Il diario della mia scomparsa (Shissou Nikki) di Hideo Azuma

Il diario della mia scomparsa

A cura di Deda

Titolo: Shissou Nikki
Tradotto: Diario di una scomparsa
Autore: AZUMA Hideo
Categoria: generico*

*Dal momento che questo sito cataloga i fumetti giapponesi sulla base delle riviste di serializzazione, questo titolo è stato collocato nella categoria “generica”, non risultando che sia stato serializzato su rivista. Per tematiche, comunque, possiamo inquadrarlo nel seinen.

Edizione giapponese
Editore: East Press, 2005
Volumi: 2 -completo

Edizione italiana
Titolo: Il diario della mia scomparsa
Editore: JPop, 2019
Prezzo: 12.90 E
Volumi: 1 -completo

Edizione francese
Titolo: Journal d’une disparition
Editore: Kana 2007
Pagine : 198
Prezzo: 10 euro
Volume: 1

L’autore, Hideo Azuma, nasce il 6 febbraio 1950 in Hokkaido. Dopo il suo trasloco a Tokyo inizia a lavorare presso una ditta dalla quale si licenzia praticamente immediatamente. Diventa quindi assistente del mangaka Rentaro Itai e fa il suo debutto come mangaka nel 1969. Disegna, come autore comico, titoli come Futari to Gonin (Due e cinque) e Yakekuso Tenshi (Angelo disperato), poi si dà allo SCI FI e alle opere un po’ surreali con titoli come Parareru kyôshitsu (La classe del mondo parallelo), Mechiru metafijîku (Mechiru Metafisica) o Fujôri nikki (Il diario dell’assurdo) col quale vince il premio Seiun nel 1979. Disegna anche dei manga erotici come Hizashi (Raggio di sole) e Umi kara kita kikai (Una macchina venuta dal mare). Le sue opere più famose restano Nanako S.O.S (Nanà Supergirl) e Orinpusu no Poron (Pollon) che hanno ricevuto anche un adattamento in serie animate.
Nel 1989 Hideo Azuma sparisce misteriosamente nella natura… il resto è “Diario di una Scomparsa”.

Storia

Nel 1989 Hideo Azuma, autore di Pollon, si alza dal tavolo da disegno, esce da casa e sparisce.
Oppresso dal troppo stress, dalle scadenze incombenti, dalle mille pressioni psicologiche, esce di casa e si dà alla fuga dalla realtà.
Come ammette egli stesso, non è la prima volta che gli capita di fuggire e sparire e questo Diario di una Sparizione è il resoconto di ben tre sparizioni, difatti il volume è suddiviso in tre parti. Dopo un tentativo di suicidio fallito (appendersi orizzontalmente a un albero, anche se in pendenza, non aiuta la sua impiccagione nemmeno un pochino) si risveglia nella natura e inizia a vivere come un barbone nei boschi.
Per mesi il mangaka va avanti vivendo come un senza tetto, cercando tra l’immondizia finché una sera viene fermato dal poliziotto di quartiere e quindi riconosciuto (dai disegni – e questo fa capire il potere del manga in Giappone), costretto a disegnare per i figli dei poliziotti e quindi riconsegnato alla moglie in una scena a dir poco esilarante.
Il primo rientro a casa però dura poco, l’alcolismo prende il sopravvento e l’uomo fugge di nuovo, tornando a vivere come un barbone, questa volta sotto un ponte e rischiando persino di morire affogato durante un allagamento. La sua seconda parentesi però ha un risvolto interessante: viene raccolto da un gruppo di operai che lavorano per l’azienda del gas. Ci sono lavori che, oggi come oggi, vengono lasciati a extra comunitari e disadattati e il mangaka finisce per fare proprio uno di questi. Vivendo in un piccolo appartamento e aiutato dal suo superiore, viene istruito sui misteri delle tubature del gas e comincia così una lunga parentesi sul lavoro da operaio delle tubature del gas, per non parlare delle varie disavventure coi colleghi – tutti personaggi ben distinguibili e caricaturali. Questa seconda fuga dura un po’ più a lungo ma viene ritrovato dalla famiglia ancora una volta e inizia così la terza parentesi del manga che lo vede ricoverato in ospedale a curarsi dall’alcolismo.
Questa è la parentesi più triste di tutte ma anche una delle più surreali (anche il solo fatto che il Giappone abbia un programma ospedaliero per disintossicare gli alcolisti è quasi inverosimile) e divertenti. I personaggi che popolano l’ospedale e le cure che vengono inflitte come torture per disintossicare un malato che non vuole guarire hanno un che di grottesco e triste al contempo.

Considerazioni

Attenzione, questa è una storia vera, anche se presentata in maniera comica: la stranezza dello svegliarsi in un bosco e non pensare di tornare a casa (ma accamparsi lì, come un barbone, con coperte trovate nei campi, avanzi di cibo e sigarette ramazzate dai bidoni della spazzatura) possono sembrare una soluzione tanto drastica quanto alienata. Sicuramente alienato, Azuma Hideo lo era, in quel periodo… oltre a essere un accanito bevitore – il che non aiutava certo la sua lucidità.
Il tutto viene raccontato con grande ironia e divertimento e con i soliti disegni tondeggianti e buffi che abbiamo imparato ad amare con Pollon e Nanà supergirl... ma questa resta una storia triste, di fondo, la storia di una vita alla deriva.
Il tratto di disegno è ciò che maschera la tragicità della storia nella maggior parte dei casi, poiché anche la narrazione a volte fa ridere ma lascia basiti, il disegno toglie il senso di disagio. Se ci si ferma a riflettere sul contenuto della storia e sul suo significato, ci si rende conto della gravità della situazione e di quanto forte sia lo stress psicologico emotivo imposto agli autori di fumetti in Giappone. In ognuna di queste parentesi narrative aleggia una sensazione di leggerezza e libertà quando si è lontani, al di fuori della società normale e un forte stress nel momento in cui Azuma è costretto a interagire coi membri della stessa. Anche la parentesi della compagnia del gas limita il suo spazio reale alle quattro persone che lo circondano quotidianamente e crea un universo a sé stante, limitato e quindi più sicuro. Tolto da questi ambienti sicuri il mangaka perde nuovamente la bussola e inizia a bere e lo sforzo più grande che è costretto a fare è proprio quello di rientrare nella società, quella vera, completa e che a tutti gli effetti lo spaventa più di qualunque altra cosa. È una vera e propria costrizione, lo stare in ospedale per disintossicarsi e ritornare degno di tutte quelle persone “normali” che portano avanti una vita “normale”… e Azuma fa uno sforzo tale che proprio quando il tutto sembra finito e il lettore tira un sospiro di sollievo “meno male si è salvato” lui non lo fa. Per lui quello è l’inizio della fine. Insomma stava meglio quando stava peggio.

Questo volume ha vinto ben quattro premi in Giappone: the Dai-34-kaime Nihon Mangaka Kyôkai Shô Taishô (34esimo Gran Premio dell’Associazione Giapponese dei mangaka), the Dai-9-kai Bunkachô Media Geijutsusai Manga-bumon Taishô (Nono Gran Premio del Festival delle Arti e dell’Agenzia degli Affari Culturali, categoria manga), the Dai-10-kai Tezuka Osamu Bunkashô Manga Taishô (Decimo Gran Premio Culturale dei Manga Osamu Tezuka), e il Dai-37-kai Nihon SF-Daikai Seiunshô Nonfiction-bumon (37esimo Premio Nebula della Science Fiction Giapponese, categoria non-fiction).

 

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