Avrei voluto dirti grazie (Arigatou tte Ieta nara) di Yukari Takinami

Avrei voluto dirti grazie

Titolo giapponese: Arigatou tte Ieta nara
Autrice: TAKINAMI Yukari
Categoria: Josei

:: Il manga in Giappone ::
Casa editrice: Bungei Shunju
Numero di tankoubon: 1, completo
Anno di pubblicazione: 2016
Rivista di serializzazione: CREA Web

:: Il manga in Italia :: 
Casa editrice: Dynit
Numero di volumi: 1, completo
Collana: Showcase
Dati: 184 pagine, 16,90 €
Pubblicato nel mese di: Agosto 2020

Storia
Addio, mamma.

Dalla diagnosi del tumore al pancreas, passando per cure ed ospedali, la vendita della casa, la scelta della tomba, l’ultimo viaggio in famiglia… per arrivare infine alla terapia del dolore.
Quando si accompagna una madre verso la morte, non tutto è come ci aspettava. Il racconto autobiografico di una madre e di una figlia e del loro rapporto non proprio idilliaco, nell’ora dell’ultimo addio (trama da casa editrice).

Considerazioni
Dalla trama presente in quarta di copertina mi aspettavo una storia strappalacrime o giù di lì. Mi sono trovata davanti, invece, a una narrazione pacata. L’intenzione dell’autrice, nel raccontare la difficile esperienza personale della morte della madre per tumore al pancreas, non era quella di far piangere, semmai di condividere il suo vissuto per cercare di dare un senso al dolore e, forse, trarre conforto dalla narrazione di questa vicenda (autobiografica). Narrare un’esperienza ha infatti anche un valore terapeutico, è innegabile.
Mi ha colpito soprattutto la sincerità nell’esporre gli avvenimenti: quando in famiglia si apprende della malattia della madre, non è la protagonista/autrice del fumetto a prendersene cura, ma la sorella minore, infermiera. Una scelta che sembra naturale, quasi automatica: la sorella infatti, essendo infermiera, ha maggiori conoscenze e strumenti per affrontare la situazione. Ma la sorella è anche madre di due bambini piccoli, perciò si ritrova a gestire la complicata situazione della madre, il proprio lavoro e la famiglia… in pratica la protagonista, mangaka, assiste colpita ma distante a questi eventi. Gran parte del lavoro lo fa la sorella, che si spacca letteralmente in quattro per aiutare la genitrice. Ammetto di aver trovato perciò poco simpatica la protagonista, che si fa dei problemi anche solo per telefonare alla madre sofferente, e grande ammirazione e stima per la sorella. Ragionando a freddo, però, devo riconoscere che quella dell’autrice è una reazione parecchio umana. Il processo di rimozione è fisiologico, cioè di fronte a qualcosa che si reputa troppo grande, per giunta un evento irrimediabile (il tumore della madre è fin da subito letale, dunque si tratta di contare i giorni che separano dalla sua dipartita), la mente umana a scopo di difesa cerca di prendere le distanze, di allontanare il problema e rimuoverlo.
La mangaka ha fatto un lavoro notevole su sé stessa, di accettazione del male e di presa di coscienza di tutti i suoi limiti: bisogna ammettere che c’è bisogno di una grande sincerità di fondo per dipingersi senza abbellirsi, senza illudersi di essere migliori di ciò che si è e trovare delle giustificazioni che non esistono. L’autrice/protagonista nella seconda parte della storia prova ad affrontare la malattia della madre telefonandole, cercando di darsi ragione del comportamento di lei (che dà addosso alla sorella senza riconoscere gli enormi sacrifici che sta facendo per aiutarla), andandola a trovare e infine prendendosi cura della donna negli ultimi momenti.
Il realismo domina nella vicenda narrata: più che il dolore (presente in sottofondo) sono le crude necessità materiali a occupare i pensieri dei personaggi: vendere la casa, cosa tenere, cosa buttare, il trasloco, dove celebrare il funerale, come organizzare la veglia, i viaggi (i membri di questa famiglia vivono sparsi in Giappone, perciò non è semplice programmare il da farsi). A volte gli avvenimenti sono talmente tragici da apparire comici, proprio come accade nella vita di tutti i giorni.
La protagonista infine capisce che deve trovare un momento per ringraziare la genitrice, ma quando e soprattutto in che modo porgere quello che avrebbe il suono di un addio? Al solito, la realtà è quel che accade quando stiamo decidendo come affrontarla. Quello che resta, dopo, sono ancora altre necessità materiali: il lavoro, i figli, la famiglia e la vita. Nel momento in cui ci raggiunge il pensiero di quanto abbiamo sofferto, finalmente abbiamo percezione della sofferenza e possiamo lasciarci andare a un pianto liberatorio. Un attimo strappato alla quotidianità, il giusto tributo al mistero della morte. L’istante in cui ci fermiamo, prima di ricominciare a procedere, ad andare avanti verso il futuro.
In definitiva, Avrei voluto dirti grazie è un altro bel volume della collana Showcase.

Gallery

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