Fairy Cube di Kaori Yuki


A cura di Black Violet (testi) e Martina (info e grafica)

Titolo originale: Yousei hyouhon
Titolo internazionale: Fairy Cube
Autrice: YUKI Kaori
Categoria: Shoujo

:: Il manga in Giappone ::
Numero di volumi: 3, concluso
Anni di pubblicazione: 2005-2006
Casa editrice: Hakusensha
Collana: Hana to yume Comics

:: Il manga in Italia ::
Casa editrice: Panini Comics
Prezzo: 5.50 euro
Pubblicazione: Febbraio 2007
Senso di lettura: orientale
Distribuzione: fumetteria
Periodicità: bimestrale

Storia

Volume 1

Ian Hasumi, il protagonista di questa storia, agli occhi di tutti è un ragazzo qualsiasi, sognatore, un po’ bonaccione e sempre pronto ad aiutare deboli e indifesi (siano essi persone o semplici e delicati fiori) anche a scapito della propria sicurezza. Nonostante un carattere tanto aperto e solare, Ian è spesso evitato e deriso da chi lo conosce a causa dei suoi continui racconti sugli esseri invisibili e fatati che popolano il nostro mondo, individuabili solo a chi abbia occhi abbastanza buoni da saperli scorgere. Il suo stesso padre, ex-scrittore e ora professore nella scuola frequentata dal ragazzo, pur ostentando una benevola indulgenza per le stranezze del figlio, spesso sembra il primo ad alimentare la cattiva fama che circonda “Ian il bugiardo”.

Eppure la magica realtà tanto derisa è ben lungi dall’essere solo un’invenzione. Il potere di saperla vedere, infatti, è l’eredità donata al ragazzo da Kureha, sua madre, insieme alla voglia a forma di ali di farfalla impressa sulla sua schiena. Dalla nascita inoltre, Ian deve convivere con un malvagio “doppio” invisibile ai normali esseri umani, Tokage ”la lucertola”, che lo perseguita col suo odio, geloso della corporeità a lui preclusa. Unico scopo dell’esistenza di Tokage sembra essere la sofferenza di Ian, per ottenere la quale non esita a ricorrere al particolare potere di controllare le menti umane, amplificando l’odio e i pensieri negativi latenti in esse.

Il bersaglio preferito di tali manipolazioni è l’insospettabile professor Hasumi, che nasconde dietro alla facciata irreprensibile una personalità tormentata e al limite della follia. L’uomo, infatti, non si è mai ripreso dal trauma dell’ abbandono dalla moglie, svanita nel nulla quando Ian era appena un bambino, shock che gli è costato una promettente carriera letteraria. Rimasto solo con un figlio troppo simile alla donna causa della sua rovina, egli vive nel continuo terrore di essere lasciato anche dall’ultimo brandello della sua famiglia, cosa che lo priverebbe di ogni residua ragione di vita. Per questo motivo Hasumi da allora ha chiuso Ian in una prigione di minacce e maltrattamenti, allontanandolo da ogni essere umano o fatato che possa portarlo via da lui, in un delirio di ira e terrore continuamente amplificato dall’oscura influenza di Tokage.

Una sola persona, anche se molto tempo prima, era riuscita a superare il muro di diffidenza e isolamento attorno a Ian e a intravedere la purezza e la bontà della sua anima.

Rin Ishinagi, figlia dell’ex redattore del signor Hasumi, era una bambina ombrosa, cresciuta tra un padre sempre assente e una madre troppo sola, ridotta a maltrattare la figlia per riconquistare un barlume della tanto desiderata attenzione del marito.

Rin era stata la sola a non ridere delle favole di Ian ma, anzi, a manifestare interesse e ammirazione per il suo meraviglioso potere. Ella si era così conquistata un posto speciale nel cuore del bambino, che per mostrarle la sua gratitudine era arrivato a farle intravedere il suo mondo fatato e perfino lo strano marchio alato sulla sua schiena.

L’amicizia tra i due era stata però precocemente troncata dalla gelosia dei signor Hasumi, il quale, in preda all’ira, aveva distrutto col fuoco la voglia fatata di Ian e, grazie alla sua influenza, aveva fatto trasferire la famiglia di Rin in un’altra città. Terrorizzato dalla possibilità che la violenza paterna arrivasse a coinvolgere anche l’amica, Ian aveva deciso di distruggere ogni rapporto con lei, allontanandola con parole di odio e dichiarandole che tutto quello che avevano visto insieme era stata solo una fantasiosa bugia.

Ad anni di distanza però, Rin ricompare nella vita di Ian, tornando insieme alla madre a stabilirsi nella sua città di origine e iscrivendosi nella stessa scuola del ragazzo. Nello stesso periodo, tv e giornali iniziano a diffondere inquietanti notizie di misteriosi “omicidi delle fate”, in cui vittime di ogni sesso ed età vengono ritrovate riverse al suolo, con grandi schizzi di sangue che fuoriescono dalla schiena a formare col loro macabro contorno una sorta di ali di farfalla. Proprio in uno di questi delitti viene a imbattersi Ian, grazie a un “casuale” intervento di Tokage.

Nascosto dietro un angolo, il ragazzo intravede un uomo misterioso, il cui occhio destro è coperto da una strana benda, chino a raccogliere qualcosa dalle mani di una donna appena deceduta.

Ian, inseguendolo, si ritrova in un bizzarro negozio di antiquariato, ricolmo di cubi di vetro al cui interno sono racchiusi animali e insetti di ogni specie. Lo strano individuo si è però accorto di essere stato spiato e accoglie il curioso con discorsi poco rassicuranti, volti a sviare dalla sua persona i sospetti per il crimine appena commesso, costringendo poi il ragazzo ad accettare uno degli strani cubi, contenente una piccola lucertola, prima di congedarsi.

A complicare ulteriormente le cose, vicino all’ennesima vittima delle fate viene ritrovato il libretto scolastico di Rin, caduto alla ragazza in un momento di distrazione e sistemato da Tokage sul luogo del delitto.

Tra i compagni di Ian e di Ishinagi prende dunque a serpeggiare il sospetto che i due siano i veri responsabili degli omicidi e che la storia delle fate sia solo una bugia inventata per depistare le indagini. Ian, per scagionare se stesso e l’amica, non ha a questo punto altra scelta che mostrare a tutti il mondo fatato e i suoi abitanti. Grazie all’appoggio di Rin, che non ha mai smesso di credere nella sincerità dell’amico, la veridicità delle storie tanto derise viene quindi finalmente dimostrata. Riuniti dalla sconcertante impresa, i due finalmente si riavvicinano e Ian si decide a dichiarare il suo amore per Rin, arrivando a proporle di fuggire con lui alla ricerca del paese delle fate.

La risposta della ragazza viene però troncata dall’arrivo del professor Hasumi, della cui mente sconvolta ha preso il controllo Tokage, il quale, stringendo un coltello tra le mani, colpisce a morte il figlio.

Quando Ian riprende coscienza di sé si ritrova a vagare in una dimensione strana e oscura, popolata da strani spiriti demoniaci, dalla quale fugge terrorizzato per tornare al mondo degli umani. Grande però è la sua disperazione nello scoprire che del suo corpo, incredibilmente illeso, ha preso possesso Tokage, il quale si è impadronito di ogni aspetto della sua vita, convincendo addirittura Rin a diventare la sua ragazza.

L’essere malefico rivela a Ian, con il quale ormai si sono del tutto invertiti i ruoli, che un tale scambio ha potuto avere luogo grazie al potere del misterioso cubo di vetro e al patto stipulato con lo spirito in esso contenuto. Anche gli “omicidi delle fate” sono imputabili ai cubi e ai loro abitanti soprannaturali, i quali prendono possesso dei proprietari dei magici oggetti e, quando non riescono ad adattarsi al corpo ospite, ne sfuggono attraverso la schiena, tra due ali di sangue.

Ian, accecato dall’odio e dal desiderio di vendetta, corre dal venditore dei cubi fatati e si getta su di lui in preda all’ira. Tra i due però si frappone un diabolico esserino, dalla terribile aura distruttiva, disposto a distruggere ogni cosa pur di allontanare la potenziale minaccia dall’enigmatico individuo. Infastidito dalla troppa confusione, Kaito stesso (questo infatti è il nome dello strano personaggio) decide alla fine di intervenire e, scoprendosi l’occhio bendato, ingloba i due contendenti in una sfera di luce, per poi trasportarli in un luogo imprecisato del mondo fatato.

Solo dopo un lungo cammino, costellato di bizzarri e temibili esseri mitologici, lo spirito di Ian e l’irrequieta fatina Ainsel riescono a tornare nel mondo reale, dove Kaito li attende. L’uomo, grazie all’intercessione della fata, la quale ha iniziato a provare un’inaspettata quanto inconfessabile simpatia per la purezza del ragazzo, concede a Ian il corpo del piccolo Elia Barret, con cui tentare di sconfiggere Tokage.

Il vero Elia, nato da una nobildonna fuggita con un semplice servitore, era rimasto vittima di uno dei cubi fatati. L’improvvisa fuoriuscita dell’essere fatato dal suo corpo però, avvenuta mentre l’intera famiglia era in viaggio su un’auto, con la sua violenza aveva causato un incidente in cui avevano perso la vita anche i genitori del bimbo.

Ian, ereditati tutti i ricordi di Elia, si fa accogliere nella ricca dimora della signora Barret, una vecchia cieca e sola che lo prende con sé a malincuore, detestando in lui il sangue dell’uomo che le aveva strappato l’adorata figlia.

Il bambino, protetto da un amuleto che scherma la sua identità soprannaturale, avvicina Rin e se ne conquista l’amicizia. Vedendo in lui un riflesso del ragazzo che l’aveva fatta innamorare, Rin confida al bambino tutte le sue preoccupazioni per quello che crede il vero Ian, divenuto un violento e un attaccabrighe, capobanda dei peggiori elementi di tutta la scuola e totalmente privo della bontà e dell’ingenuità che un tempo lo caratterizzavano.

Nel frattempo, Kaito scompare insieme al suo insolito negozio, forse per sfuggire ai sospetti individui che lo cercano, e riappare nelle inaspettate vesti di dipendente dell’anziana signora Barret, assunto per sorvegliarne il troppo irrequieto nipotino. Cerchi misteriosi dall’origine ignota compaiono in vari licei della capitale e nella scuola di Ian e Rin giunge una strana studentessa, la quale crea in breve tempo una cerchia di teppisti che rivaleggia con quella di Tokage. Come presto diviene evidente, anche Miyu, la nuova arrivata, è un essere fatato e uno scontro aperto tra i due appare subito inevitabile.

Lo scontro tra Tokage e Miyu, rappresentanti l’uno delle Unseelie Court, le fate malvagie che rispondono soltanto ai loro desideri, e l’altra delle Seelie Court, fate buone che progettano di portare il mondo intero sotto il loro dominio, si svolge una sera, nel cortile scolastico, e avviene senza esclusione di colpi. Anche Rin ed Elia vi assistono, la ragazza avvertita da Miyu dell’ora e del luogo di una nuova malefatta del presunto Ian e il bambino informato dell’incontro grazie all’indecifrabile Kaito. Dopo che i due esseri hanno avuto modo di rivelare tutto il loro devastante potere, alla fine Tokage riesce ad avere la meglio grazie al potere del Fairy cube, e distrugge la rivale con una terribile esplosione.

Rin, che come Elia ha perso i sensi durante lo scontro, si risveglia tra le braccia di Tokage, il quale tenta di sopire il suo terrore e di convincerla che tutto ciò che ha visto è stato solo un sogno. Il piccolo Elia, però, sopraggiunge di corsa e li interrompe, gridando all’adorata Rin parole così simili a quelle dello Ian di un tempo da spingere la ragazza a slanciarsi d’istinto verso di lui. Approfittando del momentaneo sconcerto di Tokage, il bambino afferra strettamente Rin e si getta con lei dalla balaustra del terrazzo su cui si trovano, per poi planare, sostenuto da un iridescente paio di ali fatate, su un’auto in cui attendono Kaito e Anisel.

I quattro fuggitivi fanno quindi ritorno nella dimora della signora Barret, che li attende con aria di rimprovero. Dopo aver rivolto loro parole di biasimo per l’assenza notturna, la donna rivela di percepire perfettamente sia la natura soprannaturale del sedicente nipotino che la presenza della sua piccola compagna fatata e, pur accettando di ospitare Rin per la notte, avvisa il gruppetto della necessità di un’esauriente spiegazione per la mattina dopo.

[Fine vol. 1]

CONSIDERAZIONI
Impeccabile come al solito dal punto di vista della grafica, per quanto riguarda le tematiche Fairy Cube è un vero e proprio concentrato di tutti gli elementi più classici e caratteristici dello stile di Kaori Yuki.

A misteriosi delitti, simili a quelli che avevano accompagnato il conte Cain nella Londra vittoriana, si affiancano le vicende di un protagonista succube di un padre violento e possessivo (una presenza a quanto sembra obbligatoria in ogni manga della Yuki…) ma dal carattere ingenuo e solare, che si trova a dover lottare contro un alter-ego soprannaturale per il possesso del suo corpo e della ragazza che ama (per caso ai lettori di Angel Sanctuary torna in mente qualcuno?)

Come suo solito l’autrice gioca a sconvolgere il lettore, mostrando una società dove l’odio e la follia si annidano proprio dove più sembrerebbe insospettabile la loro presenza. Dietro a professionisti stimati e uomini di successo dalla reputazione irreprensibile scopriamo celarsi ogni genere di perversioni e deviazioni mentali, mentre è proprio nei teppistelli e nei ragazzini derisi ed emarginati che troviamo i valori positivi e le migliori qualità, in un capovolgimento dell’ordine sociale ostentato fino all’esasperazione.

Immancabile è ovviamente l’elemento fantastico, fondamentale per fornire alla narrazione il tocco gotico a cui questa mangaka non può assolutamente rinunciare. La scelta cade sul mondo della mitologia celtica, che non poteva essere più adatto con la sua onirica bellezza frammista a un’irreale crudeltà. Le creature che popolano queste universo sfuggono infatti a ogni tentativo di inquadrarle da un punto di vista morale e agiscono spinte da motivazioni tanto semplici e lineari quanto egoistiche e crudeli, totalmente immuni alla tormentata ossessione umana per le definizioni di bene e male. I vecchi miti celtici sono continuamente ripresi dall’autrice, fornendo spessore e credibilità all’inedito, ma ben riuscito, trasferimento del popolo fatato dalle campagne irlandesi all’ipertecnologico Giappone moderno.

Principale rappresentante di questi strani esseri soprannaturali è la fata Ainsel, (inaspettatamente somigliante alla Primera di Rayearth 2) egocentrica, capricciosa e gelosa ma anche capace di affetti profondi e incondizionati, personaggio tra i meglio riusciti dell’opera, anche grazie ai momenti di leggerezza e comicità che la vedono protagonista.

La narrazione è intricata, ricca di flash-back, anticipazioni e cambi di prospettiva e crea un complicato gioco di incastri, che obbliga l’attenzione del lettore a mantenersi sempre viva. Forse anche grazie alla sua brevità, Fairy Cube riesce a evitare il rischio di sfuggire di mano all’autrice, perdendosi in sottotrame troppo affolate e intricate, come purtroppo troppo spesso accade ad altre e più complesse opere della Yuki.

 

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