Kuchibiru ni Kimi no Iro di Keiko Iwashita

A cura di Emy

Titolo giapponese: Kuchibiru ni Kimi no Iro
Titolo inglese: The Colour on your Lips
Autrice: IWASHITA Keiko
Categoria: Shoujo

:: Il manga in Giappone ::
Numero di tankoubon: 2, completo
Anno di pubblicazione: 2014
Casa editrice: Kodansha
Rivista di serializzazione: The Dessert

:: L’autrice ::
Keiko Iwashita debutta nel 2007 vincendo il ventunesimo premio “Dessert Rookie Manga Grand Prize”. Attiva per la Kodansha, pubblica volumi autoconclusivi e miniserie prima di dare alle stampe Living no Matsunaga-san, la sua opera più lunga e nota, attualmente in corso per “Dessert”. Quest’ultimo titolo conta un’edizione inglese per Kodansha Comics (Living-Room Matsunaga-san), una tedesca (Living with Matsunaga) e una francese (Mon coloc’ d’enfer).

Storia
La studentessa liceale Aya Kakurai si è abituata alla maschera di indifferenza che mostra ai compagni e ai professori da circa due anni, da quando cioè il professore di disegno si prese delle libertà con lei e il gesto venne equivocato nell’ambito della comunità scolastica. La colpa infatti ricadde proprio su Aya, accusata di aver provocato il docente: da allora la ragazza ha smesso di praticare il disegno, la sua passione più grande, chiudendosi in sé stessa fino a sentirsi trasparente. 
Un giorno però in classe si presenta un nuovo allievo, Aimu Sada, che la prende in simpatia. Aimu ha una chioma d’oro che non gli permette di passare inosservato e, a differenza di Aya, non ha paura di mostrare i suoi colori. Questo ragazzo dal carisma così evidente cambia il mondo di Aya, convincendola ad aprirsi e a mostrare tutti i colori che finora aveva cercato di cancellare. La giovane decide di riprendere in mano i pennelli e nel contempo realizza la natura dei sentimenti che la spingono a cercare Aimu e ad avvicinarsi a lui sempre di più…

Considerazioni
Keiko Iwashita è un nome che dovrebbe prima o poi fare capolino nell’elenco degli autori editi in Italia. Non solo è tra le mangaka più dotate della sua generazione per quanto riguarda l’aspetto grafico, ma anche dal punto di vista narrativo dimostra di avere qualche freccia al proprio arco. Intendiamoci: quest’autrice non presenta nulla di rivoluzionario o alternativo o particolarmente originale, ma qua e là emergono spunti di riflessione sicuramente degni di attenzione.
Le protagoniste delle sue opere brevi (Kuchibiru ni Kimi no Iro e Hana o Meshimase) dimostrano di avere qualcosa in comune: pur essendo molto prese dai loro interessi amorosi non consacrano l’intera loro esistenza nel rapporto a due. Questo è molto importante: la vita si compone di tanti aspetti, c’è l’amore, lo studio, la fatica, gli obblighi quotidiani. gli affetti (non romantici), la famiglia (per chi ce l’ha), i conflitti etc., quindi una narrazione che focalizzi esclusivamente il sentimento romantico (batticuori, emozioni, ormoni a mille) risulta per forza di cose poco credibile, una sorta di dimensione parallela percorsa da stelline e cuoricini di zucchero filato. 

Hana o Meshimase

La protagonista di Kuchibiru ni Kimi no Iro, anche se attribuisce una grande importanza all’oggetto del suo (reciproco) desiderio, non si risolve totalmente nel rapporto a due, non esiste in funzione della sua metà, perché si rende conto che è necessario progredire come essere umano se si vuole avere uno straccio di possibilità di diventare una persona decente. Nel suo mondo esistono la famiglia (che supporta Aya e si mostra quale valido appoggio), gli affetti (non romantici), esistono i sogni e le passioni, perseguiti se necessario anche a discapito dell’interesse amoroso, e ci sono gli obiettivi di vita… un po’ come accade in Gokinjo Monogatari alias I Cortili del cuore. Ripeto: tutto questo non costituisce un elemento di novità dirompente, ma è il minimo indispensabile perché una narrazione possa definirsi dignitosa. 
Unica nota stonata: gli ultimi capitoli risultano un po’ affrettati; ciò si deve alla chiusura della rivista di serializzazione, “The Dessert”, che ha costretto l’autrice a completare l’opera anzitempo. Questo non intacca la visione d’insieme: come già detto all’inizio della recensione, Keiko Iwashita merita di far parte del catalogo degli autori editi in Italia.
Anche perché, diciamocelo: guardando l’elenco dei titoli shoujo finora annunciati e pubblicati nel 2020 nel Bel paese, che cosa manca? Non mancano di certo i BL (di cui c’è una certa abbondanza negli ultimi tempi), non mancano i classici (grazie, J-Pop e Dynit!)… a mancare, fatto singolare, è proprio il titolo shoujo popolare e contemporaneo (ristampe e nuove edizioni escluse, ovvio). Attendiamo fiduciosi che qualche casa editrice punti su qualcuno di questi titoli, tra l’altro già pluripubblicati all’estero.

Gallery

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