Ororon the Devil (Akuma no Ororon) di Hakase Mizuki

A cura di Lady Margareth (testi) e Martina (info e grafica)

Titolo giapponese: Akuma no Ororon
Titolo per l’Italia: Ororon the Devil
Storia e disegni: MIZUKI Hakase
Categoria: Shoujo

:: Il manga in Giappone ::
Numero di tankoubon: 4 (concluso)
Anni di pubblicazione: 1999-2001
Casa editrice: Shinshokan
Collana: Wings Comics

:: Il manga in Italia ::
Casa editrice: Dynit
Numero di volumi: 4 (concluso)
Inizio pubblicazione: Giugno 2007
Senso di lettura: orientale, 6.50 euro
Distribuzione: fumetteria
Periodicità: bimestrale

:: L’autrice ::
Mizuki Hakase, originaria dell’Hokkaidou, ha debuttato nel 1997 su “Wings” di Shougakukan. Ororon è la sua prima serie nonché la sua opera più famosa e pubblicata in numerosi paesi occidentali. Tra gli altri suoi manga: i volumi unici Asian Beat e Baku; la serie Kuruisaki no hana (2004-2006, conclusa in 5 volumi), Dracul (2013, 2 volumi).

Storia 

Volume 1

Chiaki è un’adolescente androgina e complessata, abbandonata dai genitori, misteriosamente scomparsi quando lei era ancora piccola, e allevata dal nonno, che alla sua morte l’ha nominata erede universale.

Vive completamente sola in un appartamento semiammobiliato, deve subire le continue angherie dei parenti, che vorrebbero sottrarle l’eredità, non frequenta la scuola, perché da sempre emarginata dai compagni, spaventati dalle sue facoltà medianiche (Chiaki è infatti in grado di evocare e purificare le anime dei morti); per di più Rika, la sua unica amica, è in procinto di trasferirsi lontano per motivi famigliari…

Ma la sua squallida esistenza sta per cambiare: un lunedì di pioggia, infatti, s’imbatte per strada in un bellissimo giovane gravemente ferito e, nonostante il suo comportamento ambiguo e gli avvertimenti di Rika, se lo porta a casa, come se si trattasse di un qualsiasi animale domestico! Per di più questi dichiara fin da subito di non appartenere alla razza umana, bensì di essere Ororon, il re dei demoni…

E Chiaki, secondo lui, avrebbe ereditato i suoi poteri soprannaturali dal padre arcangelo, che da una vecchia foto egli riconosce essere nientemeno che l’Arcangelo Michele, scomparso ormai da anni.

Avendo concepito un figlio con un’umana egli sarebbe decaduto e tuttora ricercato, in quanto condannato a morte insieme alla sua famiglia.

Per ricambiare l’aiuto ricevuto, Ororon offre a Chiaki di realizzare qualunque suo desiderio, e la ragazza risponde d’istinto di volere solo che lui le rimanga vicino per sempre, in modo da avere qualcuno al suo fianco che le stringa la mano.

Ororon accetta immediatamente, dichiarando di non avere neppure lui una famiglia cui tornare.

Alla coppia, oltre alla corrucciata Rika (che a quanto pare non ha alcuna intenzione di andarsene) si aggiungono via via personaggi sempre più stravaganti: dalla governante Lia, una simpatica arpia che Ororon stesso ha convocato dal palazzo infernale per affidarle le faccende domestiche, poi Shiro e Kuro, creature demoniache dalle fattezze di gatto, che avevano cercato di divorare Chiaki, e infine Othello, il fratello maggiore di Ororon, snob e donnaiolo, giunto per riportare indietro il grande re, di cui solo ora si è scoperta la fuga.

Insieme si troveranno a fronteggiare gli attacchi del cielo e dell’inferno, volti a uccidere Ororon per impadronirsi del trono e soprattutto Chiaki, che per la sua condizione di mezzosangue è considerata una preda ambita dai diavoli e un pericolo per gli angeli, non essendo ancora in grado di conciliare le opposte nature che vivono in lei…

Tutto ciò, mentre sempre più insistente appare nei sogni di Chiaki la figura di un dio antichissimo (e assai bizzarro, visto che appare sempre a torso nudo e indossa solo un paio di vecchi jeans!) e consumato dai suoi stessi poteri, che le rivela che il suo incontro con Ororon non sarebbe mai dovuto avvenire, in quanto causa di terribili sciagure per il genere umano…

Considerazioni
Chi, leggendo il titolo o il promo della Dynit, credeva di trovarsi di fronte all’ennesimo manga in stile esoterico-apocalittico, tipo Angel Sanctuary per intenderci, rimarrà immediatamente deluso… ( anche se qualche citazione da AS è comunque presente: gli angeli malvagi, per esempio).

L’autrice esibisce infatti fin dalle prime pagine il suo personalissimo stile narrativo che, al primo impatto, lascia sicuramente un po’ perplessi: “Io sono un diavolo” è la disarmante dichiarazione di Ororon fin dalla sua prima apparizione… e subito dopo, rivolto a Chiaki, “E tu sei figlia di un angelo…” e da qui in poi ci si trova catapultati in un menage famigliare assolutamente fuori dalle righe, con demoni e creature di ogni tipo che vanno e vengono come se fosse la la cosa più naturale del mondo!

Non si può che rimanere spiazzati di fronte a questa visione surreale della realtà che viene completamente stravolta e tuttavia riesce a conservare tutta la sua credibilità. Ed è proprio qui che si rivela tutta l’abilità e l’originalità narrativa della Mizuki.

Perché i drammi, quelli veri, ci sono in questo manga, e sono retroscena di abbandono e violenze famigliari che riguardano tutti i protagonisti, che ci si rivelano così solo apparentemente scanzonati e sbruffoni e che, invece, proprio in quella strampalata convivenza riescono a lenire almeno in parte la loro disperata solitudine.

Situazioni devastanti, dunque, ma l’autrice, invece di darcene una rappresentazione cupa e seriosa, fa ricorso a un’ironia dolce-amara, intelligente e mai volgare che rende la lettura estremamente scorrevole…

Ironia che tuttavia, è bene precisarlo subito, non si sottrae alle crudezze che un manga di questo tipo inevitabilmente comporta (per intenderci. non ci vengono risparmiati i particolari, anche assai macabri, delle stragi operate da Ororon… i deboli di stomaco sono avvertiti).

Ma forse anche questo è un altro dei punti di forza di quest’autrice: l’aver saputo evitare i facili moralismi e il sentimentalismo a ogni costo: in questo manga non troverete improbabili redenzioni dei cattivi o lacrimosi lieto fine. Anzi, può accadere che subito dopo un siparietto comicissimo, uno dei personaggi che credevamo ormai “redento” se ne esca con un’osservazione brutale che ci lascia pietrificati (per esempio Shiro di fronte a Chiaki che gli confessa la sua solitudine, invece di consolarla, le fa notare come i suoi genitori o sono morti o semplicemente non la amano, essendo spariti ormai da 10 anni).

L’ambiguità di Ororon soprattutto è delineata in maniera efficace: un diavolo capace di vegliare Chiaki malata per intere notti e che tuttavia, di fronte alle sue rimostranze, dichiara di non poter evitare di uccidere chi li minacci, essendo lui da sempre abituato a combattere per sopravvivere.

Sottile riflessione su come, a volte, dietro a un eccessivo buonismo non si nasconde che l’ipocrita egoismo di sentirsi buoni e belli arrogandosi così il diritto di criticare gli altri dall’alto della propria infallibilità (uno degli scontri più violenti fra Ororon e Chiaki avviene proprio quando lui, coperto di sangue dopo averle salvato la vita, la accusa di squadrarlo come “chi è convinto di essere nel giusto e guarda sprezzante qualcosa di sporco”).

Una trama molto più complessa e articolata di quello che potrebbe apparire a prima vista, dunque, e ricca di spunti di riflessione, che mi sentirei di consigliare a tutti coloro che non temono di porsi domande imbarazzanti o magari sono alla ricerca di qualcosa di completamente innovativo e originale.

I disegni, infatti non sono certo tali da attirare gli appassionati del kawaii o dei bei ragazzi… al contrario, appaiono essenziali, anche negli sfondi, volutamente sgradevoli e quasi caricaturali, anche se così si adattano perfettamente all’atmosfera della storia e alle intenzioni dell’autrice, tanto che l’occhio ci si abitua presto e alla fine persino Chiaki ci appare tenera e carina!

Ororon the devil è nel complesso un’opera degna di interesse, il cui unico difetto consiste nel lasciare alcune linee narrative in sospeso: in effetti l’autrice ha dato luogo a un seguito in Giappone (Mayonaka no Teikoku), interrotto però dopo sei episodi.

 

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