Given di Natsuki Kizu

A cura di Emy

Titolo giapponese: Given
Autrice: KIZU Natsuki
Categoria: Yaoi*

*Warning: con “YAOI” si intendono storie di amore omosessuale fra maschi, con contenuti espliciti e sono pertanto indicati per un pubblico maturo.  

:: Il manga in Giappone ::
Numero di tankoubon: 6, in corso
Anno di pubblicazione: 2013
Casa editrice: Shinshokan
Rivista di serializzazione: Cheri +

:: Il manga in Italia :: 
Casa editrice: Flashbook
Dati: Brossurato, 12×18, B/N, € 6,90
Pubblicato a partire da: Dicembre 2017

:: Anime :: 
Nel 2019 è trasmessa in Giappone la serie animata di Given. Conta 11 episodi di 23 minuti ciascuno, regia di Hikaru Yamaguchi, Studio Lerche. L’anime segue il manga piuttosto fedelmente ma ha una sua bellezza e un suo ritmo, perché traspone solo i primi due/tre volumi, quindi dilata parecchio gli avvenimenti accentuando il fattore slice of life, cosa che potrebbe spiacere a chi invece ama l’opera originaria, dove gli avvenimenti sono più concentrati e nel contempo approfonditi. L’anime ha in ogni caso a suo vantaggio quel che nel manga si può solo immaginare, cioè una bella colonna sonora. Annunciato per il 2020 un lungometraggio animato.

Storia
Uenoyama, liceale annoiato i cui hobby sono suonare la chitarra elettrica e giocare a basket, si crogiola in fugaci sonnellini durante le pause pranzo o tra una lezione e l’altra, ed è proprio recandosi nel suo luogo segreto per schiacciare un pisolino che un giorno ci trova il bello addormentato Mafuyu, abbracciato a una chitarra Gibson.
Scambiando qualche battuta con il sonnecchiante vicino di classe, Uenoyama si ritrova ad accettare, seppur controvoglia, di sostituire una corda rotta allo strumento musicale. Non solo. Mafuyu, notando l’abilità del ragazzo, gli chiede di insegnargli a suonare. Incuriosito dall’aura misteriosa e dalla stranezza del compagno, Uenoyama ne è in qualche modo attratto, tanto da invitarlo a unirsi alla sua band subito dopo averlo sentito cantare, percependo in lui un grande talento. Purtroppo però, Mafuyu sembra soffrire di un trauma che gli impedisce di esprimersi liberamente e la proposta del compagno viene rifiutata con decisione… (trama da casa editrice).

Considerazioni

“Non posso perdonarti. Non posso perdonarmi. Ma voglio farlo.” 

Sfogliando distrattamente i volumi di Given credo sia difficile restare indifferenti: la resa grafica e registica appare da subito spettacolare. La composizione delle vignette è ordinata, elegante ed estremamente leggibile. Una volta immersi nella lettura, scopriamo che i pregi di questa serie non si limitano al solo fattore visivo.

Più che la trama, è la caratterizzazione e lo sviluppo dei personaggi a travolgerci, e non perché i character ci colpiscano per originalità, in quanto i “tipi” in cui rientrano li abbiamo già incontrati in diverse serie (per esempio il tipo silenzioso con un passato complesso e un trauma da metabolizzare), ma originale risulta la visione d’insieme, il modo in cui si dispiegano davanti al lettore, schiudendosi piano piano, trovando il modo di comunicare con lui. L’autrice ha scelto di sviluppare delle tematiche che sono eternamente valide: vita/morte; solitudine; incomunicabilità.

Alcuni dei personaggi di Given appaiono da subito lesionati, problematici, “rotti” (per esempio vivono una relazione tossica o hanno subito un trauma), altri, apparentemente integri, pure in realtà sono fragili, possono rompersi, proprio come le corde di una chitarra tese allo spasimo o una tazza che cade a terra. Given pone e si pone questo interrogativo: appurato che gli esseri umani non fanno che danneggiarsi a vicenda, una volta che il danno è fatto, è possibile affrontare il dolore e superare i sensi di colpa? E come? Quanto tempo ci vuole per guarire e quale è la strada da seguire?

In definitiva, Given mette in scena dei personaggi alle prese con le loro ferite e la necessità di vivere: non importa quanto si sia bravi, onesti e forti, comunque prima o poi ci si ferisce, si soffre e si fa soffrire, soprattutto tra persone che si amano (che gran paradosso!). Quando ciò accade, ci si può fermare, restare da soli e morire interiormente oppure si può andare avanti, ma per farlo bisogna elaborare il danno, imparare ad aprirsi e farsi capire, anche un poco. Perché di sicuro l’uomo, di fronte alla sua natura di creatura imperfetta, non è solo. La natura ci rende simili, quindi la possibilità di capire e farsi capire non è impossibile da raggiungere. I personaggi di Given trovano nella musica un’occasione per comunicare.

Per questo Given è una serie in cui la musica è una passione e un mezzo per esprimere sé stessi, per indagarsi e per salvarsi, perché prima o poi tutti si perdono e tutti hanno bisogno di trovare la strada, la direzione da seguire.

Given è una storia che narra le stagioni della vita, così i personaggi portano le stagioni nei loro nomi (Aki, Ritsu, Fuyu, Haru) ma è anche una storia che parla di rinascita, della possibilità di sostenere il peso dell’esistenza, e dell’esistenza ritrae tutti gli aspetti: gli avvenimenti tristi, le giornate allegre, le occasioni perse, gli incontri importanti, i silenzi e le risate matte, i momenti belli, tutto destinato a sparire nella memoria come le orme sulla sabbia. Non manca quindi una nota malinconica indirizzata ai lettori più sensibili alla corda lirica del sentimento. C’è poesia tra le pagine di quest’opera, che può colpire al cuore chi la vorrà cogliere.

Mafuyu e Uenoyama sono la coppia principale che apre il manga ma presto a loro si uniranno altre coppie, perciò non è sbagliato definire Given come manga corale, dal momento che i personaggi secondari hanno il loro momento per diventare protagonisti. Tutti devono prima o poi fare i conti col proprio passato, perciò la memoria è importante nella serie. La memoria è frammentaria e poco lineare, ne consegue che il lettore non saprà mai proprio tutto, ci sarà sempre qualche dettaglio che non permetterà al mosaico di completarsi e questo dona al titolo quel qualcosa di sfuggente che accresce il fascino a dismisura anziché diminuirlo.

Given è un’opera di rilievo, che penso possa piacere un po’ a tutti, non solo agli estimatori dei boys love (le scene hot tra l’altro sono contenute e necessarie alla narrazione), perché tocca tematiche universali, quali la natura dell’uomo, la materia imperfetta di cui è fatto, il bisogno di smarrirsi e la necessità di ritrovarsi, fin quando la strada tiene e il viaggio non si fermerà.

Gallery

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