Tokyo Tarareba Musume di Akiko Higashimura

A cura di Emy

Titolo: Tōkyō Tarareba Musume
Autrice: HIGASHIMURA Akiko
Categoria: Josei

:: Il manga in Giappone ::
Numero di volumi: 9, concluso*
Casa editrice: Kodansha
Rivista di serializzazione: Kiss
Anni di pubblicazione: 2014-2017

*Volumi fuori serie: in Giappone nel 2018 è stato pubblicato 1 volume spin off, Tōkyō Tarareba Musume Returns e a partire dal 2019 è serializzata su “Kiss” la seconda stagione di questa serie: Tōkyō Tarareba Musume Season 2. Il titolo fa riferimento sia al fatto che le protagoniste amano chiacchierare facendo ipotesi (What if/Tarareba) sia a Tara e Reba, baccalà e fegato, cibo preferito di Rinko che… parla con questi alimenti come se fossero vivi.

:: Il manga in USA ::
Titolo: Tōkyō Tarareba Girls
Casa editrice: Kodansha Comics
Numero di volumi: 9, concluso
Prezzo: 13,12 €
Pubblicato a partire da: 2017

:: Il drama ::
Titolo: Tōkyō Tarareba Girls
Regia: Seiichi Nagumo, Yuma Suzuki, Naoko Komuro
Sceneggiatura: Akiko Higashimura (manga), Yuko Matsuda
Disponibile su: Rakuten Viki
Episodi: 10
Trasmesso in Giappone nel: 2017
Cast: Yuriko Yoshitaka, Nana Eikura, Yuko Oshima, Kentaro Sakaguchi
Un bel drama, con attori che si trovano perfettamente a loro agio nei panni dei personaggi, riuscendo parecchio credibili. Rispetto all’opera originaria ci sono alcune differenze (tipo che nel manga Rinko perde il lavoro a causa di Key e non a causa di una giovane e rampante sceneggiatrice; nel manga è Mami-chan, la sua assistente, a soffiarle un secondo lavoro di sceneggiatura; nel manga è Key e non Hayasaka quello che poi permette a Rinko di tornare a sceneggiare; l’ex di Key è un dottore e non la sua insegnante e così via), ma niente di particolarmente significativo, che possa cioè intaccare la sostanziale fedeltà del drama nei confronti del manga. Quest’ultimo è più profondo, più denso e meno facile da digerire, ma nella serie TV il ruolo di Mami-chan è meglio gestito nell’economia generale dell’opera.

Storia
La storia narra le vicissitudini di tre amiche ultratrentenni che sono solite incontrarsi in un pub gestito dal padre di una delle tre per confidarsi le loro disavventure, lavorative e sentimentali, nello scenario metropolitano di Tōkyō. La vicenda ha carattere corale ma c’è una protagonista ideale: Rinko Kamata è una sceneggiatrice di web-drama e come tale riflette spesso sugli avvenimenti quotidiani, sulle donne e su come cambi il loro mondo a seconda dell’età anagrafica. Le amiche di Rinko sono Kaori Yamakawa, che dirige un salone di bellezza a Omotesando, e Koyuki Torii, che lavora nel pub del padre, eletto a luogo di ritrovo dalle tre donne. Kaori e Koyuki sono un po’ speculari, essendo la prima bella, curata e poco portata per i lavori domestici mentre la seconda è posata, laboriosa e per nulla appariscente.
Una sera le tre amiche stanno come al solito bevendo e parlando a voce troppo alta nel pub, quando vengono duramente attaccate da uno sconosciuto: il biondo, giovanissimo e bellissimo Key, il quale le bacchetta, avendo ascoltato tutte le loro chiassose lamentele, accusandole di essere inconcludenti donne di mezz’età che parlano solo di questioni ipotetiche (What if: che cosa sarebbe successo se), etichettandole pertanto come “Tarareba Musume”… “donne del se”.
In pratica, Key svolge la stessa funzione del “catalizzatore” Kuranosuke in Kuragehime, precedente opera dell’autrice, e questo incontro casuale con le “Tarareba Musume” ha conseguenze imprevedibili: da quel momento le tre – e soprattutto Rinko – passano al setaccio gli eventi della loro vita e si trovano mancanti di iniziativa; prendono atto di non essere più delle ragazzine, avendo 33 anni a testa; capiscono che il loro tempo sta per scadere e subito decidono di passare all’azione per trovare un marito prima del 2020, anno delle Olimpiadi di Tōkyō.
Rinko in particolare si chiede se non sia il caso di prendere in considerazione Hayasaka-san, produttore di drama, da lei respinto otto anni prima perché troppo ordinario… quando però accetta di uscire con lui, apprende con grande costernazione che l’uomo da lei adesso vuole solo un incoraggiamento per dichiararsi alla più giovane Mami Shibata, sua assistente! Rinko capisce di aver perso un treno con Hayasaka e per salvare la propria dignità lo spinge a dichiararsi a Mami-chan… che accetta felice, nonostante abbia già un ragazzo (…).
E questo è solo l’inizio degli eventi funesti che piovono sul capo di Rinko: la donna scopre che il biondissimo Key è un famoso modello, scritturato tra l’altro per interpretare il drama che lei sta scrivendo! Key però usa parole taglienti nel giudicare la sua sceneggiatura, ridicolizzandola al punto da rifiutare il ruolo… non solo lo staff decide di rivedere lo script, ma addirittura di cambiare la sceneggiatrice con un’altra più giovane!
Rinko a causa del modello dunque perde il lavoro e decide di annegare i dispiaceri nell’alcool… ma perché lo stesso biondino finisce col consolarla in una stanza d’albergo, invitandola ad andare a letto con lui per dare una svolta alla sua vita?

Considerazioni
Akiko Higashimura più che una mangaka è una forza della natura.
Nel 2017 ho visitato l’esposizione Mangasia: Wonderlands of Asian Comics a Palazzo delle Esposizioni (Roma) e in questa occasione ho visionato un lungo filmato incentrato sulla professione del mangaka. Un’unica shoujo mangaka è stata intervistata: Akiko Higashimura. Nell’intervista quest’autrice riferiva soprattutto dei ritmi lavorativi e delle fasi di cui si compone la sua attività professionale. Pare che la Higashimura abbia sviluppato una singolare capacità… è in grado di fare dei sonnellini mentre sta disegnando. Non è una metafora, è proprio così e questo spiegherebbe l’incredibile mole della sua produzione. In effetti ho perso il conto delle serie da lei realizzate negli ultimi anni, comunque sono titoli da cui sono stati tratti drama, film e anime. La sua produttività è impressionante, specie se consideriamo la buona qualità dei suoi josei, di cui finora in Italia è stato pubblicato un titolo, quel Kuragehime, la principessa delle meduse che l’ha lanciata nell’Olimpo dei sensei.
Questa autrice nelle sue opere si dimostra un’attenta osservatrice della realtà: registra i comportamenti e analizza le contraddizioni degli esseri umani, per poi riprodurli nel processo creativo, mettendoli in scena in chiave comica. La sua narrazione nasce da problematiche reali e si nutre di esperienze di vita, sarà per questo che è facile riconoscersi e capire le motivazioni dei suoi personaggi.
Nel caso di Tōkyō Tarareba Musume la reference principale è la nota serie TV Sex and the City, anche se il setting ovviamente non è New York ma Tōkyō, in ogni caso una metropoli frenetica di vita, di persone e di possibilità. La nostra Carrie Bradshow non è una scrittrice di una rubrica femminile ma qualcosa di simile: una sceneggiatrice di web-drama, quindi come Carrie Rinko è portata a riflettere su tematiche relative al mondo femminile inserite nella contemporaneità. In particolare, il mondo delle donne non più giovanissime, quell’età di mezzo attraversata da ansie, paure e inquietudini… Nella giungla metropolitana, dove è difficile non soltanto raggiungere una posizione stabile (nel lavoro come nella vita) ma soprattutto mantenerla e non lasciare che qualcun altro ce la soffi sotto il naso, com’è possibile avanzare di un solo passo mantenendo inalterata la propria integrità e sicurezza interiore?
Alla nostra protagonista si affiancano due amiche, anch’esse alla ricerca dell’amore e della felicità, entrambe sospese tra il sogno romantico di un matrimonio in bianco e l’amara realtà da mandare giù ogni santo giorno. Tutte e tre sperimentano la solitudine, finiscono con l’impelagarsi in rapporti sbagliati, commettono errori su errori e perseverano, e nel frattempo… vivono, perché si può solo andare avanti e l’alternativa è restare in panchina. Ed è meglio giocare male che essere esclusi dalla partita.

“Non ho mai pensato neanche per un secondo che la felicità per una donna consista nel matrimonio.”
Questo scrive Akiko Higashimura nella postfazione al primo volume di Tōkyō Tarareba Musume. L’autrice spiega che ha scritto la serie in seguito alle discussioni con diverse sue amiche che hanno ispirato i personaggi del manga. Donne piene di rimpianti, dedite al gioco del “What if”: che cosa sarebbe successo se; se fossi stata; se avessi detto; se potessi tornare indietro; e se quando ci saranno le Olimpiadi a Tōkyō dovessi essere ancora single? 
Ecco, è a queste donne che l’autrice si rivolge, perché il matrimonio non è la fine della storia, non è detto che sia lieto, soprattutto non è sinonimo di felicità. Il suo primo matrimonio, dice la Higashimura, è stato un disastro e da separata ha trascorso i cinque anni successivi come madre single. Forte della sua esperienza, la mangaka va dritta al punto: la felicità non dipende da un evento come il matrimonio, è qualcosa che sta all’individuo conquistare. La felicità non è un’etichetta da applicare, è diversa per ciascuno di noi. Ognuno trova la sua, che sia in una vita da coniugati, in una vita da single, nel dedicarsi alla famiglia e/o agli amici, nella bellezza della natura, nel suo lavoro, nella pratica dei propri valori, nella serenità e nella pace. E se qualcuno non riesce a immaginare la propria felicità se non accanto a qualcun altro, se rimpiange il fatto che è solo, se vuole trovare un partner… allora, che si dia da fare anziché piangersi addosso. Non accade nulla se ci si limita a far passare il tempo sognando e immaginando: bisogna passare all’azione. E se si fanno errori, pazienza! La protagonista di Tōkyō Tarareba Musume gira e rigira come una trottola per arrivare alla sua felicità, e quando la trova il lettore ne è sorpreso come lo è lo stesso personaggio, eppure così è: la felicità varia da individuo a individuo, ognuno trova la sua e quando l’afferra deve tenerla stretta tra le mani, senza curarsi di quel che pensa il resto del mondo.

Tōkyō Tarareba Musume si mantiene su ottimi livelli fino agli ultimi cinque-quattro capitoli, dove per chiudere la narrazione l’autrice ricorre a un espediente abusato: il genio della lampada. Un personaggio secondario, in pratica, diventa un super personaggio in grado non solo di individuare il problema, ma di risolverlo, costringendo gli altri personaggi a seguirlo e a sciogliere il conflitto che grava sul capo dei protagonisti. Questo purtroppo toglie credibilità alla vicenda, tuttavia pochi capitoli non possono intaccare il valore complessivo dell’opera né la sincerità dell’ispirazione. Ho empatizzato con le tre protagoniste e avrei voluto picchiare il protagonista maschile ogni volta che entrava in scena, non ho gradito il finale ma l’ho accettato, perché il personaggio ha il diritto di scegliere la sua felicità e diventare sé stesso, a dispetto dell’indice di gradimento del pubblico.
In definitiva Tōkyō Tarareba Musume è proprio una bella serie, che dà soddisfazione e che gratificherà il lettore in cerca di una commedia realistica, qualcosa che parla di noi, della nostra vita e del nostro tempo.

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