Our little sister – Umimachi Diary di Akimi Yoshida

A cura di Emy (review) e Lauretta81 (immagini)

Titolo originale: Umimachi Diary
Traduzione: Diario di una città di mare
Autrice: YOSHIDA Akimi
Categoria: Josei

:: Il manga in Giappone ::
Numero di volumi: 9 -completo
Casa editrice: Shougakukan
Rivista di serializzazione: Flowers
Collana: Flower Comics
Inizio pubblicazione: 2006

:: Il manga in Italia ::
Titolo: Our Little Sister – Diario di Kamakura
Casa editrice: Star Comics
Numero di volumi: 9 -completo
Collana: MUST
Distribuzione: solo fumetteria
Inizio pubblicazione: aprile 2017
Prezzo: 4,90 euro
Formato: 13×18 cm con sovraccoperta

:: Curiosità ::
La serie si è aggiudicata un Excellence Prize nel 2007 per la categoria manga al Japan Media Arts Festival e un premio Shougakukan come miglior manga del 2016 per la categoria generalista (ex aequo con il seinen Sunny di Taiyo Matsumoto).

:: Il film dal vivo ::
Titolo per l’Italia: Little Sister
Regia: Hirokazu Koreeda
Attrici principali: Haruka Ayase, Masami Nagasawa, Kaho, Suzu Hirose
Produzione: Toho Company, GAGA, Fuji TV
Anno di produzione: 2015
Durata: 128 min
Riconoscimenti: nominato alla Palma d’oro a Cannes 2015; vincitore di un Japanese Academy Award come miglior film nel 2016
Disponibilità in Italia: BiM distribuzione (DVD; streaming – 2016)

Storia
Dalla celebre autrice di Banana Fish, una storia di affetti familiari e di crescita incentrata su tre sorelle tra i 19 e i 29 anni che dopo la morte del padre scoprono di avere una sorella più piccola, la tredicenne Suzu, nata dalla relazione dell’uomo con un’altra donna.
Ora che la ragazzina è rimasta sola, le tre sorelle decidono di accoglierla nella loro casa a Kamakura, una città affacciata sul mare ricca di storia e di affascinanti paesaggi naturali, a un’ora di treno da Tokyo…
Una volta presa questa decisione, le tre sorelle maggiori impareranno a conoscere la loro sorellina e soprattutto, attraverso i ricordi di quest’ultima, a riconciliarsi con la figura paterna.

Considerazioni
Mi sono accostata a Umimachi Diary/Our little sister con in mente altre opere della Yoshida (Kisshou tennyo, Banana Fish), venendo a contatto fin da subito con una narrazione diversa da quella che associavo all’autrice. Fin dalle prime pagine è possibile notare come Akimi Yoshida si trovi a suo agio in molteplici registri narrativi: non più il mistery, sia declinato come thriller o come dramma gotico, ma la commedia.
Commedia che, come tutte le commedie di livello che si rispettino, parte dal dramma: secondo la definizione tradizionale, infatti, la commedia inizia in modo drammatico e finisce lietamente. L’incipit di Our little sister è drammatico.
La gestione della narrazione è esemplare: siamo introdotti alla vicenda in medias res, con una giovane coppia che si sta risvegliando. Lei, Yoshino, riceve una brutta notizia: il padre è morto all’improvviso, deve tornare a casa per parlarne con le sorelle. Le tre sorelle sono le protagoniste: Sachi, Yoshino, e la minore, Chika. Tutte e tre sono adulte e lavoratrici, ma il “capofamiglia” è Sachi, la maggiore. Dai loro colloqui apprendiamo che il padre le ha abbandonate quando erano piccole, per unirsi a un’altra donna da cui ha avuto una bambina. Poi l’amante del padre è morta e lui si è risposato a Yamagata con un’ennesima donna che aveva già dei bambini. In breve, il padre è una persona che non rivedono da quindici anni, per cui la loro reazione alla notizia della morte è comprensibile: rimangono quasi impassibili. Decidono che due di loro parteciperanno al funerale. La maggiore, che lavora come infermiera, ha il turno di notte.
Al funerale Yoshino e Chika conoscono la sorellastra, la piccola Suzu, che mostra un atteggiamento più maturo del loro. Qui emerge una delle tematiche del manga: la crescita. Quando gli adulti non si comportano come tali, i figli sono costretti a crescere anzitempo. L’opera procede su questi binari: l’attuale moglie del padre è piuttosto infantile, fragile e piagnucolona. Sachi, che finisce col partecipare alla cerimonia nonostante avesse dichiarato che non l’avrebbe fatto, intuisce da subito la condizione esistenziale di Suzu e, forse rispecchiandosi in lei, le chiede di unirsi alla famiglia e di trasferirsi a Kamakura.
Suzu accetta senza esitare. Così, dopo che le tre sorelle hanno avuto modo di riconciliarsi col ricordo del padre, termina il primo capitolo, che fa storia a sé. La narrazione è condotta con mano sicura e l’effetto strappalacrime è garantito.
Dal secondo capitolo si cambia registro ed entra in scena la quotidianità: non solo vengono approfonditi, un po’ alla volta, i personaggi, ma sono esplorati tutti i microcosmi in cui essi vivono. Suzu entrerà nella squadra di calcio della scuola e verrà a contatto coi coetanei e le loro storie, Yoshino apprende la verità sul suo partner, Chika presenta il suo datore di lavoro. La quotidianità prende il sopravvento e il tempo sanerà la sofferenza che, tra detto e non detto, soggiace come un’ombra persistente nel passato dei protagonisti.
In definitiva, un’opera che parla di speranza e riconciliazione, condotta con la sicurezza di una vera maestra del manga.
Consigliato, assolutamente, a tutti.

 

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