Suzuka di Kouji Seo

SUZUKA

A cura di Spaced Jazz

Titolo: Suzuka
Autore: SEO Kouji
Categoria: Shounen

:: Il manga in Giappone ::
Casa editrice edizione giapponese: Kodansha
Numero di volumi: 18, concluso
Rivista di serializzazione: Shuukan Shounen Magazine (Kodansha)
Data pubbblicazione: 2004-2007

:: Il manga in Italia ::
Casa editrice: Star Comics
Numero di volumi: 18, concluso
Pubblicato a partire da: 2014
Prezzo: 4.90 E

PREMESSA
Forse già conoscete Suzuka per il relativo anime, ma sappiate che stiamo parlando di due cose, anche se all’apparenza simili, in realtà molto diverse… tanto è bello il fumetto quanto deludente la versione animata, da rendere abbastanza improponibile un commento in comune: il perché nel paragrafo bonus in fondo alla pagina.
La commedia sentimentale è il genere che più apprezzo in assoluto in ambito manga (visto che adoro Adachi, tutto ciò è facilmente intuibile), ma proprio per questo sono abbastanza critico verso prodotti scadenti, ritriti o banalmente vuoti di contenuti. Specie fra gli shounen di genere, infatti, abbondano i “pacchi” con titoli dalla scarsissima consistenza… evito di fare i nomi, ma non mancano esempi più o meno famosi, anche fra quelli giunti qui in Italia.
Per fortuna esistono anche opere diverse e inaspettate come questo bellissimo Suzuka.
“Un manga inaspettato” è una definizione che trovo molto calzante… inoltre è una serie che fa comprendere bene quali siano le dinamiche del fumetto mainstream in Giappone, in cui i contenuti artistici sono tenuti a convivere con gli stereotipi dettati dal target della rivista di pubblicazione.

:: L’autore ::
Kouji Seo è un giovane autore attivo da una decina di anni con opere brevi quali “W’s” e “Cross Over”, pubblicate da Kodansha. Nel 2004 gli fu chiesto di proporre una nuova commedia per Shounen Magazine.
Preferibilmente qualcosa di “classico”, quindi con i dovuti cliché. Il risultato fu uno one-shot introduttivo di una sessantina di pagine — il capitolo zero — pubblicato alla fine dell’anno: la storia piacque e la serializzazione effettiva partì dal marzo 2005 (il manga è giunto a conclusione nel 2007). L’incipit della storia di Suzuka possiamo ben ritenerlo stravisto: un ragazzo si trasferisce a Tokyo, finisce con l’abitare in un bagno pubblico con annesso dormitorio femminile… ben frequentato, seguono vicende da commedia degli equivoci e gag con conseguente abbondante fanservice (per altro sempre elegante e mai volgare).
Però…
E se l’autore volesse gettare un po’ di fumo negli occhi per poi andare a parare dove dice lui?
E se l’autore fosse cresciuto a pane e Maison Ikkoku?
In realtà Suzuka cambia notevolmente e in fretta: l’80% delle allusioni ecchi di tutta l’opera e delle gag relative si esaurisce nei pochi capitoli iniziali, per diventare nel giro di breve tempo una commedia sentimentale di stampo classico e molto ben fatta. Il cambiamento si nota, ed è così netto che lo stesso autore nel Guidebook poi affermerà “Suzuka era previsto sin dall’inizio come commedia sentimentale e non harem manga”.
Insomma diventa davvero una bella love comedy, con una storia che pur continuando a presentare alcuni classici stereotipi del genere (ma il festival scolastico non ci sarà mai!) gode di una sceneggiatura e una caratterizzazione dei personaggi davvero eccellente.
Ma è tempo di un accenno alla trama…

Storia
Yamato Akitsuki si è appena trasferito a Tokyo da Hiroshima per frequentare le superiori, trovando alloggio nel condominio annesso al bagno pubblico Asahi, gestito da sua zia Ayano.
Nel corso di una visita agli impianti sportivi della futura scuola, si imbatte negli allenamenti di una studentessa, saltatrice in alto del locale club di atletica, di cui si innamora all’istante: Suzuka Asahina.
Il caso (?!) vuole che Suzuka Asahina, oltre che compagna di classe, sia proprio la vicina di casa di Yamato ai bagni Asahi!
Sempre il caso (!?!) vuole che, al contrario, Suzuka trovi decisamente antipatico Yamato, se non proprio detestabile…
Il succo del manga è dunque questo: la love-story fra Yamato e Suzuka, inizialmente fra la quotidianità scolastica e gli impegni del club di atletica in cui anche Yamato alla fine si iscrive per evidenti motivi (comunque è uno sprinter dalle ottime prospettive). Il corollario dei personaggi di contorno è riuscitissimo: Yasunobu Hattori, il miglior amico (?!) di lui, sbruffone e prodigo di consigli che portano solo guai a Yamato; la simpatica e allegra Miki Hashiba (accesa nemica di Yasunobu); la timida Honoka Sakurai; le universitarie-ubriacone Yuka e Megumi, lo sprinter-antagonista Emerson Arima…
Il manga cresce di livello di volume in volume, aumentando in raffinatezza.
L’ispirazione da autori quali Adachi è intuibile, ma soprattutto è sempre più lampante l’ammirazione dell’autore per Maison Ikkoku e il suo voler portare Suzuka verso quel clima espressivo.
Gli indizi diventano sempre più chiari, sia sul fronte strutturale (Suzuka inizia come Maison Ikkoku — dopo le prime due pagine già si capisce tutto del senso ultimo della storia; la protagonista ha alcune affinità con Kyoko, sia caratteriali sia altre che non sto qui a rivelare; in seguito ci sono un paio di tributi narrativi certamente riconoscibili) come su quello della semplice citazione (l’amministratrice dell’Asahi, la zia, è una giovane vedova; nel monolocale di Yamato c’è un buco nel muro che comunica con la stanza attigua…), insomma bisogna davvero avere il prosciutto sugli occhi per non notarli.
Tuttavia, è bene precisarlo, non si confonda il senso di queste citazioni, che è quello dell’omaggio e non certo quello del riciclo per mancanza di idee.
Anzi, Kouji Seo si dimostra autore di gran calibro, con una capacità di sceneggiare e una resa espressiva alquanto sorprendenti; i suoi personaggi sono vividi ed emotivamente credibili.
Si giunge così al capitolo 72, contenuto nel volume 9, che con una scena romantica fra Yamato e Suzuka in pratica conclude la prima parte del fumetto (è anche la conclusione dell’anime).
Una scena certamente splendida, solo che… non avete idea di quelle che ci saranno in seguito.
Non so quanti di voi siano arrivati a leggere fin qui, ma sappiate che a questo punto il manga inizia progressivamente a cambiare e, pian piano, a diventare più maturo e psicologico.
Nonostante l’apparenza (leggi: quantità esuberante di ragazze nel cast… in realtà hanno tutte un senso narrativo, oltre che servire per fare le copertine dei volumi XD), Suzuka non è praticamente mai un manga di triangoli, poligoni o tentazioni.
O meglio, l’unico vero triangolo — con Honoka — si risolve sostanzialmente dopo pochi volumi, in un’età in cui si confonde ancora l’affetto con l’amore, ed è comunque forzato dagli eventi. La seconda parte del fumetto, infatti, è fondamentalmente incentrata sulla maturazione dei protagonisti e sulle difficoltà di far giungere a patti due personalità così differenti, che pur condividono un profondo sentimento reciproco.
Le sorprese non mancheranno, fino al salto temporale di un anno, dopo il quale Seo inizia davvero a ricongiungere tutti i fili narrativi. Con la crescita dei personaggi anche le atmosfere diventano più adulte; il lettore non fa neppure in tempo a dire “che bel manga che è diventato” che negli ultimi volumi Suzuka lascia di stucco.
Per stile e contenuti diventa un seinen a tutti gli effetti e presenta una fase da autentico capolavoro.
Ci sono dei momenti di una qualità vista assai raramente nella commedia sentimentale manga.

Considerazioni
Graficamente Suzuka si attesta su di un livello interessante.
Kouji Seo è un buon disegnatore, ma certamente uno di quegli autori più interessati alla parte “registica” del proprio fumetto che a quella di pura illustrazione (con le pin-up è un altro discorso… ). Il tratto in sé è abbastanza classico e stilizzato ma pienamente moderno rispetto al panorama nipponico odierno, tuttavia lo spunto di espressività e personalità artistica è ben visibile nella costruzione delle tavole, specie più in là con i volumi. Esemplare a tal proposito una scena con ben tre vignette a splash-page su doppia facciata, in sequenza cinematografica e rallentata, assai efficaci nel contesto in cui vengono inserite.
Naturalmente Seo è dovuto giungere a patti con i ritmi di produzione (stiamo parlando di 18 volumi in circa tre anni): questo è riscontrabile nell’aspetto grafico forse più rimarchevole del manga, ovvero fondali ed ambientazioni.
Suzuka, a differenza di Maison Ikkoku, non ha l’obiettivo di descrivere anche l’aspetto “sociale” del Giappone in cui è calato, tuttavia come il capolavoro di Rumiko Takahashi è decisamente mirato a presentare una realtà verosimile e attuale di luoghi e situazioni.
Ambientato fra Tokyo, Yokohama e Hiroshima, il manga fa dunque largo uso di riprese fotografiche per illustrare il contesto ambientale in cui viene sviluppato, soluzione spesso utilizzata nel fumetto nipponico sia per il risparmio in termini di tempo che per l’efficacia artistica. Tuttavia occorre essere molto attenti nel suo uso se si intende ottenere un risultato grafico globalmente omogeneo, Seo fortunatamente sembra un maestro in questo, replicando anche negli interni o nelle location costruite a mano un similare livello di dettaglio.
Molto divertente è il fatto che Kouji Seo, per sua stessa ammissione, in realtà ripropone alcuni luoghi della “sua” realtà, ripercorrendo l’epoca in cui in quel di Tokyo cercava di diventare mangaka professionista… beh, ecco un altro elemento in comune con la Takahashi.
Suzuka è un’opera double-face, che inizia come commedia vagamente ecchi e prevedibile per trasformarsi alla fine in manga romantico raffinato e maturo… un cambiamento piuttosto netto che coincide con un costante innalzamento qualitativo.
Certo è un fumetto che non inventa molto di nuovo, talvolta capita di esclamare “stereotipo, stereotipo!!” per alcune scelte che lasciano perplessi… la sorpresa è però doppia quando ci si accorge di come sia semplice fumo messo ad arte, mentre in realtà Kouji Seo trasforma tutto a suo vantaggio con risultati notevoli e convincenti. Anzi viene il sospetto che tutta la curiosa struttura del manga abbia un fondo di coerenza legato all’età dei protagonisti e alla loro maturazione. Di sicuro, comunque, c’è il fatto che Suzuka è un fumetto “progressivo” e con un filo logico: la dimostrazione è che diverse svolte narrative hanno indizi artatamente disseminati nel corso della trama… Seo ha un obiettivo preciso ed evita rimescolamenti di brodo tanto comuni in altre produzioni.
Davvero una splendida commedia sentimentale, il cui punto di forza è la caratterizzazione psicologica dei personaggi… Suzuka è un manga in cui i pregi sovrastano strepitosamente i difetti, e se la definizione di “Maison Ikkoku adolescenziale” vi può sembrare un po’ ambiziosa, onestamente è anche la migliore che mi viene in mente per descriverlo.

“Basterebbe anche un solo passo in avanti… e qualcosa di bello potrebbe accadere”

CONFRONTO TRA ANIME E MANGA
Perché l’anime non vale il manga… Suzuka in Giappone ha avuto un discreto successo, per cui oltre a un Guidebook e a una light novel di storie brevi è stata realizzata anche la relativa versione animata.
L’anime però risale al 2005, quando il manga non era neppure a metà.
Ebbene, come ho già spiegato, le qualità del fumetto risiedono per un 30% nella prima parte e per il 70% nella seconda. Aggiungiamo che la storia ha una sua sostanza solo se vista nell’interezza.
Dunque l’anime, oltre a valere “di partenza” solo un 30% del manga, presenta inoltre una storia interrotta, basata solo sulla parte più leggera del fumetto; annacqua pure la breve fase ecchi; ha un design dei personaggi e delle animazioni piuttosto scadenti… ma soprattutto manca il tocco di Kouji Seo.

 

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