Otomen di Aya Kanno

A cura di Fehu (testi), ~Penny (immagini)

Titolo: Otomen
Autrice: KANNO Aya
Categoria: Shoujo

:: Il manga in Giappone ::
Numero di volumi: 18 -concluso
Casa editrice: Hakusensha
Rivista di serializzazione: Bessatsu Hana to Yume
Anno di pubblicazione: 2006

:: Il manga in Italia ::
Titolo: Otomen

:: Prima edizione ::
Casa editrice: Planeta DeAgostini
Distribuzione: edicola e fumetteria
Prezzo: E 3,95, mensile interrotto al 6o volume
Pubblicato a partire dal: 2008

:: Seconda edizione ::
Prezzo: E 4.95
Casa editrice:  Goen
Inizio pubblicazione: Maggio 2013
Distribuzione: libreria e fumetteria
Numero di volumi: 15, in corso

:: Curiosità ::
Il manga è stato pubblicato sia negli Stati Uniti (Viz Media, 2009) che in Francia (Delcourt, Settembre 2008). In Giappone il manga ha ispirato un drama di 12 episodi, trasmesso da Fuji TV nel 2009.

Storia
“Otomen = un uomo che ha hobbies, pensieri e abilità femminili. Un uomo romantico…”

Può esistere sulla faccia del pianeta un uomo più uomo di Masamune Asuka?!
La risposta, come potrete ben immaginare, è no: capitano della squadra di kendo, di cui tra l’altro è campione nazionale, primo livello nel judo e secondo nel karate, ha voti altissimi, odia le cose dolci, è forte, serio e mascolino quanto ci si aspetta dall’ideale giapponese di vero uomo.
È l’idolo di tutte le ragazze (e non solo…), rispettato dai ragazzi e temuto dai teppisti, cosa si potrebbe volere di più dalla vita?
Ma non tutto è come sembra, e infatti il nostro campione nipponico di virilità nasconde un segretuccio… in realtà lui adora tutte le cose tipicamente femminili: cose soffici, luccicose, kawaii e dolci, ma soprattutto le storie d’amore pure e romantiche degli shoujo manga che gli fanno battere forte il cuore!
Ma non crediate che nasconda il suo vero io per opportunismo: in realtà ha cominciato a sopprimere le sue pulsioni per non sentirsi rifiutato, a causa di un avvenimento che ha distrutto la sua famiglia.
Molti anni prima il padre di Asuka ha infatti abbandonato moglie e figlio, quando questi era ancora piccolo, per realizzare il sogno della sua vita: diventare una donna!
Dopo aver subito un trauma del genere non è difficile immaginare la reazione della madre di Asuka quando qualche anno più tardi ha scoperto gli hobbies del figlioletto: le è letteralmente venuto un colpo, tanto da essere addirittura ricoverata in ospedale.
Da quel giorno nella mente di Asuka è rimasto scolpito il rimprovero (supplica?) della madre: “Dopotutto sei un maschio, e un maschio deve comportarsi da maschio!”, per questo ha sempre cercato duramente di zittire il suo lato femminile e di darsi il contegno che da lui ci si aspettava.
E così Asuka è riuscito a guadagnarsi la stima generale di cui gode attualmente, ma gli sforzi di tanti anni sembrano andare in fumo quando incontra la bella Miyakozuka Ryou, per la quale ha un istantaneo colpo di fulmine.
Ogni volta che pensa a lei il cuore comincia a battergli forte e senza rendersene conto Asuka si ritrova ad acquistare trine e merletti, a ricamare orsacchiotti e a leggere Lovetic, lo shoujo più popolare del momento, con la cui protagonista condivide sentimenti e perfino lo stesso nome.
Oltretutto sembra che un suo compagno di classe, il playboy Tachibana Juuta, lo tenga particolarmente d’occhio: che qualcuno stia infine per scoprire il suo oscuro segreto?
Asuka decide allora che è meglio tenere le distanze da quella ragazza prima che tutto vada in frantumi, ma è proprio una “dichiarazione di guerra” di Tachibana, intenzionato a suo dire a soffiargliela, a far sì che Asuka finisca sempre più coinvolto da Ryou.
E così poco alla volta le doti nascoste di Asuka vengono a galla: prima aiuta Ryou, totalmente negata in tutte le attività prettamente femminili, coi compiti di economia domestica, dimostrando di essere un maestro dell’arte del ricamo poi, per far sì che la ragazza, rimasta orfana di madre quando era molto piccola, possa mangiare decentemente, si propone di prepararle il pranzo ogni giorno, e ovviamente non solo la sua cucina è degna di un professionista, ma verdure, uova e quant’altro hanno tutte forme assurdamente graziose.
Nonostante Tachibana sia sempre tra i piedi, le cose tra Asuka e Ryou sembrano incamminarsi nella giusta direzione, finché la ragazza non rivela di provare ammirazione per i “veri uomini”.
Il povero Asuka entra allora in depressione, e incredibilmente proprio Tachibana cerca di spronarlo, dicendogli di non aver paura di venire rifiutato da Ryou… non gli piacerebbe forse essere davvero se stesso di fronte alla ragazza che ama?
E così Tachibana rivela di essere a conoscenza del “lato oscuro” di Asuka e afferma di osservarlo da mooolto tempo…
Asuka ha l’occasione di essere sincero con Ryou quando viene attirato in trappola insieme a lei dai bulli della scuola che, avendo ascoltato la conversazione tra lui e Juuta, pensano di riuscire a farlo a pezzi convinti che la sua forza sia solo apparenza.
Ma, quando il capo del gruppo tenta di colpirlo, è Ryou a metterlo al tappeto: la ragazza sarà pur negata come massaia, ma fin da piccola è stata istruita a combattere, proprio per questo ha sempre ammirato gli uomini forti e virili e desidera ardentemente essere come loro!
E non soltanto non trova nulla di strano negli hobbies di Asuka, ma pensa addirittura che lui sia carino e desidera proteggerlo.
Ovviamente il nostro eroe è al settimo cielo, così si sbarazza in un nanosecondo del resto della gang e finalmente riesce a dichiararsi a Ryou aggiungendo che anche lui desidera proteggerla.
Ormai sembrerebbero non esserci più ostacoli a una felice relazione tra i due, ma in realtà Ryou è totalmente ottusa nelle faccende di cuore, e quindi non ha affatto afferrato il significato delle parole di Asuka, anzi non ha proprio capito che si trattava di una dichiarazione; Asuka dal canto suo, essendo totalmente puro e ingenuo, non pensa certo a “particolari” sviluppi nel loro rapporto: si accontenta di starle vicino.
Tutto ciò getta nello sconforto Tachibana, preoccupatissimo per la vicende sentimentali dei suoi amici, anche perché lui è in realtà l’autore di Lovetic, e ha segretamente ricalcato la protagonista proprio su Asuka… il suo manga rischia di ristagnare: riuscirà a far progredire la vita amorosa della sua “musa”?

Considerazioni
Se penso a Otomen il primo aggettivo che mi viene in mente è: esilarante!
Da tempo non mi capitava di ridere di cuore leggendo un manga, e la Kanno si esprime non solo attraverso una sceneggiatura leggera e briosa, ma anche attraverso il disegno che adatta a ogni situazione e a ogni personaggio amplificandone gli spunti comici.
A questo punto lasciatemi spendere due parole proprio su Aya Kanno. Intanto diciamo che passa agevolmente dallo shoujo allo shounen, e che si trova a suo agio con diversi generi che siano la commedia sentimentale o il fantasy, l’action o l’ambientazione storica.
Aggiungete a questo un’eccellente qualità artistica (date un’occhiata ad Akusaga, Blank Slate nell’edizione americana) e uno stile originale e riconoscibile. L’unico appunto è che spesso i fondali sono assenti, ma più che per una reale mancanza da parte dell’autrice, dato che quando presenti sono all’altezza del chara, ciò è probabilmente dovuto al fatto che il focus è sempre sui personaggi e sulle loro interazioni (o è forse semplicemente colpa della pigrizia?).
Leggendo la trama ci si accorge subito che il plot non è certo innovativo: lui e lei in reverse mode, con un protagonista maschile dai gusti e dalle attitudini decisamente femminili e una protagonista femminile più portata al wrestling che alle attività da tipica massaia giapponese… due bradipi nelle questioni di cuore, a cui si aggiunge l’immancabile amico playboy nel ruolo di Cupido.
Ma il pregio dell’opera sta proprio nel modo in cui la Kanno, partendo da una situazione che sa di visto e rivisto, riesce a catturare il lettore e a farlo innamorare dei personaggi, tutti molto ben sviluppati.
Asuka, il protagonista, è semplicemente adorabile: la dicotomia del suo carattere lo porta a essere stoico e severo fino alla cieca intransigenza, cozzando totalmente col suo lato più sensibile fatto di rossori, batticuori e bagni con la paperella (sic!), con conseguenti effetti di travolgente ilarità.
Ryou è stata allevata dal solo padre, un poliziotto bigotto e retrogrado fissato con le arti marziali (altro personaggio inenarrabile, non perdete assolutamente il capitolo 2, anche per le creazioni culinarie di Ryou, non vi ricordano nulla?!), dal quale ha ereditato la passione per la lotta e una totale goffaggine in economia domestica; è una ragazza sincera e dolce, onesta e coraggiosa, ma sfortunatamente ancora immatura sul piano sentimentale.
E così da una parte abbiamo il puro e ingenuo Asuka, dall’altra l’inconsapevole Ryou… vi lascio immaginare l’evolversi della relazione tra questi due soggetti…
Il vero motore della storia è Tachibana, che apparentemente sembrerebbe la nemesi del nostro eroe, e invece è una persona estremamente attenta ai sentimenti di quanti lo circondano: è quello che meglio capisce e apprezza Asuka, pur non condividendone in talune circostanze la mentalità.
E sono proprio gli scontri con Tachibana, che si diverte a pungolarlo e che lo costringe a confrontarsi con una visione della vita per certi versi all’opposto della sua, a provocare l’apertura di Asuka, un’apertura mentale e verso gli altri.
Eh sì, perché è proprio lo stesso Asuka, con la sua intransigenza morale, a non accettare i difetti suoi e degli altri, a pretendere da sé e dal prossimo una condotta che risponda a ideali del tutto lontani dalla realtà.
La Kanno gioca molto coi vari cliché del genere shoujo, che a volte sembra prendere amabilmente in giro, come nel quinto capitolo quando, con l’apparizione dell’irresistibile Ariake, si prende il lusso di fare una parodia (anche questa imperdibile) dello smut con palese riferimento alla regina del genere…
Non pensiate comunque che Otomen sia una commedia demenziale: la Kanno fa semplicemente della sana ironia, divertendosi e divertendoci, su se stessa e sulle sue colleghe, e sullo shoujo che, tra prodotti in fotocopia e altri che si prendono troppo sul serio, molto spesso scade nel ridicolo se non addirittura nel patetico.

Insomma, pur avendo letto solo una manciata di capitoli, mi sento di consigliare a tutti di dare una meritata chance a Otomen: a volte quattro sane risate non guastano affatto.

 

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