Cafè Kichijoji (Café Kichijoji de) di Yuki Miyamoto e Kyoko Negishi

A cura di Black Violet (testi) e Martina (info e grafica)

Titolo originale: Café Kichijoji de
Titolo per l’Italia: Cafè Kichijoji
Disegni: NEGISHI Kyoko
Storia: MIYAMOTO Yuki
Categoria: Shoujo

:: Il manga in Giappone ::
Numero di tankoubon: 3, concluso
Anni di pubblicazione: 2000-2002
Casa editrice: Shinshokan
Collana: Wings comics
Rivista di serializzazione: Wings
Pubblicazioni collegate: drama CD e artbook (Café Kichijoji de – Negishi Kyouko Gashuu; 2003, Shinshokan), inediti in Italia.

:: Il manga in Italia ::
Casa editrice: Dynit
Numero di volumi: 3, concluso
Prezzo primo volume: 4.90 euro
Prezzo secondo e terzo volume: 6.90 euro
Inizio pubblicazione: Giugno 2007
Distribuzione: fumetteria e online
Periodicità: bimestrale, senso di lettura orientale
Formato: grande con sovraccoperta

:: L’autrice ::
Kyoko Negishi ha realizzato pochi altri manga oltre a Café Kichijoji (edito in numerosi paesi occidentali): in monografico si trova Crimson Cross, volume unico uscito nel 2006 e basato su una storia di Sakae Maeda.

Storia

Volume 1

Il Cafè Kichijoji è apparentemente un locale per famiglie come tanti, pulito, luminoso accogliente. La sua tranquilla apparenza però si rivela del tutto ingannevole non appena ci si spinge a lanciare uno sguardo dietro al bancone, dove si ritrova il personale più pazzo e surreale che un caffè abbia mai conosciuto.
Sotto la guida di Yuichi Mitaka, il paziente e maturo proprietario di questa curiosa caffetteria, troviamo infatti quattro camerieri e un cuoco dalle caratteristiche del tutto particolari.

Taro Kurihara è il severo e inflessibile responsabile del locale, tanto affabile e posato con i clienti quanto irascibile e intollerante con i suoi sottoposti. Affetto da una vera e propria mania per l’ordine e la pulizia, dà libero sfogo alla sua ossessione nella sua immacolata abitazione in cui custodisce il suo bene più prezioso, una sterminata collezione di detersivi per ogni uso e occasione.

Maki Okubo, addetto alla sala e prototipo del perfetto donnaiolo, è uno svogliato e disordinato pasticcione. Solo le belle ragazze hanno il potere di attrarre il suo interesse e la sua unica occupazione sembra essere l’adorazione maniacale per il proprio aspetto e per il genere femminile.

Jun Ichinomiya, dipendente part-time, è il più giovane del gruppo. Di aspetto infantile e quasi femmineo e con un carattere apparentemente pacato e imperturbabile, nasconde in realtà una forza fuori dal comune e un’irascibilità incontrollabile, pronta a scatenarsi contro chiunque faccia cenno alle sue fattezze poco mascoline.

Shuta Tokumi, altro dipendente part-time, è il classico bravo ragazzo. Studente squattrinato in continua lotta per riuscire ad arrivare a fine mese, il suo unico sogno è quello di guadagnare abbastanza da potersi permettere una casa riscaldata a sufficienza e con una stanza da bagno.

Hifumi Minagawa, l’inquietante cuoco fanatico dell’occulto, è esperto in ugual misura di deliziose ricette culinarie, riti voodoo e misteriosi incantesimi, capaci di sconvolgere con tutta facilità le giornate dei suoi vivaci colleghi.

Nel primo capitolo il personale del caffè viene messo in subbuglio dall’eccitante prospettiva di un’intervista da parte dell’inviata di un giornale locale, interessato a recensire il locale per i suoi lettori. La grande opportunità entusiasma tutto il gruppo: mentre Maki vi vede infatti l’occasione per estendere la fama del suo fascino a tutta la città, il pratico Shuta la interpreta invece come una possibilità per aumentare i suoi guadagni, permettendogli finalmente di realizzare il suo sogno di un alloggio decente.
L’esaltazione di entrambi viene però a scontrarsi con la severità di Taro, sempre pronto a frustrare l’eccessiva esuberanza di Maki, e l’ira di Jun, involontariamente scatenata da un’infelice accenno di Shuta alla scarsa virilità del suo aspetto.
La situazione degenera così in una comica quanto distruttiva zuffa generale che, dopo aver coinvolto anche il tranquillo proprietario del caffè, mette sotto sopra tutto il locale e viene poi bruscamente interrotta dall’arrivo della tanto attesa giornalista, la quale fugge indignata davanti al caotico spettacolo e infrange irrimediabilmente i rosei sogni della compagnia.

Nel secondo capitolo una semplice spesa mattutina si trasforma in un incubo senza fine per Maki e Shuta, trascinati in ogni genere di surreali avventure in seguito a un’oscura previsione di sventura lanciata dal lugubre Hifumi.
Sotto gli occhi scettici dell’incuriosito Jun, imperturbabilmente immune da ogni catastrofe, i poveri Maki e Shuta si imbattono in ogni genere di disavventure, da crolli di edifici, a tori imbizzarriti e carpe giganti, che rendono i loro tentativi di ritornare al loro sicuro posto di lavoro un’impresa pressoché disperata.

Nel terzo episodio invece, i ragazzi vengono gettati nel panico da un apparente impegno improvviso di Hifumi, che il costringe a destreggiarsi tra le esoteriche ricette dell’inquietante cuoco, nel vano tentativo di preparare senza il suo aiuto i dolci per l’indomani.
La prova culinaria, tra zucche demoniache e impasti che emettono lugubri grida di morte, finisce per trasformarsi in una bizzarra caccia al tesoro sotto la guida di un enigmatico scritto, lasciato da Minagawa per aiutarli in caso di estrema necessità.
Dopo aver portato i ragazzi in ogni angolo del locale e averli spinti ai comportamenti più bizzarri, il percorso si conclude davanti allo spazioso frigo da cui era partito, dove il cuoco ha nel frattempo disposto in bella mostra i dolci tanto sospirati, abbandonandosi poi a una convulsa ilarità nel vedere la perfetta riuscita del suo scherzo diabolico.

La penultima avventura vede il povero Maki affrontare un cupo periodo a causa delle vacanze invernali, che privano il locale della sua consueta clientela di giovani studentesse, vera e propria fonte di energia vitale per il nostro rubacuori.
L’arrivo di alcune attraenti compagne di università di Shouta sembra aprire uno spiraglio di sole sulla triste giornata ma presto la rivelazione della loro straordinaria quanto poco femminile forza fisica, dovuta ai loro studi di educazione fisica, raffredda drasticamente il suo interesse verso le donzelle, facendolo ripiombare nella più nera disperazione.
L’ultima speranza di Maki sembra alla fine essere il kohai day, organizzato da Jun per accontentare i suoi capricci, ma l’illusione di una giornata in compagnia di dolci e delicate fanciulle svanisce non appena fanno il loro ingresso le compagne di Jun, tanto nerborute e massicce da essere scambiate per dei ragazzi, che trascinano Maki in una giornata di divertimenti che sarà una delle peggiori della sua vita.

Nell’ultimo capitolo abbiamo invece modo di esplorare le case dei ragazzi, con la scusa della ricerca di un kotatsu che salvi il povero Shuta dai rigori dell’inverno, impossibili da sopportare nella sua fredda e cadente abitazione senza riscaldamento. Si sbircia così nella splendente abitazione di Taro, occupata dalla sua inestimabile collezione di detersivi, per poi passare alla fatiscente e caoticissima stanza di Maki, situata appena alla porta a fianco ma diversa quanto la notte dal giorno.
La giornata si conclude poi nella dimora di Minagawa, il quale, con estremo stupore di tutti i ragazzi, vive nella più normale e accogliente delle dimore, in totale contrasto con la lugubre eccentricità del suo proprietario. Il tanto cercato kotatsu viene alla fine recuperato ma non per questo la triste situazione del povero Shuta migliora.
A causa dell’eccessiva forza di Jun, reclutato per dare una mano nel trasporto del nuovo mobile, lo sfortunato ragazzo si ritrova infatti in una situazione ancora più triste di quella di partenza quando la porta della sua fatiscente abitazione rimane in mano al suo forzuto amico, lasciandolo esposto a un inverno che si fa sempre più gelido.

[Fine vol. 1]

Considerazioni
Lettura frizzante e piacevole nella sua semplicità senza particolari pretese, Cafè Kichijoji è un ottimo diversivo per una mezz’ora di rilassante e delicato umorismo, che ha il suoi punti di forza nella disinvoltura con cui le situazioni quotidiane vengono a mescolarsi con episodi ben oltre i limiti dell’assurdo e del soprannaturale.

Immediato, per la struttura della narrazione e il genere di comicità, è il paragone con il più lungo e complesso Host Club. Nonostante la somiglianza però questo manga non riesce purtroppo a eguagliare l’irresistibile follia e originalità che le vicende degli studenti del surreale istituto Ouran, impossibili da racchiudere in quegli schemi che definiscono invece un po’ troppo rigidamente i personaggi di Cafè Kichijoji.

La presenza di questo limite non impedisce comunque al manga di conquistare il sorriso dei lettori grazie alla riuscitissima tempistica con cui le gag si susseguono senza interruzione e alla perfetta alchimia con cui i caratteri dei vari personaggi si combinano, per dare vita a situazioni davanti alle quali è impossibile mantenersi imperturbabili.

Assolutamente deliziose sono le storielle in super-deformed alla fine di ogni capitolo, forse le parti più adorabili dell’intero manga, geniali nella trovata di affiancare alla lingua originale un inglese elementare che si adatta meravigliosamente allo stile infantile del disegno e delle scenette rappresentate.

Impeccabile poi l’edizione della Dynit, che, con la tonalità insolita scelta per la carta e la stampa, intonata alla perfezione con i colori della sovraccoperta, e la doppia pagina con il giochino a colori, rende lo sfogliare questo volumetto un autentico piacere.

Gallery

 

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