Banana Fish di Akimi Yoshida

A cura di Emy

Titolo: Banana Fish
Autrice: YOSHIDA Akimi
Categoria: Shoujo

:: Il manga in Giappone ::
Casa Editrice: Shougakukan
Numero di volumetti: 19
Prima pubblicazione: 1987-1994
Rivista di serializzazione: Bessatsu Shoujo Comic
Collana: Flower Comics

:: Il manga in Italia ::

Prima edizione
Casa editrice: Panini Comics
Inizio pubblicazione: Novembre 2002
Numero di volumi: 19
Distribuzione: fumetteria
Prezzo: 4,50 euro fino al 10° volume; 5 euro dall’11° in poi

Seconda Edizione
Casa editrice: Panini Comics
Inizio pubblicazione: Dicembre 2019
Numero di volumi: 10, 384 pagine, 18 euro a volume
Distribuzione: fumetteria

:: Anime ::
Banana Fish è uno degli shoujo manga più noti di sempre in Giappone, dove ha riscosso gran successo sia tra il pubblico femminile che maschile.  Il titolo è un omaggio a un racconto di J. D. Salinger: “Un giorno ideale per i pescibanana”. Nel 2018 è stata prodotta una serie TV animata tratta dal manga.
Regia: Hiroko Utsumi
Studio: MAPPA
Numero di episodi: 24
Anno di produzione: 2018
Rete: Fuji TV (noitaminA)

Storia
Vietnam, 1973.
Il soldato Griffin all’improvviso prende a sparare a un suo compagno e viene conseguentemente colpito per impedirgli di continuare: l’uomo che lo ha colpito si chiama Max Lobo. Griffin non è in sé e l’unica cosa che riesce a dire è “Banana Fish”.

New York, 1985.
Mentre la polizia è alle prese con alcuni inspiegabili omicidi in città, il diciassettenne Ash Lynx (il cui vero nome è Aslan Callenreese), biondo e carismatico leader di una gang giovanile, si imbatte in un uomo che, colpito a morte, gli consegna una fiala e prima di spirare riesce soltanto a dire: “Los Angeles Westwood 42… Cerca Banana Fish”.

Ash sa chi ha ordinato l’omicidio dell’uomo, e a questo punto decide di scoprire chi o che cosa sia “Banana Fish”, visto che suo fratello maggiore, Griffin, anche lui coinvolto in passato nel mistero Banana Fish, è ormai ridotto allo stato vegetativo.
Il mandante dell’omicidio è Dino Golzine (che ha usato come sicari gli stessi ragazzi capeggiati da Ash), capo della mafia italiana a NY, il quale -come si scoprirà- è anche legato a doppio filo ad Ash: Dino è fortemente interessato al ragazzo e vuole farne il suo successore (gli interessi del capo-mafia si chiariranno meglio in seguito, così come i suoi legami col giovane).

Ma c’è qualcun altro che sta indagando sul medesimo mistero: Eiji Okumura, diciannovenne giornalista giapponese, e con lui il fotografo Shunichi Ibe. I due incontrano Ash per fare delle foto ai ragazzi della gang. Il giovane Eiji è -nella storia- il personaggio più importante dopo Ash, rappresenta la persona normale che Ash non è mai stata e non sarà mai: tra lui e il capo-gang nasce un profondo sentimento, simile all’amore ma difficilmente identificabile con esso. Eiji è l’innocenza fatta persona, e Ash, che di innocente ha ben poco (anche a causa dei suoi trascorsi, come scopriremo col procedere della storia), immediatamente avverte la sua sincerità di fondo e gli concede la sua fiducia…

In seguito entreranno in scena nuovi personaggi quali Li Yue-lung, il leader della mafia cinese, e il letale killer Blanca, che infittiranno la narrazione di nuovi sviluppi.

Considerazioni
Banana Fish è -in definitiva- un ottimo esempio di shoujo manga appartenente al genere action, dove però all’azione pura è preferita una lenta costruzione della tensione, tipica dei thriller. L’autrice per modellare il protagonista ha preso ispirazione dal tennista Stephan Edberg e dall’attore River Phoenix, mentre per la storia il referente è “Midnight Cowboy” (film del 1969 con Dustin Hoffman e Jon Voight -in Italia il titolo è “Un uomo da marciapiede”).

Nella trama si affrontano temi quali pedofilia, violenza, droga e omosessualità attraverso una narrazione tagliente e ricca di personaggi, ma che avanza con linearità e con fluidità giovandosi sia del background accuratissimo, che ripropone con precisione luoghi più e meno noti di New York, sia della buona caratterizzazione dei personaggi (su tutti, l’indimenticabile Ash). Difficile non cogliere un certo sentore di shounen ai in alcune scene, anche se Banana Fish non è propriamente un manga shounen ai.

Circa lo stile grafico, semplice ma tagliente come la narrazione, o si ama o si odia: l’abuso di alcune espressioni “fisse”, la linearità e l’essenzialità del tratto potrebbero dare impressione di monotonia, quando non ci si lasci trascinare dalla trama. È in ogni caso da sottolineare il rigore usato nell’impostazione della tavola, assolutamente priva dei fronzoli e dell’ariosità che in genere si attribuiscono agli shoujo manga.

In America la Viz ha pubblicato i primi sette dei diciannove volumi che compongono la serie (l’ultimo dei quali raccoglie alcuni spin-off della storia principale) e successivamente ha ripresentato il manga per intero in un formato più rispettoso dell’originale. In Italia, contrariamente a qualsiasi aspettativa, è stato pubblicato a partire da Novembre 2002 da Planet Manga. Una bella occasione per gli amanti dei titoli di qualità: Banana Fish si presenta come la novità più coraggiosa e audace del 2002, per quel che concerne gli shoujo manga nel nostro paese.

La prima edizione italiana di Banana Fish si rivela impeccabile, all’altezza del titolo: ogni volume equivale per numero di pagine a un volume giapponese; senso di lettura all’orientale; sovraccoperta; prezzo adeguato alla qualità offerta (in verità, facendo la media con altre pubblicazioni Planet Manga, è addirittura *basso*); adattamento curato e ottimi redazionali. Differisce dall’originale per una curiosa scelta grafica: le pagine all’interno sono stampate su carta gialla. Confesso che a quest’ultima notizia avevo storto il naso, ma all’indomani della pubblicazione italiana ammetto che tale scelta si rivela decisamente azzeccata. Niente da dire, a parte che l’acquisto risulta irrinunciabile.

 

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