Un frammento di Te (Kimi no Kakera) di Shin Takahashi

UN FRAMMENTO DI TE

A cura di Giorgia-bi

Titolo: Kimi no kakera
Tradotto: Un frammento di te
Autore: TAKAHASHI Shin
Categoria: Shounen

:: Il manga in Giappone ::
Titolo: Kimi no kakera
Numero di tankoubon: 9, completo
Anno di pubblicazione: 2002
Casa editrice: Shougakukan
Rivista di serializzazione: Shōnen sunday

:: Il manga in Italia ::
Titolo: Un frammento di te
Volumi: 9, completo
Casa editrice: Panini
Collana: Manga storie nuova serie
Anno di pubblicazione: 2005

:: L’autore ::
Shin Takahashi nasce l’8 settembre 1967 a Shibetsu, nell’Isola di Hokkaidō. Fin dalla scuola media manifesta notevoli capacità atletiche, e figura iscritto nei club di atletica leggera fino agli anni del college. L’amore per questo sport traspare da due delle sue opere, Iihito e Saishu-Heiki Kanojo – The last love song on this little planet, in cui i protagonisti praticano appunto l’atletica leggera. Lettore onnivoro di manga nella giovinezza, Takahashi sensei debutta come autore e disegnatore nel 1990 con Coach no umateki shidou Gaku all’interno della pubblicazione invernale Big Comics Spirits. A breve distanza seguirà la raccolta di storie brevi Suki ni naru hito. Fin da subito il suo stile si contraddistingue per l’uso massiccio e perfettamente padroneggiato della computer grafica, integrato con uno stile schizzato e delicato. Il suo più grande successo a livello internazionale è stato Saishū Heiki Kanojo – The last love song on this little planet, conosciuto dai fan come Saikano e tradotto in italiano come Lei, l’arma finale: da questo manga in sette volumi sono stati tratti un omonimo anime in 13 episodi, realizzato dallo studio GONZO, e una serie di due OAV dal titolo “Another love song” a opera dello Studio Fantasia.
Nel 2005 Saishū Heiki Kanojo è diventato un live action per la regia di Taikan Suga. Dal 2003 Takahashi è impegnato con la serializzazione di Kimi no Kakera – Un frammento di te, ma nel corso del 2007 si è dedicato alla realizzazione di un volume unico dal titolo Tom Sawyer (i cui diritti per l’Italia sono stati acquistati dalla JPOP), ispirato al famoso romanzo di Mark Twain. I protagonisti dei manga di Takahashi sono spesso bambini o ragazzini in rotta con il mondo, con il suo cinismo e la sua violenza. La sua è tuttavia una poetica di disincanto, in cui trapela spesso un fondo di malinconica rassegnazione.

Storia
Questa è la storia di due frammenti. È la storia di un ragazzo e di una ragazza che vivono le loro piccole vite con tutta la loro forza.

È dura la vita per la principessina Ikoro, sovrana tredicenne del Mondo Superiore del Paese ‘della notte, del ghiaccio e dell’inverno’. Oltre a essere nata in un luogo su cui il sole non sorge da tempo immemorabile, e in cui aleggia un senso di morte imminente, la ragazzina è costretta a sgobbare da mattina a sera: dal momento che grazie alle tasse del popolo le è permesso di frequentare la scuola, deve ricambiare facendo da sguattera presso la sede del Parlamento. Ikoro non si tira mai indietro di fronte ai propri doveri, e riesce a farsi forza nonostante sia ciò che viene definito – con disprezzo – un HITOGATA. Nel suo mondo la parola HITOGATA ha diverse connotazioni: indica gli oggetti e le bambole privi di un pezzo e, per estensione, i bambini a cui manca un’emozione umana. Non che la vita gliene abbia fornito molti motivi, ma Ikoro non è mai riuscita a sorridere. L’unica emozione che trapela dal suo viso è una sconfinata tristezza, che spesso sconfina nel pianto.

Nel corso delle sue interminabili giornate Ikoro viene spesso presa dallo sconforto, e riesce a trovare un parziale conforto solo nella lettura del libro scritto dal padre, uno studio scientifico su quell’entità ormai quasi leggendaria chiamata ‘Sole’. Purtroppo molte sue curiosità sul Sole e la sua fine sono destinate a rimanere senza risposta, dato che il Re e la Regina hanno lasciato il regno senza spiegazioni qualche tempo prima, lasciandola sola con il fratellino cieco Makuro. L’unico oggetto che le sia rimasto in ricordo della madre è un monile che la donna le lasciò il giorno della sua partenza, e che dovrebbe rappresentare un pezzetto di lei da tenere al suo fianco.
Ogni sera Ikoro si prende cura del fratello, viziandolo nei limiti del possibile e facendogli credere di vivere in un mondo ricco e felice, su cui il Sole tornerà presto a splendere. Oltre agli sprezzanti parlamentari e al fratellino, gli unici altri contatti ‘umani’ di Ikoro sono l’anziana e severa serva Sha e l’orsetto robot Kuro, da secoli mascotte della famiglia reale.

Una sera, mentre si accinge a mettere la cena in tavola, Ikoro si accorge che qualcuno ha rubato il suo stufato!
Decisa a stanare il criminale, Ikoro scende con Kuro ai piani inferiori della propria dimora (abbandonati dopo essere stati sommersi dalla neve) e si imbatte così in un bel ragazzo dai capelli bianchi con delle manette ai polsi, che dorme profondamente. Mentre la principessa si interroga con Kuro sul da farsi, al piano di sopra un gruppo di guerriglieri irrompe in cucina sulle tracce del misterioso ragazzo, prendendo in ostaggio il malcapitato Makuro.

Dopo aver versato qualche lacrima per l’agitazione, Ikoro si sforza di avvalersi degli insegnamenti di Sha. L’anziana serva ha cresciuto la principessa imponendole di portare sempre con sé un enorme zaino dotato di tutto il necessario per la sopravvivenza e per la gestione di emergenze: facendo affidamento su di esso e sulle proprie vaste conoscenze scientifiche, Ikoro costruisce su due piedi una bomba con cui fa saltare parte del pavimento superiore, mettendo in salvo Makuro. Nel frattempo il ‘ladro’ si è svegliato e sembra non ricordare nulla di sé e del motivo per cui fosse inseguito: con ingenua spontaneità chiede a Ikoro se per caso loro due siano amici, e la principessa risponde istintivamente di sì. Lo sconosciuto si schiera immediatamente dalla sua parte e la trae in salvo, caricandosela sulle spalle e fuggendo al sicuro. Dato che i guerriglieri affermano di essere alla ricerca di una cosa chiamata HITOGATA, prima di sparire dalla loro vista Ikoro attira su di sé la loro attenzione affermando che il monile ereditato dalla madre, la Regina, ne è proprio un esemplare.

Nel corso della fuga, Ikoro spiega al ragazzino di aver mentito sia sulla loro amicizia che sul proprio monile. Viene inoltre a conoscenza del fatto che lo sconosciuto è a sua volta alla ricerca di un HITOGATA: pur non sapendo di cosa si tratti, egli vuole trovarlo per onorare il più grande desiderio del nonno defunto, e per avere a sua volta uno scopo nella vita.
Mentre sono assorti in queste discussioni, i due fanno un passo falso e precipitano nel Mondo Inferiore, un luogo derelitto situato sotto il regno di Ikoro, di cui quest’ultima non ha mai avuto esperienza diretta. Temendo di morire, Ikoro confessa al ragazzo che il suo più grande sogno sarebbe stato quello di cercare e trovare il Sole.
Dando dimostrazione di un forza disumana, il ragazzino salva la vita a Ikoro correndo in direzione opposta alla frana. Scampato il pericolo, la principessa scoppia in lacrime suscitando la curiosità dello sconosciuto, che dal canto suo non conosce nemmeno il significato della parola ‘piangere’. Pieno di entusiasmo, le propone di unire le loro forze alla ricerca del Sole! A sua volta, anche Ikoro dona qualcosa al nuovo amico, dandogli un nome: d’ora in poi si chiamerà Shiro, cioé ‘bianco’ come i suoi capelli.

Una ragazzina senza sorriso e un fanciullo senza lacrime, un pozzo di scienza e un feroce combattente insensibile al dolore: basterà la loro piccola promessa di amicizia a colmare le rispettive mancanze? Quali avventure e quali ostacoli li attendono sul loro cammino? Ha così inizio il viaggio di Ikoro e Shiro, due ragazzini alla ricerca di una leggenda.

Considerazioni
Kimi no kakera conferma le potenzialità dello stile visionario ed espressivo di Shin Takahashi. ‘Potenzialità’, per l’appunto. Takahashi sensei è un mangaka capace di elaborare dei concept di grande portata, di produrre delle immagini che rimangono scolpite per forza e impatto emotivo nella mente del lettore (chiunque si sia mai imbattuto nella straziante immagine di Chise in ‘Lei, l’arma finale’ al momento della trasformazione saprà a cosa alludo). Il contrasto – divenuto oramai caratteristico – tra il tratto etereo e delicato e le atmosfere violente e disperate in cui si muovono i personaggi è senz’altro un punto a favore dei titoli dell’autore. È pertanto con grande rammarico che, pagina dopo pagina, ci si ritrova puntualmente a fare i conti con un generale calo d’ispirazione e con uno smorzamento del pathos iniziale.

Lo spunto da cui si dipana la trama di Kimi no kakera è poetico ed evocativo: i protagonisti si muovono in un mondo messo in ginocchio da una catastrofe ambientale, un regno in cui persino i bambini crescono nella rassegnazione verso una morte imminente e ineluttabile. La terra e il cielo sono stretti in una morsa di gelo e buio, il sole ha smesso di sorgere, e alcuni bambini nascono monchi di un’emozione. In questa cornice si incontrano Ikoro e Shiro, una principessa incapace di sorridere e uno smemorato vagabondo che non sembra conoscere il dolore e il pianto. Ognuno dei due ravvisa nell’altro qualcosa che non gli appartiene e a cui anela da sempre, ed è con naturalezza che queste due metà della mela platonica si prendono per mano e decidono di partire alla ricerca di un sogno.

All’interno della poetica di Takahashi il mondo degli adulti è spesso dipinto come un’entità potente ma ottusa, che tende a soffocare e reprimere i giovani nel loro inalienabile diritto ad aspirare a un mondo migliore. D’altro canto, i bambini che si riuniscono sotto lo stendardo della Resistenza vengono dipinti come un ammasso di piccoli ignoranti, tanto più patetici in quanto fondamentalmente consapevoli della propria debolezza. “Poverini… tutti voi, poverini…” singhiozza Ikoro di fronte all’incontro tra questi due mondi così diversi e incomprensibili l’uno all’altro. Nulla si salva dal male che contamina il mondo, l’innocenza è perduta, e chi doveva proteggere ha iniziato ad attaccare. Non ci sono antagonisti tout-court (Beth, la comandante dei guerrieri che irrompono in casa di Ikoro, ricorda decisamente l’eccentrica Grandis di Fushigi no Umi no Nadia) , e nemmeno menti diaboliche che tramano dietro le quinte, ma solo diversi insiemi di persone che tutelano i propri interessi, nell’inarrestabile tentativo di sottrarsi a una fine inaccettabile.

Perché il manga di Takahashi perde quota dopo un decollo tanto promettente? È difficile trovare una risposta univoca. Si può innanzitutto suggerire che la scelta di una protagonista che singhiozza e strilla in continuazione dal primo al quinto volume può non rivelarsi una scelta azzeccata. Eppure non si tratta solo di questo, in quanto neppure il solido apparato dei comprimari riesce a instillare vitalità a questo titolo.
L’impressione che suscita Kimi no Kakera è proprio quella di un frammento incompiuto, di un’idea folgorante che ha attraversato la mente dell’autore senza riuscire a solidificarsi nella scrittura di una storia avvincente. Lo schema narrativo è estremamente ripetitivo: Ikoro e Shiro si spostano in continuazione, si dividono a ogni attacco amnesico del ragazzino per poi ritrovarsi, le lacrime dell’una si alternano ai sorrisi vuoti dell’altro, e così via. Laddove le atmosfere iniziano a farsi eccessivamente cupe ecco intervenire il pupazzo parlante, che dà puntualmente il via a un siparietto comico o a un espediente diversivo che finisce per allentare la continuità narrativa. In questo modo lo stesso spessore dei personaggi fatica a decollare, laddove qualsiasi manifestazione di un sentimento profondo viene a essere smorzata da uno spunto comico.

In definitiva Kimi no Kakera è un titolo consigliabile agli estimatori dello stile di Takahashi sensei e a tutti coloro che hanno una predilezione per gli scenari fantasy apocalittici; tuttavia, volendo avvicinarsi all’opera di questo mangaka, è senz’altro preferibile accostarsi alla lettura di Lei, l’arma finale.

 

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