Sogno e Illusione (Genei musou) di Natsuki Takaya

A cura di Ladyice (testi) e Martina (info e grafica)

Titolo giapponese: Genei musou
Titolo italiano: Sogno & Illusione
Autrice: TAKAYA Natsuki
Categoria: Shoujo

:: Il manga in Giappone ::
Numero di tankoubon: 5, concluso
Anni di pubblicazione: 1994-1997
Casa editrice: Hakusensha
Collana: Hana to yume comics
Rivista di serializzazione: Hana to yume

:: Il manga in Italia ::
Casa editrice: Dynit
Prezzo: 4,40 euro
Inizio pubblicazione: Marzo 2006
Periodicità: bimestrale
Distribuzione: edicola, fumetteria e online
Con sovraccoperta

Storia

Capitolo primo

Protagonista di questa storia dai toni un po’ “esoterici“ è Tamaki Otoya, studente delle superiori che vive con la madre (vedova) occupandosi del tempio che la sua famiglia si tramanda. Egli è anche uno shugoshi (maestro di difesa) che ha il compito di esorcizzare i jaki, demoni nati dalla malvagità degli stessi esseri umani di cui queste creature si impossessano. Le tecniche di uno shugoshi sono l’erezione del kekkai dello shichibojin (una barriera), l’evocazione di un goho (un essere che protegge la dottrina buddista), e la creazione di uno shieki (un’entità messaggera). Tamaki al momento riesce a utilizzare solo il primo di questi poteri. Il protagonista ha anche una ragazza, Asahi, personaggio molto tenero, dolce e anche un po’ tonto.
Tamaki ed Asahi si trovano a scuola, quando viene introdotta nella loro classe una nuova allieva, Mitsuru Tori’i, proveniente dal liceo Toda. Oltre a essere un’amica d’infanzia cara a entrambi i protagonisti, Mitsuru è un’ex-studentessa del liceo su cui Tamaki, la mattina stessa, aveva letto un articolo che riportava la storia di un delitto consumatosi in modo anomalo proprio in quell’istituto. Dopo un primo incontro amichevole, Mitsuru rivela drammaticamente la sua vera natura: essa ha un jaki dentro di sé.
Alcuni giorni dopo la nuova arrivata ferisce dei ragazzi del club di atletica. Tamaki e Asahi chiedono spiegazioni a Mitsuru, la quale conferma di essere la responsabile dei misfatti accaduti, aggiungendo che tutto ciò non sarebbe mai accaduto se lei non fosse esistita. Asahi le domanda il motivo di un’affermazione così grave, dicendole che lei le vuole bene. Il jaki invece afferma di odiare Mitsuru e ferisce Asahi. Il mistero è ben presto svelato: il jaki dice di chiamarsi Minoru e di essere la sorella gemella di Mitsuru. Tanto astio nei confronti della sorella sarebbe nato dal fatto che Minoru fin dalla nascita era stata costretta a letto perché debole e malata, mentre Mitsuru poteva muoversi liberamente e giocare all’aria aperta. L’obiettivo di Minoru è quello di vendicarsi di Mitsuru, ferendo tutti quelli che affermano di amarla. Alla fine Tamaki crea un kekkai e respinge Mitsuru. Il ragazzo si sente profondamente inadeguato al ruolo di shugoshi: che maestro di difesa può mai essere se non riesce a percepire i pericoli in anticipo?
Il giorno seguente Asahi sta correndo verso la casa di Tamaki per andare a scuola insieme a lui, viene tuttavia bloccata da Minoru che le chiede di seguirla e la porta nella sua vecchia casa. Qui le rivela che a lungo ha pensato a come ucciderla, e infine ha deciso di farla morire per mano della stessa Mitsuru. Minoru stringe con le mani il collo di Asahi e in quel momento Mitsuru riacquista coscienza: in lacrime prega Asahi di scappare. Fortunatamente arriva Tamaki che salva Asahi invocando il goho (che nel suo caso è un rapace) ed esorcizza il jaki. Il ragazzo rivela a Mitsuru che in realtà l’essere malvagio che aveva dentro di sé non era Minoru, ma era stata lei stessa a crearlo sentendosi in colpa per non essere morta al posto della sorella, venuta a mancare tre mesi prima.
All’improvviso il jaki, non completamente esorcizzato da Tamaki, tenta di prendere di nuovo il controllo della mente di Mitsuru. Asahi chiede all’amica di espellere il jaki e di mandarlo nel suo corpo, dicendosi sicura di riuscire a sigillarlo poiché il suo cuore è solamente pieno d’amore. Mitsuru scaccia l’entità maligna aiutata dallo spirito di Minoru che dolcemente le sorride e le dice di volerle bene. Il jaki viene esorcizzato e Minoru può finalmente tornare a sorridere.

Capitolo secondo
Tamaki stavolta dovrà vedersela con il caso di Soichi Goto, giovane che incontra per la prima volta insieme ad Asahi andando a scuola. All’apparenza un ragazzino dolce e gentile, in verità Soichi, dopo essersi suicidato per non aver superato l’esame d’ingresso a un prestigioso liceo, ha ricevuto una forza misteriosa grazie alla quale può ancora vivere: è la forza di un jaki. Stavolta Tamaki deve affrontare la situazione con maggior coraggio di quanto non abbia fatto finora, poiché esorcizzare il jaki che vive dentro il corpo di Soichi vuol dire condannare il ragazzo a morte certa.
Un giorno Tamaki osserva Soichi mentre è seduto al parco, quando sopraggiungono due compagni delle scuole medie di quest’ultimo e iniziano a prenderlo in giro. Soichi li ferisce e a questo punto interviene Tamaki che li difende. In un drammatico dialogo tra i due Soichi esprime tutto il suo dolore e la sua rabbia, ripercorrendo con la memoria gli abusi dei compagni e le pressioni dei genitori che lo consideravano una vergogna per la famiglia. Soichi dice che le sue uniche vere compagne sono sempre state le farfalle. Tamaki lo avverte che prima o poi anche le farfalle lo abbandoneranno poiché la malvagità del suo cuore prenderà sempre più il sopravvento. Soichi sfida Tamaki invitandolo a esorcizzarlo e si chiede se Asahi resterà al fianco di un assassino.
Le parole dello shugoshi sembrano avverarsi: Soichi sente crescere dentro di sé una forza che non riesce più a controllare. Il ragazzo si accorge che sta perdendo se stesso anche grazie al fatto che le farfalle si stanno allontanando da lui e grazie alle parole di Asahi, che un giorno lo va a trovare. Soichi una sera telefona a Tamaki implorando il suo aiuto e gli chiede se non esiste un modo per salvarsi. Tamaki, raccogliendo tutto il suo coraggio, gli risponde che lui può solamente compiere l’esorcismo e proteggere la sua anima. Lo shugoshi si sente in colpa per essere debole, per non riuscire a proteggere la vita delle persone. Tamaki comunica la decisione di esorcizzare Soichi ad Asahi e la prega di rimanere a casa perché non vuole che lo veda mentre uccide una persona. Il ragazzo si abbandona nell’abbraccio di Asahi e i due fanno l’amore.
Intanto a casa di Soichi si arriva sull’orlo di una catastrofe: il padre del ragazzo, dopo aver appreso che il figlio ha aggredito alcuni compagni delle medie, in preda alla collera lo schiaffeggia e gli urla che sarebbe stato meglio che fosse morto allora, quando tentò il suicidio. Soichi ferisce involontariamente il padre e scappa piangendo. Seppure non sia stato all’altezza delle aspettative dei suoi genitori, sperava che almeno una volta gli avrebbero detto di amarlo. Tamaki va a esorcizzare Soichi e rassicura la madre del ragazzo dicendole che le ferite del marito guariranno con una tecnica magica. Asahi si sveglia e si accorge che Tamaki ha lasciato a casa il suo juzu (rosario): senza questo lo shugoshi può evocare il goho soltanto in cambio della proprio vita. La ragazza corre per portare il rosario a Tamaki, che vorrebbe sacrificarsi per proteggere la vita di Soichi. Mentre il ragazzo sta per evocare il goho, Asahi arriva e si butta tra le braccia di Tamaki con il juzu, pur sapendo che questo vuol dire condannare a morte Soichi e intanto pensa, tra le lacrime, “mi dispiace”. Soichi si accorge del sacrificio tentato da Tamaki per salvarlo. Mentre sta per morire, il ragazzo chiede perdono ai suoi genitori e alle sue adorate farfalle, che numerose lo circondano al momento del trapasso, quasi volessero accompagnarlo nel suo ultimo viaggio.
Qualche tempo dopo Tamaki, mentre è insieme ad Asahi, riesce finalmente a invocare il suo shieki, che ha le sembianze di una splendida farfalla.

Capitolo terzo
È notte. Tamaki si trova in un ospedale per esorcizzare una donna che tenta di uccidere un paziente. Al momento decisivo la shugoshi non riesce a usare le sue tecniche di difesa e a invocare il goho: il suo potere sta crescendo e perciò il rapace è entrato in una fase di sonno profondo. Finché il goho non si risveglierà, Tamaki potrà usare solamente in minima parte i suoi poteri.
Tutta la scena viene seguita da un misterioso ragazzino dai capelli neri in compagnia di un gatto. Ad aspettare a casa lo shugoshi di ritorno dalla sua missione ci sono la dolce Asahi, sua madre e Tokiwa, cugino di Tamaki e higoshi. Questi ultimi nascono all’interno dei rami cadetti della famiglia Otoya e hanno il potere di bloccare temporaneamente la crescita dei jaki. Tokiwa è stupito della presenza di Asahi e si domanda come mai al fianco di suo cugino ci sia una donna così tonta e incapace come lei. Ne parla con Takaki consigliandogli di trovarsi una ragazza più adatta da prendere in moglie. Lo shugoshi, visibilmente rattristato, dice di essersi dimenticato dell’esistenza di “quella regola”. Tamaki e Asahi sono a scuola e lo shugoshi dice alla ragazza di tornare a casa prima di lui poiché ha intenzione di recarsi all’ospedale e di proteggere la vittima del jaki che non può esorcizzare nelle sue attuali condizioni.
Kaname (madre di Tamaki) si trova con Asahi al tempio e il misterioso ragazzo, dopo aver neutralizzato il fuda di difesa creato dallo shugoshi, vi entra. La madre di Tamaki allontana Asahi con il pretesto di farle fare la spesa. Il ragazzo intima alla signora di dargli il suigestuka, poiché rappresenta “ciò che può risvegliare tutto” e ride compiaciuto del fatto che Kaname fosse convinta che la sua stirpe si fosse estinta.
Tamaki nel frattempo si reca all’ospedale ma la vittima del jaki è stata trasferito in un ospedale di Kobe, essendo questa la sua città. Tokiwa, di ritorno dalla spesa con Asahi, dice a quest’ultima che Tamaki un giorno si allontanerà da lei poiché regola vuole che lo shugoshi sposi una ragazza scelta dalla famiglia. Asahi, sorridendogli, gli risponde che lo sa già. I due incontrano una donna ferita lungo il cammino e si fermano a medicarle i piedi, e la ragazza inizia a sussurrare che una persona dolce come Asahi non può essere tradita e lo impedirà. La donna si rivela essere in realtà un jaki (proprio quello che Tamaki stava cacciando). L’essere malvagio ferisce Tokiwa e obbliga Asahi a seguirla. La porterà in un luogo dove le legherà mani e piedi e le comunica il suo disegno: uccidere il suo ragazzo (che la tradiva) e quello di Asahi.
Nel frattempo Tamaki, tornato al tempio, scopre che qualcuno ha distrutto il suo fuda. Lo shugoshi raggiunge sua madre e a questo punto il ragazzo misterioso dice, sprezzante, che è giunta l’ora di rivelargli ogni cosa. Questo spiega a Tamaki che i jaki non nascono dalla malvagità degli uomini, ma sono tutti membri della famiglia Gekka che lui, il necromante, ha risvegliato. Vuole creare un mondo in cui i jaki possano vivere senza che la loro anima sia minacciata da qualcuno. A questo punto il necromante attacca Tamaki e lo shugoshi, nonostante l’incapacità di usare appieno i suoi poteri, tenta di erigere un kekkai. Finalmente Tokiwa giunge a casa Otoya e si trova davanti uno spettacolo inquietante. Il tempio è stato praticamente distrutto e Tamaki giace tra le braccia della madre privo di sensi. Kaname tranquillizza suo nipote dicendogli che suo figlio ha solamente consumato le sue energie. Sconvolta, stringe ancora di più a sé Tamaki e, disperata, grida che vorrebbe qualcuno che la risvegliasse e le dicesse che tutto questo è solamente un incubo.

[Fine 1° volume]

Considerazioni
Apparso per la prima volta nel 1994, Genei Musou è il primo tentativo di Natsuki Takaya di narrazione di più ampio respiro rispetto alle precedenti storie brevi. Il risultato è un’opera alquanto gradevole di cinque volumetti che, seppur con i suoi difetti ben visibili, rivela già tematiche e situazioni care alla sensibilità dell’autrice.

Il fatto che Sogno e Illusione sia stato pubblicato in Italia dopo l’uscita di ben diciotto tankoubon di Fruits Basket, non gli rende di certo giustizia. Il lettore, abituato alla qualità narrativa e di minuziosa analisi psicologica della più recente fatica della mangaka, può rimanere deluso di fronte a quest’opera giovanile di Takaya sensei. Benché mi si offra l’opportunità di paragonare Genei Musou a Fruits basket, non mi cimenterò in questo poiché ritengo che sarebbe proficuo confrontare i due titoli per un’analisi di Fruits Basket, per constatare i progressi fatti dall’autrice dalla sua prima opera. In questo contesto, invece, trovo che il confronto metterebbe in luce soltanto i difetti di Sogno e Illusione. Penso pertanto che il lettore dovrebbe fare lo sforzo di leggere questo manga tenendo sempre presente che la sua autrice era una Natsuki Takaya giovane e alle sue prime armi e non la mangaka affermata e abile che è oggi. Se affrontato con questa chiave di lettura, Genei Musou risulta piacevole e trovo che, come primo tentativo di narrazione in più volumi, sia discretamente riuscito.

In questo primo tankoubon è evidente il fatto che l’autrice fosse abituata a scrivere storie brevi, infatti definirei l’andamento della narrazione “episodico”: i capitoli, benché presentino sempre gli stessi protagonisti, sono compiuti e indipendenti gli uni dagli altri, anche se non sono del tutto slegati. Questo non vuol dire che la storia sia statica, ma essa, invece di svilupparsi e progredire con una logica di causa-effetto, si costituisce in base a un principio di associazione (di situazioni indipendenti) e progressione (grazie alla presenza degli stessi personaggi). Questa “sequenzialità”, seppur non disturbi in sé la lettura, è certamente uno dei limiti di quest’opera. In parte, infatti, impedisce la crescita psicologica dei protagonisti: l’attenzione viene spostata di più sulle dinamiche esterne (l’azione) piuttosto che sulle emozioni, il cui sviluppo sarebbe maggiormente favorito dalla narrazione di un’unica situazione piuttosto che da quella di molti avvenimenti. Il fatto che i capitoli presentino situazioni diverse tra loro obbliga i protagonisti a provare sentimenti sempre differenti che a volte non sono sufficientemente analizzati nello spazio di un singolo episodio e non sempre vengono ripresi in quelli successivi.

Nonostante tutto, i personaggi non si riducono a semplici macchiette: sono sempre ben riconoscibili, il loro carattere è delineato seppur non approfondito, le motivazioni per cui agiscono in un determinato modo sono chiare, ma a volte sarebbe stata necessaria un’analisi ulteriore. Certamente non sono ancora protagonisti “a tutto tondo”, devono crescere ed evolversi e Takaya sensei, nel corso della narrazione, lascia qua e là indizi che orientano le aspettative del lettore in tal senso. La dolce e solare Asahi potrebbe quindi rivelare un lato inatteso del suo carattere, così come il tenebroso e tormentato Tamaki.

La trama di per sé non brilla di certo per originalità: sono tante le storie di un ragazzo che deve lottare contro creature malvagie e il male insito nel cuore degli uomini. Tuttavia Takaya sensei, sfruttando questo espediente, crea situazioni che inteneriscono il lettore e che le permettono di parlare di temi a lei cari come il senso di inadeguatezza e di colpa, il perdono, la fiducia e la speranza.

Lo stile di disegno è, logicamente, lontano dai livelli raggiunti dalla mangaka in Fruits Basket. I disegni sono acerbi, imprecisi (soprattutto le mani), a volte abbozzati ma mai sgradevoli.

In conclusione, questo è un titolo che non mi sento di consigliare a tutti: obiettivamente parlando, attualmente nelle fumetterie ci sono manga migliori (ma anche tanti decisamente inferiori). Penso sia una lettura piacevole per i fan di Natsuki Takaya per scoprire “le origini del mito” e per chi nutre un particolare interesse verso le storie esoteriche tinte di dolcezza.

Quello che è certo è che questa piccola opera rivela già la straordinaria sensibilità di una giovane autrice che in “Anelito”, riflessione di sole quattro pagine alla fine del primo volume, riesce a colpire il lettore senza retorica, ma solo con poche parole, semplici e straordinariamente sincere.

 

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