VB Rose di Hidaka Banri

A cura di Giorgia-bi (testi) ed Emy (grafica)

Titolo: V.B. Rose (Velvet Blue Rose)
Autrice: HIDAKA Banri
Categoria: Shoujo

:: Il manga in Giappone ::
Casa editrice: Hakusensha
Rivista di serializzazione: Hana to yume
Anno di inizio pubblicazione: 2004
Numero di volumi: 14, concluso

:: Il manga in Italia ::
Numero di volumi: 14, concluso
Anno di inizio pubblicazione: 2008
Casa editrice: JPOP
PREZZO: 5.90 €

:: L’autrice ::
Al suo esordio di fronte al pubblico italiano, Banri Hidaka è un’autrice e disegnatrice ben nota ai lettori giapponesi. Nata il 31.05.1976 a Toyokawa, nell’Aichi, Hidaki ha iniziato una lunga collaborazione con “Hana to Yume” sin dal 1995, a partire dalle storie brevi di 365-nichi no Koibito, successivamente sviluppate e riprese nelle cinque Akiyoshike Series. Il primo vero successo arriva nel 2001 con Hitsuji no Namida, shoujo scolastico in 7 volumi pubblicato in Europa dalla CMX con il titolo Tears of Lamb. Proprio durante la serializzazione di ‘Lamb’ la Hidaki inizia a concepire l’idea per V.B. Rose, appassionandosi all’immagine di una protagonista con i capelli rosa. Pubblicato in Europa da Tokyopop e JPop, V.B. Rose si è piazzato in Giappone sin dagli esordi del 2004 in cima alla lista dei titoli più venduti e apprezzati.

Storia
“Avrò un bambino!”.
Queste tre semplici parole, annunciate con il sorriso sulle labbra dalla sorella maggiore Hibari, rappresentano per Ageha Shiroi un vero fulmine a ciel sereno. Pur avendo ormai 16 anni, il suo intero universo ruota ancora attorno a Hibari e la sola idea di perderla le risulta inaccettabile. Persino la sua più grande passione, ovvero la realizzazione di borse e accessori, rappresentava finora uno strumento per compiacere la sorella e ottenerne l’approvazione. La sola idea che l’adorata sorellona, ribattezzata dai più “il fiore di Nishimiya” per la sua bellezza e gentilezza, possa fare un figlio e convolare a nozze con con un individuo di cui lei non ha mai voluto nemmeno memorizzare il viso, è sufficiente a farle perdere le staffe. Ageha non approva questa unione, e non fa assolutamente nulla per nasconderlo: per esempio, pur avendo sempre adorato gli abiti da sposa, si rifiuta di accompagnare la sorella a scegliere il proprio.
La sua testardaggine rasenta in un certo senso l’autolesionismo, visto che la moda è sempre stata qualcosa di più di un hobby per lei: gli accessori da lei creati riscuotono notevole successo nell’ambiente scolastico, al punto da essere diventati noti come “Linea Ageha”, a causa della farfallina decorativa che li caratterizza. Ciononostante Ageha è ben consapevole dei propri limiti come artigiana, e rimane quindi molto sorpresa quando si rende conto che la sua linea sembra essere nota anche a due affascinanti sconosciuti in cui lei e la sua amica Mamoru si imbattono un bel giorno all’interno di una libreria. Malgrado lo sconforto successivo alla rivelazione della gravidanza di Hibari, Ageha rimane molto colpita da uno dei due ragazzi, un pezzo di figliuolo alto e biondo che sembra scrutarla con interesse… pertanto, quando lo incontra per la seconda volta, si fa coraggio e gli chiede se per caso la conosca. Piuttosto prevedibilmente, il marcantonio ammette di conoscerla indirettamente, ovvero di conoscere le sue creazioni.
Forse sulla scia dell’entusiasmo per questo incontro, o forse grazie ai consigli di Mamoru, Ageha cede infine alle pressioni della sorella e accetta di accompagnarla in cerca dell’abito per la cerimonia. Immaginate la sua sorpresa quando scopre che il Velvet Blue Rose, il negozio scelto da Hibari, è gestito dai ragazzi incontrati in libreria! L’atelier, di cui peraltro Ageha ignorava l’esistenza, si trova all’interno di una sorta di villa circondata da fiori e sontuosamente arredata.
Il ragazzo biondo, Yukari Arisaka, ne è il proprietario e vi svolge il ruolo di stilista, mentre il suo collega moro, Mitsuya Kuromine, si occupa dei disegni e delle stoffe. Il primo sembra essere molto maturo e responsabile, oltre ad avere un’imperscrutabilità sorprendente per un ventiduenne; il secondo, al contrario, si dimostra fin da subito un ragazzo gioviale e buontempone, molto sensibile alla bellezza di Ageha. Ben presto diventa palese il fatto che sia stata proprio Hibari a mostrare le creazioni di Ageha ai due, ricoprendola oltretutto di complimenti. Nonostante tutto, al momento di esaminare il bozzetto dell’abito nuziale la liceale dà nuovamente in escandescenze affermando di non accettare il matrimonio… e Yukari, visibilmente irritato dal suo comportamento, per tutta risposta la lancia (letteralmente!) fuori dall’atelier!
Umiliata a morte, ma consapevole di aver mancato di rispetto anche ai ragazzi e alla loro professionalità, Ageha ritorna il giorno dopo al V.B. Rose per scusarsi. In seguito al classico incidente da copione (vedi “scivolone immotivato presumibilmente dovuto a buccia di banana invisibile”) la ragazza rischia di precipitare su una vetrata, ma Yukari riesce ad afferrarla in tempo mentre Mitsuya si ferisce a una mano.
Sconvolta dall’accaduto, Ageha si offre di lavorare al V.B. Rose fintanto che Mitsuya non avrà riacquistato la perfetta funzionalità delle dita, in modo da partecipare in prima persona alla realizzazione dell’abito da sposa della sorella. Senza farsi scoraggiare dalle perplessità di Yukari sul suo reale talento e sulla sua effettiva utilità, Ageha si ritrova infine nei panni di apprendista, con grande soddisfazione di Hibari. Per la protagonista avrà così inizio un’avventura molto più impegnativa e coinvolgente del previsto, che la porterà a trasformarsi non solo da artigiana dilettante ad artista, ma anche da ragazzina capricciosa ad adulta consapevole e generosa.

Considerazioni
Banri Hidaka si cimenta con il suo V.B. Rose in un’impresa piuttosto rischiosa: riuscire ad aggiungere un apporto personale a un sottogenere shoujo – quello ambientato nell’universo della moda – che vanta tra le sue fila i contributi di autrici quali Ai Yazawa e Moyoco Anno.
La Hidaka ha dedicato molta attenzione alla cura dei dettagli stilistici, e trattandosi di un fumetto ambientato nel mondo dell’alta sartoria il fatto che – per fare un esempio – i jeans sembrino veramente dei jeans non può che costituire un punto a favore della disegnatrice. I pizzi e le trine dei veri protagonisti, gli abiti da sposa, sono riprodotti con cura, e l’abbigliamento dei personaggi non lascia mai nulla al caso, spaziando con uguale efficacia dal casual all’eleganza più spinta.
Detto questo, non si può non notare come i fondali emanino una certa sensazione di vuoto, soprattutto per quanto riguarda le sezioni ambientate nell’atelier, che avrebbero meritato una rappresentazione più minuziosa.

A livello di sceneggiatura V.B. Rose gode senz’altro di un buon ritmo e di dialoghi efficaci, pur non risparmiandosi il ricorso a un buon quantitativo di luoghi comuni e situazioni abusate. Per una volta tuttavia non ci troviamo di fronte a una protagonista talentuosa assorbita dal desiderio di realizzazione professionale, bensì a una ragazza qualunque con una buona predisposizione artistica ma una grande confusione mentale. Il mantra di Ageha è ‘non capisco’: la ragazza non riesce a comprendere le scelte di vita della sorella maggiore, non riesce a capire il comportamento e il carattere del ragazzo che le piace, non sa quanto possa essere faticoso il mestiere di stilista. Dall’altra parte abbiamo il personaggio di Yukari, che con la sua complessità potrebbe rivelarsi l’elemento di forza dell’insieme: non si tratta di un artista scostante e irraggiungibile come il Jouji di ParaKiss, ma di un giovane uomo che malgrado il proprio carico di problemi vede nel proprio mestiere la possibilità di porre davanti a tutto la realizzazione dei sogni altrui. L’appagamento delle proprie clienti rappresenta per lui una missione, lo scopo ultimo di una professione che gli è stata in qualche modo imposta in seguito alla morte del padre. Fondamentalmente immatura e concentrata su se stessa, Ageha si trova velocemente sbalzata nel mondo degli adulti, scoprendo grazie all’incontro con Yukari il valore della felicità altrui e il rispetto per i sentimenti del prossimo.

L’ingresso nell’atelier V.B. Rose sembra quindi rappresentare per Ageha un’iniziazione, una prova di forza per dimostrare a se stessa il proprio valore e per riannodare i fili del rapporto con la sorella attraverso l’atto (decisamente poco simbolico) di confezionarne l’abito nuziale. L’apporto del fascino maturo di Yukari e della simpatia di Mitsuya renderanno il suo cammino più complesso e coinvolgente, attraverso sentieri nel primo volume appena accennati.

 

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