Oboreru Knife aka Drowning Love di George Asakura

A cura di Emy

Titolo: Oboreru Knife
Titolo internazionale: Drowning Love
Autrice: GEORGE Asakura
Categoria: Shoujo

:: Il manga in Giappone ::   
Casa Editrice: Kodansha
Numero di volumetti: 17, completo
Anni di Pubblicazione: 2004-2013
Rivista di Pubblicazione: Bessatsu Friend

:: Il manga in USA ::   
Casa Editrice: Kodansha Comics
Numero di volumetti: 17, completo
Anno di Pubblicazione: 2017
Prezzo: E 12.47
Edizione digitale.

:: Il film ::
Titolo internazionale: Drowning Love
Data di proiezione in Giappone: 2016
Diretto da: Yūki Yamato
Scritto da: George Asakura (manga), Yūki Yamato, Kishu Izuchi
Durata: 111 min.
Cast: Nana Komatsu, Masaki Suda
Le location sono bellissime, gli attori adatti. Ma condensare diciassette volumi in una pellicola di due ore scarse costringe a scelte radicali: scompaiono le vicende della famiglia Hasegawa, scompaiono alcuni personaggi di rilievo nel manga e tutto l’approfondimento psicologico dei protagonisti è inevitabilmente ridotto. Nel complesso, una pellicola meno efficace del manga, di cui risulta un adattamento fedele nei limiti del possibile. Credo sia meglio indirizzata a chi ha già letto le vicende dell’opera originaria, potendo avere un’idea generale del quadro di riferimento.

Storia
Natsume Mochizuki
è una dodicenne di Tokyo che alla sua vita da studentessa alterna il lavoro di modella. La sua famiglia però decide di trasferirsi in campagna all’improvviso e la carriera di Natsume rischia di subire un arresto. Natsume nel paese in cui si è trasferita conosce nuovi amici e familiarizza con il coetaneo Koichiro, erede della famiglia Hasegawa, i cui membri sono sacerdoti delle divinità locali; il giovane, affascinante e anticonformista, la attrae come una luce con la falena. Questi sentimenti acerbi, che Natsume non capisce e non sa come gestire, la pongono in un rapporto conflittuale con Koichiro: egli è uno spirito libero e la sua persona è avvolta da un carisma quasi mistico, il che lo rende, pur così giovane, una figura di rilievo e di riferimento nella comunità di appartenenza. Natsume si sente provocata a primeggiare e per farlo accetta la proposta di posare per delle foto di nudo artistico (anche se alla fine non si spoglierà). La cosa sembra spiacere a Koichiro ma la ragazzina va dritta per la sua strada: non solo trova il lavoro di modella divertente, vuole anche dimostrare di poter brillare da sola. Viene poi il momento di iscriversi alle scuole medie e Natsume e Kou riescono a trovare il modo di comunicare e di diventare una coppia, tra il clamore generale. Tuttavia, quando tutto sembra sistemarsi, ecco che entra in gioco la perversione degli adulti a mettere in crisi il loro piccolo mondo, e nella maniera più drammatica. Il successo di Natsume, che è stata anche ingaggiata per un film, le ha infatti attirato le attenzioni di uno stalker…

Considerazioni
Andrò direttamente al punto: non credo che Oboreru Knife sia l’opera più valida di George Asakura, ma è senz’altro interessante. Non è un josei, bensì uno shoujo, quindi rivolto a un target giovanile. Partendo da questo assunto, analizzando il manga, vediamo che presenta proprio i climax ricorrenti della categoria: incontro del destino della coppia protagonista, metafora (che in questo caso è rappresentata dall’acqua: i due protagonisti cadono in acqua più volte ed è tutto uno sprofondare e un risalire, un “andare a fondo” e un “emergere in superficie”), rapporto conflittuale, primo/i baci, conflitto, separazione, rivale, prima volta e non dico altro per non fare spoiler. Quel che risulta interessante è però una constatazione: ogni volta che l’autrice raggiunge uno di questi climax… il lettore si ritrova spiazzato, perché il modo in cui la trama tocca i punti di svolta previsti lascia interdetti. Natsume e Kou sono forse i personaggi più spigolosi che ho incontrato nei fumetti giapponesi. Non sono troppo simpatici: di Natsume bene o male capiamo le motivazioni (anche se magari non le condividiamo), essendo la vicenda narrata dal suo punto di vista, ma il comportamento di Kou appare alquanto indecifrabile, anche quando verremo a conoscenza della storia problematica (e tragica) della sua famiglia. Insomma, questi due in una pagina ridono e nella seguente potrebbero prendersi a sassate, salvarsi o ferirsi. Sono personaggi “sbagliati”, pieni di dubbi, di decisioni e di ripensamenti, dicono una cosa e decidono di farne un’altra… commettono errori su errori, sono profondamente umani. Risultano spiazzanti, al punto che persino la loro storia appare… sbagliata. Come se l’autrice mettesse in guardia il lettore: va tutto come ti aspetteresti, eppure non vorresti che le cose andassero così. Come vedi, le cose vanno male anche quando vanno bene!

Se questo è lo scopo della Asakura, lo trovo salutare. Il suo è un romance realistico, che è quasi un ossimoro, essendo il romance fondato sostanzialmente sulla dimensione del sogno. Alla fine della lettura, in effetti, mi sono chiesta se nella realtà sia davvero la cosa migliore che ti possa capitare una storia d’amore con un tipo tanto straordinario da farti uscire letteralmente fuori di testa… A quel punto, anche il lieto fine lascerebbe l’amaro in bocca.

Il motivo per cui non reputo Oboreru Knife la storia migliore della Asakura è comunque il fatto che i personaggi secondari sono utilizzati in modo un po’ strumentale (tipo “usa e getta”) e l’alto tasso di drammaticità, che in qualche punto risulta eccessivo. Per il resto, tanto di cappello: i primi volumi sono magnifici (da mocciosi Natsume e Kou sono impagabili) poi il ritmo rallenta ma la storia cattura fino alla fine (e diciassette volumi non sono pochi).

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