Addio, stregone (Sayonara Sorcier) di Hozumi

A cura di Emy

Titolo: Sayonara Sorcier
Autrice: Hozumi
Categoria: Josei

:: Il manga in Giappone ::
Numero di volumi: 2, concluso
Casa editrice: Shougakukan
Rivista di serializzazione: Flowers
Pubblicato a partire da: 2012

:: Il manga in Italia ::
Titolo: Addio, stregone
Numero di volumi: 2, concluso
Casa editrice: Panini
Prezzo: 4.50 E
Pubblicato a partire da: 2015

:: Musical ::
Sayonara Sorcier in Giappone è diventato un musical eseguito allo Zepp Blue Theater Roppongi dal 17 al 21 marzo 2016, spettacolo riproposto anche nel 2017. In seguito è stato messo in commercio il DVD.
Sceneggiatura / Regia: Daisuke Nishida
Musica: Shuhei Kamimura
Cast: Shinji Rachi (Theodorus van Gogh)
Ryō Hirano (Vincent van Gogh)

Storia
Parigi, fine ‘800. In Boulevard Montmartre, un mercante d’arte della galleria “Goupil & Cie” fa parlare di sé a causa del suo strano modo di fare: compra un quadro raffigurante un pane dipinto da un fornaio, si intrattiene con dei perdigiorno, osteggia le regole e il buon gusto imposto dall’Accademia francese. Il suo nome è Theodorus van Gogh, la sua capacità di prevedere le mosse di amici e nemici ha un qualcosa di soprannaturale, quasi fosse uno stregone. Theo a causa del suo atteggiamento anticonformista si caccerà in alcune situazioni pericolose, perché sfida apertamente l’Accademia e il monopolio delle esposizioni e del mercato dell’arte, in cui detta legge il pittore Gérôme. Non sarà solo lui, però, a correre dei pericoli, perché presto sarà coinvolto l’innocente fratello… Vincent van Gogh. Questi è un carattere ingenuo e pacifico, incapace di odiare e serbare rancore. Tutto quello che Vincent vuole è ritrarre la vita per come essa è, tanto nel bene che nel male: dipingere la realtà attraverso il suo sguardo. Soltanto il fratello è in grado di capirlo e lo scopo della vita di Theo infatti è costringere il mondo ad aprire gli occhi sull’immenso genio di Vincent van Gogh.

Considerazioni
Meglio mettere da subito le cose in chiaro: Addio, stregone non è un romanzo storico, non ha pretese di veridicità ma la ferma intenzione di focalizzare il legame -questo sì storicamente documentato- tra i fratelli van Gogh in una storia che parla di arte, di regole, di libertà e soprattutto di amore (non amore romantico, beninteso, di cui non c’è traccia in questo manga).
Ammetto che ho fatto una certa fatica a finire la serie (composta tra l’altro di soli due volumi), perché è stato difficile per me vedere un Toulouse-Lautrec, afflitto da una malattia affine al nanismo (come sa chi ha sbirciato il bel volume di Gradimir Smudja), rappresentato nel manga come un fighetto o il povero Jean-Léon Gérôme tratteggiato come un farabutto, capace di farsi complice di un assassinio. Anche i fratelli van Gogh sono stati ripensati o meglio ristrutturati, sia fisicamente che caratterialmente, dall’autrice. Per tollerare la lettura, quindi, bisogna essere disposti a soprassedere su quanto sappiamo dei van Gogh e in generale del periodo parigino preso in esame. Addio, stregone, ripeto, non è un romanzo storico ma un racconto metaforico che prende spunto da alcuni personaggi realmente esistiti per poi farli muovere liberamente nell’immaginazione dell’autrice, in modo non dissimile da quello che Aya Kanno fa con Riccardo III in Requiem of the Rose King

Nel primo volume la tematica è il conflitto ordine/libertà (e, seppur lateralmente, borghesia/proletariato), usuale quando si ha a che fare con una narrazione che tratta di pittura o altre espressioni artistiche. Qui siamo introdotti al personaggio di Theo, lo “stregone” del titolo, che ci mostra le sue abilità fuori dal comune. L’ingegno, l’intelligenza e il gusto nel riconoscere il talento convogliano verso un unico obiettivo: cambiare il sistema del mercato dell’arte dall’interno. In filigrana è possibile intravedere l’opposizione Classicismo/Romanticismo, terreno di coltura ideale per la nascita dell’Impressionismo.

Nel secondo volume invece il focus della narrazione è il legame tra i fratelli van Gogh, che si compone di affetto, certo, ma anche invidia reciproca, da parte di Vincent per la capacità di Theo di brillare e soprattutto da parte di Theo per il “dono” posseduto da Vincent, quella potenza nella pittura avvertita come fuori dall’ordinario. Gli avvenimenti scorrevoli ma non limpidi, alcune situazioni al limite e il patetismo incombente mi hanno spinto più volte a interrompere la lettura. Ringrazio la mia ostinazione che mi ha fatto arrivare alla fine perché, raggiunto il traguardo dell’ultima pagina, tutta la storia ha acquistato un senso: l’autrice chiarisce lo scopo di una scelta narrativa singolare e il significato delle bugie di cui ha rivestito la materia storica, il climax è intenso e la commozione totale.

A serie ultimata, un dubbio potrebbe affacciarsi alla mente: forse siamo stati davvero tutti vittime di una grande beffa, siamo stati ammaliati dall’incantesimo di un potente stregone. Quanto abbiamo appreso dai libri, in fondo, potrebbe essere davvero finzione e la verità sui fratelli van Gogh magari è più vicina alla menzogna inventata da Hozumi che alle nostre convinzioni.
Consiglio pertanto la lettura di questo titolo… Se riuscirete a mettere tra parentesi tutto quello che si sa – o si presume di sapere – sui fratelli van Gogh, le emozioni resteranno a lungo, anche a serie conclusa. Perché Addio, stregone è una seducente fantasticheria che si nutre di inganni per farci riflettere sulla natura e la sostanza della verità.

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