Aria di Kozue Amano

A cura di Mokona (review) e Martina (info e grafica)

Titolo: ARIA
Autrice: AMANO Kozue
Categoria: Seinen

:: Il manga in Giappone ::
Numero di tankoubon: 12, completo
Pubblicato a partire da: 2002
Casa editrice: Mag Garden
Collana: Blade Comics
Rivista di serializzazione: Comic Blade
Artbook (inediti in Italia): Alpha (2004), Stella (2005), Cielo (2006)
Pubblicazioni collegate (inedite in Italia): ARIA Official Navigation Guide (2005)

:: Il manga in Italia ::
Casa editrice: Star Comics
Collana: Kappa Extra
Numero di volumi: 12, completo
Prezzo fino al quarto volume: 3,30 euro
Prezzo dal quinto volume in poi: 4,20 euro, dal 9: 7 euro.
Inizio pubblicazione: Ottobre 2006
Distribuzione: fumetteria e online

:: Il Prequel ::
Titolo: AQUA
Numero di volumi: 2 (concluso)

-Edizione italiana di AQUA
Casa editrice: Star Comics
Numero di volumi: 2 (concluso)
Collana: Mitico
Prezzo: 4,20 euro
Inizio pubblicazione: Dicembre 2006
Distribuzione: fumetterie e online

:: L’anime ::
-Prima stagione: Aria the Animation, 13 episodi, 2005
-Seconda stagione: Aria the Natural, 26 episodi, 2006
-OAV: Arietta, 2007
-Terza stagione: Aria the Origination, 2007
Regia: Junichi Sato
Produzione: Hal Film Maker
Network: TV Tokyo, Animax

:: L’autrice ::
Kozue Amano, classe 1974, ha debuttato professionalmente nel 1993. Tra gli altri suoi manga: Roman kurabu (1995-98 , 6 volumi) e Crescent Noise (1997-2001, 6 volumi). Ha raggiunto il successo proprio con AQUA e ARIA, editi in vari paesi occidentali tra cui USA e Francia.

Storia

Volume 1

“Buongiorno agli spettatori terrestri. Oggi trasmettiamo questo programma da Aqua, il pianeta dell’Acqua. Un tempo veniva chiamato Marte, ma ha cambiato nome quando si è unificato alla Terra, centocinquant’anni fa. Dato che il ghiaccio del pianeta si disciolse oltre ogni previsione, Marte venne coperto dal mare per oltre il novanta per cento della sua superficie, e ora è noto come “il pianeta dell’acqua”.
La località che vi presentiamo oggi è Neo Venezia. È una località portuale costruita sul modello dell’antica Venezia, realmente esistita sulla Terra, in Italia, e conosciuta come “la città sull’acqua” fino all’inizio del ventunesimo secolo. In questo posto, pieno di turisti per tutto l’anno, sopravvive un antico mestiere che racchiude in sé l’essenza stessa della città. È quello del gondoliere, il guidatore delle gondole tradizionali che trasportano i turisti. Sono le guide sul canale, le Undine!”

Con queste parole si apre il primo volume di Aria, ambientato in un futuro né vicino né lontano, su di un pianeta paradisiaco che di futuristico ha ben poco. Subito iniziamo a conoscere la protagonista, Akari Mizunashi, una giovane ragazza terrestre che ormai da undici mesi si è trasferita su Aqua per inseguire il suo sogno: diventare un’Undine. Apprendista presso la piccola azienda chiamata Aria Company, dove oltre a lei lavorano solo la sua pacata e gentile senpai Alicia e il direttore Aria (un pigro e spensierato gattone marziano dagli occhi blu), Akari sta per vivere il suo primo autunno su Aqua. E inaugurando la nuova divisa, comincia così una nuova giornata di esercitazioni lungo i canali della città.
Proprio durante una piccola pausa per imbucare una lettera, ecco che uno scorbutico vecchietto si avvicina ad Akari, chiedendo informazioni per trovare la più vicina stazione di polizia. A quanto pare si trova su Aqua come turista, e passeggiando per i vicoli di Neo Venezia sua figlia si è smarrita. Ma la città è intricata, cercare alla cieca peggiorerebbe soltanto le cose. Perché non aiutare l’anziano signore nella sua ricerca? D’altronde le Undine sono anche guide cittadine, e un po’ di esercizio con un vero cliente può essere sempre utile. Inizia così un forzato (e anche un po’ sgradito) giro turistico di Neo Venezia e dei suoi canali. Che alla fine, chissà, potrebbe anche nascondere qualche inaspettata sorpresa…

Il secondo capitolo ci trasporta in un giorno fresco e assolato. Il cielo è sereno, ma il mare è mosso, ed è in giornate come questa che le Undine si occupano della manutenzione delle gondole. Subito incontriamo Aika, la prima amica che Akari abbia avuto su Aqua, e apparentemente il suo esatto opposto. Se Akari è una ragazza semplice, spensierata e un po’ ingenua, Aika è viziata, seriosa e scontrosa, sempre pronta a stroncare i sentimentalismi della sua compagna di apprendistato. Impiegata in una compagnia di Undine rivale, la Himeya, Aika nutre una profonda ammirazione verso Alicia, e non perde occasione per intrufolarsi nei paraggi dell’Aria Company. Tanto più in occasione della pulizia delle gondole non se lo fa ripetere due volte, e subito corre a dare una mano alla sua amica, che per la prima volta si ritrova ad affrontare questo compito impegnativo. Inizia così una lunga giornata di faticoso lavoro, dura battaglia tra l’entusiasmo di Akari e la frettolosa professionalità di Aika. Una battaglia senza vincitori (o forse sì?), che si conclude al calar del sole, sullo sfondo di uno splendido e luccicante tramonto.

Il terzo capitolo, in un certo senso, è come se fosse sospeso tra passato e futuro. Sull’antica cornice del Ponte dei Sospiri, di cui ci viene narrata la storia, facciamo la conoscenza di Akatsuki Izumo, il primissimo cliente di Akari (come si scopre più approfonditamente nel prequel di questo manga, Aqua). Così come Akari è un’Undine, Akatsuki è un Salamander, ovvero un abitante delle numerose isole galleggianti che fluttuano nel cielo di Neo Venezia, con il compito di regolare il clima del pianeta per renderlo il più simile possibile al ciclo di stagioni terrestre. Impaziente e scorbutico, il ragazzo sta aspettando suo fratello sul ponte ormai da parecchie ore, e non appena vede attraccare l’ignara Akari poco lontana da lui, subito si fionda verso la gondola per tormentare la ragazza e costringerla a fargli compagnia nel corso di quella lunga, lunga attesa. E così, tra uno sguardo sulla Venezia di secoli prima e un affascinante scorcio del suo riflesso futuro, i due fanno del loro meglio per sopportare l’attesa, mentre Akari dimostra che il compito di un’Undine non è soltanto vogare, ma anche conoscere le meraviglie della città e convincere gli altri a osservarle sotto una nuova luce.

Con il quarto capitolo ci allontaniamo per un po’ dalle atmosfere italiane di Neo Venezia, visitando un’isoletta dall’aria molto più orientale. Quando Marte fu colonizzato, le nazioni terrestri suddivisero equamente tra loro le piccole isole del mare Neo Adriatico, e ognuna ne approntò il territorio con le fattezze del proprio paese. In autunno, avvolta da un manto di rosso fogliame, l’isola giapponese è tra le più affascinanti da visitare, una vera e propria montagna galleggiante che ospita un enorme santuario dedicato alla volpe protettrice del cibo e della prosperità. Ed è qui che Alicia e Akari, in uno dei loro pochi giorni di riposo, decidono di trascorrere un rilassante e delizioso pomeriggio in compagnia. Ma la leggenda narra che la divina volpe di quel tempio a volte si affacci nel mondo degli umani, invitando le persone a tornare con lei nel suo regno. Eppure il mondo degli umani e il mondo degli dèi sono troppo distanti, e chiunque l’abbia seguita non è più riuscito a tornare indietro…

L’ultimo capitolo, infine, ci fa conoscere una tradizione veneziana realmente esistente, ma a molti sconosciuta: la Vogalonga. Ogni anno, alla fine dell’autunno, tra i canali cittadini viene organizzata una gara di gondole, dove i partecipanti sono tenuti a vogare lungo un tracciato di più di trenta chilometri. Un’occasione per mettere alla prova i frutti degli esercizi quotidiani, per le Undine di Neo Venezia. O forse qualcosa di più, chissà. Tra i corridoi dell’Himeya corre voce che si tratti di un esame a sorpresa, e che se qualcuna delle apprendiste riuscirà a classificarsi ai primi posti potrà finalmente guadagnare il titolo di Undine professionista. Aika ed Akari si ritrovano quindi a partecipare, convinte che dall’esito della gara dipenderà il loro futuro. I partecipanti sono centinaia, e la competizione sarà veramente dura. Riusciranno mai ad arrivare al traguardo in tempo, impegnandosi con tutte le loro forze?

Considerazioni
Ai vostri occhi una passeggiata è solamente un inutile spreco di tempo? Una lunga attesa significa solo tanta noia e magari qualche fastidioso doloretto ai piedi? Un arcobaleno vi fa pensare al massimo alle lezioni di fisica sulle leggi di rifrazione della luce? Allora potete anche ripiegare su qualcos’altro, questo manga non fa per voi. Aria è un’opera tranquilla, poetica, delicata, da assaporare dolcemente. Non cerca di stupire il lettore con eclatanti colpi di scena, né tenta di costruire una trama particolarmente elaborata. È una storia che racconta il piacere della quotidianità, che fa riflettere su quanto sia importante non perdere di vista le piccole cose, poiché è proprio nella semplicità che può nascondersi la chiave per renderci felici. E tutto questo senza buonismo né eccessive melensaggini, con una narrazione fresca e trasparente, sempre accompagnata da una punta di comicità.

Ogni capitolo è autoconclusivo, e viene raccontato con quotidiana lentezza, senza per questo diventare pesante. Le giornate di Akari scivolano leggiadramente attraverso le pagine, soffermandosi su quei dettagli che troppo spesso vengono dati per scontati, ma che ai suoi occhi appaiono meravigliosi, splendenti, ricchi di significato. Superficialmente si potrebbe dire che in Aria non succede nulla, ma basta una mentalità appena un pochettino più libera, più aperta, per capire che non è così. Il “nulla” che traspare dalle pagine di Aria è tutt’altro che un nulla vuoto. È un “nulla” che racchiude qualcosa di estremamente importante, qualcosa di molto facile da dimenticare. E Aria riesce a farlo riaffiorare di fronte agli occhi del lettore, con leggerezza e semplicità.

Così come non è complicato nella storia o negli eventi, questo manga si presenta altrettanto semplice anche per tutto ciò che riguarda i personaggi. Aria non è un’opera particolarmente introspettiva, e sia le Undine che tutti gli altri comprimari sono delineati con poche ed efficaci pennellate, capaci di trasmettere sin dalla prima impressione la vera essenza dei personaggi. Forse questo finisce per condannarli a qualche pizzico di prevedibilità, ma grazie all’atmosfera spensierata dell’opera questa loro staticità interiore non risulta affatto un peso. E il merito è anche di Neo Venezia, altra grande protagonista di questo manga, una città affascinante che raccoglie l’eredità culturale e ambientale del pianeta Terra, sempre pronta a offrire uno spunto per qualche nuovo episodio. Akari e gli altri diventano quindi, in diverse occasioni, lo sguardo attraverso cui il lettore può ammirare questo luogo incantevole, per scoprirne i dettagli più nascosti, le tradizioni più affascinanti, o anche solo qualche piccolo piacere quotidiano. E così, anche se capitolo dopo capitolo gli eventi scivolano via come una brezza leggera, senza spostare nulla più che qualche foglia, muovendosi in un’ambientazione tanto ricca di spunti narrativi i personaggi riescono comunque a risaltare in tutta la loro vivacità, senza rendersi mai monotoni, in perfetta sintonia con tutto ciò che li circonda.

Eppure, bisogna dirlo, un manga con queste premesse è sicuramente un progetto tanto ambizioso quanto difficile da gestire. Prendere per mano il lettore e guidarlo alla scoperta di splendidi paesaggi incontaminati, monumenti storici o altre meraviglie della cultura occidentale e orientale non necessita soltanto di una notevole abilità narrativa. Sono i disegni, e soprattutto gli sfondi, a richiedere l’impegno più grande. Ma basta ammirare la copertina di un qualunque volume per capire che non c’è alcun rischio di restare delusi. Se con i personaggi si abbandona a uno stile più semplice e spensierato, in tutto ciò che li circonda Kozue Amano da il meglio di sé, rappresentando antichi edifici con ammirevole cura dei dettagli, atmosfere intense ed evocative, o panorami da lasciare con il fiato sospeso.

La qualità di stampa mediocre della versione italiana, tuttavia, non sempre rende giustizia al notevole talento di questa autrice. Molte splendide tavole soffrono di sbavature di stampa, e le pagine più scure, a volume chiuso, rischiano sempre di lasciare il loro segno sui disegni di fronte. Con le illustrazioni originariamente a colori, soprattutto, è una vera tragedia. Trasformate in un’unica vaga accozzaglia grigiastra non solo perdono tutto il loro fascino, ma rovinano con la loro nitida impronta le tavole più chiare che molto spesso le affiancano. Quanto all’adattamento dei dialoghi, anche loro soffrono di un appiattimento generale. Molti dei piccoli accorgimenti usati dall’autrice per dare un tocco di unicità ai personaggi, per esempio, sono svaniti nel nulla. E non si tratta certo di qualche frase idiomatica intraducibile, ma di piccoli dettagli caratteristici che in altre opere attualmente pubblicate troviamo adattati senza problemi.

Ma nonostante tutto, a meno di non essere tremendamente pignoli, Aria resta un manga piacevole e delizioso anche così. E il motivo è semplice. Aria esprime con onestà e limpidezza la sensibilità dell’autrice, il suo sguardo sul mondo, e una volta entrati in sintonia con questo sguardo tutto ciò che è racchiuso tra le pagine riesce comunque a raggiungere il lettore, grazie alla semplicità e alla delicatezza con cui Kozue Amano è capace di comunicare. L’unico limite è fare il primo passo. Un manga tanto inusuale, come si può facilmente immaginare, riesce difficilmente a parlare a un grande pubblico. Ed è un peccato. Ma chissà, se siete arrivati a leggere fin qui senza classificarlo a priori come una noia da evitare a ogni costo magari potrebbe anche piacervi. Quindi correte in fumetteria e dategli un’occasione, ché tanto di arretrati se ne trovano a palate. Su, su.

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