volte qualche piccola imprecisione nel tratteggio dei personaggi. Una delle caratteristiche peculiari di questi ultimi, in particolare quelli femminili, è la lunghezza di collo, braccia e mani, quasi la Yun aspirasse a un ideale longilineo ed etereo; la figura, lungi dall’apparire sgraziata, riesce a trasmettere eleganza e naturalezza.
Interessante e suggestiva è anche la costruzione delle tavole e delle sequenze narrative, molto cinematografica: la Yun usa spesso passaggi, brevi o lunghi, senza dialoghi, in cui lascia che siano le immagini, da sole, a parlare. Spesso a inquadrature di primissimi piani e particolari del viso e della figura si accostano avvincenti riprese panoramiche e inquadrature aeree. A volte lascia che l’attenzione, quasi pigramente, si focalizzi su un particolare dell’ambiente, un fiore, la luna, un dettaglio dell’architettura. Inoltre la Yun sembra amare la ricerca di punti di vista inediti, soprattutto obliqui, che guidano l’occhio del lettore verso il punto focale proprio come se una macchina da presa interna seguisse i personaggi.
Proprio grazie a tutte queste caratteristiche, La Sposa di Habaek è riuscita a portare a Yun Mi-Kyung il successo non solo in patria ma anche in Occidente, ed è indubbiamente, con la sua miscela di raffinatezza, romanticismo e suspence, una delle opere imperdibili edite nel 2008 in Italia.

 

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