Un milione di lacrime (Hyakuman tsubu no Namida) di Yuana Kazumi

A cura di Koori (testi), Martina (info) ed Emy (grafica)

Titolo originale: Hyakuman tsubu no Namida
Autrice: KAZUMI Yuana
Categoria: Shoujo

:: Il manga in Giappone ::
Numero di volumi: 2, concluso
Anno di pubblicazione: 2002
Casa editrice: Kadokawa
Rivista di serializzazione: Asuka

:: Il manga in Italia ::
Casa editrice: Star comics
Numero di volumi: 2, concluso
Collana: Kappa extra, 4.20 euro
Inizio pubblicazione: Luglio 2007
Distribuzione: edicola fumetteria e online

:: L’autrice ::
Yuana Kazumi disegna shoujo manga per l’editore Kadokawa e si occupa inoltre delle illustrazioni di romanzi per teenager editi da Shueisha. Ha all’attivo pochi titoli, di cui quattro sono editi in Italia: Il fiore del sonno profondo (2 volumi), Haru Hana (3 volumi), Un milione di lacrime (2 volumi) e Canto del cielo perduto, il suo primo manga a essere raccolto in volume, nel 2001. L’autrice è edita in altri paesi occidentali, tra cui gli Stati Uniti.

Storia
Hiromu è un ragazzo come tanti altri: frequenta le scuole superiori, ha la ragazza, gioca nel club di basket; eppure la normalità della sua esistenza subisce una scossa il giorno in cui si rende conto di essere l’unico in grado di ricordare Shuichi Tetsuya. I compagni di scuola, che pure avevano avuto a che fare col ragazzo il giorno appena precedente, e gli insegnanti, sembrano aver rimosso qualunque ricordo legato all’esistenza di una persona con quel nome. Sempre più avvolto da una cappa di inquietudine e dubitando ormai della propria salute mentale, Hiromu incontra infine qualcuno che si ricorda di Shuichi Tetsuya. L’incontro però gli apporta nuovi dubbi e interrogativi: l’enigmatico ragazzo che afferma di aver trovato “buono” Shuichi gli salta infatti addosso, chiamandolo Glorius e manifestandogli la contentezza di rivederlo dopo anni. Hiromu viene sottratto all’imbarazzante situazione solo grazie all’intervento della propria ragazza, Natsumi, che lo trascina al cinema, dove il ragazzo continua tuttavia a ripensare a quanto bizzarra appaia la sparizione di Shuichi.
L’indomani la situazione non si presenta migliore: Hiromu incontra nuovamente lo strano ragazzo che lo chiama Glorius e si trova a dover chiarire quello che ritiene l’equivoco in cui l’altro è caduto rispetto alla sua identità; la reazione del ragazzo, che si mostra sinceramente stupito del fatto che lui si sia davvero dimenticato di averlo conosciuto, manda però Hiromu definitivamente in crisi.
Solo la conversazione con Natsumi sembra porre un po’ d’ordine nel caos dei pensieri di Hiromu, ma il sollievo dura poco. Hiromu infatti sorprende l’enigmatico ragazzo mentre bacia Natsumi sulla bocca e quando furibondo si scaglia contro di lui, si sente replicare che non è il caso di preoccuparsi, dal momento che “non l’ha uccisa”. Voltandosi, Hiromu vede Natsumi a terra e mentre tenta di soccorrerla, sempre più preoccupato e incredulo per la piega surreale che gli avvenimenti stanno prendendo, gli viene chiesto che cosa sia quella ragazza per lui. Hiromu risponde che quella è la sua fidanzata, ma l’altro gli dice che quella non è la sua fidanzata e che chiarirà tutti i dubbi di Hiromu, se questi vorrà seguirlo. Hiromu si avvia dunque fuori dall’edificio scolastico, tenendo Natsumi svenuta sulle spalle, dietro il ragazzo sconosciuto che lo conduce in un mondo “altro”, vuoto, che egli afferma essere la vera “casa” di Hiromu; e in mezzo al niente si trova in effetti una casa all’occidentale, dentro alla quale siede, mantenendo un’espressione assente, come una bambola, quella che viene presentata a Hiromu come la sua vera fidanzata: Valeriana Folieri.
L’inquietante personaggio che l’ha condotto in quel luogo spiega inoltre a Hiromu che egli è come lui un “collezionista di memorie”, un essere che si nutre di vite umane, eliminando ogni segno della loro esistenza, ma Hiromu si rifiuta di credere alla cosa, affermando di essere incapace di compiere atti del genere, e, portandosi dietro l’ancora priva di conoscenza Natsumi, torna nel mondo reale.
Hiromu però si rende ben presto conto del fatto che il collezionista di memorie non è disposto a lasciarlo perdere: intorno a lui la gente comincia sparire. Terrorizzato, il ragazzo corre a casa, temendo per i propri affetti e soprattutto per Natsumi, ma dove avrebbe dovuto sorgere la villetta dei genitori c’è solo un spazio fra due case e qui viene raggiunto dal collezionista di memorie che ha portato con sé Valeriana. Il collezionista gli dice che la sparizione della casa dipende da fatto che lui ha eliminato i genitori di Hiromu e quando Hiromu arrabbiato lo affronta gridandogli contro di ridargli i suoi amici e i genitori, l’altro gli pone davanti la prova inconfutabile che non è Hiromu: dal momento che i genitori di Hiromu sono stati eliminati da un collezionista di memorie, il quale, nutrendosi di loro, ha eliminato qualsiasi segno della loro esistenza sulla terra, se Hiromu fosse colui che è convinto di essere sarebbe dovuto scomparire come la casa e i genitori stessi.
Hiromu, posto di fronte a un argomento inoppugnabile, urla comunque contro il collezionista di memorie, chiedendo di essere lasciato in pace a vivere la sua vita, anche se la vita in questione non è davvero la sua, dal momento che non vuole vivere come un collezionista di memorie. Ma a questo punto l’altro gli rinfaccia di essere davvero egoista, in quanto era stata una scelta di “Glorius” quella di condurre così la propria esistenza e in quella scelta aveva trascinato anche Valeriana.
L’arrivo di Natsumi nel mezzo della discussione fa precipitare le cose: il collezionista di memorie cerca di “cancellarla” baciandola, ma Hiromu interviene dicendo che avrebbe fatto tutto quello che gli era richiesto se Natsumi fosse stata lasciata in pace. A Hiromu viene dunque chiesto di cancellare i ricordi che Natsumi ha di lui con il proprio bastone magico, ma la reazione contraria della ragazza, che si rifiuta di lasciar andare Hiromu e di perdere i propri ricordi, smuove qualcosa nella memoria del ragazzo. Hiromu sente di aver già vissuto quell’insopportabile senso di perdita che la situazione corrente gli ha richiamato: nel momento in cui, abbracciato a Natsumi, sente il collezionista di memorie dirgli di fare come crede ma che nel caso lui avesse scelto Natsumi allora Valeriana non sarebbe più stata sua, Hiromu ricorda il proprio vero passato e la sua esistenza come Glorius. Quindi cancella i ricordi di Natsumi, la adagia svenuta su una panchina e se ne va con il collezionista di memorie di cui finalmente ricorda il nome, Vermillion, e con la “sua” Valeriana.

Il passato di Glorius Lily e di Valeriana viene dunque presentato attraverso un lungo flashback. Glorius Lily era in origine un umano che viveva nel Giappone appena riapertosi all’Occidente nella metà dell’Ottocento, figlio di un ricco industriale, era stato fidanzato dal padre con una ragazza giapponese che costituiva un ottimo partito ma per la quale Hirokazu non nutriva alcun sentimento. Chiuso e sfiduciato nei confronti degli esseri umani a causa dell’educazione ricevuta, il giovane Hirokazu apprende grazie a Valeriana Folieri, una ragazza straniera appena giunta in Giappone e residente presso la chiesa cristiana della cittadina, a rapportarsi in modo più aperto verso gli altri. Se la frequentazione di Valeriana giova a Hirokazu che piano piano inizia ad aprirle il suo cuore, l’attenzione che presta alla ragazza straniera non sfugge alla sua fidanzata e al padre, l’una gelosa del sentimento che il ragazzo sembra nutrire nei confronti della rivale e l’altro preoccupato per il cambiamento del figlio e per il rischio che il fidanzamento vantaggioso per l’azienda venga annullato. La ragazza giapponese sobilla dunque la folla, mettendo in giro la diceria che Valeriana Folieri sia una strega e debba essere ritenuta responsabile della crisi del paese e il padre pur conscio del fatto che le streghe non esistono decide di sacrificare la ragazza occidentale alla superstizione popolare per il benessere della propria azienda. La folla inferocita massacra l’innocente Valeriana, bruciandola dentro la chiesa mentre Hirokazu assiste impotente alla scena. Quando infine Hirokazu riesce a liberarsi e a entrare nella chiesa in fiamme per Valeriana non c’è più nulla da fare e lui stesso viene considerato dalle persone all’esterno ormai spacciato. In chiesa, però, Hirokazu, prostrato e disperato, sfoga i suoi sentimenti invocando ad alta voce la morte di tutti quelli che si sono resi responsabili dell’uccisione di Valeriana; ed è a questo punto che Vermillion, che già gli si era rivelato in precedenza e aveva osservato la situazione senza intervenire, gli offre la possibilità di poter cambiare la propria natura, di rinunciare alla sua umanità – divenendo un collezionista di memorie – e di risuscitare l’amata Valeriana. Hirokazu accetta, esce dalla chiesa e annulla l’intera città. Risuscitata Valeriana, due nuovi “collezionisti di memorie” vedono la luce; ma mentre Vermillion sceglie un nuovo nome per Hirokazu – Glorius Lily – Valeriana non accetta che il suo nome venga cambiato.

L’incontro di Glorius Lily e di Hiromu avviene molto tempo dopo: Hiromu, che conduce una normalissima esistenza fra scuola e club, è pervaso da un senso di noia, ma il comparire davanti a lui di Glorius lo porta a rivedere la propria posizione e a valutare diversamente la vita. L’iniziale eccitazione nel constatare l’esistenza di un “sosia” dalla natura “non umana” – con conseguente scambio di ruoli per un giorno, alla maniera de “Il principe e il povero” – cede il posto alla consapevolezza che la vita va vissuta intensamente e con gioia in ogni suo momento… paradossalmente, proprio la minaccia di scomparire da un momento all’altro a causa di Glorius, lo spinge a decidere di dichiararsi a Natsumi, ma questa sua decisione turba Glorius che, non capendo l’atteggiamento del ragazzo, durante un duro confronto verbale (nel quale Hiromu nega il valore dell’ “eternità” raggiunta dai collezionisti di memorie) divora inavvertitamente Hiromu. Il turbamento dettato da quanto Hiromu aveva detto però permane e Glorius perde la propria identità, trovandosi a vivere da quel momento nei panni di Hiromu.

Nel periodo in cui Glorius aveva vissuto come Hiromu aveva lasciato Valeriana da sola, venendo meno, come Vermillion stesso gli aveva rinfacciato, agli obblighi verso la giovane moglie (Glorius e Valeriana si erano sposati), ridotta a una bambola senza volontà da un fatto avvenuto durante la seconda guerra mondiale in Giappone.
Glorius, Vermillion e Valeriana erano infatti rimasti nel paese, dopo i fatti che avevano visto la rinascita dei due esseri umani come “collezionisti di memorie”, nutrendosi degli sfortunati giapponesi, con grande rammarico di Valeriana, che, in cuor suo, provava ancora pietà per la gente stremata dalla sofferenza e dalla fame. Valeriana d’altra parte non aveva ancora imparato a nutrirsi da sola ed era costretta ad affidarsi a Glorius per il proprio sostentamento, situazione che non era ben vista da Vermillion.
Proprio durante una battuta di caccia, nella quale Valeriana viene lasciata da sola per imparare a cavarsela, avviene l’incontro con un giovane soldato giapponese che aiuta la ragazza aggredita da alcuni ragazzini perché occidentale. Il soldato si prende cura di Valeriana, mostrandole quella gentilezza che la ragazza aveva finito per dimenticare negli esseri umani, ma nello stesso tempo rivela un animo ferito dalla guerra e dalla solitudine, oppresso dalla volontà di scomparire per non dover più uccidere e non dover più ricordare la morte della propria amata. È proprio la volontà di scomparire del soldato a dare il coraggio alla collezionista di memorie di portare avanti la risoluzione di “divorare” il giovane, tenendo così fede alla promessa fatta a Glorius; e lo stesso soldato si mostra rassegnato all’idea, chiede soltanto una notte in più di vita, in modo da poter innaffiare la mattina dopo un ciliegio bruciato dalle bombe che sembrava non poter più fiorire.
Con lo spuntare del giorno però la scoperta del ciliegio in fiore infonde nuova speranza nel soldato che supplica Valeriana di risparmiarlo. L’arrivo di Glorius fa precipitare le cose: Valeriana, decisa a portare avanti la sua prima “cancellazione”, si rende però conto che attorno al soldato è pieno di anime – compresa quella della sua amata – che tentano di proteggerlo: si frappone dunque fra Glorius e il giovane venendo investita dal potere che “cancella” gli esseri umani, perdendo non la propria esistenza ma il proprio “tempo” mentre Glorius, furibondo per l’accaduto, cava gli occhi al soldato mantenendolo però in vita in modo che la sua sofferenza duri fino al giorno della sua morte.

Altrettanto drammatica si presenta la situazione di Natsumi nel tempo presente: ha infatti mantenuto la memoria che avrebbe dovuto perdere, e il ricordo di Hiromu (o meglio, di Glorius nei panni di Hiromu) l’ha ossessionata negli ultimi due anni, rendendola facile bersaglio degli scherni delle compagne di classe, semplicemente convinte che a lei manchi qualche rotella.
L’incontro fra Natsumi e Glorius, che insieme a Vermillion ha deciso di frequentare per un po’ il liceo in cui aveva già studiato come Hiromu, crea nuovi problemi: nonostante Glorius minacci la ragazza di “cancellazione”, in più di un’occasione la aiuta, difendendola dalle compagne che la prendono in giro e nascondendola a Vermillion. Quando però Vermillion scopre che la ragazza non ha perso i suoi ricordi, e oltretutto è venuta a sapere della “cancellazione” del vero Hiromu da parte di Glorius, decide di porre termine alla questione eliminando con le proprie mani Natsumi.

Considerazioni
Yuana Kazumi rimane nei suoi lavori estremamente coerente, nel bene e nel male. Un milione di lacrime non costituisce un’eccezione: presenta tutte le debolezze – sebbene in misura inferiore rispetto alle altre opere finora pubblicate – di sceneggiatura e gestione delle tavole che abbiamo imparato a conoscere nella sua produzione, ma mostra anche l’intenzione ferma di dare un significato alle sue storie, cosa che, personalmente, mi fa continuare a guardare con interesse a quanto di lei viene pubblicato.

Un milione di lacrime è per il momento il lavoro della Kazumi con la struttura narrativa più riuscita: abituata a dover “condensare” le sue storie in uno o due volumi al massimo, con la prospettiva di veder stravolgere l’assetto dato in precedenza a causa della variabilità degli spazi assegnati (stando a quanto detto anche nei free talks del volume unico Canto del cielo perduto, la mangaka, come molti giovani esordienti, è spesso costretta ad allungare o accorciare i suoi lavori in base al successo ottenuto dai singoli capitoli, al momento della loro uscita su rivista), l’autrice qui ha, nonostante tutto, saputo raggiungere un notevole equilibrio mediante l’impiego di cinque grandi divisioni nella storia. La parte iniziale e quella finale della vicenda, ambientate nel presente, racchiudono, costituendo una cornice, tre lunghissimi flashback, non ordinati cronologicamente, che mostrano il passato dei personaggi e la loro interazione.

Non è solamente la struttura a funzionare, in quest’opera in due volumi: la narrazione stessa risulta particolarmente fluida e scorrevole – nonostante alcune discrepanze temporali – rendendo semplice la lettura e dando l’impressione di una facilità che poggia anche su alcune trovate assai felici e particolarmente originali, come l’invenzione dei “cacciatori di memorie”, veri e propri “vampiri” che si nutrono non di sangue ma di esistenze, predando i ricordi, e di conseguenza, le emozioni altrui.
Alla facilità narrativa tuttavia non corrisponde quella chiarezza nel messaggio che invece era stato il punto forte della prima opera di Yuana Kazumi, Canto del Cielo perduto. Non si ha un’immediata ricezione di quanto l’autrice vuole comunicare con il manga. Nelle considerazioni finali, la mangaka rivela il timore di non aver saputo trasmettere correttamente quanto voleva dire, per il fatto di aver lei stessa avuto in mente una moltitudine di pensieri e una gran confusione durante la stesura del fumetto.
E in effetti è chiaramente avvertibile la confusione derivante dal moltiplicarsi dei messaggi e dall’intrecciarsi di tematiche e simboli, cosa che, a livello di lettura, obbliga a dare una spiegazione parziale dell’opera, procedendo per singoli elementi presentati, tralasciando il tentativo di un’interpretazione complessiva, coerente e unitaria.

In linea di massima, ciò di cui parla la Kazumi in quest’opera è la stessa cosa di cui parla in tutti i suoi lavori: la difficoltà di vivere, il dolore inevitabilmente legato all’esistenza, il sentimento e il timore dell’effimero e la fiducia nel senso di ogni singola vita umana, che sfocia nella certezza di una qualche forma di permanenza della stessa aldilà dei limiti imposti dall’esistenza fisica.
Così ancora una volta, come già per i robot di Canto del cielo perduto, con i “cacciatori di memorie” ci troviamo di fronte a delle metafore di disumanizzazione. Se il “robot” rappresentava l’essere umano nella condizione alienante di essere utilizzato come “strumento”, con conseguente necessità di mettere a tacere la propria coscienza, il “cacciatore di memorie” simboleggia la rinuncia volontaria alla propria umanità, per osservare dall’esterno, senza coinvolgimento, le dinamiche della vita; un’estraneità che è difesa nei confronti degli altri esseri umani ma anche offesa degli stessi, in quanto si vivono in maniera parassitica le emozioni altrui, per disprezzo concepite esclusivamente come “cibo”.
Guardare dall’esterno il dolore, il piacere, la gioia, l’amore, l’odio e la pazzia degli esseri umani isola i “cacciatori di memorie”, il cui tratto caratteristico è la freddezza, non la crudeltà: diventati simili a dei – angeli e demoni nello stesso tempo per il fatto di donare il nulla – il loro “cibarsi” di esistenze ne costituisce la forza, per il potere che hanno di intervenire sulle esistenze altrui cancellandole, ma anche la debolezza, perché denuncia la necessità, seppur degradata, che ancora hanno della natura umana (e quindi degli altri esseri umani, vivendo di riflesso delle emozioni alle quali essi hanno rinunciato).

Partendo da queste premesse Yuana Kazumi sviluppa attraverso le figure di Vermillion, e di Glorius e Valeriana, due tematiche differenti, quella della solitudine e quella del doppio e della coscienza. Vermillion, l’unico “cacciatore” di cui non conosciamo l’origine, mostra in realtà come nessuno possa vivere solo. Isolarsi dalla natura umana porta alla solitudine: Vermillion è colui che nel manga teme maggiormente il nulla di cui è dispensatore, ciò che fa alle sue vittime è la minaccia che pende costantemente sopra la sua testa; egli vive fuori dal tempo, la sua eternità è effimera, è il niente (e vuoto infatti è il mondo in cui vivono i “cacciatori di memorie”), e la sua scomparsa è irrilevante, perché egli non è nel tempo. Vermillion non esiste, se non per se stesso, non esiste neppure per le sue vittime, dato che il ricordo di lui scompare come tutto il resto di loro una volta “consumate”; la sua esistenza è esclusivamente un riflesso di quelle di cui si nutre. Egli acquista solidità solo nel momento in cui si procura dei compagni: qualcuno con cui relazionarsi, con cui scambiare emozioni che siano sue e in cui lasciare dei ricordi di sé. Vermillion non ha un’anima, il suo destino è diverso da quello degli esseri umani le cui anime perpetuano l’esistenza aldilà della morte: egli esiste solo nel ricordo di Valeriana e di Glorius e se loro due scompaiono, lui stesso scompare in maniera ancor più crudele perché non appartenendo al tempo di lui non resta nulla, è come se non fosse mai esistito.

L’eternità di Vermillion è un’eternità fittizia e ben se ne rendono conto Hirokazu e Valeriana attraverso i loro doppi, Hiromu e Natsumi. Attraverso la suggestiva immagine del registratore Yuana Kazumi offre una chiave di lettura per le figure: “reverse” o “rebirth”. In pratica pone i personaggi di fronte a una scelta alternativa rispetto a quella da loro intrapresa (per la figura di Hirokazu, dato che per quella di Valeriana c’è in realtà corrispondenza): un’unica anima può decidere di agire in maniera differente di fronte alla sofferenza e Hirokazu, nella figura di Hiromu, si trova davanti un se stesso che ha preso una strada diversa. “Reverse” è la condizione scelta da Hirokazu (in cui coinvolge anche Valeriana), è la situazione “da incubo” in cui trascina la sua esistenza, avendo girato le spalle alla sua umanità, mentre “rebirth” è la rinascita, l’opportunità che egli avrebbe avuto di rinascere come Hiromu, che posto in ogni caso di fronte alla stessa situazione di partenza di Hirokazu, compie la scelta “innocente”, ossia vivere da essere umano fino all’ultimo, riconoscendo il senso della propria esistenza nonostante la sofferenza e nonostante la consapevolezza della morte che lo attende.

Hirokazu guarda Hiromu come se si osservasse in uno specchio, l’atteggiamento di Hiromu lo costringe a rivalutare le proprie scelte; si trova a dover giudicare nuovamente se stesso con la coscienza di un essere umano: Glorius ridiventa Hirozaku, non è più l’impassibile, distaccato “dio” che dispensa il nulla ma l’essere umano arrabbiato e colpevole che agisce con rabbia. Hirozaku riacquista la sua umanità con lo stesso gesto con cui l’aveva persa: l’annientamento di un altro essere umano. L’invidia, la rabbia, la sofferenza sono i sentimenti che ricostituiscono quel legame con la natura umana che in fondo non era mai venuto completamente meno pur sopravvivendo in maniera declassata. Hirokazu si appropria dell’esistenza di Hiromu e si illude di aver scelto fin dall’inizio il sentiero “innocente”.
È Valeriana però, che non aveva mai veramente rinunciato alla propria natura umana (aveva infatti mantenuto il suo nome anche come “cacciatrice”) a offrire a Hirokazu l’unica via di riscatto possibile, l’accettazione della scomparsa, per non vivere un’esistenza fittizia e parassitaria che in realtà avrebbe dovuto interrompersi nel momento della loro morte più di un secolo prima: rientrare nel tempo significa accettare i limiti dell’essere umano, perché l’accettazione dei limiti permette il cambiamento e la vita.

A queste tematiche principali trattate attraverso i tre protagonisti “non umani” del manga, si aggiungono una serie di spunti presentati in maniera più discontinua o appena accennati: la necessità di non oltrepassare i limiti umani, il tema del perdono, il ricordo come veicolo della coscienza, la noia e il senso dell’esistenza. Motivi spesso introdotti esclusivamente da immagini, che come in Canto del cielo perduto si caricano di pregnanza e divengono simboliche. Ancora una volta i personaggi bendati, uniti da fili e contrapposti gli uni agli altri alludono alle ferite inflitte dall’esistenza, all’impossibilità di vedere chiaramente e quindi di capire il senso delle cose, ai legami affettivi, all’incomunicabilità…
Emblematica è l’illustrazione che vede Valeriana seduta, stringersi le ginocchia in atteggiamento difensivo, con lo sguardo perso nel vuoto e un paio di ali da falena che le spuntano dalle spalle: tutto l’insieme allude alla sua condizione di “cacciatrice di memorie”. Come la falena è attratta dalla luce, che rappresenta quel “giorno” a cui non appartiene più, e rimane irrimediabilmente bruciata dalla fiamma trovando la morte, Valeriana, continua a essere attratta dagli esseri umani, vivendone le vite di riflesso, “bruciata” dal contatto con le persone, non riesce tuttavia a farne a meno e neppure ad odiarle: tenta di difendersi, assume l’atteggiamento di Glorius, ma il suo destino è di “tornare alla luce” anche a costo di annullarsi in essa.

Yuana Kazumi fa della filosofia, con le sue storie e le sue immagini, ma non crea sistemi, non ricerca la coerenza ad ogni costo, inserisce delle riflessioni e tenta di dire qualcosa non perché vuole sviluppare in astratto una tesi ma perché sente quelle questioni e le traduce nel suo lavoro, in modo naturale, spesso con la confusione che accompagna il flusso del pensiero non organizzato (non che la cosa dia sempre buoni frutti, inteso…). L’eclettismo dell’ispirazione domina d’altra parte le sue storie; l’autrice rielabora spunti letterari e cinematografici in tavole che si affidano spesso alla suggestione: Glorius, Valeriana e Vermillion che mietono vittime nel Giappone della seconda guerra mondiale (soprattutto nella scena in cui escono dalla casa del soldato insieme) creano lo stesso effetto orridamente grandioso di Angel, Spike e le loro donne che attraversano le strade cinesi durante la rivolta dei Boxer in mezzo alle fiamme e alla distruzione nel telefilm “Buffy” (naturalmente non so se la Kazumi abbia mai visto il telefilm in questione, ma l’effetto che si crea nel lettore è più o meno lo stesso… “sublime” da intendersi nell’accezione romantica).

Rimane il fatto che per quanto godibili siano a mio avviso le opere di Yuana Kazumi, i difetti innegabili delle stesse ne relegano la lettura a chi già apprezza il lavoro dell’autrice, alla quale in ogni caso si devono riconoscere notevoli potenzialità.

 

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