Recensione Manga – L’angelo rosa (Barairo no tenshi) di Akira Matsumoto e Maki Miyako

A cura di Emy

Titolo giapponese: Barairo no Tenshi
Storia: MATSUMOTO Leiji
Disegni: MATSUMOTO Leiji e MIYAKO Maki
Categoria: Shoujo

:: Il manga in Giappone ::
Casa editrice: Shueisha
Racconto breve
Anno di pubblicazione: 1964
Rivista di serializzazione: Margaret

:: Il manga in Italia ::
Titolo: L’angelo rosa
Edito da Associazione Culturale Leiji Matsumoto
Numero di volumi: 1, completo
Pubblicato nel mese di: Gennaio 2020

Storia
In un’epoca antica, il giovane scultore Palos un giorno scopre che nella sua isola è sbarcata una nave di stranieri, tra cui spicca la bellissima Rota, una ragazza gentile dai lunghi capelli ondulati. Subito viene avvisato dell’evento il re Hertas, sovrano del luogo, il quale manda in avanscoperta il sacerdote Amon con un drappello di soldati. Amon però non riesce a catturare gli stranieri perché questi ultimi sono dotati di una tecnologia superiore: possiedono armi di ferro e, portati al cospetto del re, si mostrano più avanzati degli autoctoni anche politicamente, dal momento che non hanno un sovrano ma dei rappresentanti eletti. Al nuovo popolo viene permesso di restare, seppur con l’obbligo di pagare un’esosa tassa. Rota e Palos così hanno modo di frequentarsi e di conoscersi: Rota ammira l’abilità di Palos nella scultura e Palos apprende della divinità del popolo cui appartiene la ragazza, rappresentata da una enorme sfera rosa collocata nel tempio che i nuovi arrivati stanno costruendo. Ma il cielo è solcato da una cometa che nell’interpretazione di Amon è segno di sventura, motivo per cui il sacerdote predispone il sacrificio di Rota, per placare le divinità. Palos interviene a favore della ragazza, proponendo di partire per trovare Pepton, il vecchio saggio che meglio saprà riferire circa la misteriosa cometa, e di ritornare con lui entro una settimana…

Oltre alla storia dell’Angelo Rosa, il volumetto contiene degli approfondimenti: una prefazione che spiega i dettagli dell’edizione giapponese di questo racconto (pubblicato sulla rivista giapponese “Margaret” nel 1964), di come sia stato restaurato per l’edizione italiana, e degli autori della pubblicazione: Akira Matsumoto alias Leiji Matsumoto e la mangaka, nonché moglie di Matsumoto, Maki Miyako. Quest’ultima negli anni Sessanta era più famosa del marito e i due hanno firmato a quattro mani con la sigla M/M, iniziale dei loro cognomi, diverse storie. Segue una nota biografica di Maki Miyako, una rassegna dei manga ispirati al mondo classico occidentale e un dossier su Licca chan, l’alternativa giapponese della bambola Barbie, nata grazie alla collaborazione tra la casa di produzione e Maki Miyako.

Considerazioni
Quando ho saputo che l’Associazione Culturale Leiji Matsumoto aveva pubblicato quest’opera giovanile di Akira Matsumoto (alias Leiji, “papà” di Capitan Harlock, Galaxy Express 999, Yamato e tanti altri titoli) cui ha collaborato Maki Miyako, una delle prime shoujo mangaka nonché moglie di Leiji Matsumoto, mi sono garantita una copia contattando l’associazione.
Maki Miyako non è solo una storica autrice di shoujo manga, per cui potrebbe provare interesse un patito del manga vintage, è anche un’autrice valida secondo i canoni odierni, come può constatare di persona chi si accosti alla lettura di Seiza no Onna, edito in Francia col titolo Les femmes du zodiaque e in Spagna come Mujeres del Zodiaco. In Italia è invece tristemente inedita, perciò L’angelo Rosa, cui la Miyako ha collaborato nei disegni, non può sfuggire ai suoi estimatori. La storia è, pur negli stilemi degli shoujo manga d’epoca, matsumotiana al 100 per cento: la drammaticità degli eventi, la malinconia della vicenda, la bellezza longilinea della protagonista femminile, dolce e sfortunata, rimandano alla poetica diffusa nelle opere di questo famoso autore.
Nonostante L’Angelo Rosa sia un racconto lungo qualche decina di pagine, non si legge in poco tempo dal momento che la griglia di impaginazione è a 4 strisce, quindi c’è grande densità narrativa nella tavola, con molte scene e svolte significative: con gli odierni ritmi narrativi la storia si svolgerebbe in 100-150 pagine. La lettura quindi è necessariamente lenta e questo permette di gustarsi tutti i dettagli della pagina di un manga d’epoca che, non essendo mai stato raccolto in volumetto in Giappone, ha reso necessaria un’opera di restauro certosina.
Gli approfondimenti nei redazionali sono accurati e parecchio interessanti. Naturalmente, il volumetto è indicato per i patiti del vintage, i curiosi del manga d’epoca, i curiosi in generale e i fan di Matsumoto. La storia è godibile (fermo restando che è ancorata ai codici del periodo di realizzazione) e i disegni adorabili, ma non per chi è in cerca di un manga privo di quella vaghezza tipica del tempo che fu (quando si svolge la vicenda e dove? Queste sono domande destinate a non avere risposta).
Riassumendo: un’autentica chicca vintage! Se volete procurarvelo, contattate l’Associazione Culturale Leiji Matsumoto.

 

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