Sei il mio cucciolo (Kimi wa Pet) di Yayoi Ogawa

A cura di Emy

Titolo giapponese: Kimi wa Pet
Titolo italiano: Sei il mio cucciolo
Autrice: OGAWA Yayoi
Categoria: Josei

:: Il manga in Giappone ::
Casa Editrice: Kodansha
Numero di volumetti: 14 -concluso
Prima pubblicazione: 2000-2005
Rivista su cui è stato serializzato: Kiss.

:: Il manga in Italia ::
Titolo: Sei il mio cucciolo
Casa Editrice: Star Comics
Pubblicato a partire da: Luglio 2004
Collana: Fan dal n.61
Cadenza: mensile
Prezzo: 3,10 E
Lettura all’orientale
Distribuito in edicola e fumetteria*
*Dal n.7 solo in fumetteria. A causa delle vendite non soddisfacenti questo titolo, inizialmente distribuito in edicola e fumetteria, a partire da Gennaio 2005 (numero 7) è distribuito nelle sole fumetterie.

:: Curiosità ::
Da questo titolo è stato tratto più di un dorama, ossia un telefilm con attori in carne e ossa. La trasmissione è partita nell’Aprile del 2003 e conta 10 episodi. Gli attori sono la bella Koyuki nella parte di Sumire Iwaya e Jun Matsumoto nella parte di Takeshi Gouda (Momo). Nel 2011 è stato realizzato un film per il cinema in Corea del Sud. Un secondo drama partito nel 2017 in Giappone è composto da 16 episodi e ha come protagonisti Noriko Iriyama (classe 1985) nel ruolo di Sumire Iwaya e Jun Shison (classe 1995) in quello di Momo/Takeshi Goda.

Storia
Tutto comincia un giorno in cui la bella Sumire Iwaya, determinata e brillante donna in carriera, rivede l’ex-fidanzato con cui ha rotto da poco. L’uomo, che sta per diventare padre con la sua nuova compagna, le chiede se stia bene: ha saputo che, in seguito alla rottura del loro fidanzamento, lei ha avuto problemi sul lavoro ed è stata trasferita d’ufficio. Sumire gli fa notare che non è cosa che lo riguardi e pone fine all’incontro. Per strada ripensa alle dicerie che girano su di lei in ufficio: il fatto di essersi laureata in una buona università e di avere giustificate aspirazioni professionali le attira da sempre le antipatie dei colleghi, che ora vedono nella fine della sua relazione sentimentale un nuovo argomento di conversazione.
Tornata a casa, tormentata dall’usuale mal di testa, Sumire ha però la sorpresa di trovare, fuori la porta, uno scatolone della spazzatura in cui dorme… un ragazzo! La donna accoglie in casa il malcapitato, che per giunta è ferito, e in un batter d’occhio si ritrova a doverlo rifocillare: il giovane le racconta una storia confusa sul perché si sia trovato in quella situazione ma stranamente Sumire non se ne preoccupa… piuttosto non può fare a meno di notare che il ragazzo le ricorda Momo, il cane che possedeva da bambina. E dal momento che lui, stregato dall’abilità culinaria della padrona di casa, non ha alcuna intenzione di lasciare l’appartamento… Sumire gli propone di essere il suo animale da compagnia! Come dire che Momo -questo il nome che Sumire decide per il giovane- dovrà obbedirle in tutto e per tutto, e in cambio lei si prenderà cura di lui. A partire dai capelli: Momo è infortunato alla mano, perciò tocca a Sumire fargli un energico shampoo. La mattina dopo, in ufficio, la donna si accorge di non soffrire più di mal di testa. Nei giorni seguenti, Momo riempie nel cuore di Sumire quel senso di vuoto che l’opprimeva: a volte si comporta come un cagnolino ai suoi ordini, a volte come un pestifero fratello minore. E la loro relazione non andrà oltre il rapporto padrone/animaletto perché, come chiarisce la stessa Sumire a Momo, lei non si concederà a un uomo che non sia più alto di lei e non guadagni più di lei (requisiti che il giovane, naturalmente, non può soddisfare).
La donna finisce con lo scaricare le pressioni che subisce in ufficio sul ragazzo: la dolcezza di Momo le ricorda veramente l’unico amico che abbia mai avuto, cioè il suo cane Momo… l’unico essere con cui poteva permettersi di piangere.
Accade però un giorno che Sumire si imbatta in un uomo che soddisfa i suoi requisiti: è un importante dirigente d’azienda ma, uscendoci insieme, la donna capisce quanto egli sia dispotico e insensibile… fare l’amore con lui equivale a una lezione d’aerobica, ed è imbarazzante che, in questa occasione, lei si ritrovi a pensare a Momo.
Tornata a casa, Sumire deve rispondere alle domande del suo “cucciolo”: ora che ha trovato un fidanzato, non le occorre più un animaletto da compagnia?
Sumire cerca di razionalizzare e risponde al ragazzo e ancora più a se stessa che quella strana convivenza non può durare per sempre: naturalmente, sia lei che Momo devono avere delle relazioni con altre persone. Momo pensa che lei lo stia cacciando e fugge via.
Sumire, per combattere la solitudine causata dalla sua mancanza, nei giorni seguenti si reca a uno spettacolo in cui Momo danza nel ruolo di un angelo: in precedenza, infatti, il giovane le aveva detto di avere studiato balletto classico dall’età di due anni, e che lavorava saltuariamente in una compagnia di danza moderna.
Sumire si rende conto, guardandolo, che è lei a dipendere da lui, non il contrario. Momo, contro le sue aspettative, è pronto comunque a tornare da lei. Il ragazzo è perfettamente consapevole che lei lo considera solo un cucciolo, ma crede anche che col tempo, se le rimarrà accanto, i sentimenti di Sumire un giorno, forse, potranno cambiare… (fine del primo episodio).

Considerazioni

Il soggetto di “Kimi wa pet” non risulta particolarmente originale: il tema della convivenza più o meno forzata tra due persone di sesso diverso è ampiamente sfruttato nella commedia dei manga (basti pensare a “Video Girl Ai” oppure -per rimanere in campo shoujo- al più recente “Zettai Kareshi” di Yuu Watase).
D’altro canto, ci troviamo di fronte a un josei, motivo per cui non dovrebbe meravigliare la scelta dei personaggi: da una parte un ragazzino in attesa di formarsi, professionalmente e umanamente, dall’altra un’affermata office lady, donna matura d’esperienze e di pensiero. E i pregi dell’uno si riflettono, specularmente, nelle mancanze dell’altro: lei è emotivamente bloccata, lui è tutto spontaneità e tenerezza. Una combinazione decisamente irresistibile.
Il resto non funziona altrettanto perfettamente: alcuni passaggi risultano veloci e approssimativi, e lo stesso primo incontro tra i due è svolto in maniera piuttosto sommaria. Però la forza dei personaggi e la loro caratterizzazione particolarmente convincente permette alla storia di funzionare, giocando su una vicenda tutta imperniata sul rapporto di dipendenza che si stabilisce tra i due, e su una sceneggiatura a volte brillante, a volte passabile, ma che permette una lettura gradevole per quella che a tutti gli effetti è una riuscita sophisticated comedy. Ciliegina sulla torta: la grafica morbida e sensuale, precisa, pulitissima e senza una sbavatura di troppo, strizza l’occhio a Moyoko Anno e al lettore, corteggiato con discrezione da una pagina dove a dominare è la chiara leggibilità.

 

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