Hikari to Tomo ni… di Keiko Tobe

A cura di Emy

Titolo: Hikari to Tomo ni…
Titolo inglese: With the Light
Autrice: TOBE Keiko
Categoria: Josei

:: Il manga in Giappone ::
Casa editrice: Akita Shoten
Numero di volumi: 15, interrotto*
Rivista di serializzazione: For Mrs.
Anno di pubblicazione: 2000

*si considera interrotto perché gli ultimi due episodi sono solo schizzati.

:: Il manga in USA ::
Titolo: With the Light – Raising an autistic child
Casa editrice: Yen Press
Numero di volumi: 8, completo
Prezzo: EUR 10,78, edizione digitale
Pubblicato a partire da: 2016.

:: Award ::
Excellence Award 2004 al Japan Media Arts Festival.

:: Il drama ::
Titolo: Hikari to Tomo ni…/ With the light
Regia: Sato Toya, Sakuma Noriyoshi
Sceneggiatura: Mizuhashi Fumie
Episodi: 11
Prima trasmissione: 2004
Cast: Takanari Saito, Ryôko Shinohara, Mikako Ichikawa.

Storia
Quando Sachiko Azuma vede per la prima volta il bambino cui ha dato la luce, è felicissima. Diventare madre era il suo sogno ed è elettrizzata al pensiero di tutto quello che insegnerà a suo figlio: attende con trepidazione il momento in cui il piccolo la chiamerà “mamma”, il piccolo cui viene dato il nome di “Hikaru“, che significa “luce”. Il marito di Sachiko è un brav’uomo ma totalmente centrato sulla carriera di impiegato, quindi alla moglie spetta l’intera responsabilità di allevare Hikaru. E lei si accorge che nel bambino c’è qualcosa di strano, è diverso dagli altri bambini. Non comunica, gli dà fastidio essere abbracciato, è ripetitivo nelle azioni e la fa dannare tutto il giorno, senza tregua. La donna non trova comprensione né nel marito, che intende dormire di notte, né tantomeno nella suocera, che la accusa di essere una cattiva madre, addebitandole la pessima educazione del piccolo. Potrebbe chiedere aiuto alla propria madre, ma Sachiko non vuole che la donna si preoccupi, dunque cerca di risolvere da sola il suo problema. Quando il medico le dice che probabilmente il figlio è autistico, Sachiko non capisce questa parola e si chiede se sia colpa sua, se abbia sbagliato qualcosa nel crescere Hikaru. Le occorre del tempo per familiarizzare con la disabilità e per accettare di rivolgersi a un centro specializzato e finalmente, vedendo che anche altri bambini hanno caratteristiche simili, comincia a rasserenarsi, anche perché le dicono che l’autismo non dipende dall’educazione della madre. Il problema adesso è far conoscere e accettare questa situazione al marito e alla suocera…

Considerazioni
Al solito, i manga stupiscono per la loro varietà e anche in questa occasione non si smentiscono. Non avevo idea che esistesse una serie – tra l’altro pure famosa – sull’autismo, quando mi sono imbattuta nell’edizione digitale americana, in cui si informa che la storia è fittizia ma si fonda su approfondite ricerche dell’autrice. L’edizione americana raccoglie sia testimonianze di familiari di soggetti autistici che notizie su Keiko Tobe: è nata ad Amagasaki a Hyougo, si è laureata in economia e ha lavorato nella pubblicità prima di sposarsi a Tokyo e lavorare come mangaka; Hikari to tomo ni… è considerato il suo capolavoro e ha continuato a lavorarci fino alla morte che l’ha raggiunta nel 2010 a 52 anni in seguito a malattia. Questo è il motivo per cui l’opera è incompleta, tuttavia sul letto d’ospedale l’autrice ha lasciato gli schizzi degli ultimi due episodi, pubblicati nell’edizione americana, perciò in effetti la serie può considerarsi conclusa.

Questo manga somiglia a IS – Otoko Demo Onna Demo Nai Sei: la grafica può al primo impatto risultare poco accattivante, ma è perfetta per quel che deve narrare. Leggendo ho provato una grande rabbia per l’ignoranza di tutti i personaggi (madre compresa) nei confronti dell’autismo, di cui neanche hanno mai sentito parlare! Però bisogna considerare che il manga risale a più di vent’anni fa, che solo negli ultimi anni si è cominciato a parlare diffusamente dei disabili e ancora molto resta da fare. Inoltre, per quanto si possa leggere a riguardo, l’esperienza è altra cosa e nel momento dell’incontro la disabilità può suscitare sconcerto, almeno agli inizi, perché ci mette seriamente alla prova. Ci vuole del tempo per familiarizzare con le specifiche situazioni, infatti sia Sachiko che gli altri personaggi prendono confidenza lentamente con una realtà lontana dalla loro, con un mondo separato dal loro e un modo di esprimersi particolare e diverso dal loro. Alla fine sono stata piuttosto orgogliosa di questa madre che matura consapevolezza, rispetto e serenità nei confronti del suo ruolo e della condizione del figlio.

Accettare la diversità non è facile né scontato e il registro realistico dell’opera la rende preziosa. Infine tocca notare, per l’ennesima volta, che considerare le donne adulte come possibile target di un fumetto ha permesso l’esistenza di questo piccolo capolavoro, che racconta sì dal punto di vista di una madre (trattando anche il senso di colpa), ma può essere letto da chiunque, chiunque abbia un minimo di empatia verso gli esseri umani, almeno.

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