Tomie di Junji Ito

A cura di *Livio* (review) e Martina (grafica)

Titolo originale: Tomie
Autore: ITO Junji
Categoria: Shoujo

:: Il manga in Giappone ::
Numero di volumi ultima edizione: 2 -concluso
Casa editrice: Asahi
Riviste di serializzazione: Halloween Comics, Nemuki
Anni di pubblicazione: 1987-2001

:: Il manga in Italia ::

-Prima edizione
Numero di volumi: 1 (incompleto)
Casa editrice: Hazard Edizioni
Distribuzione: fumetteria
Inizio pubblicazione: Novembre 2006
Prezzo: 10 euro
NOTA: l’edizione Hazard contiene soltanto gli episodi del primo volume di Tomie, pertanto non comprende gli episodi del secondo volume e nemmeno gli episodi raccolti nel volume “Tomie Again – Tomie Part3” uscito in Giappone nel 2001.

-Seconda edizione
Numero di volumi: 1 (concluso)
Inizio pubblicazione: 2017
Casa editrice: J-Pop
Pagine: 752
Formato: 15×21, b/n e colore, con sovraccoperta
Prezzo: 18 euro
Distribuzione: fumetteria e libreria
NOTA: l’edizione JPop è l’unica comprendente tutti gli episodi di Tomie, raccoglie pertanto gli episodi dei primi due volumi e del terzo, composto più di dieci anni dopo i primi due: “Tomie Again”.

:: Adattamenti ::
La saga di Tomie ha ispirato ben 8 film dal vivo realizzati tra il 1999 e il 2011 e interpretati da attrici diverse (Tomie con Miho Kanno; Replay; Re-birth; Forbidden Fruit; Beginning; Revenge; Tomie vs Tomie; Unlimited) e un mini drama in 3 episodi (Tomie Kyofu no bishoujo) trasmesso nel 1999 su Kansai TV e noto in Occidente col titolo Tomie – Another Face. Molti di questi adattamenti sono usciti in formato DVD in Francia, Germania, Inghilterra e America del Nord.
Nel 2000 è stato pubblicato in Giappone il romanzo Tomie Replay scritto da Fumihiko Iino per Asahi Sonorama. Nell’Aprile e nel Maggio 2018 sono stati trasmessi in Giappone due OAV dedicati a Tomie, facenti parte della Junji Ito Collection, una serie di 12 episodi che traspongono in animazione una selezione delle storie di questo autore. Gli episodi dell’OAV di Tomie corrispondono ai primi due capitoli del primo volume.

Storia
Tomie è una saga pubblicata in Giappone in diversi formati, ma per questa recensione ci atterremo alla prima pubblicazione italiana a cura di Hazard Edizioni (che corrisponde a una riedizione giapponese del 2002, per la precisione il volume 1 della collezione “Ito Junji Kyoufu Hakubutsukan”).
Per comodità, suddivideremo il volume in questione in tre principali aree: quella del prologo (costituita dalla breve storia iniziale, dal titolo “Tomie”), quella della storia vera e propria, costituita dalla “saga della villa” (costituita dai capitoli “La foto”, “Il bacio” e “La villa”) più due capitoli conclusivi, l’epilogo, scollegati dalla lunga saga centrale, ovvero “Vendetta” e “La cascata”.

Prologo

Tomie, una bella ragazza, una liceale come tante, il giorno del suo funerale. Tra i compagni di scuola serpeggia il malumore, misto alla consapevolezza di non poter più vedere l’amica di sempre. Ma allora chi è quella ragazza, che le somiglia in tutto, che parla come lei, che sembra conoscerli, che sorride sempre ma al contempo è glaciale e inquietante? E poi la nuova Tomie si comporta in modo equivoco. Riesce a creare vuoto e solitudine attorno alle persone che lei avvicina.
E durante una furiosa lite con un ragazzo innamorato di lei, accecato dalla gelosia e dal terrore, cade da un’altura e si schianta al suolo. Il terrore si impossessa dei suoi compagni di classe, i quali la sezionano viva e decidono di disperderne le parti. E questo è solo l’inizio di un lungo, agghiacciante incubo.

La “Saga della villa”

La seconda storia, dopo il prologo, inizia lentamente a svelare le carte e mostrare gli elementi cardine. Tutto inizia in un giorno di pioggia in cui una ragazza e il suo compagno di viaggio trovano ospitalità presso la dimora di un uomo anziano che vive lì in compagnia di sua figlia, ma sapremo di più di questa storia solo con l’ultimo capitolo.

La storia quindi riprende dove si era interrotta, tra i banchi di scuola, dove Tsukiko, iscritta al club di fotografia, vende foto dei senpai su commissione delle ragazze della scuola.
Gettonatissimo è Yamazaki, del quale la stessa Tsukiko è segretamente innamorata. Sarà difficile per Tsukiko accettare la richiesta di Yamazaki stesso però, quando egli le chiede delle fotografie di Tomie. E ancora più shockante sarà per la ragazza scoprire le pellicole sviluppate, sulle quali il volto di Tomie appare mostruoso, con terrificanti innesti di visi e articolazioni deformi. Disorientata, getta via le foto dalla finestra della scuola, e la pioggia di queste immagini spaventose investe Tomie stessa, che da questo momento deciderà di attuare una vendetta lenta e dolorosa ai danni della sventurata Tsukiko, complice della sudditanza dei ragazzi della scuola, perdutamente infatuati di Tomie e del suo torbido fascino.

Nei tre capitoli che compongono la saga, si alternano inseguimenti e fughe, sangue e macabre presenze, morti con conseguenti genesi di molteplici Tomie, concludendosi nella casa vista in apertura dei capitoli, della quale Tomie e il professore pazzo si sono impossessati facendo esperimenti genetici e segregando il padrone di casa e la figlia, prendendo quindi le loro identità e sostituendosi a loro. La lotta tra Tomie e Tsukiko avviene come nel migliore dei film horror: la vittima è braccata, inciampa, cade preda delle stesse persone di cui si fidava, è imprigionata in una trappola mortale da cui è impossibile scappare, salvo trovare, alla fine dei capitoli, una via di fuga che la porterà fuori dalla recinzione, con l’amara consapevolezza che di Tomie tornerà presto ad avere paura.

Epilogo

“Vendetta” e “La cascata” si svolgono distintamente dalla saga principale, e offrono due nuove (riuscitissime) vicende con protagonista Tomie nelle sue ri-genesi.

Nella prima storia, due escursionisti in montagna verranno trascinati in un sottile limbo di terrore e follia, senza scampo: l’unico reduce della vicenda nell’ultima vignetta prende consapevolezza della sua fine, mentre in lontananza emerge la sagoma inquietante di Tomie che lascia presagire la chiusura del suo circolo di vendetta.

La seconda storia, invece, vuole probabilmente porre le basi per un sequel. Tomie questa volta si autorigenera nelle cascate di un villaggio, dove un venditore gettò dei brandelli di carne della ragazza, che si sono moltiplicati dando luogo a una stirpe cannibale e necrofaga.
Questa volta le Tomie sono molteplici, sono creature acquatiche che terrorizzano il villaggio divorando i giovani che finiscono in quelle acque, e successivamente emergendo da esse per avviarsi, in una macabra processione funebre, per le strade della cittadina e sparpagliandosi liberamente tra le montagne.

Infine, qualche considerazione circa la seconda edizione italiana JPop. Il volume raccoglie in un’unica uscita tutti gli episodi dei tre volumi giapponesi. Va da sé che, essendo una saga che l’autore ha portato avanti per più di quindici anni, c’è grande discontinuità nella grafica della serie, da quella abbozzata dei primi episodi a quella precisa, equilibrata ed omogenea degli ultimi. La sensuale Tomie mantiene comunque inalterato il suo fascino per tutta l’opera.

Considerazioni
L’approccio a Junji Ito può avvenire principalmente in due modi. Il primo prevede che ci si lasci lentamente trasportare dal vortice di terrore che capillarmente si insinua nella psiche del lettore… Oppure, che si leggano le vicende da lui narrate in chiave critica e razionale, riuscendo persino a ridere di gusto delle vicende paradossali e, perché no, demenziali, presentate da Ito sensei.

Personalmente trovo entrambi gli approcci vincenti e ottimali. Due ottime chiavi di lettura, ben consone alla doppia natura del volume in questione. Una facciata costruita per terrorizzare il lettore, con immagini inquietanti, lente inquadrature dal taglio cinematografico, uno studio dell’inchiostrazione che rimanda alle visioni orrorifiche di Munch, una storia che non risparmia al lettore fiotti di sangue e sevizie umane, un angosciante senso di inquietudine e orrore che avanza con passo felpato e avvolge ciascuna vignetta.
Ma c’è anche un interessante b-side, a mio giudizio il migliore del volume, che da solo ne rende l’acquisto assolutamente consigliabile. Parlo dell’approccio demenziale e nonsense alle tematiche orrorifiche, che non sono quasi mai prive di un aspetto davvero comico e spassoso, un plot che vuole essere messo in scena da personaggi folli e irrazionali.
In questo, Junji Ito è stato abile e ha saputo ricalcare la strada di tanti maestri prima di lui.

La forza di Tomie non risiede tanto nell’originalità del plot in sé, che in realtà riprende una serie di classici della letteratura e del cinema orrorifico, e di genere.

Di Tomie si è detto molto, in Occidente se ne parla già da molti anni e la sua popolarità di ambivalente creatura, connubio tra morte e bellezza, amore e follia, ha preceduto questa edizione libraria nostrana. Che è anzitutto una lettura appassionante e coinvolgente. In secondo luogo, è una fucina di citazioni e di ricordi per tutti gli estimatori della letteratura e del cinema “di genere”. Infine, è un manga interessante per grafica, per sceneggiatura, per il taglio registico delle inquadrature e lo studio delle luci.

Qualche parola sul disegno e la sceneggiatura di Junji Ito. C’è da tenere presente un importante fattore: Tomie è la sua opera prima. Raccoglie nei suoi 3 volumi episodi vari disegnati in fasi alterne della sua (giovane) carriera fumettistica, e raffiguranti Tomie nel corso di varie epoche, nelle sue varie reincarnazioni.

Il lettore dovrà perdonare le iniziali incertezze grafiche dell’autore, così come i repentini cambi di caratterizzazione grafica della protagonista, le anatomie sommarie, le posture spesso innaturali e le prime inchiostrazioni frettolose e segmentate.
Al contrario, apprezzerà il realismo dei disegni, la costante ricerca di una maggiore cura ed espressività grafica, di un tratto che matura visibilmente pagina dopo pagina e raggiunge livelli ottimi nelle ultime tavole della saga, dove la composizione, la gestione dei tempi, l’inchiostrazione e l’equilibrio tra i bianchi e i neri, diventa ottimale e mostra finalmente un approccio professionistico e non più dilettantistico.

Migliora vistosamente persino la sceneggiatura. Molto azzeccate alcune scelte (come le scene in cui Tomie gioca con una vasca d’acqua, e si scopre lentamente il contenuto della stessa. O quando per molte vignette si riprende lo sgocciolio dalle sue dita tirate fuori dalla vasca, creando un forte senso di pathos e disagio nel lettore), piuttosto discutibili altre (vuole far raccapricciare la breve dissertazione dei seviziatori di Tomie sulla lunghezza degli intestini della ragazza, o della quantità di verdura da lei ingerita, ma si rivela piuttosto fine a se stessa e di scarsa qualità).

Si tratta comunque nel complesso di un’opera che gioca su livelli di tensione molto alti, che sa come suscitare nel fruitore ansia e disagio, grande pregio che ha causato, a breve distanza dall’uscita libraria di Tomie, ben quattro attese e richiestissime trasposizioni cinematografiche (tra le quali spicca un interessante Takashi “Ju-on” Shimizu) nonché un mini serial tv in 3 puntate (a mio giudizio, purtroppo, di pessima qualità).

Un acquisto quasi obbligato per chiunque abbia nel cuore i fantastici splatter scombinati e demenziali di qualche decennio fa, qualche riserva in più per gli stomaci più deboli. Un bel grazie alla Hazard per aver puntato su uno shoujo davvero fuori da tutti gli schemi, forse anche troppo!

Curiosità
Non si può fare a meno di osservare la quantità di citazioni e riferimenti ai quali Junji Ito ha attinto nella costruzione delle vicende della bella Tomie, soprattutto in campo cinematografico (una chicca, insomma, per gli estimatori del trash americano anni 80 o, meglio ancora, i c-movies anni 40-50).

Il successo del genere horror in Giappone è dovuto in ampia parte alla popolarità tra le ragazze giapponesi dei film del nostrano Dario Argento. Ma leggendo Tomie, più che Dario Argento, o Mario Bava, o Lucio Fulci, viene in mente il senso dell’estetica di Stuard Gordon (regista della serie “Reanimator”) e dei suoi splatter, con temi ricorrenti a cui Tomie strizza spesso l’occhio. I temi, appunto, dei cadaveri ambulanti, gli zombie, lo scienziato pazzo, le metamorfosi fisiche e le deformazioni annesse, il cannibalismo, il tutto, però, ancora una volta, interpretato in chiave splatter e umoristica al contempo.

Ancora, il buon cultore di cinema trash non farà a meno di osservare i parallelismi che legano le sceneggiature di Ito ai mitici film della “Troma Productions” (citiamo tra tutti il celeberrimo “Rabid Grannies”, in cui due adorabili e gentili nonnine si trasformano in mostri disgustosi e iniziano a uccidere uno a uno tutti i parenti).

Si potrebbero continuare a fare associazioni mentali all’infinito. Si può parlare de “La casa” di Sam Raimi, e dei suoi primi film, o ancora de “La casa nera” di Wes Craven (con i suoi inseguimenti in una casa che si trasforma in un labirinto, e il medesimo connubio horror/humour nero). Fino a giungere alle perfide fanciulle-fiore di Wagner (nell’opera “Parsifal”), che ci vengono ricordate nell’ultima storia, o ancora il classico dei classici “Carmilla” di Sheridan Le Sanu (con il consueto tema del vampirismo femminile).

 

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