Riyoko Ikeda

IKEDA RIYOKO 池田 理代子

A cura di Emy e di Giuseppe De Pasquale

Nasce il 18 Dicembre 1947, a Osaka. Mentre frequenta l’Università (facoltà di filosofia) comincia a disegnare manga e nel 1967 debutta con Bara yoshiki no shoujo (La ragazza della casa delle rose): è un primo lavoro dove evidente risulta il debito verso Tezuka Osamu. Con i successivi Futaripocchi e Sakura Kyou la Ikeda dimostra di rifarsi anche a un altro modello: Yoshiko Nishitani, storica autrice di shoujo manga degli anni Sessanta. Ma né a Tezuka né alla Nishitani può essere ricondotta la scelta che nel 1972 la porta a dare alle stampe Versailles no Bara (in Giappone chiamato affettuosamente Beru-bara), uno tra i primi shoujo manga a soggetto storico. Come spiega la stessa Ikeda in un messaggio pubblicato alla fine della serie, fu arduo convincere i redattori di “Margaret” che un manga per ragazze a sfondo storico poteva affascinare il pubblico. Merito del suo genio, a dispetto della diffidenza che lo circondava, Versailles no bara “sfonda” effettivamente su “Margaret”: è proprio a questo titolo, e alle opere del famigerato “Gruppo 24”, che si deve la crescita esponenziale -per quantità e qualità- degli shoujo manga negli anni ’70.
Beru-bara, come chiamato in Giappone, più che un romanzo storico è un dramma dove la tragicità dell’esistenza si fa strada con ritmo ed enfasi teatrale: nulla di strano che nel 1974 il gruppo Takarazuka decida perciò di mettere in cartellone una drammatizzazione ispirata al manga della Ikeda. Tale rappresentazione ebbe enorme risonanza, al punto che a tutt’oggi viene talvolta riproposta, confermando sempre il suo successo. Nel 1979 Oscar, l’eroina del capolavoro della Ikeda, diventa anche un personaggio animato, grazie a una celebre serie di 41 episodi alla cui regia si alternano il duo Araki/Himeno e il duo Dezaki/Sugino. La serie fa il giro del mondo e giunge anche in Italia col titolo Lady Oscar. Il manga godrà di innumerevoli ristampe e nuove edizioni. Non paga della sua enorme popolarità, l’Ikeda nel 1975 sfida nuovamente i limiti imposti al mezzo espressivo per dare luogo con Oniisama e… (A mio fratello…) a un’opera che affronta temi quali omosessualità femminile, droga e suicidio. Un piccolo gioiello che è stato trasposto in una serie animata di 39 episodi diretti dall’ormai mitico duo Dezaki/Sugino, serie edita in Italia da Yamato Video. Dal 1976 la Ikeda si dedica per sei anni a quello che può essere considerato come l’ultimo dei suoi grandi drammi storici: Orpheus no Mado (La finestra di Orfeo), il quale, articolandosi in diciotto volumi densissimi di avvenimenti e personaggi, nel 1981 si aggiudica con pieno diritto la nona edizione del Premio per Scrittori Giapponesi di Manga.
La grafica della Ikeda è quanto di meglio lo shoujo manga anni ’70 abbia saputo regalare: pulita, precisa, spicca con grazia in una tavola dall’impostazione ariosa. Tale grafica, com’è noto agli appassionati dell’autrice, subirà un’evoluzione nel corso della sua carriera: con Orpheus no mado comincia a caricarsi di dettagli e particolari che con i successivi Jotei Ekaterina (L’imperatrice Caterina) e soprattutto Eroica diverranno predominanti nella tavola, fino a relegare in secondo piano le caratterizzazioni degli stessi personaggi. Parallelamente anche la narrazione, da Orpheus in poi, privilegerà sempre di più la veridicità degli eventi e la documentazione storica anziché l’invenzione fantasiosa e la drammatizzazione, al punto che con una delle sue ultime opere, quale appunto Eroica (1986), l’Ikeda giunge a realizzare quasi un “documentario storico”. Questo, probabilmente, il motivo per cui le opere più recenti non hanno bissato la popolarità dei suoi capolavori, risultando meglio destinate al pubblico dei soli appassionati ikediani.
Secondo i giornali scandalistici, nella metà degli anni Ottanta la Ikeda si è legata a un personaggio politico: in effetti sembra allontanarsi progressivamente dalla scena dei manga e già gli ultimi volumi di Eroica si vocifera siano frutto più delle sue assistenti che della sua mano. Nel 1994 la Ikeda smette di disegnare le sue storie, dedicandosi da questa data alle sole trame. Nel 1999 si sposa con un banchiere e l’anno successivo prende il diploma in canto lirico al Conservatorio di Tokyo: alla migliore delle sue assistenti, Erika Miyamoto, ella affida la realizzazione grafica delle sue sceneggiature. Negli ultimi anni la Ikeda ha lavorato come soprano e c’è da dire che l’amore per la musica aveva in effetti sempre fatto capolino nelle sue opere: il racconto breve Shiroi Egmont è ispirato all’Egmont di Beethoven, Eroica alla terza sinfonia di Beethoven, mentre nell’Orpheus i protagonisti sono iscritti in un conservatorio, infine Nibelunku no yubiwa (L’anello dei Nibelunghi) si basa sull’opera di Wagner.
Negli ultimi anni l’Ikeda ha ripreso a disegnare una serie di episodi spin-off di Lady Oscar, per un totale di quattro volumi che vanno a unirsi alla saga principale di dieci volumi. La Goen, responsabile della quinta edizione italiana di questo titolo, intende pubblicare anche questi ultimi quattro volumi.
In Italia quest’autrice ci è nota fin dagli anni Ottanta, quando, grazie al successo della serie TV Lady Oscar, sul settimanale Candy Candy venne serializzata la prima parte del fumetto da cui il cartone animato era stato tratto. Furono anche pubblicati due suoi racconti brevi, la cui realizzazione risale agli anni Settanta: Shiroi Egmont (Egmont Bianco), da noi ribattezzato Rosa Pasticcio e Hatsukoi Monogatari (Storia del primo amore), Primo Amore nella versione italiana. Negli anni Novanta la Granata Press ha dato alle stampe una seconda edizione del manga di Lady Oscar, anche questa esaurita come la prima. La terza edizione, pubblicata nel 2001-2002 da Planet Manga, non è facile da trovare nella sua interezza: Beru-bara è stata però resa disponibile per gli appassionati italiani nel 2008, grazie alla quarta edizione a opera della D-Books. L’eccellente Oniisama e… è stato pubblicato nel 1995 da Star Comics, col titolo Caro fratello. Nel 2004 la Planet pubblica il capolavoro Orpheus no mado. Nel 2006 la Yamato Edizioni dà alle stampe la biografia Elisabetta, mentre dal 2009 la Magic Press fa uscire in libreria Eroica. Nel 2010 la Ronin pubblica i primi volumi di Beru Bara Kids. Nel 2013 la Goen rende disponibile Ayako e nel 2014 Claudine…!, nel 2015 la quinta edizione di Lady Oscar e L’anello dei Nibelunghi.

BIBLIOGRAFIA
“Mangazine” n.6, Granata Press, Settembre 1991 (articolo di Vanna Vinci e Marco Albertini)
“Video Cartoon & Comics” n. 4, Play Press (articolo di Caterina Cantone)
“Yamato” n.2, prima serie (articolo di Francesco Prandoni)
“Shin Man-ga!” n.2, Due emme Publishing, Febbraio 2000 (articolo di Francesco Prandoni)

Reportage  

A cura di Emy

Il 2 Ottobre 2010 nel padiglione 13 della Nuova Fiera di Roma alle ore 15.30 è cominciato l’appuntamento in programma dedicato a Riyoko Ikeda, cui nel giorno seguente è stato tributato il Romics d’Oro 2010.

In precedenza, per segnalare l’evento, nell’allestimento di “Romics 2010” è stata compresa una piccola mostra dedicata a Lady Oscar, dove erano presenti gadget, bambole, pubblicazioni, libri, riviste, locandine e poster vintage di Oscar in tutte le sue incarnazioni.
Il Martedì precedente, 28 Settembre, la sensei si era prestata a partecipare alla sfilata dei cosplay in Piazza del Popolo a Roma e per l’occasione aveva indossato il costume di Maria Antonietta. Inoltre il primo Ottobre ha dato un saggio delle sue qualità canore come soprano nella ex Chiesa di Santa Marta al Collegio Romano, per un centinaio di invitati. Ma la vera “festa” inizia adesso: ad aprire la celebrazione è l’associazione “Diverbia et cantica”, che propone al pubblico i brani salienti del musical Lady Oscar François – Versailles Rock Drama di Andrea Palotto; sul palco si alternano i protagonisti, che cantano mentre su uno schermo gigante vengono proiettati i momenti più significativi dello spettacolo. Al termine di quest’ultimo, l’interprete della protagonista, ossia Oscar, porge una rosa bianca a una spettatrice in prima fila: è l’Ikeda, che ora sale sul palco, salutando tutti in italiano.

La sensei comincia con un’introduzione sul personaggio di Oscar e sul suo significato: è il simbolo di chi vuole tracciare da sé il suo destino, caratteristica “che fa di un uomo un uomo”, e lei stessa a un certo punto della sua vita, cioè a 47 anni, ha deciso di smettere di essere una mangaka per dedicarsi al canto lirico, perciò anche lei ha cercato di determinare il suo destino ed è consapevole che in Giappone c’è qualcuno che guarda a lei come un modello e un esempio da seguire. L’ispirazione per “Beru-bara” le è venuta -come è noto- in seguito alla lettura di una biografia su Maria Antonietta di Stefan Zweig, ma non sapeva molto sul Cristianesimo e sulla storia dell’Europa all’epoca, e, pur documentandosi nel corso della realizzazione dell’opera, all’indomani della sua chiusura sentiva di non saperne comunque abbastanza, desiderava quindi continuare ad approfondire la materia. Da qui il suo interesse per la Storia.

Luca Raffaelli, con lei sulla scena, evidenzia la conflittualità che emerge tra padre e figlia e il modello “ribelle” presente in Oscar; l’Ikeda risponde che questa conflittualità probabilmente rispecchia il periodo in cui l’opera è stata realizzata: era molto difficile per le donne costruire una propria strada, inoltre il lavoro del mangaka non era considerato un mestiere degno perché il manga era considerato subcultura, perciò i suoi genitori erano contrari al suo desiderio di diventare autrice di manga e la volevano professoressa (l’Ikeda infatti si iscrisse alla facoltà di Filosofia). Motivo per cui ella si allontanò dai genitori a 18 anni. Le rose di Versailles fu, contrariamente alle aspettative di tutti, un successo senza precedenti, la stessa Ikeda sostiene che non avrebbe mai potuto prevedere un successo simile. Aggiunge che in Giappone un autore di manga viene meglio considerato quando viene premiato all’estero, ma che esistono tanti altri mangaka di livello, anche se trascurati perché non sono noti al di fuori del Giappone. Molte sue colleghe coetanee, a causa degli impegni lavorativi, hanno dovuto sacrificarsi e rinunciare all’idea di sposarsi e farsi una famiglia.
Quando poi, ormai famosa, fece ritorno alla casa paterna, suo padre (e qui l’autrice si commuove visibilmente ricordando il genitore deceduto) le disse che era libera di scegliere la vita che voleva, ma i suoi genitori erano quelli che l’avrebbero amata sempre, a prescindere dalla scelta. Ancora Raffaelli chiede se abbia smesso di fare manga perché per lei oramai era troppo facile realizzarli; l’autrice risponde che al contrario i manga ti assorbono completamente, infatti lei avrebbe voluto fare entrambe le cose (i manga e il canto), ma era impossibile farle bene entrambe, così ha scelto.

Ora è possibile per il pubblico fare domande; quelle più significative riguardano il rapporto tra Oscar e André, circa il quale l’Ikeda rivela che è stato ispirato anche alla differenza di classe che c’era tra i suoi genitori, essendo suo padre un uomo senza titoli mentre la madre apparteneva a un antico clan di samurai. Il loro amore era stato contrastato dalle rispettive famiglie ma aveva trionfato comunque, al di là delle differenze e degli ostacoli. Le viene chiesto se in Oscar è più forte il sentimento d’amore o la voglia di libertà. L’Ikeda dice che è una bella domanda, filosofica, e risponde che “il vero amore ha luogo solo dove c’è la vera libertà”. Alla domanda su cosa ha originato un personaggio come Oscar, vera protagonista del manga, lei risponde che nella creazione dei personaggi -questo il suo pensiero- intervengono proiezioni personali, di ciò che si è, perciò reputa tanto Oscar quanto Maria Antonietta delle proiezioni di una parte della sua interiorità. E aggiunge che -dato il periodo in cui “Le rose di Versailles” è stato realizzato- probabilmente si è meglio profusa nella creazione di Oscar, ossia che all’epoca si identificava meglio in Oscar. E ancora oggi aspira a morire con il coraggio di Oscar (applausi scroscianti in sala).
Altra domanda: Che cosa consiglia a una giovane autrice di fumetti? Risponde che poiché nelle proprie opere confluisce l’esperienza personale, bisogna vivere fino in fondo e fare quante più esperienze possibili, interessarsi a cose che non siano i manga.
E’ la prima mangaka a disegnare manga storici? Risponde che non è la prima se si intende la storia come contesto, come cornice, ma ritiene di essere la prima ad aver fatto della Storia il soggetto narrativo, ad averla messa al centro del manga.
Ci sono periodi della storia italiana che potrebbero fornire lo spunto per un nuovo fumetto? Risponde che il nostro paese è ricco di storia e trova interessante il periodo di Giulio Cesare, per quanto riguarda l’antichità classica. Ma le piace anche molto il periodo del nostro Risorgimento.

Così finisce la prima parte dell’incontro con Riyoko Ikeda. Inizia la seconda parte, la celebrazione delle “Rose”, ed ecco che la bravissima Clara Serina (interprete femminile dei “Cavalieri del Re”) canta per noi prima la sigla italiana di Caro Fratello, poi la storica Lady Oscar. In seguito canterà nel corso della serata anche un suggestivo brano a cappella sulla rivoluzione presente nel film anime di Oscar, poi Una spada per Re Artù (che è il primo successo dei Cavalieri del Re) e Calendarman.
Spazio adesso per gli excursus nel mondo di Oscar: in un sit-talk intervengono una storica, una costumista e un esperto d’armi. Perciò assistiamo a una disquisizione sul fioretto e sulle armi che appartengono al periodo in cui vive Oscar; a seguire una dimostrazione pratica di un duello con il fioretto da parte di una Oscar in carne e ossa (qui l’Ikeda tiene a sottolineare che nel manga Oscar non partecipa a nessun vero duello con la spada).
La costumista spiega i dettagli dell’abbigliamento del Settecento, in particolare si sofferma sulla “prigione” del corsetto, che stringeva al punto tale da far svenire le dame che si sottoponevano a questa tortura, ragion per cui sarà allestita poi la “stanza dello svenimento”, dove le dame potevano riposare a loro agio. Altra triste caratteristica dell’epoca era la scarsa pulizia, le parrucche piene di pidocchi.
Tra un intervento e l’altro viene chiesto all’Ikeda se abbia avuto voce in capitolo nell’anime al tempo della sua realizzazione: lei risponde che a parte Tezuka Osamu e pochi altri, che seguivano tanto i loro manga quanto le loro realizzazioni in anime, i mangaka non seguivano le trasposizioni animate dei loro manga perché troppo impegnati nel loro lavoro. L’unico momento in cui è potuta intervenire è stato quando le fu mostrato uno storyboard con Oscar e Andrè.
La storica invece ricorda che fino alla fine Maria Antonietta non capì di cosa la si colpevolizzava e che a causa della sua non perfetta conoscenza della lingua francese originò equivoci come lo storicamente esistito “scandalo della collana”. Ci si ricorda anche del triste destino delle donne dell’epoca, cui si prospettavano tre scelte di vita possibili: la prostituzione, il matrimonio -non dissimile talvolta dalla prima scelta- o la monacazione. Una figura che riuscì a sottrarsi a questo destino fu lo Chevalier d’Eon.
Dal presentatore viene chiesto all’Ikeda quali sono i personaggi inventati nel manga, lei risponde che Oscar e Andrè sono fittizi, però la storica dice che in realtà tutti i personaggi del manga sono veri, ossia verosimili, solo che alcuni non hanno lasciato traccia storica delle loro esistenze.
Così si conclude anche questa parte dell’incontro e l’Ikeda deve ora raggiungere la saletta dove firmerà gli autografi per coloro che durante la mattina avevano prenotato nello stesso padiglione. Ma sono molti quelli che si affollano nella speranza di poter comunque entrare nella saletta per un autografo. La sensei si è dimostrata gentile e disponibile con i fan fino alla fine, e chi scrive è rimasto affascinato dal suo carisma e dalla forza interiore che traspare da ogni suo gesto.
Ikeda sensei, spero di rivederla ancora in Italia… Sarà sempre un onore.

Opere

A cura di Giuseppe De Pasquale

Quella che segue è una lista delle opere della Ikeda da me procurate nel corso degli anni. Anche se la lista non è comprensiva di tutti i suoi lavori (mancano infatti alcuni titoli, in particolare lady’s comics) raccoglie comunque la maggior parte delle opere della sensei, oltre che le più importanti e apprezzate. Le date di pubblicazioni riferiscono alla prima edizione del primo volumetto.

FUTARIPOCCHI (Le due figlie)
Shueisha; 1971; 1 volume.
In Futaripocchi l’irruenta e poco aggraziata Kaoru vive con la madre che lavora come sarta, e la sua non può certo definirsi una vita di lusso, al contrario della sua compagna di classe Reiko, la quale, avendo un padre facoltoso, può permettersi ogni capriccio. Che sorpresa per Kaoru scoprire però che la madre ha intenzione di risposarsi proprio con il padre di Reiko, che diventerà perciò, suo malgrado, sua sorellastra. Così tra litigi, incomprensioni e l’ingresso nell’alta società, il cambiamento di vita per Kaoru sarà alquanto drastico e difficile, ma alla fine, soprattutto quando scoprirà di essere figlia legittima del nuovo padre, tutto si appianerà, anche l’affetto fraterno che la legherà a Reiko.

SAKURA KYOU (Id.)
Shueisha; 1972; 2 volumi.
La trama è simile alla precedente: l’orfana Katsuko, adottata da una zia benestante, dovrà farsi accettare dall’impulsiva e determinata cugina Kyou. Entrata nella nuova scuola, la ragazza fa la conoscenza di Komori, altezzosa presidentessa del club di canto (a cui Katsuko si iscrive), della studiosa e seria Nerumi e del fascinoso senpai Saeki. Fin da subito però, Katsuko nota dei contrasti presenti nelle relazioni tra compagni di classe: Komori e Kyou si detestano e sono perennemente in competizione tra loro, mentre Narumi comincia a essere fredda nei confronti di Katsuko, convinta che la ragazza voglia sedurre Saeki, di cui ella è innamorata sin da piccola. L’odio tra Komori e Kyou è presto svelato: Kyou è in realtà figlia dell’amante del padre e non figlia legittima della zia di Katsuko, ma venne adottata da questa quando la madre si trovò in gravi condizioni economiche dopo la morte dell’amante, a seguito del suo divorzio dalla moglie. Komori, in quanto sorellastra di Kyou, nonostante le due non vivano insieme, è sempre stata gelosa della ragazza perché nel cuore della madre era sempre stata Kyou ad avere un posto centrale, cosa che la ragazza scoprirà leggendo il diario della madre. Alla fine però sarà la stessa Katsuko a porre fine ai contrasti tra famiglie, e anche Nerumi riuscirà finalmente a far breccia nel cuore del suo Saeki.

BERUSAIYU NO BARA (Le Rose di Versailles/La Rosa di Versailles)
Shueisha; 1972-4; 10 volumi.
Pubblicato in Italia in ben cinque edizioni, l’ultima delle quali nel 2015 per Goen.
Berusaiyu No Bara, pubblicato settimanalmente su “Margaret Comics” della Shueisha a partire dal 1972, è il grande capolavoro dell’Ikeda e uno dei capisaldi assoluti degli shoujo manga. La storia, come tutti ben sapete, è ambientata in Francia nella seconda metà del 1700 e coinvolge tre personaggi principali: Maria Antonietta, duchessa austriaca e futura regina di Francia, Hans Axel Von Fersen, conte di Svezia, e Osçar François De Jarjayes, futuro comandante delle guardie reali francesi. Nel corso dei nove volumetti che compongono il manga (è presente anche un decimo volumetto con una storia fuori serie), assisteremo all’evolversi degli eventi storici in terra francese e allo scoppio della Rivoluzione del 14 Luglio 1789, che travolgerà i personaggi nel suo vortice di Amore-Destino-Morte. Per il background, frutto di rigorose documentazioni storiche (nonostante qualche svista ammessa dalla stessa Ikeda, causata dalla mancanza di tempo per la pubblicazione a ritmo serrato su “Margaret”), l’autrice dichiara di essersi basata su un ingente materiale storico del periodo in questione, e in particolare su una biografia della sovrana Maria Antonietta, quella dello storico Stephen Zweig.

SHOUKO NO ETUDE (La Sonata di Shouko)
Shueisha; 1974; 2 volumi.
Altro “dramma familiare”: la giovane Shouko perde entrambi i genitori in un incidente stradale e, disperata, chiede di poter essere ospitata dagli zii, a patto di lavorare per loro a tempo pieno. Così comincerà per lei una vita di sacrifici e di difficile integrazione familiare, a causa della gelosia dei suoi cugini, ma alla fine troverà la felicità sposandosi con Kaoru.

 

ONIISAMA E… (A mio fratello…)
Shueisha; 1975; 3 volumi.
Edito in Italia nel 1995 da Star Comics e nel 2011 da Goen.
Nell’opera successiva a Berusaiyu No Bara, Oniisama e… (A mio fratello…), il setting cambia completamente e l’autrice affronta qui un’accurata indagine di sentimenti e passioni di alcune adolescenti frequentanti un prestigioso istituto superiore, il Seiran. La protagonista Nanako Misonoo, entrata a far parte dell’esclusiva ed elitaria associazione dell’istituto, la Sorority, si troverà coinvolta, suo malgrado, in un turbinio di vicende che legano tra loro i comprimari del manga, compagne di scuola di Nanako: Kaoru, reduce da una grave malattia; Rei, preda di crisi depressive e di tendenze suicide; Mariko, una ragazza fragile e provata da problemi familiari, e l’ex-professore di Nanako nelle lezioni del doposcuola, Takehiko Henmi, con cui la ragazza ha stretto un forte legame affettivo e a cui scrive una sorta di diario sotto forma di lettere, chiamandolo “fratello”. Anche in questa breve storia, però, com’è tipico della Ikeda, sui personaggi domina il peso schiacciante del fato e l’ombra inquietante della morte, e anche la stessa associazione della Sorority, ambita e bramata da tutte le studentesse, assume un ruolo centrale, diventando elemento scatenante di odi e rancori. Da questo manga è tratta la seconda e ultima serie animata (in 39 episodi) ispirata all’opera dell’Ikeda.

ORPHEUS NO MADO (La finestra di Orfeo)
Shueisha; 1976-81; 18 volumi.
Edito in Italia nel 2004, Panini Comics.
Pubblicato in 18 volumetti sempre su “Margaret Comics” della Shueisha, quest’opera-fiume è un altro capolavoro della Ikeda, premiato anche nel 1981 nella nona edizione del Premio per Scrittori Giapponesi di Manga. In nessun’altra opera è così forte come qui il “trinomio Ikediano” Amore-Destino-Morte, che coinvolge gli innumerevoli personaggi proiettati sullo sfondo storico, questa volta, della Rivoluzione Russa.
La vicenda, che ha inizio in Germania, nei primi del Novecento, coinvolge tantissimi personaggi, tra protagonisti e comprimari.
La figura centrale del manga è Julius, una ragazza che si finge uomo a causa di una complicata situazione familiare. Sua madre era infatti l’amante del padre: una volta incinta, fu da lui cacciata via di casa e costretta a vivere in miseria per molti anni.
Ora che il padre è gravemente malato e prossimo alla morte, Julius e la madre sono ritornate nella casa paterna, col preciso intento di ottenere l’eredità (in quanto Julius sarebbe l’unico erede maschio), a dispetto delle altre due sorellastre: Annelotte e Maria Barbara…

CLAUDINE…! (Id.)
Shueisha; 1978; 1 volume.
Edito in Italia nel 2014 da Goen.
Raccolta di due racconti brevi: la prima dà il titolo al volume e narra dei dispiaceri amorosi della giovane Claudine, un uomo imprigionato in un corpo di donna. La grafica è quanto di meglio l’Ikeda ci abbia regalato.
Claudine de Montesse è una bambina di dieci anni che, per decisione della madre, viene prestata alle cure mediche di un bravo psichiatra: la bimba, infatti, dall’età di otto anni, è convinta di essere un ragazzo e, come tale, si comporta. Claudine proviene da una famiglia ricca e altolocata e ha un privilegiato rapporto con il padre: persona colta e raffinata, amante dell’equitazione, August de Montesse è per la piccola Claudine un vero e proprio modello comportamentale; del padre, Claudine condivide la passione per l’equitazione e per lo sport in genere, e per la letteratura, oltre ad avere con lui una spiccata somiglianza fisica; è lo stesso August ad avere una predilezione per la figlia rispetto ai suoi tre fratelli maschi, Andrew, Eduard e Thomas, tutti somiglianti alla moglie, sia nell’aspetto sia nel temperamento, più quieto e dimesso… (By Paul_v)

AYAKO (Id.)
Shueisha; 2 volumi: 1° volume pubblicato nel 1981; 2° volume nel 1984.
Edito in 2 volumi in Italia nel 2013 da Goen.
Ayako, serializzata su “Seventeen Comics” della Shueisha, è una delle opere più cupe della Ikeda, che questa volta si affida però alla sceneggiatura della scrittrice Etsuko Ikeda (già sceneggiatrice di Deimos no Hanayome di Yuuho Ashibe), curando solo i disegni. Ayako è una ragazzina di famiglia agiata, ma in realtà il suo passato nasconde un terribile segreto: la sua vera madre era stata violentata in carcere da una misteriosa quanto orribile creatura, e nel darla alla luce l’aveva scambiata nell’ospedale con la vera Ayako, figlia della famiglia ricca, che poi aveva affidato a un orfanotrofio. Ma dopo dodici anni, grazie ai sospetti di un medico amico di famiglia, la verità verrà a galla e Ayako risveglierà il suo lato malvagio di demone, finora sopito in lei. L’opera è concepita in episodi indipendenti tra loro, in tutto sei, in cui Ayako, perennemente inseguita dal dottor Ogata, intenzionato a smascherare le sue origini demoniache, è anche coinvolta in vicende dalle tinte poliziesche e gialle, ricche di suspense e colpi di scena. La grafica è tra le prove migliori della Ikeda.

JOTEI EKATERINA (L’imperatrice Caterina)
Chuo-koronsha; 1982; 5 volumi.
È del 1982 una delle opere più famose della Ikeda: Jotei Ekaterina. Attraverso la biografia della sovrana del francese Henry Troyat, l’autrice decide di trasporre su carta la vita, gli amori e la carriera diplomatica di “Catherine la Grande”, realizzando un affresco storico di rara fedeltà alle vicende originali, e dallo stile ricco e ricercato, ormai da veterana del genere.
La principessa Sofia Augusta Federica (questo il suo vero nome) nasce il 2 Maggio 1729 ad Anhalt-Zerbst, uno dei 300 principati di lingua tedesca, in Prussia, da Cristiano Augusto e Giovanna di Holstein-Gottorp. Fin da giovanissima è cagionevole di salute, ma decisa e caparbia e molto intelligente; tuttavia pesa su di lei sempre lo stesso giudizio delle persone che la circondano: molto intelligente, gradevole, ma bruttina…

BERUSAIYU NO BARA GAIDEN (La rosa di Versailles- Fuori serie)
Jitsugyoubou Nihonshya; 1985; 2 volumi.
Pubblicato in Italia nel corso del 2003 da Planet Manga e successivamente da D-Books e da Goen.
Circa dodici anni dopo la conclusione della sua opera più celebre, Riyoko Ikeda riprende il personaggio che tanta fortuna le ha dato, in questi due volumetti editi dalla Jitsugyoubou Nihonshya nella collana “My Birthday Comics”. Le 4 storie presenti nei volumi sono slegate dal contesto della Rivoluzione Francese e ci mostrano Oscar, André, Rosalie e la buffa ma intelligentissima nipotina di Oscar, Lelou De la Ronge, alle prese con intrighi di corte e vicende in puro stile da romanzo giallo, con qualche traccia di soprannaturale (come nell’ultima storia, dove una dark lady tenta di soggiogare con il suo malefico potere la nobiltà parigina). Tuttavia questa ripresa delle avventure di Oscar da parte della Ikeda non risulta altro che una pura operazione commerciale, perché nonostante l’accurata sceneggiatura delle storie, i personaggi staccati dal contesto rivoluzionario perdono gran parte del loro fascino, e lo stile di disegno, ormai maturo della Ikeda, non si adatta più ai suoi personaggi di un tempo, rendendoli, soprattutto Oscar, quasi irriconoscibili.

EIKOU NO NAPOLEON – EROICA (La gloria di Napoleone – Eroica)
Chuo-koronsha; 1986-1995; 14 volumi.
Edito nel 2009 da Magic Press, 12 volumi.
Eroica può, senza paura di smentite, essere senz’altro definito come l’opera più complessa di Ikeda-sensei, non solo perché il manga si dipana per ben 14 volumi, ma anche perché tradurre in fumetto la vita di Napoleone Bonaparte raccogliendo e mettendo insieme un ingente materiale storico, non deve essere stata affatto un’impresa semplice. Non a caso, la Ikeda aveva in mente di realizzare quest’opera fin dai tempi di Berusaiyu No Bara, ma per la sua complessità l’aveva continuamente rimandata. Il manga segue abbastanza fedelmente le vicende storiche, ma accanto alla miriade di figure storiche reali, sono presenti anche personaggi fittizi ben conosciuti dai fan, ovvero Alain, Rosalie e Bernard, questi ultimi sposatisi dopo la Rivoluzione Francese, comparsi in Berusaiyu No Bara. Eroica porta alla completa maturazione la metamorfosi ikediana, per stile e sceneggiatura, cominciata con Orpheus No Mado e Jotei Ekaterina, costituendo un puro “documentario storico” dove sentimenti e passioni sono completamente abbandonati, in favore di un realismo storico oggettivo e fedele, quasi da manuale.

SHOUKO NO ETUDE (La Sonata di Shouko)
Chuo-koronsha; 1987; 1 volume.
Questa è la seconda raccolta della Chuo-Koronsha di storie di media lunghezza della Ikeda. In essa sono contenute quattro storie, realizzate dall’autrice nel corso degli anni settanta: Futaripocchi (Le due figlie); Sakura Kyou; Shouko no Etude (La sonata di Shouko) e Lambda No Toki (Il tempo della Lambda). Nelle prime tre storie il tema è simile: una nuova famiglia. Invece Lambda No Toki (pubblicato in due parti, la prima su “Jotomo” nel 1977 e la seconda su “Pucchi Seven” nel 1979) è una storia di diversi anni posteriore alle altre, dalle tinte horror e molto cupe, come Ayako (non a caso anche questa storia è sceneggiata da Etsuko Ikeda, mentre Riyoko Ikeda si occupa solo dei disegni), e caratterizzata da uno stile di disegno superbo e dalla narrazione ricca di suspense. Mari è una cameriera a servizio presso una famiglia molto agiata, ma è vittima di soprusi da parte della bella vanitosa Ayako e del fidanzato Kaji, che finge di innamorarsi di lei solo per prendersene gioco. La ragazza, inoltre, è ossessionata da uno strano segno che porta sul braccio, simile alla lettera greca “lambda”. Un giorno, però, Mari legge di un’antica leggenda su un libro caduto accidentalmente dalla libreria, e scopre che il marchio della lambda sul suo braccio è una maledizione risalente a 3000 anni fa. Da questo momento la ragazza cambia completamente, come se uno spirito maligno l’avesse posseduta; decide perciò di vendicarsi di tutte le persone che si erano prese gioco di lei in precedenza: primi fra tutti, Ayako e Kaji.

WEDDING DRESS (Id.)
Chuo-koronsha; 1988; 1 volume.
Altro volume di raccolta di storie della Ikeda.

 

 

 

SHIROI EGMONT (Egmont Bianco)
Chuo-koronsha; 1988; 1 volume.
Il volume che raccoglie 16 storie brevi dell’Ikeda presenta i seguenti racconti:
Ai wa eien ni (L’amore è in eterno); Laura no Hatsu Koi (Il primo amore di Laura); Francesca No Shouzou (Il ritratto di Francesca); Canterbury No Natsu (L’estate di Canterbury); Asa Wa Rokuji sanjuppun (Le 6 e 30 del mattino); Hatsu Koi Monogatari (Storia del primo amore); Shiroi Egmont (Egmont Bianco); Samui haru (Una fredda primavera); Furija No Asa (La mattina di Furija); Ikitete Yokatta (Son contento di vivere!); Yureru Soushyun (Vibrante giovinezza); Zuraika (Zulaika); Aki No Hana (Fiori d’autunno); Sailing (Navigare); Collage (Id.); Kaze No Joukei (La vista del vento).

KASUGANOTSUBONE -KEFUZO KATAKUWO (titolo difficile da tradurre, ma che può essere: Kasuganotsubone- Il fuoco della sofferenza)
Chuo-koronsha; 1989; 3 volumi.
Il 1989 segna una svolta nella carriera dell’Ikeda. Le prossime due storie importanti a partire da quest’anno, infatti, saranno sempre d’ispirazione storica, ma questa volta, per un po’ di sano nazionalismo, la mangaka sceglierà due figure storiche giapponesi: Oda Nobunaga e Shotoku Taishi. Sono qui narrate le vicende dei discendenti della famiglia di Kasuganotsubone, un principe giapponese, e in particolare quelle del principino Fuku, all’indomani del periodo degli Stati Combattenti in Giappone, che vide brillare la figura del condottiero Oda Nobunaga (1534-1582). La storia, ricca di personaggi e avvenimenti storici, è veramente di ardua comprensione, probabilmente anche per un madrelingua giapponese, quindi si tratta di un prodotto indirizzato per lo più a un pubblico adulto e, credo, anche piuttosto colto. Lo stile dell’Ikeda qui cambia nuovamente: meno barocco e ricercato, dovendo adattarsi per necessità a un setting classico giapponese, e più realistico e crudo (specialmente nelle scene di battaglia), ma non del tutto privo di cura nei particolari, soprattutto per le uniformi dei soldati e le decorazioni dei kimono.

TEN NO HATO MADE – PORANDO NO HISHI (Fino ai confini del cielo – La storia segreta della Polonia)
Chuo-koronsha; 1990; 1 volume.
Da sempre appassionata di storia europea, non poteva mancare tra le opere storiche della Ikeda un manga basato sugli avvenimenti storici della Polonia, che sebbene possa sembrare un soggetto poco conosciuto dai più, specialmente se parliamo di lettori giapponesi, in realtà ha da sempre esercitato un grande fascino sulla nostra mangaka. Il periodo storico preso in esame dal manga è la seconda metà del 1700, e il protagonista maschile, una delle poche eccezioni, è il futuro generale Yusef Poniatowskj, di cui assistiamo all’intera vita, dalla nascita nel 1763, all’adolescenza caratterizzata dall’ingresso nell’esercito polacco e dalla relazione con l’unica donna della sua vita, Vlatuka, molto più grande di lui, fino alla morte nel 1813, durante gli scontri con l’esercito napoleonico. Come per Jotei Ekaterina ed Eroika, anche qui ci troviamo di fronte a un superbo documentario storico, dove la narrazione accurata si fonde con l’impeccabile ricostruzione scenografica degli ambienti, come dei campi di battaglia.

SHOTOKU TAISHI (Il principe Shotoku)
Chuo-koronsha; 1991; 5 volumi.
È qui narrata la storia del principe Shotoku, una delle figure più importanti nella storia giapponese classica, a partire dalla nascita, con il nome di Umanato, ripercorrendo tutti i momenti più importanti della sua vita: la sua devozione al Buddismo, trasmessagli da due monaci coreani, fino al matrimonio con Suiko, che divenne imperatrice nel 592. Egli rimase famoso nella storia per la sua attività di reggente, sotto l’egida della moglie, per aver iniziato i primi contatti diplomatici con la dinastia Sui in Cina e per aver contribuito largamente alla diffusione del Buddismo in Giappone, con la costruzione di due templi famosi: il Shitennou-ji e lo Horyuu-ji.

EPITARAMU – SHUKKONKA (Epitalamo – Inno nuziale)
Chuo- koronsha; 1993; 1 volume.
Questo volume è la terza raccolta di storie medie della Ikeda e comprende solo due storie, Epitaramu – Shukkonka e Sijifos Wa Ikou (Sisifo si riposa). La prima storia è stata pubblicata per la prima volta sulla rivista “For Lady” della Shougakukan nel 1981, e analizza un periodo di depressione e ripresa psicologica nella vita della studentessa universitaria Yoko. L’amore contrastato per Takahiro, un ragazzo più grande che vive alla giornata in una casa sulla spiaggia, poco accetto dalla madre di Yoko, le insistenti e sgradevoli molestie del vicino di casa, da sempre innamorato di lei, e le difficoltà familiari, causate anche da una zia caduta in coma, saranno tutte dure prove per Yoko, che la porteranno alla maturazione anche a costo di duri sacrifici e scottanti esperienze. Per la prima volta ci troviamo di fronte a un racconto delicato ed emotivamente contenuto, ma in cui la Ikeda riesce ad analizzare a fondo il cuore di una giovane donna in un contesto contemporaneo, in cui è facile immaginare che parecchie lettrici giapponesi si siano riconosciute. Sijifos Wa Ikou è invece una storia più vicina al genere thriller. Lo studente universitario Naruse assiste casualmente a un terribile incidente in metropolitana: un uomo cade sui binari ed è investito dal treno in corsa, ma la cosa più shockante è che il ragazzo ha visto una donna, conosciuta per caso il giorno prima, spingere intenzionalmente l’uomo. Da qui Naruse verrà invischiato suo malgrado in una sorta di intrigo, che lo vedrà sfuggire a minacce e attentati in quanto scomodo testimone, ma che alla fine lo porterà a capo dell’intera vicenda. La storia, originale per l’Ikeda, è ben strutturata e dotata di diversi momenti di suspense e mistero, nonostante lo stile di disegno, realistico ed essenziale, presenti spesso qualche brusco calo di tono.

ORPHEUS NO MADO GAIDEN (La finestra di Orfeo- storia fuori serie)
Shueisha; 1999; 1 volume.
Come avvenuto per Berusaiyu No Bara, dopo circa 23 anni la Ikeda decide di dare un seguito a una delle sue storie più importanti, ma solo in qualità di sceneggiatrice: da questo momento in poi, infatti, la Ikeda non disegnerà i suoi manga (escludendo illustrazioni per occasioni varie), che affiderà invece alla più valente delle sue collaboratrici (nonostante sia molto criticata dai fan più sfegatati dell’Ikeda), Erika Miyamoto. Vi ricordate di Keith, il figlio di Ingrid, sorella maggiore di Clara e Marvida, allieve di Isaak, rapito per gelosia dal domestico Anton (vedi review di Orpheus No Mado)? È proprio da questo punto che la Ikeda riprende la storia, mostrandoci cosa è accaduto ai due, fuggiti da Vienna. Keith è ormai diventato un ragazzino sveglio e intelligente e per anni ha viaggiato senza meta con Anton, che crede suo padre e che ha assunto il falso nome di Mathias, svolgendo umili mansioni per sopravvivere. I due giungono a Regensburg, dove chiedono di poter lavorare come domestici presso una facoltosa famiglia. Qui Keith fa conoscenza dei figli del proprietario: il misterioso e introverso Helmuth e la dolce Violetta, succube del fratello. Ma anche stavolta la finestra di Orfeo tesserà i fili del destino dei protagonisti, perché, affacciandosi da essa, Keith vedrà Frie, nipote di Clara, sorella di Ingrid, giunta a Regensburg da Vienna per un concerto di pianoforte, che noterà in Keith qualcosa di familiare…

ERIZABESU – KUNI TO KEKKON SHITA JYOOU (Elizabeth – La regina sposata al suo paese)
Giga Comics; 1999; 1 volume.
Edito in Italia nel Luglio 2006 da Yamato Video, 1 volume.
La seconda opera dell’ormai inseparabile duo Ikeda-Miyamoto è Elizabeth, biografia della sovrana inglese che tra i drammatici eventi del Cinquecento riuscì con spregiudicatezza politica e pugno di ferro a fare del proprio paese la prima potenza mondiale. Purtroppo, IMHO, Elizabeth è una delle opere della Ikeda peggio riuscite. Innanzitutto per lo stile di disegno: nonostante l’opera sia, seppur di poco, posteriore a Orpheus No Mado Gaiden, che rappresenta un po’ il debutto di Erika Miyamoto, rispetto a quest’ultimo il disegno è molto scarno, sia per gli ambienti, sia per i personaggi, che risultano quasi soltanto abbozzati e piuttosto statici nelle espressioni; i fondali sono alquanto vuoti (cosa molto strana per un’opera ikediana!), e anche le sfumature in chiaroscuro sembrano utilizzate al risparmio. Poi, la sceneggiatura: come dichiarato dalla stessa Ikeda, il manga è liberamente ispirato al film omonimo del regista indiano Shekhar Kapur. Il problema è che questa libertà di ispirazione si traduce in una copia conforme del film, che risulta alquanto forzata e che non rende assolutamente giustizia alla ben più interessante pellicola. Inoltre, abituati alle lunghe saghe storiche ikediane, qui la storia si conclude in un solo volume, risultando affrettata e priva di pathos -perfino nelle scene più drammatiche-, e animata da uno spirito alquanto commerciale (non a caso, infatti, il manga è uscito in Giappone in concomitanza con il film). Per concludere mi sento di consigliare quest’opera solo ai fan più sfegatati dell’Ikeda; per gli altri, meglio desistere.

NIBERUNKU NO YUBIWA (L’anello dei Nibelunghi)
Shueisha; 2001; 4 volumi.
Edito in Italia nel 2015 da Goen.
Questa è una più recente fatica del duo Ikeda-Miyamoto, pubblicata a puntate sul mensile “You” della Shueisha. La storia è ripresa dalla celebre saga nordica, ma è basata sull’adattamento di Richard Wagner, per la sua colossale tetralogia operistica. Elemento centrale della storia è naturalmente il favoloso Anello dei Nibelunghi, custodito nelle profondità di un fiume dalle ninfe dell’acqua: secondo la leggenda il possessore di tale anello otterrà enormi poteri, tali da poter sfidare persino gli dei. L’eroe del manga è Sigfrido, cresciuto nelle selve dal fabbro Mime, abituato alla vita selvaggia e ai combattimenti. Il suo destino comincerà a compiersi quando dovrà vendicare la morte di Mime, ucciso da un soldato impossessatosi dell’Anello dei Nibelunghi, e quando sulla sua strada incontrerà gli dei supremi, Votan Dio del Tuono e la figlia Brunilde, di cui egli si innamorerà. L’opera è molto più curata dal punto di vista del disegno, rispetto a Orpheus No Mado Gaiden ed Elizabeth, e anche l’intreccio risulta ricco di colpi di scena.

Gallery

Versailles no Bara aka Lady Oscar

Orpheus no Mado

Ayako

 

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